Caiazzo. In attesa del Festival Iovinelli, dopo S.Anna ‘chiude le feste’ S.Pantaleone: si scioglierà il suo sangue?

Non ci sarà un ideale ‘continuum’ quest’anno, tra l’edizione forse più sgangherata della fiera della Maddalena e quella forse più ricca del Festival “Jovinelli”, dedicato al famoso impresario teatrale, di origini caiatine, cui fra l’altro si deve l’attuale teatro romano “Ambra Jovinelli”.

Continuità negli anni passati assicurata dai festeggiamenti in onor di Sant’Anna e san Pantaleone, patrono di medici e ostetriche, parimente venerato in Caiazzo, città in cui nacque il frate, poi santificato grazie a una vita mistica quanto esemplare, ricordato dalla chiesa il 27 luglio. 

Giorno del suo trapasso, nel quale storicamente alcune stille di sangue del santo, preziosamente custodite nel duomo caiatino (nella storica foto in alto il rito del bacio) come in quello di Ravello, in provincia di Salerno, e in altri templi sparsi per il mondo, soprattutto in Spagna, accennano alla liquefazione, fino allo scioglimento, come testimoniato da alcuni rispettabili cittadini, peraltro laici, sulla falsariga di quanto si verifica per quello di San Gennaro, sempre in ricorrenze cicliche, nel duomo di Napoli.

Se effettivamente quest’anno il ciclo in qualche modo festivo si chiude con tale ricorrenza, ciò non vuol dire però che è destinato a saltare nuovamente il festival teatrale, atteso che recentemente il Comune ha avuto dalla Regione la conferma di un cospicuo contributo, concesso espressamente per la sua organizzazione, che postula tempi maggiori (settembre?) essendo possibile assicurarsi la presenza di personaggi importanti dello spettacolo e nello specifico del mondo teatrale e del varietà.

L’attenzione dei caiatini, intanto, è concentrata sui festeggiamenti liturgici, cioè un una solenne concelebrazione, officiata nella ricorrenza, in onore di San Pantaleone (nella foto in basso), del quale delineiamo la figura attingendo al sito web settoriale specializzato “Santi e Beati”:

Pantaleone Martire, santo (sec. IV). Uno di quei santi la cui popolarità fu tanto grande in Occidente quanto in Oriente.

La sua Passione greca — che non ha purtroppo nessun valore storico— ebbe numerose versioni latine, oltre a traduzioni nelle diverse lingue orientali.

Il racconto ci riferisce che Pantaleone era nato da madre cristiana, ma non era stato battezzato; aveva iniziato una brillante carriera medica quando un prete gli rivelò la potenza di Cristo, medico dell’anima e del corpo.

Convertitosi alla fede cristiana e fiducioso da allora nell’efficacia della preghiera, compì parecchi miracoli, guarendo in particolare un giovane morso da un serpente e ridando la vista a un cieco.

Denunciato probabilmente da alcuni colleghi invidiosi dei suoi successi, comparve dinanzi all’imperatore (Galerio), che lo sottopose a un’ordalia per verificare i suoi doni di taumaturgo; poco convinto, a quanto pare, dal buon esito della prova, l’imperatore consegnò il santo ai carnefici.

Dopo torture tanto numerose quanto “raffinate”, Pantaleone fu infine decapitato un 27 luglio (forse dell’anno 305).

Quando il martire ebbe terminato la sua ultima preghiera, i testimoni dell’esecuzione udirono venire dal cielo una voce che diceva: «Di suo nome non sarà più Pantaleone, ma Pantaleemone (dal greco Pantaleémon, cioè ‘colui che è misericordioso verso tutti’)“.

Il culto di Pantaleone è molto antico; il santo compare sia nel gruppo greco dei medici “anargiri” sia nel gruppo occidentale dei Quattordici Intercessori (o Quattordici Ausiliatori).

A Costantinopoli gli fu dedicata una chiesa da Giustiniano nel VI secolo; nella medesima epoca gli furono intitolati un monastero di Gerusalemme e un altro nel deserto del Giordano.

Dall’Oriente il culto passò in Italia; a Roma, Pantaleone era il patrono di tre chiese. È inoltre patrono della diocesi di Crema.

Venezia si mostrò ancora più ospitale verso il martire di Nicomedia: sulla laguna, Pantaleone era così popolare e il suo nome così diffuso che fini con designare il veneziano tipo nella commedia italiana.

A tale dotta descrizione aggiungiamo che da alcuni lustri, grazie all’interessamento e alla generosità di alcuni caiatini particolarmente fedeli del santo, nonché al fervido impegno del parroco pro tempore monsignor Antonio Chichierchia, le spoglie del santo, espressamente traslate da un monastero partenopeo, giacciono nella cappella dedicata al Santissimo Sacramento, internamente al duomo, recentemente assurto al titolo di basilica minore, dove sono molto venerate dai devoti, speso provenienti da fuori Regione e talvolta anche da oltre gli italici confini.

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