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Bentornata Piedigrotta, non solo canzoni

NAPOLI – Al Teatro Augusteo sabato 22 settembre alle 21e domenica 23 settembre alle 18, anrà in scena lo spettacolo musicale Bentornata Piedigrotta IV Edizione con Lello Pirone e Natalia Cretella.

Bentornata Piedigrotta nasce da un’idea di Leonardo Ippolito, on stage per la quarta volta ma con un programma totalmente rinnovato, che rievoca i fasti della tradizionale manifestazione canora che si organizzava in occasione dei festeggiamenti della festa religiosa in onore della Madonna di Piedigrotta.

La Festa di Piedigrotta era un appuntamento molto atteso dai napoletani, e si concludeva con un festival in cui venivano presentate le nuove canzoni che sarebbero diventate il leit motiv delle giornate, degli amori e delle passioni di ognuno.

Lo spettacolo è una rievocazione moderna della festa più amata dai napoletani, con l’esecuzione di brani immortali come I’ te voglio bene assaje, ’O sole mio e tante altre ancora.

Bentornata Piedigrotta  non èperò solo canzoni ma uno spettacolo di comicità, emozioni, nostalgia e cura per un repertorio che, oltre alle melodieche hanno reso Napoli e la sua musica famosa nel mondo, propone brani di ottima fattura musicale e poetica, amati dagli appassionati e dai cultori del genere. Il pubblico avrà il piacere e la sorpresa di riscoprire le tradizioni nelle due ore di rappresentazione, dove inoltre sarà reso omaggio a una delle grandi protagoniste della Canzone Napoletana, Maria Paris.

Sul palco dello storico teatro napoletano gli artisti Lello Pirone e Natalia Cretella, in uno spettacolo brioso, allegro, senza soste e al tempo stesso di grande valore storico-culturale: un’intensa messa in scena dell’antica Piedigrotta, che vide tra i suoi protagonisti i più prestigiosi cantanti e attori della canzone napoletana.

Nutrito il cast, che vede gli interventi di Ciro Capano e Salvatore Meola.  Le voci in scena sono di Enzo Esposito, Francesco Viglietti e Simona Capozzi. E ancora, in ordine di apparizione, Carla Buonerba, Umberto del Prete, Francesca Di Tolla, Gianpietro Ianneo, Salvatore Imparato, Carlo Liccardo, Nadia Pepe, Lucrezia Raimondi Sciotti, Marilù Russo, Luca Sorrento e Daniela Sponzilli.

Gli arrangiamenti e la direzione musicale sono come di consueto del Maestro Ginetto Ferrara.

I testi e le ricerche musicali sono di Enzo Esposito.                                                                                                         Le ricerche storiografiche sono di Antonio Sciotti.                                                                                                          Coreografie a cura di Daniela Sponzilli.                                                                                                                              Costumi realizzati da Antonietta Rodo.                                                                                                                         Luci e fonica di Michele ed Enrico Napolitano.

Per maggiori informazioni:www.teatroaugusteo.it ; 081/ 414243 – 405660, dal lunedì al sabato dalle10.30 alle 19.30. La domenica dalle 10.30 alle 13.30.

 

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Solo i napoletani riusciranno a salvare la città

NAPOLI – Nella Sala Leone dell’Università Federico II  in corso Umberto I venerdì 5 ottobre alle 17 l’Associazione Culturale Vivoanapoli  ha organizzato il convegno Come costruire una città diffusa.

L’ncontro, moderato da Ugo Leone, già Professore dell’Ateneo federiciano, Emilia Leonetti e Giulio Maggiore, rispettivamente Presidente e Vicepresidente Vivoanapoli, sarà un confronto aperto tra Gaetano Manfredi, Rettore Federico II, Luigi de Magistris, Sindaco della Città Metropolitana di Napoli, Pasquale Calemme, Fondazione San Gennaro. Giovanni Laino, Social planner, Massimo Pica Ciamarra, Architetto e Padre Fabrizio Valletti, Gesuita

La tavola rotonda del 5 ottobre sarà di grande interesse non solo per i partecipanti ma tutti i napoletani, perché il tema riguarda la costruzione di una città in cui non vi sia separazione tra centro e periferie. Un tema di civiltà, e Vivoanapoli lo affronterà provando anche a individuare i modi per dare continuità alla iniziativa.

Diversi sono stati i confronti realizzati da Vivoanapoli: da La Cultura come Impresa a La Responsabilità della Cosa Pubblica a La città che cambia, iniziato nel novembre 2016.

Gli incontri  del sodalizio napoletano tendono a mettere in sinergia personalità di spicco del mondo della cultura, delle arti, dell’imprenditoria per offrire spunti che siano di stimolo e facciano riflettere sul senso di cittadinanza, di partecipazione, di impegno, di responsabilità nei confronti della città e sulle possibili strade da seguire per il recupero di quel rispetto e di quella considerazione che la città di Napoli merita per il suo straordinario patrimonio di bellezza, arte, storia e tradizione.

In quest’ottica Vivoanapoli ha avviato un percorso formativo in 7 scuole napoletane, seguendo distinti filoni “culturali” che la città ha espresso ed esprime. Dal 2014 porta inoltre avanti con i Dirigenti Scolastici, i Docenti e i ragazzi (circa 500) un lavoro sul tema dell’identità e dell’appartenenza dal titolo Perché VIVOANAPOLI. Tra Bellezza e Abbandono 

Grazie all’attivismo e all’impegno del Presidente  di Vivoanapoli Emilia Leonetti, è stato dato impulso ai lavori del Comitato I cittadini in Piazza Plebiscito per l’uso e la progettazione condivisi di uno spazio pubblico, e alla rete sul turismo che è composta da diverse associazioni turistico-culturali di cui VIVOANAPOLI è i capofila, al comitato sulla Galleria Umberto I.

Da alcuni mesi il sodalizio napoletano ha costituito NapoliInRete, cui hanno aderito altre associazioni.  Lo scopo è portare avanti iniziative comuni sulla città e dialogare tra l’altro con l’Amministrazione cittadina sulle principali tematiche del vivere a Napoli (trasporti, ambiente, controlli, tutela del bene comune).

«Solo i napoletani riusciranno a salvare Napoli» (Pino Daniele – dal libro Pino Daniele: Un Uomo in Blues)

Per maggiori informazioni: www.vivoanapoli.it | info@vivoanapoli.it | Facebook: www.facebook.com/pages/vivoanapoli/167234960093978

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Figli di Portici famosi: il pittore Federico Rossano

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Federico Rossano è nato a Napoli, il 31 agosto 1835, da Vincenzo Rossano.

Inizialmente, accondiscendo ai desiderata del padre che lo voleva architetto, si è iscritto Reale all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, per seguire prima i corsi di architettura. Ben presto, però, contravvenendo alla volontà paterna, cambiando indirizzo, ha cominciato a frequentare quelli di pittura.

Dopo averli frequentati per qualche tempo, «… discepolo di Giacinto Gigante e Gennaro Ruo», per indisciplina rischiava l’allontanamento dall’Accademia.

Lasciati gli studi accademici, per continuare da solo lo studio dal vero.

Nel 1858, su invito di Marco De Gregorio (Resina, oggi Ercolano, 12 marzo 1829 – ivi, 16 febbraio 1876) si è trasferito a Portici.

Accolto l’invito, non ha esitato «… a lasciare l’Istituto di Belle Arti per andare ospite, nel 1858, del De Gregorio, il quale occupava due stanzette nell’abolito Palazzo Reale di Portici».

Nel 1858, su invito di Marco De Gregorio (Resina, oggi Ercolano, 12 marzo 1829 – ivi, 16 febbraio 1876) si è trasferito a Portici. Nella cittadina vesuviana, ha stretto rapporti d’amicizia con il pittore pugliese Giuseppe De Nittis (Barletta, 25 febbraio 1846 – Saint Germain di Parigi, in Francia 28 agosto 1884).

Amante delle vedute marine, nel 1860, in una mostra d’arte a Palermo, ha esposto una sue sua tela, dal titolo Il porto di Napoli dal Granatello, realizzata con la tecnica a olio

Nell’atelier, allestito tra le stanze del palazzo reale di Portici, assieme ai capiscuola Marco De Gregorio, Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni (Fontebuona, 26 luglio 1836 – Firenze, 23 maggio 1886), nel 1863, ha dato vita alla Scuola di Resina.

Il gruppo di pittori dissidenti, «… vicino al verismo e ai macchiaioli», dal pittore partenopeo Domenico Morelli (Napoli, 7 luglio 1823 – ivi, 13 agosto 1901), fra i maggiori esponenti del vedutismo romantico napoletano, era meglio identificato con una tanto «… sprezzante quanto fortunata» battuta, come la Repubblica di Portici.

Nel 1865, con la tecnica della pittura a olio su tavola, ha dipinto una veduta della marina porticese.

Il dipinto, firmato in basso a sinistra: FRossano, dal titolo Spiaggia di Portici, è patrimonio della Artvalue.

Durante il 1873, alla mostra organizzata in Napoli dalla Società Promotrice di Belle Arti, ha presentato un suo dipinto, realizzato con la tecnica dell’olio su tela, dal titolo Bosco di Portici.

Nel 1875, ha partecipato all’annuale rassegna indetta dalla Società Promotrice di Belle Arti in Napoli con quattro sui lavori, tutti eseguiti con la tecnica dell’olio su tela. Due delle opere esposte, dai rispettivi titoli Bosco di Portici e Dintorni del Vesuvio, sono dedicate a Portici.

Dopo la morte di Marco De Gregorio, avvenuta nel 1876, su invito di Giuseppe De Nittis, si è trasferito a Parigi, dove vi rimane per circa venti anni. Nella città di fratelli Lumiére, ispirandosi agli impressionisti, ha dipinto vari paesaggi parigini con «… delicate trasparenze e intrisi di sottili malinconie».

Nel corso del suo lungo soggiorno parigino, nel 1880, ha sposato la giovane Zelye Brocheton, d’origine della Sassonia.

Nel 1893, ormai avanti negli anni, rientrato dalla Francia con la moglie, ha preso temporaneamente «… stanza a Portici in Via Cappella Reale», dove ha continuato a dipingere.

Dalla città vesuviana ha traslocato a Napoli, dove per le ristrettezze economiche, è stato costretto a lavorare. Per intercessione del maestro Domenico Morelli, ha accettato la cattedra di pittura come insegnante di paesaggio presso la Reale Accademia del Disegno, mantenendola fino al 1902

Nell’arco della sua carriera artistica, molto apprezzato dal pubblico e dalla critica, ha esposto le sue realizzazioni in numerose mostre nazionali e straniere, ottenendo sempre un grande successo:

Esposizione Nazionale di Firenze, nel 1861; Promotrice Salvator Rosa di Napoli, dal 1863 al 1911; Vienna, nel 1873; Parigi, dal 1876 al 1892; Esposizione Universale di Parigi, nel 1878 e nel 1889; Napoli, nel 1877; Londra, nel 1880; Torino, nel 1880 e nel 1898; Roma, nel 1883, nel 1895 e nel 1896; Biennale di Venezia, nel 1899, nel 1905 e nel 1910; Roma, nel 1911.

Il pittore Federico Rossano muore a Napoli, il 5 maggio 1912.

Oggi, le sue opere sono presenti nei musei, come il Campo di grano, acquistato da sua maestà Vittorio Emanuele II (Torino, 14 marzo 1820 – Roma, 9 gennaio 1878) per la partenopea Galleria di Capodimonte, altre esposte nella Galleria d’Arte Moderna di Roma e nella collezione Grassi di Milano, e presso importanti collezioni private.

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Brividi d’estate al Maschio Angioino

NAPOLI – Dalla penna alla scena: lunedì 17 settembre alle 21 Maurizio de Giovanni sarà ancora protagonista al Maschio Angioino per l’ultimo appuntamento della rassegna Brividi d’Estate al Castello con Canzoni per il Commissario Ricciardi.

La rassegna nasce un’idea di Annamaria Russo, organizzata dal Pozzo e il Pendolo Teatro con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, nell’ambito di Estate a Napoli 2018.

Dopo la fortunata anteprima al Real Orto Botanico, lo scrittore partenopeo regalerà ai suoi lettori in una serata unica Canzoni per il Commissario Ricciardi, spettacolo tratto dalle storie minime, che da sempre attraversano i romanzi dedicati al suo famoso personaggio letterario. Sarà affiancato in scena da Marianita Carfora, Giacinto Piracci e Zac Alderman.

Ci sono storie che sono come canzoni. Scorrono tra le pieghe di altre storie, dolcissime e disperate, e segnano lo scorrere dei giorni. AI romanzi di Maurizio de Giovanni fanno da contrappunto melodie che spuntano tra le pagine di un’altra storia per regalare una sospensione struggente.

Sono storie che i lettori hanno imparato ad amare e che aspettano di veder sbucare tra i meandri di un’indagine, tra gli incubi del commissario Ricciardi. Hanno il colore, i ritmi, la malinconia di Napoli e della vita che brulica tra vicoli e palazzi della città.

Sono storie bellissime che chiedono di essere raccontate, e solo chi le ha scritte può dar loro vita, in scena, con gli accenti, le pause, i ritmi del cuore. Chiedono di essere cantate, e solo la musica nella quale si sciolgono le parole può farle vibrare davvero. Regalano emozioni impagabili, e sarebbe un peccato non condividerle.

Così le parole dell’autore in un frammento dal testo in scena: «L’amore è un sentimento vigliacco, guaglio’. È come un liquido, pensi di tenerlo in mano ma quello scivola attraverso le dita. L’amore è sempre disperato, ma ha sempre qualche speranza. L’amore non si rassegna.

E allora, anche se lui non vuole darle problemi, anche se pensa di averla irrimediabilmente perduta, anche se è notte ed è autunno e il mare e il cielo non hanno una linea di confine, lui sa che lo scoglio è là, al suo posto.

E allora glielo dice come se la schiaffeggiasse, perché uno schiaffo e una carezza sono lo stesso movimento, hanno solo forza diversa.

Ma che guaio che è, questo amore. Sì, però senza l’amore, maestro, niente vale la pena, no? Tutta questa musica, le canzoni, poesie e parole …»

Posto unico 12 euro.

Per maggiori informazioni: 0815422088; 3473607913

Prenotazioni online sul sito www.ilpozzoeilpendolo.it

 

 

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La Recensione, Mary Shelley. Un amore immortale

di Ciccio Capozzi

La vicenda di Mary Shelley, scrittrice inglese dell’800 che a soli 18 anni scrisse il romanzo Frankenstein e del suo tormentato amore col poeta Shelley. Nonché della loro relazione con Lord Byron. È difficile impostare un film su una figura storica molto complessa come questa scrittrice. Figlia di famosi scrittori, dei quali la madre è stata considerata come una delle prime femministe del secolo, aveva una personalità definita e forte. Il suo incontro con Percy Shelley, il bel poeta “contro”, non poteva che essere fatale.

Il film Mary Shelley.  Un amore immortale  (USA-UK-LUSSEMBURGO, ‘17) dipana lo svolgersi di questo rapporto, “letto” dalla soggettività di lei, fino ad approdare alla scoperta della sua “voce”, come le preconizzava il padre, che le permettesse finalmente di far venire alla luce il suo talento, la sua personale ispirazione. La sfida della sceneggiatrice Emma Jensen, che ha  scritto il film insieme alla regista saudita Haifaa Al-Mansour, è stata duplice: da una parte contenere in modi ineccepibili la documentazione storico-ambientale della vicenda, che è piuttosto intricata. Dall’altra, individuare forme di narrazione che collegassero i personaggi all’oggi, facendo presa sugli spettatori.

Ci sono riuscite? In verità la narrazione non si libera del tutto da quel che di didascalico che appesantisce alcuni passaggi e dialoghi: e ciò indebolisce la presa drammatica dei personaggi. Però, complessivamente, il film mantiene non solo una sua coerenza e linearità espositiva e tematica, ma convince e avvince.

L’attrice, oggi abbastanza un volto alla moda, Elle Fanning è Mary: è stata una scelta azzeccata. La sua fresca ma caparbia volontà di affermazione, dissimulata da quell’aria leggiadra e ingenua, dalla fisicità svettante ed elegante come un cigno, ma forte, determinata e appassionata nelle sue scelte, penso che renda la forza di questa scrittrice dal talento che a fatica, nel tempo, le si è dovuto attribuire. Del resto, a guardare i suoi ritratti dell’epoca, si rileva che è stata una donna affascinante.

E ancora più carismatiche e ben indicate, sono tutte le altre “facce” di contorno. Di più colpisce quella del poeta “maledetto” Percy Shelley, l’attore inglese Douglas Booth, di formazione culturale e professionale adeguata: il suo porsi come provocatore della morale corrente, ma in fondo fragile e volubile, e in cerca di una solida sponda affettiva, è resa senza isterie, ma con passaggi non privi di sfumature e di tensioni latenti. La sorella di Mary, Claire, è la simpatica, spigliata  e vitale Bel  Powley: inglese, ha la capacità, come in questo film in cui è la “sora racchia ma simpatica”, di uscire ed entrare da personaggi drammatici con guizzi di vivacità commediale senza perdere continuità gestuale.

Un po’ più scontata, ma sempre oltre “i minimi sindacali” del caso, perché forse troppo confacente all’iconografia tradizionale, è la figura di Lord Byron, interpretato da Tom Sturridge, attore anche di formazione teatrale. Quello più incisivo è la figuretta di Polidori, l’attore inglese Ban Hardy, medico e sodale di Byron, autore di Il Vampiro, anch’egli annichilito dalla vicinanza con Byron, tanto che il suo racconto fu a lungo attribuito al poeta inglese: per le stesse ragioni per cui  il Frankenstein lo fu all’inizio a Shelley marito.

Da notare che l’incontro creativo fra tutti i personaggi, realmente avvenuto nella villa ginevrina  sul lago Lemano, di Byron, in una serata autunnale del 1816, è stato oggetto di un affascinante film di Ken Russell, Gothic (‘86), che esplorava, al modo visionario e barocco di questo grande regista inglese, la nascita del libro della Shelley e di un momento topico della letteratura inglese. E credo anche che, facendo salvo lo stile dell’autrice, molto più sobrio di quello di Russell, e più concentrato su Mary, il film dell’86 sia stato tra le fonti d’ispirazione del presente. Perché quel fatidico rendez-vous svizzero rappresenta uno snodo centrale del film. Che è molto “recitato”: nel senso che definisce i personaggi attraverso dialoghi serrati e incessanti.

L’ambientazione e il montaggio sono però molto ben curati. Più in generale, assistiamo al darsi di una vena di spaesamento che percorre il racconto: è come se nessuno dei personaggi sapesse esattamente dove il destino li porti. E vi si sentono inadeguati e impreparati. Per me ciò ha una valenza positiva. È per questo che Mary immerge felicemente, dal punto di vista letterario, la figura del mostro del libro, nel flusso della sua personale sensibilità circa l’abbandono e la solitudine, in riferimento anche alla relazione col poeta. Questo dettaglio interpretativo di non piccola importanza è reso chiaramente nel sottofinale.

Ciò mi fa pensare all’esperienza biografica e formativa della regista: nata in Arabia Saudita, si è formata nei mestieri del cinema in Australia, agli antipodi del suo paese; come la sceneggiatrice (e produttrice) Emma Jensen che però vi è nata. Ma lavorare a Hollywood per le due è stato un ulteriore andare in un altrove privo di coordinate familiari e rassicuranti: il confrontarsi con questa scrittrice che, in anticipo e in opposizione alla sua epoca,  del non luogo e non tempo culturale ha fatto la sua missione, ha dato al film delle linee di misteriosa e profonda risonanza spirituale.

 

Ciccio Capozzi, già docente del Liceo Scientifico

porticese Filippo Silvestri, è attualmente

Direttore Artistico del Cineforum

dell’Associazione Città del Monte|FICC al

#Cinema #Teatro #Roma di Portici.

 

 

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VI edizione di Il Teatro cerca Casa

Tutto pronto per stagione 2018-19 di Il Teatro cerca Casa, la rassegna di spettacoli in appartamento ideata e diretta da Manlio Santanelli, organizzata da Livia Coletta e Ileana Bonadies. Per il sesto anno consecutivo il tour di spettacoli teatrali itineranti farà tappa su palcoscenici domestici vecchi e nuovi.

Nella V stagione sono stati circa 25 gli appartamenti che hanno aperto le porte all’arte della scena, accogliendo più di 2000 spettatori per 45 recite complessive in tutta la Campania e trasformando in teatro circa 200 salotti, distribuiti tra Napoli, Caserta, Salerno e le loro province, in rete per un vero e proprio circuito di palcoscenici alternativi.

Manlio Santanelli, ph by Cesare abate

Così commenta il direttore artistico Manlio Santanelli «Ora siamo giunti al settimo anno, che passa per essere l’anno della crisi di tutti i legami, e dunque anche di quello nostro con pubblico e attori. La prossima stagione sarà un vero e proprio banco di prova. La parola crisi ha al suo interno la stessa radice del termine critica, per cui ci prepariamo ad affrontare una possibile messa in discussione di tutto il nostro progetto. In parte ciò è stato già fatto quando abbiamo deciso quali spettacoli far rientrare nella stagione 2018-19: questa crediamo sia la stagione teatrale che ci somiglia di più. Abbiamo puntato sul teatro di parola, assecondando la nostra vocazione, ma anche andando incontro alle esigenze del pubblico, di cui in questi anni siamo stati attenti a scoprire i gusti girando di casa in casa: un pubblico che un po’ ci siamo anche inventati noi. Sicuramente rispetto a quando abbiamo iniziato il nostro tour negli appartamenti, circa sei anni fa, molte cose sono cambiate. Innanzitutto è cambiata la situazione dei teatranti. Il teatro all’epoca viveva una crisi più profonda di quella che vive oggi, e il progetto nacque per aiutare gli artisti nei periodi di magra. Fortunatamente il teatro sta uscendo da questa situazione di stallo e quindi l’effettiva esigenza di lavoro per i teatranti è un obiettivo del nostro progetto che in tal senso si è relativizzato. Intanto resta fermo l’impegno a cercare, conquistare e soprattutto formare, un nuovo pubblico per il teatro. Obiettivo che ci appassiona moltissimo. E quindi le nostre scelte di quest’anno rispecchiano soprattutto questa necessità. A tal fine proponiamo spettacoli come Polveri condominiali di Franco Autiero, artista strappato alle scene anzi tempo, che vorremmo far conoscere, approfittando del decennale della sua prematura scomparsa. E poi ci sarà molta letteratura. Il Teatro cerca Casa nasce come una costola del nostro salotto letterario Quinta di copertina e il nostro pubblico risponde sempre con grande entusiasmo alle messe in scena che prendono le mosse da adattamenti di testi non teatrali. Per questo abbiamo richiamato un grande narratore come Paolo Cresta, con noi sin dagli esordi, che realizzerà insieme a Carlo Lomanto uno Spoon River d’appartamento, mentre Enzo Salomone sarà la voce di Bartleby, lo scrivano di Melville. Inoltre abbiamo chiesto ad un attrice eclettica come Caterina Pontrandolfo di realizzare un nuovo lavoro su Alda Merini per il decennale della morte della poetessa, ed è nata così l’idea di portare in scena il suo delicato Magnificat. Insomma restiamo in continuo dialogo col nostro pubblico, sperando di poter far conoscere loro tutto quello che ci appassiona del teatro. Abbiamo non solo aperto le porte, ma abbattuto le pareti, facendo conoscere quello che c’è prima e dopo la scena, ascoltando sempre le sollecitazioni di chi siede in platea nei nostri salotti teatrali. Questa ci sembra la parte più bella, ed è quella su cui insisteremo, per comprendere meglio come far proseguire il nostro progetto, ma molto dipenderà anche dalla risposta che il pubblico riserverà quest’anno alle nostre scelte artistiche».

La settima stagione prevede dodici nuovi titoli in cartellone e tre ritorni dalle passate edizioni, a cui si aggiungono, per iniziare, tre eventi speciali in data unica, per un totale di diciotto spettacoli che portano in scena rappresentazioni di nuova drammaturgia, adattamenti dalla letteratura e naturalmente la musica.

Si parte con un’anteprima di stagione domenica 23 settembre al Complesso monumentale di San Nicola da Tolentino. L’appuntamento è previsto alle 17.15 per la visita guidata al sito, cui seguirà lo spettacolo In origine fu Voragine, con Maurizio Capone e Antonello Cossia, un lavoro che conduce alla scoperta del mito antico, tra memoria, oralità, suoni, tradizione e percussioni, per un racconto tra parole e musica che risale fino alle radici della nostra civiltà occidentale.

Tra gli spettacoli di nuova drammaturgia, Polveri condominiali di Franco Autiero, portato in scena, nel decennale della scomparsa dell’autore, da Gina Perna, accompagnata dalle musiche eseguite dal vivo al contrabbasso elettrico da Fulvio Di Nocera, per la regia di Tonino Di Ronza, mentre un grande successo della prima edizione della rassegnaLa solitudine si deve fuggire, testo di Manlio Santanelli, interpretato da Federica Aiello, conosce una nuova versione con la regia dell’autore.

Non manca il teatro civile, con Mirko Di Martino che presenta Il fulmine nella terra – Irpinia 1980interpretato da Orazio Cerino, dedicato alla vicenda del sisma, che ricostruisce l’atmosfera di quegli anni segnati dalla catastrofe naturale.

Come sempre attenzione è riservata alle proposte dei giovani tra cui quest’anno è stato scelto lo spettacolo di Fabio Pisano, Vetiver – Essenze di una profumiera, liberamente ispirato alla figura di Mona di Orio, interpretata da Melania Esposito.

Ancora, Gioia Miale e Antonio D’Avino portano in scena Piccoli crimini coniugali di Éric-Emmanuel Schmitt, tra gli autori teatrali più rappresentati sui palcoscenici di tutta Europa, e ritorna dalla passata stagione il lavoro scritto e diretto da Michele Danubio, Il posto di un altro, un giallo domestico ideato appositamente per la rassegna di Santanelli, che vede in scena, oltre allo stesso Danubio, Laura Borrelli e Stefano Jotti.

Lo stesso Stefano Jotti ripropone il suo spettacolo La fondazione, testo di Raffaello Baldini, che ha debuttato al Teatro cerca Casa con grande successo nel corso della passata stagione.

Nell’edizione 2018-19, grande attenzione sarà riservata alle messinscena tratte dai testi letterari, partendo dal Magnificat di Alda Merini, che Caterina Pontrandolfo ha realizzata nella versione teatrale su invito della direzione artistica della rassegna, in occasione del decennale della scomparsa della poetessa. Doppia è la proposta letteraria presentata da Enzo Salomone, che presterà voce al capolavoro di Melville Bartleby, lo scrivano.

Uno speciale evento natalizio, all’opera della scrittrice fiorentina Benedetta Cibrario, autrice di Lo Scurnoso, opera in cui ricostruisce, grazie ai racconti della famiglia d’origine, le vicende legate ad un pastore di raffinatissima fattura, la cui storia è sospesa tra la Napoli barocca e quella contemporanea.

Un gradito ritorno quello del duo composto da Paolo Cresta e Carlo Lomanto protagonisti di Spoon River, l’antologia di Edgar Lee Masters che prende corpo per la scena attraverso la voce recitante di Cresta e le suggestioni sonore realizzate da Lomanto, che ricostruiranno l’atmosfera della famosa collina degli epitaffi parlanti.

Anche la musica sarà grande protagonista della stagione 2018-19 di Il Teatro cerca Casa:

  • Carlo Lomanto (voce e chitarra) insieme a Beatrice Valente(voce e contrabbasso) propone Strings Duet, un omaggio ai gradi songwriter americani, da George Gershwin ad Henry Mancini;
  • Maurizio Murano porta in scena il teatro-canzone di Giorgio Gaber con Anch’io mi chiamo G., accompagnato alle chitarre da Michele Bonè, curatore anche degli arrangiamenti musicali;
  • Antonella Morea interpreta Sinnò me moro. Canzoniere della Mala, un percorso musicale e teatrale che ripercorrere le espressioni di vita ai margini e delittuose trame di malavita; Massimo MasielloMariano Bellopede ritornano con La nota stonata. Vita breve e coerente di Luigi Tenco, soggetto, testo e ideazione scenica di Stefano Valanzuolo , che sarà anche alle tastiere, nonchè curatore degli arrangiamenti.

Gli spettacoli andranno in scena a partire dal 1 ottobre: ainaugurare la rassegna a casa Santanelli a Napoli alle 18 sarà Anch’io mi chiamo G.  

Si prosegue a:

  • Portici, a casa Bonadies,il 5 ottobre (ore 20.30) con Paolo Cresta e Carlo Lomanto in Spoon River;
  • il 14 ottobre (ore 18)La Fabbrica del divertimento di Ercolano con Alessio Arena (voce e chitarre) e Arcangelo Michele Caso (violoncello) con La sirena di New York – Vita e mito di Gilda Mignonette, evento in data unica;
  • il 28 ottobre(ore 18), nel salotto di casa Zoppoli a Bagnoli, in scena Eco di Megaride con Gianfranco Coppola (contrabbasso) e Zena Rotundi (arpa), anche questo un evento speciale, realizzato in data unica;
  • il 5 novembre al Vomero (ore 18) in programma La solitudine si deve fuggire, scritto e diretto da Manlio Santanelli, con Federica Aiello.

Continua anche il progetto culturale In verità, in verità vi dico… Incontri ravvicinati di teatro, che nella passata stagione ha condotto nei salotti del circuito di Il Teatro cerca Casa grandi nomi del teatro, permettendo agli spettatori della rassegna di conoscere da vicino i mestieri dello spettacolo. Il ciclo di incontri con personalità di spicco del mondo del teatro va incontro all’opera di formazione del pubblico che Il Teatro cerca Casa ha avviato sin dalla origine  e che resta lo scopo principale della rassegna diretta da Santanelli. Tra gli ospiti che hanno già preso parte al progetto, l’attrice Isa Danieli, il direttore di scena Gigi Esposito, il direttore artistico del Teatro Mercadante di Napoli Luca De Fusco Paolo Coletta, musicista per il teatro. Il titolo scelto per il progetto richiama l’idea di una confessione importante da realizzarsi nel corso di incontri faccia a faccia che gli artisti regaleranno al pubblico del Teatro cerca Casa quando si troveranno nei paraggi. Per questo motivo le date non sono ancora fissate, ma restano sospese al passaggio a Napoli degli artisti coinvolti.

Come ogni anno, Il Teatro cerca casa assegna i premi ai due spettacoli che si sono distinti maggiormente nel corso della precedente stagione. Il Premio biglietto d’oro, assegnato allo spettacolo che ha più incontrato il gradimento del pubblico, quest’anno va a La nota stonata – Vita breve e coerente di Luigi Tenco, mentre il Premio Il Teatro cerca Casa, scelto a discrezione della direzione artistica, è stato assegnato a Stefano Jotti, interprete e regista dello spettacolo La fondazione.

 

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Una piccola sangiorgese a Venezia

SAN GIORGIO A CREMANO (NA) – La città di Massimo Troisi si conferma fucina di talenti: è sangiorgese infatti una delle attrici della fiction L’Amica Geniale, presentata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Francesca Bellamoli ha 11 anni e vive nella cittadina vesuviana nella fiction tratta dagli omonimi romanzi di Elena Ferrante: interpreta Carmela Peluso, una delle giovani protagoniste.

Francesca  è alla sua prima esperienza cinematografica. A San Giorgio a Cremano si è formata alla Scuola di ArteDanza, diretta da Anna Claudia Sasso. Grazie al laboratorio teatrale che l’istituto ha messo su nell’ambito della propria offerta formativa, lei e altre piccole allieve hanno sostenuto il primo provino a settembre dello scorso anno. Notata subito dalla produzione della fiction, con la regia di Saverio Costanzo e la produzione di Domenico Procacci e Lorenzo Mieli, Francesca ha dovuto superare molte audizioni, raggiungendo la meta con tenacia ed entusiasmo.

Un anno di lavorazione, tra Ischia, Napoli e la provincia e la scorsa settimana la presentazione alla 75esima mostra del Cinema di Venezia. Un sogno realizzato per la piccola Francesca Bellamoli che ha potuto calcare il red carpet insieme ad star famose e con tutto il cast, tra cui spiccano altri attori vicini al nostro territorio, come il porticese Enzo Attanasio.

Le prime due puntate di L’Amica Geniale saranno proiettate al cinema in anteprima l’1, 2 e 3 ottobre.  I primo otto episodi andranno in onda su Rai1 a partire da novembre. Previsti in totale 32 episodi, una stagione per ogni volume del romanzo di Elena Ferrante.

Così ha commentato il sindaco Giorgio Zinno: «Orgogliosi che una nostra giovane concittadina sia tra le protagoniste di una fiction che si annuncia la serie più attesa dell’anno – afferma. La nostra città si conferma fucina di talenti. A San Giorgio a Cremano i laboratori teatrali e cinematografici hanno già fatto emergere decine di attori che ora lavorano in produzioni nazionali e internazionali. Tra queste la storica scuola del Centro Teatro Spazio, dove nacque la Smorfia e il laboratorio diretto da Eduardo Tartaglia. Complimenti alla piccola Francesca e alla scuola ArteDanza che offre a tanti nostri ragazzi queste importanti opportunità».

Francesca Bellamoli frequenta la seconda media all’istituto II Massaia e la madre, Anna Piscopo, segue la piccola con discrezione in questo percorso artistico e dice: «Senza esaltare questa esperienza perchè l’istruzione è fondamentale e Francesca deve studiare come sta facendo, senza perdere di vista gli obiettivi che come famiglia le stiamo trasmettendo».

https://www.youtube.com/watch?v=9z00pPT6-7k

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Figli di Portici famosi: il Maestro Giuseppe Zollo

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Giuseppe Zollo è nato a Napoli,  il 22 giugno 1960, da Nazareno Zollo e da Clara Mannella.

Nel 1971, con la famiglia, si è trasferito a Portici.

Dopo gli studi inferiori, ha frequentato il Liceo Artistico di Napoli, dove si è diplomato, nel 1978.

Ha, poi, frequentato la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli per due anni.

Preferendo completare la sua formazione artistica, abbandonati gli studi di architettura, si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Qui, dopo aver seguito, le lezioni del corso di pittura tenuto dall’artista Domenico Spinosa (Napoli, 5 agosto 1916 – ivi, 17 febbraio 2007), si è diplomato nel 1985, discutendo una tesi intitolata Rembrandt e la luce.

Dal 1987 al 1992, è stato direttore artistico del periodico di informazione Break.

Da «… una formazione pittorica informale, caratterizzata dall’insegnamento del Maestro Spinosa, in seguito scelgo la pittura figurativa per condensare le mie esperienze artistiche; stimolato dalla poetica di Rabindranath Tagore, che, nella sua poesia volta al dialogo, alla ricerca costante del Dio, dell’Uno, dell’Essere Creatore, rende soave la creatività in una visione ontologica dell’arte. In una sua poesia si legge: “…mi tuffo nell’oceano delle forme, cercando di trovare la perla, perfetta del senza forma…”. In questa frase si condensa il percorso della mia creatività, attratto dalla fluidità del colore, che è luce».

Docente di disegno e storia dell’arte nelle scuole superiori statali, ai suoi allievi ha sempre sottolineato la sua personale interpretazione dell’arte, «… L’umanità fugge dal cuore candido dell’Arte, l’Arte avvalora in sè la nostra nascita su questo mondo, accarezzarla nel suo profondo è il nostro compito. L’arte della gioia è il modo di esprimere la musica profonda dell’anima attraverso i colori, che sono pergamene danzanti, irradianti la solare luce dell’uomo».

Per un improvviso fulmineo infarto, Giuseppe Zollo muore a Portici, la domenica 29 ottobre 2017.

Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive:

  • Ercolano, centro M. De Gregorio;
  • Brescia, Biblioteca Comunale;
  • Napoli, Sale Espositive Accademia di Belle Arti;
  • Avellino, Biblioteca Comunale;
  • Sorrento, Settembre Artistico;
  • Napoli, Sala V. Gemito
  • Portici, Sala Granhattan e Villa Savonarola;
  • Roccagloriosa, Centro Storico;
  • Celle di Bulgheria, Estemporanea;
  • Carmagnola (Torino) Antichi Bastioni;
  • Milano, CART  Mostra Mercato d’Arte Contemporaneamda.

Attualmente i dipinti di Giuseppe Zollo sono esposti in permanenza presso la gallerie Marciano Arte di Portici e Fine Arts arte contemporanea di Mercato San Severino (Salerno).

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MARetica, l’uomo a misura di mare

PROCIDA (NA) – Ripensare l’uomo a partire dal mare è il tema di MARetica: da sabato 15 a domenica 16 settembre due giorni  dedicati alla narrazione e alla salvaguardia dell’Ambiente.

Il sindaco di Procida Raimondo Ambrosino darà il benvenuto ai convegnisti insieme a Nico Granito, assessore comunale alla Cultura ed Eventi, Domenico Scotto, Canottieri Isola di Procida, Gianni Scotto, delegato comunale al Turismo e allo Sport.

Alla tavola rotonda parteciperanno Claudio FoguSebastiano Tusa, archeologo già soprintendente del Mare  e attualmente Assessore alla Cultura della Regione Sicilia, Franco Andaloro, dirigente di ricerca della sede siciliana della Stazione Zoologica di Napoli Anton Dohrn, lo scrittore Francesco Borgogno e il cineasta indipendente Brando Quilici.

Al convegno saranno presenti anche gli allievi dell’Istituto Comprensivo Capraro e dell’Istituto Nautico Caracciolo.

Nel corso del meeeting inaugurale nella Chiesa di Santa Margherita Nuova, che affaccia sulla baia dei pescatori di Corricella, nel borgo medievale di Terra Murata, si parlerà anche delle campagne plastic free, che stanno coinvolgendo molti comuni italiani, con esperti come Francesco Borgogna, autore del libro Un Mare di Plastica.

Alle 19 in Piazza Marina Grande  si terranno le premiazioni.

 Il Premio MARetica celebra il mare come “fulcro dell’immaginario umano”. La giuria per la sezione Narrativa Internazionale, presieduta da Alessandro Baricco e che riunisce altri amici dell’”Isola di Arturo”, ovvero Daria Bignardi, Valeria Parrella, Elisabetta Montaldo, Fabio Masi ha assegnato il Premio alla graphic novel  Moby Dick (Ed. Mondadori, 2014) del francese Christophe Chabouté, tra i più grandi maestri del fumetto contemporaneo.

Il Premio speciale Predrag Matvejević rende omaggio alla memoria Folco Quilici, che nel 2017 scrisse Tutt’attorno la Sicilia (UTET). Sarà ritirato dal figlio Brando.

Per la sezione Saggistica, la giuria, presieduta da Claudio Fogu, docente  dell’Università della California Santa Barbaracomposta da Sebastiano Tusa, Paolo Frascani, Andrea Montanari e Fabio Rosciglione, il premio va al libro Atlante delle sirene (Ed. Il Saggiatore, 2017) di Agnese Grieco. 

Alle 20.30 si terrà il concerto di M’Barka Ben Taleb con i Pietrarsa.

Così ha commentato Alessandro Baricco, da tempo affezionato frequentatore dell’isola del golfo di Napoli: «Sono felice di restituire a Procida quanto mi ha dato, offrendo il mio contributo alle giornate di MARetica.

Ho terminato di scrivere qui il mio ultimo libro. Procida è un isola unica, autentica, che vive seguendo i ritmi dei suoi abitanti e non quelli del turismo».

Il programma di MARetica, organizzata dal Comune di Procida con Associazione Canottieri Isola di Procida, nell’ambito del progetto La Sagra del Mare, prevede una ricca sezione sportiva con gare acquatiche multidisciplinari.

Il programma sportivo di qualificazioni è previsto la mattina dalle 10 alle 11.30 con le gare di coastal rowing: Trofeo Campania Felix, cat. maschile, Trofeo Graziella, cat. femminile, Coppa Pasquale Scotto di Carlo, cat. maschile ragazzi.

Spazio al Beach Volley alle 10 con il torneo procidano e alle 11.30 la regata velica valevole per il Campionato zonale O’ Pen Bic. S

La gara di nuoto e il giro dell’isola di Vivara concluderà la kermesse sportiva.

Alle 16 di domenica 16 settembre si terrà la cerimonia di premiazione del IV Trofeo del Mare – V Repubblica Marinara, ideato dalla Canottieri Isola di Procida per rilanciare la tradizione nautico-marinaresca attraverso la promozione degli sport acquatici.

L’evento vedrà l’assegnazione del trofeo perpetuo rimesso in palio da Pisa, vincitrice dell’edizione 2017, una statua in basalto scolpita dall’artista procidano Nicola Scotto di Carlo, che verrà detenuto per un anno dalla repubblica detentrice.

Uno speciale riconoscimento va all’olimpionico di cannottaggio Agostino Abbagnale “per merito ed etica sportiva. 

Il Premio MARetica è la sezione Mare del 31esimo Premio Procida Isola di Arturo, Elsa Morante. La serata finale si terrà sabato 22 settembre alle 19.30.  

MARetica è una manifestazione organizzata dal Comune di Procida con Associazione Canottieri Isola di Procida, Premio Mare-Isola di Procida, nell’ambito del progetto La Sagra del Mare di Procida: percorsi di arte, letteratura, natura e tradizione in un romanzo scritto dal Mare cofinanziato dalla Regione Campania, POC Campania 2014-2020 – Linea Strategica 2.4.

Perchè  MARetica.

«In analogia alla geoetica che è quella branca della filosofia che studia il rapporto tra l’uomo e la terra in cui esso abita, l’iniziativa MARetica intende porre l’accento sul “mare” quale prospettiva essenziale per pensare—o forse ripensare—il rapporto tra uomo e ambiente. Il mare innanzitutto come acqua-mare-oceano, e cioè come l’ambiente fisico che ha forse subito, e allo stesso tempo mantenuto per molto tempo nascosto, l’impatto più forte da parte dell’uomo. Il quindi come fulcro di quello che oggi gli studiosi chiamano “antropocene,” l’era geologica dell’uomo. Ma mare anche come fulcro dell’immaginario umano. Come sinonimo di viaggio, quindi comunicazione tra le genti e scambio, spesso anche ponte da attraversare per realizzare aspirazioni e sogni o fuggire dall’orrore della guerra e della fame. Comunque mezzo per lo sviluppo reciproco di conoscenza, culture e linguaggi, ovvero di un’idea di identità inter-relazionale sia individuale che collettiva non assimilabile a logiche identitarie e di radicamento legate all’elemento terra, territorio».                                                                                                                                                                  (Claudio Fogu, Università della California Santa Barbara )

«Procida è l’isola di Arturo, un’isola dove già naturalmente poesia e vita marinara si mescolano da sempre in un connubio perfetto. MARetica è l’occasione per realizzare un focus sull’etica del mare a 360°, una nuova opportunità che vuole connotare sempre di più Procida come centro culturale di riferimento per tutto il Mediterraneo».                            (Nico Granito, assessore alla Cultura ed Eventi del Comune di Procida)

«Abbiamo sempre creduto nel valore storico ed etico del Trofeo del mare  e quando Claudio Fogu ci ha proposto di arricchire il Premio Mare con il trofeo, siamo stati catturati dall’idea di connubio sport e cultura realizzando MARetica, un nuovo appuntamento che ha preso forma grazie all’entusiasmo di Alessandro Baricco così tanto legato alla nostra isola».                                                                                                                                                                (Domenico Scotto e Gianni Scotto, Ideatori e organizzatori di MARetica)

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Gli enigmi di Pompei

di Michele Di Iorio

Pompei venne sepolta dall’eruzione del Vesuvio nell’anno 79 d.C. Gli scavi di recupero iniziarono sotto re Carlo Borbone di Napoli e Sicilia nell’anno 1748, con la direzione dell’ingegnere militare spagnolo Alcubierre, e proseguiti dal Medrano. Non si riusciva a trovare una traccia documentale che fosse effettivamente l’antica città, per cui veniva chiamata dai primi archeologici borbonici Civita, fino a che nel 1763 si trovarono reperti pompeiani con notizie certe. Scavi archeologici  sistematici furono iniziati solo nel 1808 da re Gioacchino Murat.

Gli scavi insieme alla conoscenza hanno riportato alla luce anche enigmi che non sono stati ancora risolti.

Nel 1846,  direttore degli scavi l’archeologo Giuseppe Fiorelli, appartenente alla loggia egizia massonica La Folgore del Misraim Scala di Napoli, fu rinvenuta una crux dissimulata: inscritta in un quadrato vi era una croce con 5 parole, ognuna di 5 lettere e a lettura palindroma, sator opera tenet opera rotas. Solo la parola opera non è palindroma, e qualcuno ha ipotizzato che possa essere l’acronimo di Aeternus Rex Excelsus Pater Omnipotens.

Si trattava del famoso quadrato magico, sul cui significato hanno indagato teologi cattolici e protestanti, monaci benedettini, francescani, basiliani e circestensi, Cavalieri Templari e di Malta e studiosi di reperti celtici. A tutt’oggi non è stato trovato il significato insito in queste lettere, ma ne sono stati ritrovate molti graffiti su antichi edifici, monasteri e chiese di tutta Europa.

Durante gli scavi di Pompei del 1925 venne rinvenuto un secondo quadrato magico, il sator sulle mura di casa di Quinto Paquio Proculo, e nel 1936 un terzo inciso su una colonna della Palestra Grande.

Ancora, uno più piccolo di 4 lettere con le parole roma olim milo amor. Gli studiosi del tempo chiamatono questa incisione latercolo pompeianus, attribuendole erroneamente origini cristiane. Questa ipotesi venne presto scartata, in quanto alcuni sator ritrovati erano risalivano al 64 a.C.

Anche il famoso enigmista Stefano Bartezzaghi nel 2000 si cimentò nella spiegazione del quadrato magico, ma senza successo.

Nel 2009  fu la volta dell’architetto napoletano Nicola Iannelli, nonché astrofilo e studioso di  astronomia antica fece astrusi calcoli rifacendosi a quelli dei rituali divinatori etruschi edel culto sacro delle origini di Roma. Lo studioso attribui l’origine del quadrato magico quello di  «… sator del seminatore, che sul carro aratro tiene le ruote dell’opera di fondazione»:  quindi il seminatore era Romolo, fondatore di Roma. Secondo la sua spegazione era un rito etrusco, passato poi al mondo romano.

Altro enigma degli scavi di Pompei è Villa dei Misteri. I suoi affreschi che raffigurano rituali del culto non ufficiale di Dioniso, diffuso in tutta la penisola italica. Qualcuno ha attribuito alla rappresentazione del dipinto un significato alchemico-magico iniziatico, che in origine, come tutti i culti misterici, era sotterraneo.

Indicherebbe perciò la risalita verso la luce dell’umanità, che serba la sapienza interiore attraverso il proprio dromos, inteso come il passaggio attraverso il quale l’inconscio si libera da dubbi e demoni, un percorso purificatore che conduce in estasi verso un unico dio cosmico, ermafrodita come il Bafometto dei Templari …

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