Caserta. Messa nel duomo lunedì 19 agosto in memoria di Teresa Musco, a 43 anni dal trapasso

Nel quarantatreesimo anniversario della sua nascita al cielo, lunedì 19 agosto, Caserta ricorda Teresa Musco, la “mistica” originaria di Caiazzo di cui migliaia di fedeli nel mondo attendono la beatificazione.

Anche quest’anno, infatti, sotto l’egida dell’apposita Fondazione presieduta da don Franco Amico, la comunità ecclesiastica casertana ha predisposto la celebrazione di una solenne funzione eucaristica per ricordare, a quarantatré anni dal trapasso terreno, Teresa Musco, la mistica originaria di Caiazzo ma morta a Caserta, dopo atroci sofferenze causate da un male oscuro per la scienza ufficiale, che avrebbe provocato vistose stimmate in ambo le sue mani (nella foto in alto, divulgata per i devoti francesi), tanto da indurre molti fedeli a equipararla a san Pio da Pietrelcina, con il quale peraltro, secondo i più strenui assertori della sua causa, la pia donna sarebbe stata in vivida “bilocazione”.

Nel rispetto della tradizione, al sacro rito, che sarà officiato nel duomo casertano alle ore 11 di lunedì 19 agosto, parteciperà anche una delegazione caiatina, ma stavolta a presiedere la concelebrazione sarà il vicario episcopale casertano, monsignor Giovanni Vella.

Non è tutto perché, come ogni anno, nel trigesimo di tale ricorrenza, il 19 settembre un’altra messa sarà celebrata in Caiazzo, stavolta dal parroco don Giovanni Fusco nell’antica chiesa di San Pietro del Franco, poco lontana dalla sua umile dimora familiare, che pertanto Teresa frequentava da giovinetta e nella quale per la prima volta ricevette la sacra particola.

Teresa Musco, come ricorda proprio il sito web dell’omonima fondazione, elevata a Ente Morale, nacque a Caiazzo (CE) il 7 giugno 1943 da modesti agricoltori, Salvatore e Rosa Zullo. Il 13 giugno 1943 ricevette il Battesimo nella Chiesa parrocchiale di San Pietro.

In casa erano ben sei figli. L’unica sorella è Suora della Carità. Le ristrettezze familiari si ripercossero in lei fin dalla più tenera età.

Monsignor Pasquale Mone le somministrò (nella foto qui accanto) il sacramento della Eucaristica l’8 maggio 1951 e Teresa annotò nel suo diario: “É il giorno più bello della mia vita”.

Il 30 ottobre 1951 iniziano le sofferenze: una strana malattia la costringe a letto e, poiché si manifestano periodicamente delle suppurazioni in varie parti del suo corpo, doveva di volta in volta sopportare i tagli del chirurgo, i quali col passare degli anni ammontarono a più di cento. Questo martirio si protrasse sino età di venticinque anni.

Sin da bambina si era consacrata al Signore offrendo le sue sofferenze per la conversione dei peccatori.
Monsignor Pasquale Mone, il 31 maggio 1964, le consente di unire al voto di verginità anche quello di “vittima” e il 31 maggio 1966 fa l’offerta spontanea e totale della sua vita spirituale a vantaggio dei sacerdoti.

Nel 1968 si trasferì a Caserta. Si adoperava nel migliore dei modi per rendersi utile agli altri.

La sua giornata aveva come punti fermi: la partecipazione alla Messa e una continua unione col Signore nella preghiera e nella offerta delle sue azioni e nell’accettazione gioiosa di ogni motivo di sofferenza, offerta ricambiata dalla Provvidenza col dono di una particolare partecipazione alla Passione di Gesù.

Nella notte tra il giovedì e il venerdì santo del 1969, a ventisei anni, le Stimmate divennero visibili, manifestandosi in profondi fori a sezione romboidale, attraversanti sia le mani che i piedi, contemporaneamente il costato presentò uno squarcio impressionante.

Nel giugno del 1971 ratificò la sua consacrazione al Signore, in forma ufficiale, nel Santuario Mariano di Leporano (Camigliano, Caserta), alla presenza di alcuni amici.

Gli ultimi cinque anni che seguirono alla consacrazione, fino alla morte, furono un continuo salire con Cristo Crocifisso la vetta del Calvario fra sofferenze fisiche e morali che talvolta parevano schiacciarla e che lei, con l’aiuto della Grazia, riusciva coraggiosamente, non solo a sopportare ma anche a nascondere a chi le aveva vicino.

Tante manifestazioni riscontrate nel suo corpo e nella sua casa durante la sua vita rivelano una viva partecipazione al mistero della Redenzione.

Nel 1974 iniziò a farsi strada nel suo corpo, già tanto provato, una grave insufficienza renale. Si spense a Caserta all’età di 33 anni, il 19 agosto 1976.

Nascosta, umile, sconosciuta ai più, i suoi funerali inspiegabilmente -da notare che si era nella settimana di ferragosto- chiamarono una folla immensa.

Numerosa la partecipazione dei fedeli alle Messe esequiali in ogni anniversario del suo ritorno alla Casa del Padre.

In questi ultimi anni tali celebrazioni hanno visto la Cattedrale di Caserta gremita da tanti fedeli provenienti da ogni parte.

La sua tomba, come la sua casa in via Battistessa, dove visse gli ultimi quattro anni della sua vita è meta di un pellegrinaggio mai interrotto. Nella vita di Teresa appare la sua completa ed eroica uniformità ai voleri di Dio.

Uniformità come espressione vitale e perfezione della carità, dell’amore verso Dio e di riflesso verso il prossimo. Rivive la passione di Gesù accettando ogni tipo di sofferenze morali e fisiche pur di salvare anime.

Il messaggio della vita di Teresa è sulla scia di quello recatoci da Gesù, messaggio proposto a tutti gli uomini attraverso la Croce. Così ella dimostra con la sua vita, pagando di persona, che non vi è amore più grande di colui che si dona agli altri.

Le sue più vive preoccupazioni, nell’offerta continua di preghiere e di sofferenza di ogni genere, erano rivolte per la Chiesa, per il Papa, i vescovi e sacerdoti. Immancabile il suo invito a quanti l’avvicinavano a pregare per le vocazioni.

Esempi come quelli di Teresa Musco, ripropongono con forza il mistero e il ruolo del dolore nel progetto di Dio, il grande discorso dell’alleanza di Dio con l’uomo per la salvezza dell’umanità attraverso l’attualizzazione e la testimonianza viva della Passione di Cristo.

Dopo la sua morte hanno preso vita e sviluppo, in varie parti d’Italia, i “Piccoli Cenacoli di Preghiera” con l’intento di corrispondere oltre che al messaggio di Fatima anche a quello pervenutoci tramite Teresa, docile strumento nelle mani di Dio, che praticò il programma “offri, soffri e taci” sotto la guida materna di Maria Santissima.

Dopo la sua morte hanno preso vita e sviluppo, in varie parti d’Italia, i “Piccoli Cenacoli di Preghiera” con l’intento di corrispondere oltre che al messaggio di Fatima anche a quello pervenutoci tramite Teresa, docile strumento nelle mani di Dio, che praticò il programma “offri, soffri e taci” sotto la guida materna di Maria Santissima.

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