Sessa Aurunca, Teano-Calvi, Alife-Caiazzo: 5 ex diocesi, di cui 4 già accorpate, unite ‘in persona Episcopi’

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Disposta l’unione, “in persona Episcopi”, delle seguenti Diocesi dell’Alto Casertano: Sessa Aurunca, Teano-Calvi e Alife-Caiazzo.

Papa Francesco ha deciso di unire le Diocesi dell’Alto casertano (Alife Caiazzo, Sessa Aurunca e Teano Calvi) affidandole all’unica guida del vescovo Giacomo Cirulli (a destra nella foto).

Mons. Cirulli, Vescovo di Teano-Calvi e di Alife-Caiazzo, era finora Amministratore Apostolico di Sessa Aurunca.

Nato il 25 settembre 1952 a Cerignola (Foggia), si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli nel 1981.

Ha compiuto il cammino di formazione al sacerdozio nell’Almo Collegio Capranica in Roma, fino alla Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico in Roma.

È stato ordinato sacerdote nel 1982, per la Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano.

È stato responsabile regionale degli obiettori di coscienza in servizio presso la Caritas e direttore Associazione Medici Cattolici (1992- 1996).

Dal 2017 è vescovo di Teano-Calvi, dal 2021 anche di Alife Caiazzo e oggi si è completato il progetto di Papa Francesco per l’Alto Casertano con la nomina a Sessa Aurunca.

Questo processo – ha scritto il vescovo emerito di Alife Caiazzo, mons. Valentino Di Cerbo (a sinistra nella foto) – che oggi ci chiama ad una responsabilità seria: programmare insieme in maniera unitaria il futuro di una nuova circoscrizione ecclesiastica, senza escludere la storia e la ricchezza che sono ‘radice’ di ogni territorio; e poi affidare alla preghiera questo nuovo tempo di cambiamento, che sarà lungo ma che il Signore affida al lavoro del Vescovo, dei sacerdoti e dei laici di questo tempo.

Il 23 maggio 2013 il nuovo Papa, Francesco – ha raccontato mons. Di Cerbo – parlando per la prima volta ai Vescovi italiani nella Basilica Vaticana, a conclusione dell’annuale Assemblea CEI presentò come urgente il problema della riduzione del numero delle diocesi in Italia.

All’uscita dalla Basilica, trovandomi accanto al Papa e al presidente della CEI, da qualche loro battuta capii che tale proposta non era un’idea del Sommo Pontefice, ma un vecchio progetto della CEI che aveva già avviato contatti con le Congregazioni romane”.

Da allora sono trascorsi quasi 10 anni. La gestazione dunque è stata complicata. Ed anche ora i Decreti della Santa Sede avviano un processo che sarà lungo e non potrà essere concluso durante l’episcopato di mons. Cirulli.

“Non bisogna illudersi. Oltre alla nomina di un unico vescovo, sarà necessario -elenca Di Cerbo – un cammino di conoscenza reciproca e una condivisione del progetto, capace di valorizzare le ricchezze di tutte le chiese locali chiamate a confluire nella futura Chiesa dell’Alto Casertano, evitando inutili competizioni, desideri di predominio e conflitti. Infatti, una diocesi non la si costruisce con i decreti, né intorno al carisma di un vescovo.

Quando questo è successo, ci si è accorti che la conclusione di un episcopato ha lasciato le diocesi disorientate e con uno stuolo di ‘vedove’ che, invece di guardare al futuro, rimpiangono il gerarca che è andato via.

Pertanto, occorre innanzitutto non vivere di nostalgie, di rimpianti e di sogni di ritorno al passato. Lo spopolamento e la marginalizzazione dei nostri territori realisticamente escludono e sconsigliano il rinascere di piccole realtà ecclesiali legate alle condizioni di vita del tempo che fu.

Occorre quindi esercitare la virtù della speranza e guardare lontano. E prima ancora conoscersi e individuare linee pastorali comuni. È un lavoro che deve coinvolgere la base clericale e laicale, gli organismi di partecipazione, le Associazioni e i Movimenti, gli uffici di Curia…

La comunione diocesana non la costruisce un vescovo onnipresente che percorre in modo forsennato le tre diocesi soltanto per presenziare manifestazioni e celebrare Sacramenti.

Le nostre piccole chiese sono scrigni di valori, esperienze, cultura, spesso sconosciute agli stessi sacerdoti e laici che ne fano parte. Costruire una nuova realtà ecclesiale comporta quindi un intenso periodo di scambi e di conoscenza reciproca, con la volontà di far emergere il meglio.

E, prima ancora, di rendimento di grazie allo Spirito che nella storia ha suscitato quelle straordinarie ricchezze di fede e di umanità.

Con tale animo grato e colmo di speranza – conclude Di Cerbo – occorre successivamente porsi la domanda: ‘Quale Chiesa vogliamo costruire nell’Alto Casertano?’ e lavorare alla formulazione di un progetto, che non deve essere limitato al clero, ma deve coinvolgere tutto il popolo di Dio.

Si tratta di vivere una forte esperienza sinodale locale che non si limita a qualche riunione per obbedire al Papa, ma di un camminare insieme da fratelli che coinvolge tutti: laici, sacerdoti, uomini, donne, giovani, tutti impegnati in un gioco di squadra che sperimenta e costruisce chiesa, popolo di Dio, umanità nuova di fratelli animata dal Vangelo”.

(S.C. Fonte & Aggornamenti: https://www.farodiroma.it/alto-casertano-unione-in-persona-episcopi-delle-diocesi-di-sessa-aurunca-teano-calvi-e-alife-caiazzo/ – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web© Diritti riservati all’autore)

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