Caiazzo. Decò, lavoro ‘in bilico’ per 20; trattativa in prefettura proposta dal difensore: scema la sua sicumera?

É quanto meno singolare che, dopo aver palesato tanta sicurezza sull’inattaccabilità del proprio operato difensivo,nel giro di qualche giorno l’avvocato Pasquale Marotta (nella foto qui accanto), nuovo legale del’Iperstore, ovvero di chi lo gestisce, abbia potuto prospettare un vertice in prefettura, a quanto è dato sapere già chiesto, per intavolare una trattativa finalizzata a salvaguardare la posizione dei venti lavoratori, regolarmente assunti ma che ora rischierebbero il licenziamento o più credibilmente di essere collocati in Cassa Integrazione,

“Ancora di salvataggio” prevista dal governo proprio per evitare i drammi che invece sembrano fare da “cassa di risonanza” preziosa per la proprietà, magari per prospettare, in seguito alla definitiva sentenza che impone il ripristino della zona agricola semplice, con demolizione di tutto quanto illegalmente eretto, cioè dell’intero immobile, una sorta di salvataggio politico consistente in un’idonea destinazione d’uso, ovviamente dell’intero ambito, nel redigendo Piano Urbanistico Comunale.

Singolare ancor più appare la via che s’intende intraprendere, vox populi nel primario interesse dei lavoratori e dei rispettivi nuclei familiari che si ritroverebbero “dall’oggi al domani” senza reddito, se si considera che, in base all’attuale normativa, nulla impedirebbe di traslocare in una diversa struttura, esistente, anche più vicina al centro, dotata di ogni prescritta autorizzazione, commerciale e sanitaria, disponibile e -per quanto è dato sapere- già messa a disposizione della proprietà che, peraltro, avrebbe il sacrosanto diritto di rivalersi di ogni danno subìto ed evidentemente procurato da chi avrebbe rilasciato carte false”, per quanto sembra evincersi dalla fin troppo articolata sentenza del Consiglio di Stato.

Ma soprattutto come potrebbe conciliarsi tanta preoccupazione con le considerazioni dello stesso legale a mente delle quali, per quanto è dato intendere, nessuno avrebbe il potere di rendere esecutiva la sentenza del Consiglio di Stato che, pertanto, sarebbe tenuto a rivisitarla e quindi annullarla, per carenza di legittimazione degli attori?

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