Napoli Benevento – vittoria azzurra, per la tattica sbagliata dei Sanniti

Napoli – Benevento vittoria azzurra, per la tattica sbagliata dei Sanniti

Al Maradona ieri, a tratti si è rivisto un poco di “sarrismo”, non per gli schemi ma per i nomi di uomini legati a quel periodo

Vittoria di giustezza degli azzurri che, per loro fortuna, hanno avuto nell’allenatore degli “stregoni” un buon  alleato, proprio perché a nostro sommesso avviso Filippo Inzaghi ha sbagliato la tattica, favorendo il Napoli; il Benevento, con il suo gioco rinunciatario, ha consentito così agli uomini di Gattuso di poter giocare a proprio piacimento, senza tanti grattacapi da gestire in fase difensiva, che in questo momento della stagione risulta l’anello debole della formazione azzurra, i napoletani hanno nella loro mediana due ottimi giocatori, splendidi in fase di costruzione di gioco, infatti sia Fabian Ruiz che Zielinsky sono stati tra i migliori in campo, proprio perché poco pungolati in fase di copertura; quindi si invitano i tifosi partenopei a non esaltarsi più del dovuto anche se, con i 3 punti conquistati dalla squadra napoletana, possono vivere un momento di tranquillità, il che di questi tempi è manna, inoltre, soprattutto, conseguentemente al recente risultato vittorioso, la squadra rimane in corsa per l’ultimo obiettivo stagionale rimasto, e cioè il quarto posto in classifica che consente l’accesso alla Champions League.

Ieri al Maradona è andata in scene la magia del derby, che è sempre un momento particolare; quello tra Napoli e Benevento è tra l’altro un derby davvero fraterno, visti i buoni rapporti tra le due dirigenze e le due tifoserie, certo che per chi, come noi, ricorda ancora di storie giallorosse di cadetteria inferiore, quando le formazioni si imparavano a memoria: Borghese, Battilani, Vecchiè, Radio… e poi Corvasce…, la poesia di un calcio che era più vero… o forse in molti casi è la nostalgia che fa brutti scherzi. Un bel momento per la Campania tutta, anche se il vero momento storico, per quel che concerne le partite di campanile rimangono quelle tra Napoli e Avellino, ben 10 derby di seguito in Serie A, difficilmente qualche altra compagine campana riuscirà mai a superare questo primato, a tale proposito sorge l’esigenza di fare gli auguri di buon compleanno, a un allenatore che è rimasto nel cuore delle tifoserie sia partenopea che irpina, tanti auguri di buon genetliaco a Mister Luis Vinicio che ieri ha compiuto gli anni, napoletano nato a Belo Horizonte, il 28 febbraio 1932.

Tornando alla gara si è rivisto a tratti un poco di quel “sarrismo” che tanto ha entusiasmato Napoli e gli amanti del bel gioco, non tanto per gli schemi, che con Gattuso rimangono una chimera, ma per i nomi visti in campo, nonché per le giocate sublimi di alcuni interpreti, come per esempio la rinomata “catena di sinistra”, che vedeva Goulham sfrecciare fino in fondo l’out in questione, che completava con dei cross al bacio per Mertens e Callejon o degli assist per Insigne e Hamsik ( gli altri due compagni di reparto), che rimangono immagini da cineteca, momenti indelebili nel ricordo di chi ama il Napoli; si è rivisto Mertens, che al suo solito è una sorta di cobra in area avversaria e che alla fine, proprio come un cobra, ti avvelenata e ti stordisce, ieri con la sua realizzazione è salito a quota 131 gol con la maglia del azzurra, confermandosi sempre più bomber di tutti i tempi.

Certo i problemi rimangono, l’errore di Kalidou Koulibaly, la sua espulsione per doppia ammonizione, il secondo giallo causato a 100 metri dalla porta di Meret, un fallo inutile e dannoso, che si ripercuoterà anche sulla prossima partita contro il temibile Sassuolo,  è l’emblema di questa stagione, l’ennesimo marchio di fabbrica di questa compagine che senza fare strafalcioni o idiozie non riesce a stare, i soliti errori personali che stanno diventando una prassi, e che portano sempre e comunque a un solo punto di partenza, una scarsa tranquillità mentale da parte di chi avrebbe un solo compito, quello di giocare a pallone e che per poterlo fare deve avere un comandante in grado di gestire il modo di come stare in campo e di come svolgere al meglio il proprio compito, ma questa è un’altra storia, inutile girarci attorno sarebbe come il cane che si morde la coda.

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