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Un coccodrillo napoletano

di Michele Di Iorio

Il Maschio Angioino si erge maestoso su Napoli dal 1269. Costruito per volere di re Carlo I d’Angio, fu sede di real corte, e accolse regnanti, papi evambasciatori. Vi si tennero le udienze, ricevimenti sontuosi, fino alla costruzione del seicentesco Palzzo Reale.

Restaurato e abbellito dai successivi dominatori aragonesi, divenne castello militare con l’ascesa al trono dei sovrani Borbone.

Un tempo Castel Nuovo era circondato da un imponente fossato con ponte levatoio. Attraverso 365 scalini si accedeva a celle sotterranee, come quella del “miglio”, usata come deposito di granaglie, poi detta del coccodrillo. La più antica, situata verso il lato mare, sotto la Torre dell’Oro, tesoreria degli angioini e aragonesi.

Tante sono le storie e le leggende legate a questo piccolo ambiente ipogeo: dalla sparizione del tesoro degli angioini e alla detenzione di 40 cavalieri templari rinchiusi tra 1308 e 1310 sotto gli angioini e dei prigionieri politici della Congiura dei Baroni sotto gli aragonesi. Tra gli altri. Nel 1599 vi fu rinchiuso e torturato il filosofo Tommaso Campanella.

La storia più famosa è certamente quella che riguarda il coccodrillo che viveva nel fossato: una racconta che dall’Egitto venisse portato a Napoli un enorme rettile, poi donato alla regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo. Le fosche leggende che riguardano questa sovrana, omonima della zia Giovanna II detta la Loca, con la quale spesso è stata confusa – narrano che utilizzasse il gigantesco coccodrillo per eliminare ogni traccia dei suoi sventurati amanti. Era una teoria sostenuta da Alexandre Dumas e poi da Benedetto Croce. Raccontano infatti che nelle segrete del Maschio Angioino c’era un pozzo che comunicava con il mare: durante l’alta marea il coccodrillo entrava e catturava e divorava gli infelici prigionieri.

Il re Ferrante diede ordine di eliminare il pericoloso animale. Il marchese Caracciolo nel 1486 lo fece attirare con una polposa esca – pare fosse una coscia di cavallo – e il grosso rettile venne catturato e ucciso. Venne fatto impagliare e posto sul portale del Maschio Angioino, dove rimase fino al 1880, quando per decisione del Municipio il macabro trofeo venne rimosso, ufficialmente per motivi di igiene pubblica, ma in effetti perché rovinato dagli scugnizzi e mutilato da donne o che lo credevano un talismano o che un suo pezzetto fosse necessario per ricavare filtri magici e fare fatture. Il coccodrillo imbalsamato venne conservato in un deposito, mentre il pozzo delle segrete di Castel Nuovo venne murato.

Si continuò a favoleggiare su quel povero coccodrillo, anche perché se ne avevano poche notizie, confuse e non verificabili.

Il mistero del coccodrillo napoletano pare sia stato risolto qualche anno fa: durante il tratto dei lavori per la metropolitana che va da piazza Nicola Amore a piazza municipio all’altezza di Palazzo San Giacomo vennero scoperti i resti di tre navi romane, le rovine di un palazzo imperiale romano con una testa attribuita a Nerone e l e ossa di un coccodrillo. Esaminate con il test del Carbonio14 , è stato stabilito che risalgono a un periodo tra il 1643 e 1666. Pare così confermata la storia del coccodrillo, che però non visse nè in epoca angioina nè aragonese, ma il tempi del vicereame spagnolo.

Le ossa rinvenute appartengono ad un esemplare lungo oltre due metri, quasi certamente proveniente dal Nilo, proprio come quello della leggenda. Probabilmente ce n’è stato più di uno a Napoli, in epoche diverse, altrimenti non si spiegherebbe quello imbalsamato, ma al momento non c’è modo di provarlo. E il mistero continua …

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L’IsiComp supera i test nel Plasma Wind Tunnel Scirocco

CAPUA (CE) – Nel Plasma Wind Tunnel Scirocco del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali sono stati effettuati i test  dell’IsiComp, il nuovo materiale per protezioni termiche tutto italiano, frutto della collaborazione tra CIRA e Petroceramics, l’azienda bergamasca con sede al Kilometro Rosso specializzata nella realizzazione di ceramici rinforzati per il settore automobilistico di alta gamma.

Campione di materiale ISiComp

L’IsiComp, che garantisce ottime prestazioni meccaniche e termiche a fronte di un ciclo di produzione rapido ed economico, ha dimostratodi poter essere riutilizzato per più missioni di rientro dallo spazio senza necessità di sostituzione.

Sviluppata nell’ambito del progetto di ricerca PRORA- SHS (Programma Nazionale di Ricerche Aerospaziale – Sharp Hot Structures), la tecnologia verrà quindi impiegata nell’ambito del programma per il veicolo di rientro spaziale riutilizzabile dell’Agenzia Spaziale Europea Space Rider, in particolare per le superfici di controllo mobili le cui fasi di progettazione e sviluppo sono affidate al CIRA.

Dopo l’esito positivo del test sul dimostratore tecnologico del flap di Space Rider effettuato lo scorso aprile, l’obiettivo di questa nuova campagna di test in Scirocco era la dimostrazione delle capacità di riutilizzo del materiale.

Camera di prova PWT Scirocco

Nelle scorse settimane, due dischi di materiale ISiComp sono stati sottoposti ciascuno a sei cicli di prova, corrispondenti al numero di missioni previste nell’intera vita operativa del veicolo Space Rider.

Durante ogni prova il materiale è stato sottoposto ad un flusso ipersonico ad alta entalpia avente una velocità di circa 14.000 km/h e in grado di generare una temperatura superficiale di 1250 °C per un tempo di circa 12 minuti. La campagna si è articolata su quattro giornate di prova ed ognuno dei campioni di materiale è stato esposto al flusso per un totale di 70 minuti. Ben quattro di questi cicli di prova sono stati eseguiti in rapida sequenza nel corso della stessa giornata, stabilendo così un nuovo record per l’impianto SCIROCCO, con un tempo totale di accensione dell’arco elettrico di circa 1 ora.

L’analisi dei campioni sottoposti a ripetuti test ha dimostrato l’eccellente comportamento del materiale che non ha subito alcuna modifica, né in termini di peso, né in termini di caratteristiche meccaniche.

L’ISiComp conferma quindi la sua caratteristica di materiale completamente riutilizzabile che lo rende adatto alla realizzazione di sistemi di protezione termica e termostrutture per sistemi di trasporto spaziale e apre la strada ad ulteriori possibili utilizzi.

Il prossimo step sarà la realizzazione di un modello completo in scala reale del flap di Space Rider (circa 900mmx700mm) prevista per la prima metà del 2019.

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Capri Revolution, la bellezza secondo Martone

Al Cinema Filangieri di Napoli lo scorso 19 dicembre è stato proiettato in anteprima il film Capri Revolution di Mario Martone. La proiezione è stata seguita dalla conferenza stampa moderata da Titta Fiore, presidente Film Commission Regione Campania. Erano presenti il regista, la protagonista Marianna Fontana e la sceneggiatrice Ippolita di Majo.

LoSpeakersCorner è stato presente con Lucio Sandon

Capri Revolution, l’ultimo lavoro di Mario Martone, segnala la conclusione del ciclo iniziato con Noi Credevamo e continuato con Il giovane favoloso. Il film è spettacolarmente ambientato in una Capri bucolica del 1914, dove l’evento più atteso non era la guerra imminente ma l’arrivo della luce elettrica. Racconta dell’evoluzione di una giovane pastorella presa nella morsa tra una famiglia oppressiva che intende farla sposare con un vedovo di mezza età, e il miraggio della vita libera di una comune di ragazzi del nord Europa stabilitasi nei paraggi della sua abitazione: intellettuali pagani, naturisti e vegetariani ante litteram, che vedono nell’arte l’unico modo per cambiare il mondo.

Vi è poi la società progressista dell’epoca, nei panni del medico del paese, un giovane idealista e socialista, ottimamente interpretato da Antonio Folletto, il cui personaggio rappresenta la fede nella scienza, un umanesimo integrale in grado di cogliere anche i valori della tolleranza e del rispetto del diverso, mescolato però alle sue convinzioni ideologiche sincere ma forse vagamente pericolose.

La giovane pastorella Lucia, mirabilmente interpretata da una bellissima Marianna Fontana, è per dirla con le  stesse parole dell’attrice «… un bruco che diventa farfalla». La giovanetta lentamente, da ruvida e diffidente guardiana di capre, con la frequentazione del loro guru, il pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach e dei giovani della comune, prende lentamente ma inesorabilmente coscienza del suo corpo e delle sue possibilità, fino a realizzare in pieno l’impossibilità di continuare la sua vita come era stata fino ad allora.

Capri viene dipinta dal regista con l’azzurro intenso delle sue acque, il verde delle montagne e l’abbagliante bianco delle rocce.

La smagliante sceneggiatura di Ippolita di Majo e le notevoli interpretazioni di Reinout Scholten van Aschat nel ruolo di Seybu, di Gianluca Di Gennaro, e di Eduardo Scarpetta in quelli dei fratelli di Lucia, completano l’acquerello.

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‘A Befana va a Madrid

Primo Vertice Europeo del Natale: e quale città si poteva scegliere, se non Madrid?

L’evento, organizzato da Iberia Express con l’Ente Turismo del Comune di Madrid ha come scopo far conoscere alcune delle tradizioni natalizie più popolari d’Europa e la ricchezza culturale che rappresentano.

In cartellone un programma itinerante nei luoghi più festosi di Madrid, come Plaza Mayor, Puerta Del Sol o un’escursione a bordo del bus di Natale Naviluz.

Al Primo Vertice Europeo del Natale la Befana rappresenta l’Italia: messa da parte la scopa di saggina ha preso un aereo da Napoli Capodichino ed è volata alla volta di Madrid. Qui si è trovata in compagnia di personaggi tipici del Natale arrivati da vari Paesi europei tra i quali l’anglosassone Rudolph, la renna di Babbo Natale con il naso rosso, il francese Père Fouettard, aiutante di Saint Nicolas, un paggio reale e i folletti scandinavi Yule e Tomte. Tutti personaggi conosciutissimi, amati e un po’ temuti dai bambini.

Nella capitale spagnola questa curiosa delegazione sta curando la stesura del primo Manifesto del Natale in Europa, in cui troveranno spazio costumi e tradizioni. che sarà poi custodito dal Comune di Madrid.

Questi mitici personaggi non mancheranno di fare un giro natalizio in città, con le imperdibili visite classiche, come al Museo Nacional del Prado, che ha recentemente celebrato il suo bicentenario, famoso specialmente per le opere di Velázquez, El Greco e Goya. O a la  Plaza Mayor, nel cuore del centro storico con gli immancabili mercatini di Natale, e dove, girando in zona, si potrà gustare il tradizionale panico con calamari a Los Galayos.

Anche la visita al Palacio Real de Madrid o Palacio de Oriente, e i suoi Jardines de Sabatini non potrà mancare, e con il freddo che fa non si potrà fare a meno di assaggiare il famoso Cocido Madrileno, ricca specialità culinaria della Taverna La Bola, o magari cena e spettacolo al Corral de la Morería, considerata la migliore casa di flamenco.

Per i bambini al loro seguito sarà d’obbligo anche una tappa alla cioccolateria San Ginés, fondata nel 1894, e naturalmente il giro sul bus di Natale, per un tour nel centro di Madrid dove sulla Gran Vía si potrà ammirare il meglio delle luminarie natalizie, il cui tema quest’anno è il cielo stellato.



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Figli di Portici famosi: il calciatore Carlo Rosano

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Carlo Rosano è nato a Portici, il 13 luglio 1927.

Dopo i primi calci, tirati su un improvvisato campo, è stato selezionato e tesserato dalla Società Sportiva Portici.

Tra «… i migliori prodotti del vivaio porticese», diciassettenne, nel 1947, indossando la maglia azzurra, ha debuttato in prima squa­dra nella partita contro la Casertana. Un esor­dio non certo esaltante, perché giocando nel ruolo di ala destra, la sua prestazione è stata poco convincente. Schierato, invece, nel ruolo di  me­diano, ha subito messo in luce le sue più congeniali attitudini.

Nella compagine vesuviana, ha militato per ben 16 stagioni, dal 1947 al 1963, tranne l’intermezzo di un solo anno. Dopo 9 anni di militanza azzurra, infatti, ha disputato il campionato di promozione 1957-58 con i colori dell’Unione Sportiva Angri.

Dopo la breve parentesi con l’Angri, «… dove lo chiamavano “maestro”», è tornato tra i ranghi della squadra della cittadina natia, a cui era fortemente legato.

Per rendere l’idea di quanto effettivamente non abbia avuto limiti il suo travolgente amore per i colori sociali porticesi, riportiamo il significativo episodio  «… avvenuto ad Angri durante la partita Angri-Portici per il campionato di Pro­mozione 1957-58.

Solo davanti al portiere porticese Perrone, ebbe un istante di esitazio­ne, tirò, ma il pallone andò fuori: la vista gli si era offuscata, il cuore, ancora porticese, gli tirò un brutto scherzo.

Furono attimi terribili, il pubbli­co, che non poteva capire ciò che gli palpitava dentro, gli vomitò in­sulti e fischi.

Al 90′ una seconda grande occa­sione si presentava a Rosano: que­sta volta non poteva fallire. Su un traversone dalla sinistra, il pallone incontrò la fronte di Carlo e s’ada­giò alle spalle dell’esterrefatto Perrone. Era il goal della vittoria dell’Angri. Tra il delirio del pubblico, i compagni di squadra corsero esul­tanti verso di lui che, accasciatosi in un angolo, piangendo mormorò lo­ro: “Andate via! Ho segnato con­tro la squadra del mio cuore!”».

Dotato di un fisico alto ed esile, «… era così magro che gli potevi contare le ossa, che tuttavia erano tenute insieme da filo d’acciaio», è stato un ottimo colpitore di testa.

La sua volontà e il suo entusiasmo, doti che gli hanno sempre consentito di trascinare la squadra, lo hanno reso «… uno dei gio­catori più contesi dalle società della regione».

Carlo Rosano e Giuseppe Schiano premiati con medaglia d’oro.

Nel 1952, insieme al concittadino e compagno di squadra Giuseppe Schiano (Portici, 1930 – ivi, 27 marzo 2013), è stato premiato dal presidente avvocato Fabio Santi con una me­daglia d’oro.

L’artistico conio reca incisa la dedica: «A Rosano Carlo in se­gno di riconoscimento del suo valo­re agonistico e del suo attaccamen­to ai colori sociali».

Al termine del campionato di promozione 1953-1954, ha arricchito il suo curriculum. Sopraggiunta una crisi nella guida tecnica della squadra, oltre ad assolvere al compito di calciatore e di capitano, ha dovuto assumere anche il ruolo di allenatore subentrando a Italo Romagnoli (Pescara, 21 febbraio 1916 – Portici, 25 luglio 2009).

Quale tecnico della squadra militante in Lega giovanile, nell’estate del 1955, ha condotto la compagine alla vittoriosa finale del Campionato Meridionale. Battendo i coetanei del Calcio Catania, la compagine porticese, forte del titolo dei Campioni del Sud, hanno avuto accesso alla conquista del titolo nazionale. Purtroppo, però, nella finalissima disputata a Bologna, l’Associazione Sportiva Ostia Mare Lido Calcio, comunemente nota come Ostia Mare o semplicemente Ostia, «… si dimostrò un avversario coriaceo e i nostri giovani porticesi dovettero lasciare a loro il titolo di  Campione Nazionale, tenendo per sé la laurea di Campioni del Sud e la consapevolezza di aver dato nuova linfa all’educazione sportiva dei giovani nella regione.

Lasciata la pratica attiva, dal 1957 e per diverse stagioni, a fasi alterne, ha allenato la squadra del Portici.

Nel 1958, le sue qualità umane e tecniche gli hanno consentito di essere uno dei primi allenatori di una squadra di calcio femminile.

Nella stagione calcistica 1974-1975, ha allenato la primavera della Società Sportiva Portici, iscritta al Campionato nazionale “Dante Berretti”, competizione calcistica giovanile meglio nota come Trofeo Berretti.

Nell’arco dei venti anni di attività agonistica, generoso e polivalente atleta, ha coperto tutti i ruoli, dall’ala sinistra al portiere.

Con la maglia numero 1 del Portici, ha disputato almeno quattro partite. In tale ruolo, ricordiamo che a Nola, sceso in campo come capitano e allenatore, per pu­nire il ritardatario Perrone,, sin dal primo minuto  è stato tra i pali a difendere la rete della propria squadra. La partita «… finì 1-1 e fu bravis­simo».

Giocatore, sempre corretto e leale, nonostante la grinta profusa sul terreno di gioco, non ha mai subito una squalifica.

Strenuo sostenitore del calcio pulito, finalizzato all’e­ducazione sportiva dei giovani, con passione e chiarezza, ha esposto i progetti e le speranze per la squa­dra biancoazzurra.

Autentico esempio di pu­rezza dilettantistica, uomo dal temperamento gagliardo e sanguigno, ma allo stesso tempo, generoso e onesto, è stato tra le più rappresentativi espressioni dell’universo calcistico e dello sport porticese.

Nell’agosto del 1960, ha fatto parte della rappresentanza di atleti e dirigenti sportivi porticesi che, in piazza San Ciro, hanno fatto da ala al passaggio della fiaccola olimpica diretta Roma per i Giochi della XII Olimpiade.

Il calciatore e trainer Carlo Rosano, muore nella sua abitazione a Portici, il 4 febbraio 2004.

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Concluso Portici Meta del Turismo Scientifico

PORTICI (NA) – Nel Galoppatoio coperto della Reggia in via dell’Università, sede del Dipartimento di Agraria dell’Ateneo Federico II, lo scorso 12 dicembre si è concluso il ciclo di eventi di Portici Meta del Turismo Scientifico in Campania,  il progetto della Fondazione Portici Campus rivolto alle scuole di ogni ordine e grado dell’area vesuviana.

Il bilancio della manifestazione Portici Meta del Turismo Scientifico in Campania è stato più che positivo: la finalità della Fondazione Portici Campus è valorizzare le realtà presenti sul territorio, una ricchezza che va dalla Scienza alla Cultura, dall’Arte al Paesaggio, e soprattutto alla filiera enogastronomica della Regione, unica al mondo. L’economia di tutta la Campania può trarre beneficio da questa iniziativa: dalla cittadina vesuviana, capofila dei comuni limitrofi e non solo, partiranno progetti che senza dubbio avranno una forte ricaduta occupazionale.

Il rilancio della Fondazione Portici Campus – ripartita dopo cinque anni – è legato al partenariato con la Regione Campania, l’Università di Napoli Federico II, il Dipartimento di Agraria e le istituzioni locali.

Con l’evento Portici Meta del Turismo Scientifico in Campania si è voluto valorizzare anche i centri di ricerca del territorio, portando a conoscenza di tutti i visitatori il grande attrattore culturale e scientifico della città. Inoltre, un occhio attento alla formazione dei giovani studenti, struttura portante di una rete che in futuro comprenderà anche le imprese.

La mattinata ha avuto inizio con i saluti istituzionali del direttore del Dipartimento di Agraria Matteo Lorito e del sindaco Vincenzo Cuomo, introdotti dal direttore della Fondazione Bruno Provitera.

Nel corso dell’evento conclusivo è stato presente un ospite d’eccezione: lo Chef Due Stelle Michelin Gennaro Esposito,  classe 1970, uno dei protagonisti della rinascita della cucina campana. La qualità della materia prima è il suo dogma: cucina  fresca,  gusti nitidi e puliti, ma dall’effetto a sorpresa. Il suo estro, dà vita, corpo e sapore agli ingredienti, trasformandoli in piatti fatti di trucchi e aneddoti. Quasi tutto il suo interessante intervento è stato incentrato sui prodotti del territorio, uno dei più ricchi al mondo in termini di biodiversità.

Nel corso della mattinata un gruppo di giovani musicisti esordienti, il Valeria Collà Ruvolo Quartet, ha eseguito evergreen e brani natalizi in chiave jazz. L’ensamble è formato daValeria Collà Ruvolo alla voce, Eunice Petito al piano, Gianmarco Angelone al basso e Antonio De Luca alla batteria.

Il momento clou della giornata conclusiva del progetto Portici Meta del Turismo Scientifico in Campania è naturalmente stato quello della cerimonia di consegna  ufficiale di:

 

  • Premio Portici Campus al merito nella Ricerca
  • Premio Portici Campus alle scuole dell’area vesuviana che parteciperanno al concorso video-fotografico indetto dalla Fondazione Portici Campus
  • Borse di studio Portici Campus alle scuole di ogni ordine e grado della città di Portici che hanno aderito all’evento, nella qualità di partner istituzionali

Secondo la valutazione del professor Lorito, direttore del Dipartimento di Agraria, nonché presidente del cpmitato scientifico della Fondazione, il Premio Portici Campus al merito nella Ricerca – edizione 2018, è andato non a un singolo ricercatore ma al gruppo di lavoro del progetto MULTI-TROP, vincitore del concorso YISS – YOUTH ISS SCIENCE bandito dall’Agenzia Spaziale Italiana.

Il team coordinato dalla docente di botanica Giovanna Aronne – costituito dalle professoresse Stefania De Pascale e Veronica De Micco del DIA, dai professori Russo e Ciaravolo del Liceo Silvestri – è nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II ed il Liceo Scientifico Filippo Silvestri di Portici. Il gruppo ha anche collaborato alla missione spaziale Expedition 52/53 – Vita che ha visto coinvolto l’astronauta Paolo Nespoli: sulla stazione spaziale è stato svolto un esperimento disegnato e costruito dai ricercatori del Dipartimento di Agraria, che ha visto la partecipazione degli allievi del Liceo Silvestri, e portato a termine dall’astronauta stesso. Obiettivo del test: determinare come si comportano le radici delle piante in assenza dello stimolo gravitazionale, una informazione di fondamentale importanza per sviluppare un’agricoltura spaziale necessaria alle missioni di lunga durata, come quella che porterà l’uomo su Marte.

L’iniziativa ha avuto un seguito importante poiché l’ESA e l’ASI. agenzie spaziali europee e italiane, hanno deciso di finanziare la realizzazione di un laboratorio in pianta stabile al Dipartimento di Agraria per sviluppare progetti di agricoltura sostenibile in ambiente “fuori terra”.

Ricerche come il progetto MULTI-TROP, seppur apparentemente lontane dai temi della Fondazione Portici Campus, in realtà servono a sviluppare nuove soluzioni da adottare per una produzione agricola sostenibile e di qualità che può riguardare i prodotti tipici del territorio.

Il Premio è stato ritirato dalla professoressa Giovanna Aronne e dalla dirigente del Liceo Silvestri professoressa Teresa Di Gennaro.

I Premi e le Borse di Studio riservate alle scuole di Portici, partner dell’evento, sono stati assegnati dalla Fondazione su indicazione ricevuta dai dirigenti scolastici.  I riconoscimenti sono stati ritirati dai Capi degli Istituti.

La Fondazione Portici Campus si è detta molto soddisfatta della qualità dei lavori presentati dalle scuole. Augura che attraverso questa iniziativa la consapevolezza dei giovani cresca affinché la sostenibilità soddisfi i bisogni delle attuali generazioni, lasciando a quelle future un mondo migliore.

 

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L’acidificazione degli oceani

NAPOLI – La prestigiosa rivista scientifica Nature Communications ha pubblicato uno studio sull’acidificazione degli oceani condotto ad Ischia da ricercatrici della Stazione Zoologica Anton Dohrn.

Il problema dell’acidificazione degli oceani è considerato l’altra faccia del cambiamento globale ambientale negli habitat marini in conseguenza dell’aumento della immissione di anidride carbonica (CO2) in atmosfera che, nel  2017, ha superato il valore critico di 400 ppm. Le emissioni di anidride carbonica (CO2) di origine vulcanica presenti in alcune aree sommerse costiere del Golfo di Napoli, e in particolare nell’isola di Ischia, la più grande delle isole Flegree a nord del Golfo di Napoli, rappresentano un “modello” e un vero e proprio laboratorio naturale per lo studio degli effetti dell’acidificazione sui sistemi marini del Mediterraneo e degli Oceani. In questi siti, naturalmente acidificati per l’eccesso di CO2 che fuoriesce dal fondale marino, vengono simulati i livelli e scenari futuri di acidificazione marina, offrendo così una finestra sul futuro climatico dei nostri mari.

Questi studi sono condotti in primis dalle ricercatrici Nuria Teixido e Maria Cristina Gambi del Centro Villa Dohrn di Ischia della SZN, impegnate in prima linea nell’approfondire gli effetti delle alterazioni collegate al cambiamento ambientale globale attraverso lo studio delle condizioni di acidificazione delle acque marine e delle conseguenze che essa comporta sulla biodiversità marina.

La ricerca sull’acidificazione degli oceani è stata condotta nell’ambito dei programmi internazionali finanziati dalla National Geographic Society e dalla TOTAL Foundation, in collaborazione con partner provenienti dalla Spagna, come il dottor Enric Ballesteros, esperto mondiale di ecologia delle alghe, dalla Francia, grazie ai dottori Valeriano Parravicini e Sebastien Villéger, esperti di analisi statistica dei tratti funzionali degli organismi marini, e dagli Stati Uniti, con il contributo delle professoresse Fiorenza Micheli e Kristy Kroeker, ecologhe marine esperte di acidificazione oceanica.

Lo studio ha interessato le comunità bentoniche del substrato roccioso del Golfo di Napoli, vale a dire la categoria ecologica che comprende gli organismi che vivono in stretto contatto con il fondo marino o fissati ad un substrato solido.

Oltre alla biodiversità, in termini di numero e tipo di specie, è stata valutata la variazione della diversità funzionale, cioè la gamma di tratti biologici delle specie. Quindi, sono state calcolate diverse variabili quali taglia, longevità, tipo di alimentazione, difese chimiche, strutture calcaree, osservate lungo un gradiente di progressiva diminuzione del pH (l’indicatore chimico di acidità) e il conseguente aumento di acidificazione delle acque marine. A tal fine è stato utilizzato il sistema di emissione di CO2 nelle profondità intorno il massiccio roccioso dove sorge il Castello Aragonese di Ischia, ad oggi fenomeno naturale più studiato e meglio conosciuto al mondo.

I risultati riscontrati mostrano che la diversità funzionale, cioè la ricchezza di combinazioni uniche che caratterizzano le diverse specie, diminuisce con l’aumento dei valori di acidificazione, e che la perdita funzionale risulta più pronunciata della corrispondente diminuzione della diversità tassonomica, cioè del numero di specie che viene interessata da questo fattore di stress ambientale.

Anche se attualmente i livelli naturali di acidificazione marina negli oceani del nostro pianeta risultano ancora modesti, i valori di pH sono diminiti di circa 0,1-0,2 unità dall’inizio dell’era industriale ad oggi. Per la fine di questo secolo, i modelli di previsione futura di acidificazione oceanica simulano un abbassamento molto più repentino di 0,3-0,5 unità, fino a valori che potrebbero diventare critici e mettere in pericolo la sopravvivenza di molti organismi. Poter quindi prevedere come si adatteranno specie, comunità ed ecosistemi all’aumento di questo fattore, studiando sistemi naturali che simulano i livelli di acidificazione di un futuro non lontano, ha un valore determinante non solo per gli studiosi, ma anche per i gestori e i fruitori dell’ambiente marino in generale.

Hanno affermato congiuntamente Nuria Teixido e Maria Cristina Gambi: «Le nostre analisi suggeriscono che anche cambiamenti moderati nella composizione delle specie può avere impatti rilevanti sulla diversità funzionale e ridondanza, e quindi sul funzionamento dell’ecosistema.Questo studio ci aiuta a comprendere che, in condizioni di acidificazione marina, la ricchezza funzionale di una comunità non è tamponata dalla ridondanza delle sue funzioni, anche in comunità che risultano molto diversificate come quelle dei fondi rocciosi vegetati del Mediterraneo. Ciò significa che le comunità si impoveriscono sia come numero di specie sia come funzionamento della comunità stessa, con conseguente possibile collasso di tutto l’ecosistema. I risultati da noi illustrati, anche se limitati al sistema del Castello e ad un habitat specifico, hanno una valenza per altri sistemi ecologici marini di altre aree geografiche in quanto evidenziano i processi ecologici che potranno essere applicabili e generalizzabili su più ampia scala geografica».

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Sci, Campionati Italiani Master assegnati al 3PUNTO3

NAPOLI – I Campionati  Italiani Master di sci alpino 2019 si svolgeranno in Abruzzo a Roccaraso, nel comprensorio sciistico dell’Alto Sangro. Le gare, organizzate dallo sci club 3PUNTO3, sono in programma nel mese di febbraio da venerdì 22 a domenica 24 ed accoglieranno oltre 300 atleti, uomini e donne dai 30 anni in su provenienti da tutta Italia. L’appuntamento sportivo è stato presentato a Napoli, al Circolo Italia, dal presidente del comitato organizzatore Antonio Barulli.

Tre le specialità in programma sulle nevi abruzzesi che vedranno per la prima volta uno sci club campano organizzare i campionati italiani:

  • il SuperG, che si svolgerà venerdì 22 febbraio su una delle piste più belle d’Europa, la Direttissima del Monte Pratello,
  • per lo Slalom Speciale si gareggerà sabato 23 febbraio sulla pista Canguro di Pizzalto,
  • domenica 24 febbraio si svolgerà invece lo Slalom Gigante per master categoria A e B mentre le C e D sulla Pallottieri dell’Aremogna.

Così Antonio Barulli, presidente dello sci club organizzatore:  «Stiamo mettendo a punto un programma per offrire  un servizio tecnico ottimale come è stato fatto nel 2017 in occasione della Coppa Italia che abbiamo co-organizzato con altri sodalizi del Comitato regionale Campano. Per i Campionati Italiani Master abbiamo messo in campo tutte le nostre risorse per garantire all’evento, ed alla località che ci ospita, il miglior risultato. Servizi tecnici in pista, di accoglienza e di logistica sono stati definiti per accogliere nel migliore dei modi gli atleti, mentre per celebrare nella maniera migliore i campionati italiani stiamo attivando una serie di iniziative atte a promuovere, attraverso le rispettive eccellenze, le nostre due regioni: Campania ed Abruzzo. Tra i primi ad aderire il gruppo Carpisa Yamamay».

Intanto lo sci club 3PUNTO3 ha previsto l’accoglienza degli atleti con convenzioni speciali per alberghi ed impianti. Roccaraso (www.hoteliris.eu e www.vettadabruzzo.it) e Rivisondoli (www.hotel-victoria.net e www.grandhoteleuropa.net) accoglieranno gli atleti a 60 euro a persona, mentre CasaMaster, una tensostruttura appositamente allestita a Pizzalto, accoglierà tutti i concorrenti e sarà punto di incontro e sede per le premiazioni, degustazioni, eventi e manifestazioni, ai Campionati Italiani Master di sci alpino.

Per maggiori informazioni: www.master2019.it

 

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Gli SplendOri di Herculaneum

All’Antiquarium del Parco Archeologico giovedì 20 dicembre e fino al 30 settembre 2019 si terrà la mostra SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano.

La mostra è stata presentata in anteprima stampa lunedì 17 dicembre  in presenza di Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico Vito D’Adamo, in rappresentanza del Sottosegretario Lucia Borgonzoni assente per un improvviso cambio di programma, e Ciro Bonajuto, sindaco del comune di Ercolano.

L’Antiquarium del Parco  per la prima volta verrà aperto alla fruizione del pubblico dopo i lavori di adeguamento per mostrare laa collezione di circa 100 monili e preziosi, unica per quantità e valore dei pezzi in mostra, proprio sul luogo stesso del ritrovamento. Si ratta di oggetti appartenuti agli antichi ercolanesi, alcuni ritrovati insieme con gli abitanti nel tentativo di porli in salvo dalla imminente catastrofe dell’eruzione, altri rinvenuti nelle dimore dell’antica città. Ogni materiale esposto è messaggero di una storia di antico artigianato e manifattura, di rango e di simbolo, di protezione e bellezza, oltre che dell’ulteriore valore acquisito per essere appartenuto ad un abitante e essere stato coinvolto nella tragedia della città distrutta dalla furia del Vesuvio.

SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano si propone di presentare al visitatore non semplicemente monili d’oro e oggetti preziosi, ma manufatti di uso personale e quotidiano che ci appaiono non comuni, per fattura e materiale, e provengono da contesti trasversali ai quali saranno riferiti. I luoghi di provenienza saranno illustrati sotto una luce particolare, quella della declinazione del lusso, concetto che assomma in sé molto più del mero valore intrinseco e venale, ma si carica di significati ideologici, politici, sociali, culturali, religiosi.

Ambientazioni ideali domestiche e botteghe, oggetti dall’Antica Spiaggia carichi di valori simbolici e (non solo) di tipo economico, significativamente portati con sé dai rifugiati che attesero invano salvezza dal mare, restituiscono uno spaccato di vita con un taglio ben preciso che predilige ed esalta quest’aspetto della società ercolanese in tutte le sue sfaccettature.

La ricchezza, il valore economico sociale e la bellezza saranno il filo conduttore del percorso espositivo dell’Antiquarium,  con particolare riferimento alla sicurezza dei reperti e alle condizioni ambientali, per la gran parte imposti dai tanti anni trascorsi dall’oramai lontana data di collaudo di questo edificio nel 1978.

Ha commentato il direttore Francesco Sirano: «Gioielli, monete, gemme, arredi e strumenti preziosi per i banchetti delle occasioni speciali sarebbero solo “cose” per quanto preziose se non fossero inserite in un racconto che ne evoca il profondo significato sociale e le inserisce nel loro contesto di ritrovamento, di utilizzo e di produzione, se non tornassero nelle mani e sui colli dei loro proprietari. I materiali provengono da edifici pubblici, dalle Domus e dalle botteghe dell’antica Herculaneum e restituiscono un’immagine vivida, complessa e felice di questa comunità. Un cospicuo gruppo di reperti fu trovato nel corso degli scavi sull’antica spiaggia, dove come noto si era rifugiato con i propri averi e nell’abbigliamento confacente al rango di ciascuno, un folto gruppo di abitanti della sventurata città in attesa della missione di salvataggio che almeno per loro non andò a buon fine.

Mi piace sottolineare i prestiti concessi dal MANN e dal Parco di Pompei, il corredo di gemme e strumenti da lavoro di una bottega di gioielliere e parte del tesoro in argento di Moregine, segno concreto della stretta collaborazione che ci vede uniti nei progetti culturali».  

La mostra implementa modalità di esposizione in linea con i tempi dove il visitatore viene condotto in maniera attiva e partecipata attraverso logiche di coinvolgimento e partecipazione, che via via lo renderanno protagonista sino all’ultima sala dove in uno spazio dedicato si potranno scattare foto, una sorta di selfie dal passato, indossando idealmente gioielli e condividere i reperti con il mondo, quai un ambasciatore del Parco.

La mostra SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano sarà inoltre animata con attività di laboratorio organizzate in collaborazione con il Tarì e con l’Istituto di Istruzione Superiore Francesco Degni di Torre del Greco, per rendere partecipi i visitatori dei processi di produzione e della tradizione artigianale plurisecolare che si è sedimentata in Campania.

«La mostra pilota pone le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Parte così un processo museograficoha aggiunto Siranoche non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza inclusiva e partecipata. Il processo nasce dalla volontà di colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi».

I flussi di accesso alla mostra SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano saranno gestiti in maniera da garantire il migliore godimento dell’esperienza.

In occasione del lancio e per favorire la più ampia partecipazione per la durata dell’orario invernale il biglietto di accesso comprensivo della vista al Parco e alla mostra resterà invariato al prezzo di 11 euro, con riduzioni e gratuità di legge.

Il Parco ha inoltre previsto particolari agevolazioni in orari e giornate dedicate solo alla Mostra: le prime si svolgeranno il 21, 22, 28, 29 dicembre quando si potrà accedere dalle 17 alle 20 con chiusura biglietteria alle 19 al prezzo del biglietto ridotto di 5,5 euro. Per questi eventi speciali i biglietti si potranno acquistare in prevendita fino ad esaurimento.  Per ragioni logistiche questi ingressi avverranno per gruppi e con numero massimo limitato.

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Figli di Portici famosi: l’archeologo Bernardo Quaranta

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito

Bernardo Quaranta è nato a Napoli il 24 febbraio 1796, da Giuseppe e da Maria Veronica Mirabelli Centurione di Amantea.

Primogenito della nobile famiglia dei baroni di San Severino Cilento, a soli quattordici anni, ha cominciato gli studi giuridici.

Diciottenne, laureatosi in giurisprudenza, è stato verificatore demaniale.

Dopo una breve brillante apparizione nei tribunali, ha deciso di dedicarsi completamente all’archeologia e all’ellenistica.

Nel 1816, ventenne, ha ottenuto la cattedra di archeologia e di letteratura greca nella Reale Università degli Studi di Napoli.

Ha mantenuto la docenza fino all’Unità d’Italia, allorquando ne è stato estromesso.

Divenuto socio e segretario perpetuo dell’Accademia Ercolanese, ha lavorato all’interpretazione dei papiri ercolanesi.

È stato direttore degli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie e del Real Museo Borbonico di Napoli, nonché membro della giunta della Pubblica istruzione e della Reale Biblioteca Borbonica.

È stato, altresì, socio corrispondente delle principali accademie e delle istituzioni culturali d’Europa, quali: l’Académie des inscriptions et belles lettres de l’Institut de France; la Société Asiatique di Parigi; l’Imperial Regia Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Padova; la Pontificia Romana Accademia d’Archeologia, l’Istituto di Corrispondenza Archeologica.

Nell’ottobre del 1849, onorato dell’amicizia del sommo pontefice Pio IX, in volontario esilio a Portici, dallo stesso è stato insignito della croce di cavaliere di 2a classe dell’Ordine Piano.

L’archeologo Bernardo Quaranta muore a Barra – Napoli, il 21 settembre 1867.

Principalmente autore di numerose pregiate pubblicazioni a carattere archeologico e di epigrafia greca e latina, quali quelle «… su mosaici e pitture di Pompei e sui papiri di Ercolano, scrisse anche importanti memorie pubblicate, in particolare, sul periodico del Reale Museo Borbonico, nelle quali registrò puntualmente i rinvenimenti nei siti archeologici più importanti di Terra di Lavoro e della Campania in genere». La sua ampia produzione ha contemplato anche lavori a letterario, poetico e perfino medico, le quali «… tuttavia mai raggiunsero esiti significativi, tanto che la critica, da Francesco De Sanctis a Benedetto Croce etichettò negativamente l’autore come «onnisciente».

Tra le sue opere, citiamo:

  • Sopra un bronzo antico che si conserva nel Real Museo Borbonico. Tipografia Società Folomatica, Napoli, 1919;
  • Illustrazione di un vaso italo-greco. Presso Manfredi, Napoli, 1820;
  • La conoscenza degli aneurismi rivendicata agli antichi. Stamperia Reale, Napoli, 1826;
  • La mitologia di Sileno. Stamperia Reale, Napoli, 1828;
  • De’ papiri ercolanesi. Napoli, 1835;
  • Di quattordici vasi d’argento dissotterrati in Pompei nel 1835. Tipografia Cioffi, Napoli, 1837;
  • Telefo allattato da una cerva. Quadro rinvenuto a Ercolano. Stamperia Reale, Napoli, 1843;
  • Le Mystagogue. Guide général du Musée Bourbon. Napoli, 1846;
  • Di una pittura Pompejana dove rappresentasi l’Agricultura che si fa guidare dalla luna. Stamperia Reale, Napoli, 1847;
  • Intorno ad un’osca iscrizione incisa nel cippo dissotterrato a Pompei nell’agosto del 1851. Stamperia Reale, Napoli, 1851;
  • Gli scheletri gerocefali in un antico sepolcro di Cuma nel dicembre del 1852. Stabilimento Tipografico Fabricatore, Napoli, 1853;
  • Orazione per la incolumità prodigiosa di sua maestà Ferdinando II re del Regno delle Due Sicilie dopo il sacrilego attentato del di VIII dicembre MDCCCLVI recitata nella regia università di Napoli alla presenza del signor commendatore Francesco Scorza direttore del Real Ministero degli affari ecclesiastici e del’istruzione pubblica dal commendatore Bernardo Quaranta. Napoli, 1857.

Alla parete dell’atrio della villa, dove ha abitato, al corso Giuseppe Garibaldi di Portici, viene murata una lapide.

Sul bianco marmo, si legge la seguente epigrafe:

QUESTA È L’EFFIGE / DI BERNARDO QUARANTA / NATO IN NAPOLI IL XXIV FEBBRAIO MDCCXCVI / PRIMOGENITO DEL BARONE DI SAN SEVERINO / E DI FUSARO GIUSEPPE / E DELLA MARCHESA MARIA MIRABELLI / CENTURIONE AMBEDUE DI CHIARA STIRPE / S’ILLUSTRO’ DALLA PRIMA GIOVINEZZA / PER ECCELLENZA DI MENTE E DI CUORE / E L’ANTICA NOBILTA’ DELLA PROSAPIA ATTESE CON LE VIRTU’ / PROPRIE A SUPERARE INGEGNO PRECOCE VERSATILE PROFONDO / A XIV ANNI FU ALUNNO DIPLOMATICO / A XX PROFESSORE DI ARCHEOLOGIA LETTERE GRECHE NELL’UNIVERSITA’ DI NAPOLI / SOCIO E SEGRETARIO PERPETUO DELLA R. ACCADEMIA ERCOLANESE / ARCHEOLOGO FILOLOGO POETA POLIGLOTTA ED EPIGRAFISTA CELEBRE / INTERPRETE E SOPRINTENDENTE DEI PAPIRI DI ERCOLANO / ASCRITTO A TUTTE LE ACCADEMIE DEL MONDO / INSIGNITO DEI PIU’ ILLUSTRI ORDINI CAVALLERESCHI DI EUROPA / ONORATO DELL’AMICIZIA DEL SOMMO PONTEFICE PIO IX / E DI NON POCHI SOVRANI / VISITATO DAL DOTTO RE LUDOVICO DI BAVIERA / CHE GLI PRESENTO’ LE SUE OPERE COME MAESTRO / MORI’ PIENO DI GLORIA A BARRA IL XXI SETTEMBRE MDCCCLXVII / E LA SUA SALMA RIPOSA IN NAPOLI NEL SITO SACRO AGLI ILLUSTRI / I MUNICIPI DI SALERNO CAVA DEI TIRRENI / S. GIOVANNI A TEDUCCIO BARRA E NAPOLI / GLI ELEVARONO MONUMENTI E DENOMINARONO DA LUI / VIE E PIAZZE PUBBLICHE

Nastrino dell’onorificenza attribuitagli

 Cavaliere dell’Ordine Piano

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