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S.Maria C.Vetere verso il ‘Guinness’ delle truffe attuate dal malaffare politico-imprenditoriale?

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«Una truffa con pochi uguali nella storia della Repubblica»

Truffatori sempere più spregiudicati: tra loro anche «un soggetto che avrebbe ricevuto lavori di ristrutturazione per oltre 34 milioni di euro e, al contempo, ne avrebbe egli stesso asseritamente eseguiti per oltre 30 milioni di euro, benché fosse in realtà detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere». (Daniele Franco)

Truffe

Lag Power, My One, Skyfall. I nomi delle società sono anglofoni, riecheggiano film di 007, ma la truffa è arcitaliana.

In un mese e mezzo la Guardia di finanza ha scoperchiato oltre 4 miliardi di falsi crediti fiscali generati da superbonus maturati da imprese fantasma per lavori inesistenti.

La catena di sant’Antonio delle cessioni dei crediti tocca 15 regioni a velocità vorticosa. Grazie alle segnalazioni dell’Agenzia delle entrate, gli investigatori hanno monitorato nullatenenti beneficiari di crediti moltiplicatisi del 500% in un mese.

Per questo le Procure di Roma, Napoli, Rimini e Perugia sono intervenute con sequestri urgenti, considerando i crediti «corpi di reato» e impedendone l’ulteriore trasferimento ad altri soggetti in buona fede, comprese banche (Fineco, Mps, Bnl, Illimity, Ifis), assicurazioni (Groupama) e società pubbliche (Poste e Cassa depositi e prestiti).

Ciò non ha impedito la monetizzazione di 2 miliardi di euro, su cui proseguono indagini che portano lontano dal luogo di partenza. Tra Napoli e Caserta, a truffatori seriali e professionisti del riciclaggio di denaro sporco, pregiudicati vicini alla camorra.

A Napoli l’indagine è partita da un consorzio gestito da un commercialista «che, mediante una fitta rete di promotori, adescava ignari cittadini interessati a usufruire del superbonus».

Come le due coppie di San Vito al Tagliamento, 15mila abitanti in provincia di Pordenone, desiderose di dare una rinfrescata alla villetta bifamiliare.

I clienti compilavano le schede e firmavano i contratti.

Dopo illusori sopralluoghi il consorzio spariva senza piantare un chiodo. In compenso uno stuolo di tecnici stakanovisti fabbricava quasi 1400 asseverazioni farlocche in fotocopia (computo metrico sballato, fogli bianchi, nessun protocollo), per emettere fatture false certificando di aver completato (in un giorno!) il 30% dei lavori. Grazie all’opzione «sconto in fattura», il consorzio diventava titolare dei crediti.

Dieci mesi dopo i coniugi friulani, convocati dalla Finanza, scoprivano nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate «crediti per 127mila euro senza che nessun lavoro fosse stato svolto», prima venduti e poi monetizzati o compensati dallo stesso consorzio, a chiusura dello «schema fraudolento».

Valso, solo nei primi nove mesi dell’anno scorso, 89 milioni di euro di fatture a 1300 «presunti clienti» e 83 milioni di crediti già veicolati nella catena di sant’Antonio delle cessioni. Niente male per una società con un solo dipendente, che nel 2020 vantava un fatturato 15 volte inferiore e un parco clienti 13 volte inferiore.

Notevole anche la performance della società Skyfall, si cui indaga la Procura di Roma: «Non presenta dichiarazioni fiscali, non effettua versamenti, non ha immobili di proprietà né in locazione, nel 2021 non ha ricevuto fatture, non ha depositato bilanci, è amministrata da un nullatenente» il cui ultimo reddito è quello ricevuti dal carcere di Civitavecchia nel 2009, quando era detenuto per narcotraffico. Capitale sociale 100 euro, nel 2020 non ha emesso nemmeno una fattura e ne ha ricevuta una per 13 euro. Eppure nel 2021 acquista «crediti fiscali palesemente fittizi» per 235 milioni di euro da «società evanescenti sconosciute al fisco e amministrate da meri prestanome».

Ricostruita dalla Finanza, la mappa dei soggetti coinvolti – prestanome, società cartiere (per sfornare fatture false) e società fungo (che spuntano da Saint-Cristophe in Valle d’Aosta a San Severo in Puglia, per gestire i crediti) – fa venire il mal di testa.

La Procura si focalizza su due società «che appaiono il vero centro di creazione dei crediti fittizi»: stessi soci, stessa sede, stesso commercialista, un paio di dipendenti. Si scambiano fatture di centinaia di milioni per ristrutturare stalle e garage (nemmeno gli emiri…), mentre l’anno prima «dichiaravano un volume d’affari irrisorio».

«Società al lacero e anziani fidati come amministratori» anche a Rimini.

«Madonna Santa. Lo Stato italiano è pazzesco! Vogliono essere inculati, praticamente», si compiace al telefono Nicola Bonfrate, per il gip «promotore e capo di una stabile associazione a delinquere ramificata in tutto il territorio nazionale e tutt’altro che rudimentale», che in cinque mesi ha generato «frodi seriali» per 278 milioni di euro.

Poi monetizzati («So’ soldi eh, possiamo divertirci») e dirottati in paradisi fiscali: «Quelli di Milano non hai idea di quanti cazzo di soldi hanno fatto, non sanno più dove aprire i conti correnti in giro per il mondo. Ma noi ci stiamo dietro, a ruota stiamo andando!».

(di Giuseppe Salvaggiulo – La Stampa, 2 febbraio)

Superbonus

Nel modulo inserito sul portale dell’Agenzia delle Entrate ha comunicato crediti d’imposta certificando di aver svolto lavori edilizi per 30 milioni di euro. Il problema è che in quel periodo era in carcere. È soltanto uno dei nuovi, eclatanti casi di truffa sui bonus edilizi scoperto grazie alle indagini avviate in tutta Italia. Sono quasi 6 i miliardi sottratti allo Stato, di cui 2 miliardi «già incassati», come ha confermato al Parlamento il ministro dell’Economia Daniele Franco.

Nell’elenco di chi ha percepito migliaia, più spesso milioni di euro, senza avere titolo ci sono cittadini già condannati per reati gravi, esponenti della criminalità organizzata, persone segnalate per aver chiesto e ottenuto il Reddito di cittadinanza nonostante fossero privi dei requisiti. Una frode di enormi dimensioni che sta rallentando, addirittura bloccando, i lavori di chi invece ha seguito le regole.

La circolare emessa il 23 giugno scorso chiarisce la procedura per la cessione del credito e ribadisce la necessità che Poste Italiane e le banche effettuino i controlli prima di erogare i soldi proprio per non ostacolare chi ha rispettato le norme.

Ma sia Poste sia gli istituti di credito hanno già subito perdite da centinaia di milioni e adesso i ritardi si accumulano penalizzando i cittadini in regola.

(di Fiorenza Sarzanini – Corriere della Sera)

Il parcheggiatore abusivo

Il 28 giugno la Procura di Napoli ha disposto «il sequestro di crediti derivanti da bonus edilizi e di locazione per oltre 772 milioni di euro, vantati da 143 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche tra le province di Napoli e Caserta». Si è scoperto che erano stati inseriti nel portale «crediti per svariati milioni di euro, a fronte di fantomatici lavori di ristrutturazione di fatto mai eseguiti».

Tra i titolari del credito «sono stati individuati anche soggetti più volte segnalati dagli investigatori per esercizio abusivo dell’attività di parcheggiatore, per essere risultati privi di partita Iva, per aver svolto attività d’impresa per un solo giorno, per essere risultati impegnati in settori economici differenti da quello edilizio e persino per contiguità con la camorra, sia napoletana che casertana».

Tra loro anche «un soggetto che avrebbe ricevuto lavori di ristrutturazione per oltre 34 milioni di euro e, al contempo, ne avrebbe egli stesso asseritamente eseguiti per oltre 30 milioni di euro, benché fosse in realtà detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere».

Il conto lituano e i palazzi spariti

Il 6 luglio sono state bloccate erogazioni per oltre 110 milioni di euro dai magistrati di Parma che avevano chiesto e ottenuto l’arresto di quattro persone. La società incaricata dei lavori «avrebbe ricevuto una provvista di denaro monetizzando crediti di imposta legati a “sisma bonus”, “eco bonus” e “bonus facciata”, procedendo poi a trasferire la somma all’estero su un rapporto bancario lituano riconducibile a un trust svizzero». Ma la vera sorpresa per gli investigatori è arrivata dagli accertamenti effettuati al catasto. Hanno infatti scoperto che i lavori erano stati pianificati per «281 immobili inesistenti e soprattutto 23 immobili ubicati in Comuni soppressi da tempo (anche nei primi anni del secolo scorso) e decine di altri immobili di proprietà di terzi soggetti che però erano totalmente estranei agli affari».

Sgravi e Reddito di cittadinanza

Le indagini avviate a Napoli hanno consentito di accertare che «il 70 per cento delle persone titolari del credito di imposta risultava percettore o comunque richiedente il Reddito di cittadinanza». Ancor più eclatante quanto scoperto a Caserta dove sono stati sequestrati oltre 13 milioni di euro a due imprenditori che avevano avviato lavori anche a Modena. La Guardia di Finanza ha svelato che «i due indagati, senza avere una concreta organizzazione aziendale (mezzi, dipendenti, uffici), avevano generato crediti di imposta per lavori edili mai svolti, per i quali non erano state emesse fatture nei confronti dei presunti clienti. I crediti generati venivano poi ceduti, di solito in tranche di 500 mila euro, a una moltitudine di soggetti privi della necessaria forza economica per pagare il prezzo della cessione del credito e, in alcuni casi percettori del Reddito di cittadinanza, che avevano l’esclusivo compito di rivendere i crediti d’imposta agli istituti di credito i quali, ignari della provenienza delittuosa, provvedevano a monetizzarli».

I premi per le Poste e i controlli

Poste Italiane è uno dei concessionari del «Servizio di Cessione dei crediti d’imposta» e anche sulla base di questo maggior impegno l’assemblea ha approvato «l’innalzamento della retribuzione per il personale di vertice». Ma è stata ribadita, anche dai giudici che hanno sbloccato milioni di euro sequestrati proprio per stanare i truffatori, la necessità di effettuare controlli «mentre non sempre è stata compiuta adeguata verifica della clientela».

(Fiorenza Sarzanini – Corriere della Sera)

Truffe 

Prima il reddito di cittadinanza e poi il Superbonus. Ora anche insieme. Abbiamo spesso raccontato come l’allarme sui “furbetti” sia una pratica costante della grande stampa che non si lascia sfuggire l’occasione di dare risalto alle segnalazioni di frodi, mancati controlli, indagini delle Procure. Paginate contro i sussidiati per stare sul divano o per raccontare la truffa delle cessione dei crediti fiscali legati ai bonus dell’edilizia. Ieri, il Corriere ha toccato nuove vette: non solo le “truffe del Superbonus” ma anche quelle dei “titolari del reddito di cittadinanza” o aspiranti tali, ovviamente accanto a pregiudicati e “reclusi”. Ma facciamo un po’ di chiarezza.

IL SISTEMA. Le truffe ovviamente esistono. Quanto più una misura è carente di controlli, per impostazione o per dolo di chi dovrebbe effettuarli – ad oggi le Poste e le banche per quelli preventivi – tanto più c’è chi prova ad approfittarne. Ed è per questo che Procure e Guardia di Finanza, nell’esercizio delle loro funzioni, scoprono chi viola la legge. Nello specifico, il Superbonus prevede una detrazione pari al 110% delle spese per specifici interventi di efficienza energetica e misure antisismiche sugli edifici. Il dl Rilancio del maggio 2020 (governo Conte-2) che lo introduce ha anche previsto la possibilità di cedere i crediti (tutti quelli edilizi) senza limiti e pure in “sconto fattura” al fornitore. La cedibilità dei crediti non era stata però accompagnata da un inasprimento dei controlli, limitati ex post all’Agenzia delle Entrate e il meccanismo ha certo favorito le truffe.

Anche per questo è stata già annunciata la nascita di una cabina di regia al Mef per combatterle e in Parlamento è in corso uno scontro sul decreto per le semplificazioni fiscali (con emendamenti bipartisan) per alleggerire il peso di verifica che ricade su chi accetta la cesssione, ovvero banche, Poste e assicurazioni.

I NUMERI. Gli ultimi numeri dell’Agenzia delle Entrate sono di febbraio e tornano utili in attesa di un nuovo monitoraggio: si contavano 4,4 miliardi di crediti fittizi (su 38 miliardi ceduti) grazie a lavori inesistenti di imprese fasulle (11.600). Di questi, 2,3 miliardi sono stati sequestrati. Il presidente dell’Agenzia Ruffini aveva chiarito però che il 46% delle frodi riguardava il “bonus facciate”, il 34% l’ecobonus, il 9% il bonus locazioni/botteghe, l’8% il sismabonus. Solo il 3% il Superbonus. Questi numeri, come vi avevamo già raccontato, si spiegano in due modi: il Superbonus è il più giovane e il meccanismo prevede comun- que che gli interventi vengano “asseverati” da uno specialista. Il Bonus Facciate (detrazione del 90%, ridotta al 60% per il 2022) invece non prevede limiti di spesa né di importo dei lavori. La metà delle truffe si è concentrata su questa misura, che per importo delle cessioni è pari al Superbonus.

ACCANIMENTO?

Ma allora perché tanto accanimento? Il tentativo di far fuori il bonus facciate in manovra ha generato duri scontri ad esempio con il ministro della Cultura Dario Franceschini. È stato molto più semplice invece condannare pubblicamente il Superbonus (“Una “truffa con pochi eguali nella storia della Repubblica”, l’ha definita il titolare del Tesoro) soprattutto perché i numeri sono enormi. Secondo i dati dell’Enea, a fine giugno il totale degli investimenti ammessi alla detrazione al 110% ammontava a 35,2 miliardi di euro (dai 30,6 miliardi di maggio; 4,6 miliardi in più). Le detrazioni previste a fine lavori a carico dello Stato ammontano oggi a 38,7 miliardi (con un aumento del 14,8% rispetto ai 33,7 miliardi del mese precedente). In pratica, il valore ha superato lo stanziamento del governo che è di 33,3 miliardi e con ogni probabilità bisognerà rifinanziare la misura in fretta visto che gli investimenti crescono velocemente di mese in mese. Fondi che, senza extra deficit, sarà difficile trovare.

(di Marco Franchi – Il Fatto Quotidiano)

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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