Category Archives: Dalla Campania

Come un dito nel culo

di Giovanni Renella

CAPITOLO I

Erano chiusi in quella stanza da ore e la loro conversazione procedeva secondo tempi che sembravano scanditi da un abile sceneggiatore per tenere alta la suspance.

Il commissario Iezzo conduceva l’interrogatorio e per quella volta aveva deciso che poteva fottersene del divieto di fumo.

Lui col toscanello aromatizzato al caffè e l’altro con una sigaretta arrotolata a mano producevano qualcosa di molto simile a una foschia, che si muoveva nella stanza quasi fosse un ectoplasma, capace di assumere vita propria attraverso le forme più svariate e curiose.

Lo sguardo del poliziotto si spostava dai denti, leggermente sporgenti, dell’uomo che aveva di fronte, ai rivoli di fumo che si dissolvevano nella poca aria residua dell’ambiente.

Ciò che rendeva il tutto surreale era la trama della storia che Iezzo stava ascoltando.

Preso dall’incredulità del racconto, fu richiamato alla realtà da Calabrese, l’uomo che sedeva dall’altro lato della scrivania.

«Commissà –disse con un marcato accento che ne tradiva le origini di uomo del sud– che c’è? Non ve lo aspettavate? Ancora vi meravigliate che la gente che tiene i soldi ne voglia sempre più e che se non può averli onestamente è disposta anche a fottere il prossimo? »

La domanda retorica, sparata a bruciapelo, non lo colse di sorpresa, ma lo fece riflettere sulla cupidigia di certa gente che non si accontenta mai.

«Calabrese – si riprese il commissario – a me, dopo quasi trent’anni di lavoro in polizia, non mi meraviglia più niente; ma non sono diventato cinico a tal punto da non restare almeno un po’ stupito dalle trame che l’uomo è capace d’inventare quando si tratta di fare soldi. Piuttosto, stai al posto tuo, poca confidenza e limitati a rispondere alle mie domande, che ancora non mi è chiaro come cazzo c’entri tu in questa schifezza di storia.»

Colpito dal rimprovero che non si aspettava, visto il tono confidenziale di quella che, chissà perché, pensava fosse una conversazione fra conoscenti e non un interrogatorio, Calabrese, un po’ risentito, ma senza darlo a vedere, rispose: «Giusto, Commissario, pure io mi sto ancora chiedendo come mi sono trovato in mezzo a questo impiccio.»

«Bravo – incalzò Iezzo – cerchiamo di chiarire il tuo ruolo nella vicenda, perché fino ad ora ho solo capito che nella faccenda è implicata anche tua moglie, ma non mi hai spiegato per quale motivo.»

Il richiamo al coinvolgimento della donna, con cui era sposato da quindici anni, rese ancora più cupo l’umore di Calabrese.

Nel quartiere non erano pochi gli uomini che lo invidiavano per la bellezza prorompente della moglie, che di sicuro non passava inosservata; ma ancora di più erano quelli, maschi e femmine, che si chiedevano cosa avesse trovato una donna così bella in un tipo dall’aspetto insignificante come Alfredo Calabrese, infermiere professionale presso il civico ospedale.

«Voi conoscete quella chiavica d’uomo del dottor Galasso ? – chiese Alfredo, visibilmente turbato, rivolgendosi al commissario – Quel medico, abbronzato pure in pieno inverno, che gira con l’Harley Davidson? »

«No – rispose secco Pasquale Iezzo – chi sarebbe?»

«Luigi Galasso – precisò Calabrese, per poi proseguire con un filo di voce – quello che si è portato a letto Giovanna Donati, mia moglie!»

(continua…) 

 

Nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018).

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Napoli. Mostra sulla prima linea ferroviaria italiana costruita grazie al genio dei Borbone

Venerdì 22 marzo alle ore 18 alla Galleria Borbonica, in via Domenico Morelli, si terrà l’inaugurazione

Primavera con i Borbone Due Sicilie

NAPOLI – La cucina e la natura sono strettamente legate: l’interesse per la cucina non deve mai superare il rispetto per il cibo, e dunque per i frutti che la natura offre solo in determinati periodi dell’anno. Era questa la “regola aurea” per i monzù, ovvero i cuochi dei Re Borbone Due Sicilie, che utilizzavano i frutti raccolti soprattutto nei giardini dei palazzi di corte: ortaggi, verdure, agrumi e tutti gli altri prodotti.

Le delizie destinate alle tavole dei Re allietavano gli ospiti durante i ricevimenti grandiosi e le spettacolari feste cui partecipavano personaggi illustri che hanno fatto la storia del Regno delle Due Sicilie, che con i Borbone ha vissuto una vera e propria rinascita.

I sovrani erano ghiotti di asparagi, piselli, fave, fragole, limoni… Sono questi gli ingredienti dei piatti che compongono il menù che lo chef stellato Pasquale Palamaro ha pensato per il terzo capitolo di Esperienze Borboniche, in programma il 27 marzo all’Archivio Storico.

L’Archivio Storico è il ristorante e premium bar in via Scarlatti, dove si terrò il terzo appuntamento della kermesse,

L’evento culinario è incentrato sulla cultura borbonica e dedicato alla Primavera e ai suoi buoni frutti. Le pietanze che saranno servite nel corso della serata sono un inno alla stagione appena iniziata:

  • gamberi e asparagi fritti;
  • sartù di riso primaverile;
  • crostata con fior di ricotta, fragole e limone.

A queste ricette saranno abbinati un cocktail floreale preparato dal bar manager della struttura, Salvatore D’Anna (il Floridiana – Sanmartino), e due vini dell’azienda Vitematta (il 59 Vitematta,spumante metodo Martinotti Aglianico rosè, e Il Principe, un asprinio spumante Metodo Classico.

La scaletta dell’evento prevede l’intervento di Salvatore Lanza dell’Associazione Culturale Neoborbonica che parlerà dei primati del Regno delle Due Sicilie, dello chef Pasquale Palamaro, del bar manager Salatore D’Anna, e di Tommaso Luongo dell’AIS Napoli, che introdurrà a sua volta l’intervento dei rappresentanti dell’azienda Vitematta che racconteranno la storia della cooperativa da cui la cantina ha avuto origine che ha l’obiettivo di contribuire all’emancipazione sociale e lavorativa del territorio casertano attraverso la cura e l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati nel settore dell’agricoltura e della vinificazione.

Pasquale Palamaro
Salvatore D’Anna

 

 

Per maggiori informazioni e prenotazioni: Archivio sorico, via Scarlatti, 30: 375 6089682

 

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Nuzzo racconta Napoli: ciak per Fame

Napoli, crocevia di culture e colori. Una poesia in immagini per il film breve Fame di Giuseppe Alessio Nuzzo, realizzato con Rai Cinema e MiBact.

Fameè una dedica alla Napoli fervida di cultura e aperta all’accoglienza e il destino di un uomo di fronte ad un importante scelta, tra vita onesta e delinquenza. Una città dove la contaminazione di etnie diverse fiorisce tra ricchezza e miseria.

Dopo il pluripremiato Lettere a mia figlia con Leo Gullotta e il lungometraggio Le Verità con Francesco MontanariGiuseppe Alessio Nuzzo torna dietro la macchina da presa per Fame, film breve di Paradise Pictures con Rai Cinema, coprodotto da An.Tra.Cine, riconosciuto di interesse culturale e con il sostegno economico della Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e le attività Culturali, in collaborazione con la Film Commission Regione Campania.

Le riprese di Fame sono in programma domenica 24 e lunedì 25 marzo sul Lungomare e nel Centro Storico. I protagonisti sono  Massimiliano Rossi (Il Vizio della Speranza di Edoardo de Angelis), Ludovica Nasti (L’Amica Geniale di Saverio Costanzo), Bianca Nappi (Sirene di Davide Marengo), Ester Gatta (Così Parlò Bellavista – a teatro) e la partecipazione di Gigi Savoia (Loro di Paolo Sorrentino).

Ha spiegato il regista Nuzzo: «E se avessi intrapreso l’altra strada? Cosa sarebbe accaduto? Queste sono alcune delle domande che il protagonista si pone attraverso l’intricato sottotesto del film, completamente senza dialoghi, per condurre lo spettatore alla ricerca della verità della storia, aiutandolo a comporre il puzzle della narrazione e a comprenderne le dinamiche che muovono il destino partendo dalle nostre scelte. Un film breve ma complesso nella sua struttura atemporale per il susseguirsi di momenti e scene in maniera non lineare con un continuo di flashback e flashforward. Un dipinto, un omaggio ad una città che racchiude storie dimenticate ma indimenticabili».

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Figli di Portici famosi: l’accademico Almerigo Cristin

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Almerigo Cristin è nato a Sulmona, in provincia de L’Aquila, il 15 gennaio 1823.

Discendente di una famiglia d’origine tedesca Christen o Cristen, stabilitasi in Italia, nella città d’origine ha compiuto «… i suoi primi studi segnalandosi per il suo vigoroso ingegno e per il forte amore per gli studi letterari».

Iscrittosi alla Reale Scuola Superiore di Medicina Veterinaria di Napoli, terminati con pieno profitto gli esami curriculari, nel 1845, ha conseguito la laurea.

Subito dopo, è stato assunto come aiutante di zootomia nella stessa Scuola «…  sotto la guida di Crescenzo Rispoli», sacerdote, docente di Medicina e Chirurgia e di Anatomia comparata.

Patriota, nel luglio del 1848, su segnalazione del sacerdote-rettore, con l’accusa di aver partecipato ai moti insorti nel mese di maggio, subendo «…la più accanita persecuzione del Governo Borbonico, ed assieme a Settembrini, a De Sanctis, a Spaventa, soffrì la dura pena del carcere».

Sebbene sia stato rilasciato perchè riconosciuto innocente, tuttavia è stato confinato a Sulmona come sorvegliato politico.

In quanto esule, nel 1849, sempre per motivi politici, è stato pure costretto a lasciare la cattedra universitaria di Napoli.

Dopo aver vissuto  alcuni anni  a Sulmona, dal lì si è trasferito a Firenze.

Nel capoluogo toscano ha ottenuto «… di insegnare pastorizia e zooiatria nella sezione di Agronomia del Regio Istituto di studi superiori».

Saggio e dotto docente di Zootecnia, con le sue prime pubblicazioni edite a partire dal 1860, ha introdotto nata in Italia lo studio della «…  zoognostica – o ezoognosia, come veniva preferibilmente denominata in passato».

Nel 1860, ha seguito «…  Garibaldi in Sicilia combattendo le varie campagne fino a Napoli».

Con decreto del 24 settembre 1860, firmato dal dittatore Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 – Caprera, La Maddalena, 2 giugno 1882), è stato nominato, rettore del Collegio veterinario.

Successivamente all’abolizione della carica di rettore, gli è stata affidata la direzione della Scuola, fin allora tenuta dal «… sacerdote don Francesco Furinzano».

Nel corso del 1861, nuovo direttore della Scuola, «… con la sua attiva e intelligente opera», ha avviato la riorganizzazione della Scuola di Veterinaria.: la stesura del nuovo regolamento,  curato in prima persona; l’’introduzione di importanti innovazioni;  la separazione del gabinetto di Anatomia Normale da quello di Anatomia Patologica; l’organizzazione razionale dei preparati anatomici in un vero e proprio Museo, sono stati tra i primi significativi obiettivi raggiunti.

In breve tempo, sotto la sua direzione, la Scuola acquisì un  «… grande prestigio e l’ammirazione di una commissione di medici che la visitò nel 1863 e che espresse giudizi lusinghieri, annoverandola tra le prime in Italia per la qualità e l’efficacia dell’insegnamento e per la puntualità e l’efficienza dell’organizzazione.

Nello stesso anno 1861, ha fondato il Giornale delle razze di animali utili o di medicina veterinaria, periodico d’informazione della Scuola Superiore di Medicina Veterinaria Napoli.

Grazie al tale strumento d’informazione,  diretto dal 1861 al 1867, ha potuto instancabilmente sostenere la tesi che necessitava «…estendere l’indirizzo della Veterinaria non alla sola Medicina e Chirurgia, ma alla produzione, al miglioramento e al perfezionamento delle razze delle differenti specie di animali utili, la cui industria costituisce una delle principali sorgenti di ricchezza e prosperità».

Profondamente convinto della bontà di questa sua opinione, nel 1870, ha proposto la fondazione di una Scuola superiore zootecnica.

Per sopravvenuti contrasti ha chiesto e ottenuto il trasferimento alla Regia Scuola Superiore di Medicina Veterinaria di Torino.

Nella città della Mole, è stato occupato «… come professore di Igiene e di materia medica».

Nel 1872, ritornato a Napoli alla Regia Scuola Superiore di Medicina Veterinaria,  come professore di ruolo, ha tenuto l’insegnamento di Zootecnia.

Nello stesso 1872, anno di fondazione dellla Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, è risultato vincitore del concorso per la Cattedra di Anatomia e fisiologia veterinaria e di Zootecnia, indetto dalla neonata Istituzione.

Trasferitovi, ha profuso «… tutta la sua migliore e appassionata attività per darle importanza e contenuto professionale e per sviluppare l’insegnamento e la ricerca».

In pochi anni, allo «… scopo era fornire a studiosi e studenti un laboratorio indispensabile ed aggiornato per la ricerca e la formazione», ha ampliato il precedente Museo anatomo-zootecnico, allestito quasi contemporaneamente all’istituzione delle cattedre di Anatomia degli Animali Domestici e di Zootecnia. Infatti, ha corredato il Gabinetto di Zootecnia «… di un ricco e vasto museo che, unitamente all’aula delle lezioni, ai laboratori e a vari locali, occupò l’ala di nord-est del secondo piano del palazzo borbonico».

Nel 1875, sostenitore della creazione di «… una rete di condotte veterinarie comunali, nonché una rete di veterinari provinciali», è stato l’unico esponente del Mezzogiorno d’Italia a partecipare al Congresso dei Medici Veterinari, celebrato a Firenze.

Dal 23 giugno 1886 all’agosto 1889, ha ricoperto la carica di direttore reggente della Reale Scuola Superiore di Agricoltura di Portici.

Fra i suoi numerosi lavori, particolare interesse hanno riscosso quelli  relativi agli studi e alle osservazioni su:

·      La produzione, il miglioramento e il perfezionamento degli animali domestici;

·      Della produzione cavallina e delle rimonte nel nuovo regno italiano per Almerico Cristin;

·      Dell’ezoognosia ovvero conoscenza delle parti esterne degli animali domestici utili.

Per le preminenti qualità scientifiche e morali, ha ricevuto molte onorificenze, tra le quali risaltano quella di Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e quella di Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.

Inoltre, ha ricoperto numerose cariche, quali:

  • presidente del primo Congresso dei docenti veterinari, tenuto a Milano nell’anno 1865;
  • deputato del Ministero di Salute;
  • membro della Commissione zootecnica presso il ministero;
  • delegato scolastico di Portici;
  • consigliere ordinario del Consiglio superiore di Sanità a Napoli e a Torino;
  • socio corrispondente dell’Accademia dei Georgofili;
  • socio ordinario:
  • della Società dei naturalisti,
  • del Reale Istituto di Incoraggiamento di Napoli;
  • di Comizi agrari,
  • di molte società economiche.

L’accademico Almerigo Cristin muore  l’8 aprile 1891 a Frosinone, «…ove erasi recato per rivedere la sua unica e diletta figlia».

Nastrini delle onorificenze attribuitegli:

 Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia

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Diario di bordo, 19 marzo 2019

di Claudia Lancellotti

TORRE DEL GRECO (NA) – Amalia De Simone è una giornalista d’inchiesta. Ha accettato il mio invito e quello della scuola tutta ISISS Colombo, per stare con noi, parlarci della sua esperienza, del suo lavoro, ogni giorno in trincea.

Quando arriva non si aspetta il servizio d’accoglienza: rimane meravigliata e quasi intimidita dalle due file di sentinelle, con le loro uniformi, il loro sguardo compito.

Arriviamo in Aula Magna e per lei c’è uno scroscio di applausi. È popolare, i ragazzi la conoscono. È stato merito degli insegnanti prepararli, invitarli a leggere il suo blog, seguire le sue inchieste. Viene accolta dalla Dirigente Scolastica Dottoressa Lucia Cimmino, che fa gli onori di casa.

Ci vuole un po’ per rompere il ghiaccio – non c’è un canovaccio – e la professoressa Ines Esposito la invita a parlare alla “pancia”, piuttosto che al raziocinio.

L’Inno di Mameli, cantato da tutti con la mano destra sul cuore introduce al riconoscimento di cui è stata insignita Amalia De Simone: «Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, per il suo coraggioso impegno di denuncia di attività criminali attraverso complesse indagini giornalistiche».

Si comincia a parlare di vittime di mafia, commemorazioni. Amalia De Simone storce il naso. Non le piace il rumore fine a se stesso. «Le commemorazioni lasciano il tempo che trovano, se non sono seguite da fatti concreti», dice. Non le va giù che un ragazzo di soli 29 anni sia stato ucciso per errore dalla camorra a Ercolano, e che la sua famiglia non possa essere risarcita per un mero cavillo: lontano legame di parentela con un esponente di un clan, con cui in realtà non ha rapporti di nessun genere. Oltre al danno, la beffa.

Non può succedere che in un Paese che si reputa democratico, un Augusto Di Meo, testimone oculare dell’omicidio di Don Peppe Diana, non venga riconosciuto come testimone di giustizia. No, non si può accettare.

Da qui, poi, grazie alla professoressa Ines Esposito e al professor Carlo Cantalino che moderano l’incontro, parte il percorso della dottoressa De Simone nei meandri delle indagini che hanno portato a smascherare corruzione, mafie, dalla “bassa manovalanza” camorristica fino ad arrivare Oltralpe.

Seguiamo il suo racconto: quando arriva in Olanda, nell’immenso mercato di fiori che è servito alla ‘ndrangheta per nascondere proprio nei fiori, prodotti deperibili e quindi non controllabili nei posti di blocco, lo spaccio di stupefacenti. Siamo con lei quando, affacciata sulla bocca dell’inferno, trova strati e strati di rifiuti a costeggiare l’alveo di fiumi settentrionali, non solo campani.

I ragazzi ascoltano, sono molto presi. È merito anche dell’atteggiamento di Amalia, che appare come “una di loro”, per nulla accademica, ma vicina, empatica.

Pian piano iniziano a crollare nell’immaginario della platea i miti negativi dei capoclan, quelli che siamo abituati a vedere nelle fiction, perché Amalia ne descrive tutta la giovinezza spezzata o sprecata in carcere, i soldi facili ma effimeri, la famiglia lontana, mai vissuta appieno.

Il suo punto di vista apre orizzonti nuovi, accende luci di curiosità ed interesse negli occhi dei ragazzi. Iniziano le prime domande: «Ha mai avuto paura? », «Cosa pensa la sua famiglia del suo lavoro?», «Si è mai sentita sola?», «Come si sente quando un giudice o un politico ostacola il suo lavoro?»  «Come possiamo avere fiducia nella giustizia?» «Perché dovremmo avere fiducia nella giustizia?»

Amalia risponde ad ognuno: ogni domanda è un passo in avanti verso la conoscenza, ogni risposta un gradino più in alto verso la legalità.

«Si, mi sono sentita sola, quando oltre che dai cattivi dovevo difendermi dai buoni», «La paura fa aumentare la mia vigilanza e la mia attenzione. No, non ho bisogno di scorta. E nemmeno la voglio. Vi immaginate mentre faccio un’appostamento o un’inchiesta con la scorta dietro?», «Bisogna avere fiducia nella giustizia, perché la legge e il diritto in Italia funzionano bene, il gap e la fallacità sta nell’applicazione».

«Ognuno di noi deve fare la sua parte, ragazzi. Ognuno di noi deve rigare dritto. Solo così si costruisce una società migliore.»

Il momento che mi ha commosso di più, è stato quando il professor Cantalino ha chiesto: «Cosa possiamo fare noi docenti per contribuire alla costruzione di una società migliore? »

«Esattamente quello che sta facendo oggi, professore».

Grazie Amalia, grazie alla nostra Dirigente Dottoressa Lucia Cimmino, che ci ha dato l’opportunità di vivere questo bel momento, grazie ai colleghi tutti, di Italiano e Diritto, che hanno preparato i ragazzi e li hanno accompagnati in questo percorso.

Il mio diario di bordo finisce qui, con la speranza di aver aggiunto insieme ai miei colleghi e ai ragazzi, un minuscolo tassello verso la consapevolezza che la conoscenza, il coraggio, l’impegno di ognuno può apportare beneficio alla collettività verso la costruzione di una società migliore.

(Articolo ricevuto dalla professoressa Claudia Lancellotti, docente di Scienze, e pubblicato sul giornalino dell’Istituto Superiore Statale Cristoforo Colombo in occasione del convegno La verità al servizio della legalità: l’importanza del giornalismo d’inchiesta)

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La Cappella Sansevero e il Cristo Velato

NAPOLI – Al Museo Cappella Sansevero martedì 26 marzo alle 18 si terrà la presentazione dell’opera editoriale realizzata da Scripta Maneant Edizioni sulla Cappella Sansevero e il Cristo Velato, attraverso la campagna fotografica in scala 1:1.

Parteciperanno alla presentazione Fabrizio Masucci, Presidente e Direttore del Museo Cappella Sansevero, Federico Ferrari, Direttore editoriale Scripta Maneant, Peppe Barra, artista, Marco Bussagli, autore, Carlo Vannini, fotografo e Gianni Grandi, responsabile di produzione della campagna fotografica.

Scripta Maneant Edizioni ha proposto al Museo di realizzare la nuova campagna fotografica. Dalle nuove immagini sono scaturiti due volumi: un’edizione di pregio a tiratura limitata di 777 esemplari e una destinata alla grande distribuzione libraria. Entrambe le versioni, in edizione bilingue (italiano/inglese) sono introdotte da Fabrizio Masucci e da Peppe Barra. I testi sono del professor Marco Bussagli.

Napoli | La Cappella Sansevero e il Cristo Velato è il volume più completo e prestigioso dedicato al Museo del principe Raimondo di Sangro.

Prezioso monumento di arte e mistero, la settecentesca Cappella Sansevero custodisce il Cristo Velato, capolavoro scultoreo di Giuseppe Sanmartino (1753), esposto in queste pagine in una ricchezza di dettagli che offre un’esperienza sensoriale suggestiva e di grande impatto emozionale.

Durante la presentazione, l’editore Scripta Maneant consegnerà la nuova campagna fotografica al Museo, quale strumento di indagine scientifica e di tutela conservativa, proseguendo nel suo intento di condivisione delle bellezze del patrimonio artistico italiano con i lettori e con chi protegge i nostri tesori.

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Il progetto AAA Accogliere Ad Arte vince il Premio Cultura di Gestione

NAPOLI – Il progetto AAA Accogliere Ad Arte, nato dall’Associazione Progetto Museo, ha vinto il Premio Cultura di Gestione 2019 – sezione Valorizzazione del territorio e impatto sociale – indetto da Federculture, Agis, Alleanza Cooperative Italiane Turismo e Beni Culturali, Forum Nazionale del Terzo Settore e ANCI.

Il Premio Cultura di Gestione ha il target di identificare, premiare e incoraggiare i progetti più innovativi nella gestione culturale, finalizzati allo sviluppo locale attraverso interventi di valorizzazione del territorio, di incremento e miglioramento dell’offerta culturale, di promozione integrata dei beni culturali, di coesione sociale, di riorganizzazione dei servizi ai cittadini, di ampliamento della fruizione pubblica.

Si legge nella motivazione del Premio: «Il progetto AAA Accogliere Ad Arte a Napoli ha saputo creare una vera e propria comunità dell’accoglienza diffusa, fatta di cittadini e istituzioni, capace di valorizzare il patrimonio culturale e umano della città in un’ottica partecipata e innovativa.

In particolare il processo di valorizzazione turistica “dal basso” ha generato nei cittadini consapevolezza e senso civico, arricchito il territorio, rafforzando la coesione sociale e promuovendo il senso di responsabilità condivisa del patrimonio comune».

Settanta candidature, presentate da associazioni, comuni, fondazioni, cooperative, hanno risposto al bando, che premia i progetti e i modelli che più si sono distinti per sei sezioni di gara.

Oltre ad Accogliere ad Arte hanno vinto: Scherìa Comunità Cooperativa (Tiriolo – CZ) sezione Innovazione sociale; Iside srl (Roma) sezione Rigenerazione urbana; Fondazione Polo del ‘900 (Torino) sezione Valorizzazione del patrimonio immateriale; Fondazione RavennAntica sezione Modello di gestione;

Comuni di Fermo, Ascoli Piceno, Macerata, Fano sezione Creazione di reti.

Il Premio Cultura di Gestione 2019 ha assegnato anche cinque Menzioni Speciali ai progetti di: Comuni di Mesagne e Latiano; Music Innovation Hub; Comune di Siena; Comune di Cremona; Associazione Abbonamento Musei.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 12 giugno 2019 a Roma nell’ambito della seconda Conferenza Nazionale dell’Impresa Culturale.

Napoli è la prima città in Italia che per valorizzare il patrimonio culturale e artistico e migliorare l’accoglienza a turisti e visitatori porta tassisti, vigili urbani, dipendenti del trasporto pubblico e privato, personale alberghiero e del porto, che per primi danno il benvenuto in città, a conoscere il patrimonio d’arte della città. Sono oltre 450 le persone già coinvolte in un programma formativo di visite guidate nei siti d’arte della città.

È questa l’idea alla base di AAA Accogliere Ad Arte Napoli: creare una comunità dell’accoglienza diffusa, spontanea e preparata, pronta a dare indicazioni a turisti e visitatori desiderosi di conoscere l’immenso patrimonio d’arte della città e di entrare in contatto con quel “patrimonio” umano che rende Napoli una città unica al mondo. Un modo semplice per migliorare l’offerta culturale della città e, al contempo, un’occasione per i cittadini napoletani di riappropriarsi della bellezza della città, del patrimonio artistico e di sentirsene parte.

AAA Accogliere Ad Arte è promosso da alcuni dei principali musei di Napoli, in collaborazione e con il sostegno di istituzioni e di aziende del territorio strategiche per la valorizzazione dei beni culturali e lo sviluppo del turismo che sostengono il progetto in modo convinto.

Nato da un’idea di Progetto Museo nel 2017, AAA Accogliere Ad Arte è promosso da: Catacombe di Napoli, Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, Il Cartastorie / Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Museo Cappella Sansevero, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Pio Monte della Misericordia, Associazione Salviamo il Museo Filangieri. Con la partecipazione di: Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, Museo del Tesoro di San Gennaro. È ospitato da: Castel dell’Ovo, Complesso Museale dell’Arte della Seta, Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Metro Art, Museo delle Arti Sanitarie e Farmacia Storica degli Incurabili, Museo Civico Gaetano Filangieri, Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Teatro di San Carlo. Con il contributo di: Metropolitana di Napoli spa, Reale Mutua, Costruire, Aeroporto Internazionale di Napoli, Compagnia Marittima Mediterranea. Con il patrocinio di Comune di Napoli e il patrocino morale di Unione Industriali Napoli e Federalberghi Napoli.

Per maggiori informazioni: www.accogliereadarte.it | info@accogliereadarte.it

 AccogliereAdArte.

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Napoli. ‘ZOOrassic Park 2’: dinosauri al giardino zoologico per la gioia di grandi e piccini

Domenica 31 marzo dalle ore 9.30 alle 17 presso lo Zoo 

Lucio Sandon premiato al concorso letterario Albero Andronico

ROMA – Nella Sala della Protomoteca in Campidoglio sabato 16 marzo si è svolta la 12esima edizione del Premio letterario Albero Andronico che ha visto trionfare, nella categoria delle opere edite, il nostro concittadino porticese Lucio Sandon, con il suo ultimo romanzo La Macchina Anatomica, per Graus Editore. Si tratta di un thriller storico ambientato proprio a Portici, e narra  dei misteri che hanno seguito i lavori per la costruzione della reggia borbonica.

E LoSpeakersCorner ricorda … con non poco orgoglio … che Lucio Sandon collabora alle sue pagine con i suoi racconti.

Tra le molte iniziative di carattere culturale, sociale, sportivo, spettacoli teatrali e visite guidate aperte a tutti i cittadini, l’Associazione Albero Andronico organizza annualmente un prestigioso Premio di poesia, narrativa, fotografia, cortometraggi e pittura.

Il Premio letterario Albero Andronico ha ormai assunto il carattere dell’internazionalità e si avvale di una Giuria particolarmente importante di cui fanno parte poeti e scrittori di fama nazionale, giornalisti delle più importanti testate stampa e tv, fotografi professionisti, registi e personalità del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo, che svolgono l’opera di valutazione esclusivamente su base volontaria. Un evento che si sta imponendo come vetrina culturale per talenti di tutte le età, capaci di esprimersi attraverso le forme d’arte, anche la scrittura di testi per  canzoni.

Il letterato romano Livio Andronico vissuto nel III sec. a.C., inizialmente schiavo, riuscì ad affrancarsi dal suo stato. Attraverso lo studio e il talento creativo ottenne sorprendenti risultati con la nobilitazione della lingua e della metrica, assurgendo a iniziatore della letteratura latina. Come riconoscimento per il poeta, fu istituita allora una vera e propria associazione professionale, il collegium scribarum histrionumque, una corporazione di scrittori ed attori, con sede nel tempio di Minerva, sull’Aventino.

L’associazione prese il nome da un albero nella via della Capitale intitolata a Livio Andronico che venne salvato a seguito di una campagna di sensiblizzazione.

Nel logo ha conservato l’idea di questo albero che ancora vive e accresce le sue radici, simbolo di Cultura e di Arte.

Il  Premio letterario Albero Andronico ha goduto del patrocinio dell’Assessorato alla Crescita culturale del Comune di Roma, della Città metropolitana,

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