Caiazzo. Comune denunciato da ex dipendente ‘scansa’ maxi condanna grazie all’avvocato De Crescenzo

Condannata anche al pagamento delle spese una ex dipendente che, lamentando ingiusto “mobbing”, aveva trascinato in giudizio il Comune, rivendicando un risarcimento di circa un miliardo di lire, cioè il corrispettivo di oltre 480.000 euro, cifra che, sommata alle altre “in bilico giudiziario”, avrebbe potuto rappresentare la stoccata letale per l’ente, scansata grazie all’acume dell’avvocato Antonio De Crescenzo.

Sventata minaccia per il Comune di Caiazzo rispetto alla pretesa risarcitoria di oltre 480.000 euro azionata da una ex dipendente per danni a suo dire derivanti da condotte mobbizzanti poste in essere dagli organi dell’ente locale.

Il processo, avviato nel 2010 dinanzi alla Sezione Lavoro del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, aveva già visto soccombere la ex dipendente rispetto alla richiesta di risarcimento nei confronti del Comune di Caiazzo, dal momento che, con sentenza pronunciata nel 2015, il Giudice del Lavoro aveva ritenuto non sufficientemente provate le condotte “vessatorie” lamentate dall’anno 1980 al 2009 ovvero fino al suo collocamento in pensione.

Ritenendo errata e ingiusta la sentenza emessa del Tribunale, la ex dipendente aveva deciso di portare il caso dinanzi alla Corte di Appello di Napoli, invocando l’annullamento della pronuncia di primo grado e nuovamente la condanna del Comune al risarcimento dei danni sofferti a causa di un progressivo svuotamento di mansioni e della conseguente estromissione dal lavoro, circostanze queste, a suo avviso, integranti fattispecie di mobbing orizzontale e verticale.

Considerata la complessità della vicenda e la rilevanza della somma richiesta, l’amministrazione locale, capeggiata dal sindaco Stefano Giaquinto, al fine di scongiurare ogni possibile rischio per le casse dell’Ente, aveva deciso di resistere all’appello promosso dalla ex dipendente comunale, affidando la difesa del comune allavvocato Antonio Rosario De Crescenzo (caiatino ma con studio in Caserta), noto anche per la sua comprovata esperienza in materia di pubblico impiego.

Scelta, quella dell’attuale consiliatura, che ha prodotto il risultato ottimale per gli interessi del Comune, atteso che, con sentenza del 9 aprile 2009, la Corte d’Appello di Napoli ha respinto integralmente l’appello proposto dall’ex dipendente, condannando la stessa anche alla refusione in favore del Comune delle spese processuali liquidate in euro 2.000 oltre i rituali “accessori di legge”.

Il professionista incaricato, infatti, è riuscito a dimostrare alla Corte d’Appello la totale inconsistenza delle gravi accuse di mobbing mosse dalla dipendente, sia nei confronti di ex sindaci che di taluni colleghi di lavoro e superiori gerarchici, ritenuti (a torto) responsabili del danno biologico e patrimoniale lamentato dalla medesima e per il cui ristoro era stato chiesto al Comune il pagamento di una ingente somma di denaro equivalente a oltre 480.000 euro.

(Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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