Caiazzo. Decò: ore cruciali, anche per i dipendenti, in attesa del verdetto del TAR, ma solo sulla carta

É attesa senza apprensione, evidentemente non solo palese, la sentenza che il Tribunale amministrativo regionale della Campania ha deciso di pronunciare martedì 17 aprile nel merito del ricorso presentato dall’avvocato Pasquale Marotta contro il provvedimento con in quale il responsabile comunale del settore Commercio ha “avviato la procedura” per ritirare ogni autorizzazione rilasciata dal Comune di Caiazzo alla società Iper Volturno, titolare del maxistore Decò.

Tutto ciò dopo che già sulla questione si era pronunciato il Consiglio di Stato, adito da un concorrente, sancendo in via definitiva la destinazione agricola semplice dell’intera area sulla quale insiste il grosso manufatto, già adibito, sempre in modo illegittimo, come si evince dalla sentenza, a sede commerciale della fallita concessionaria FIAT “Autovolturno”, demandando al Comune la mera esecuzione della citata, definitiva sentenza.

Apprensione da cercarsi con il proverbiale lanternino atteso che la gestione aziendale ha programmato e pubblicizzato già da tempo le promozioni di cui la clientela potrà fruire ancora per una settimana, essendo evidentemente sicura che l’attività potrà comunque continuare, a prescindere dall’atteso verdetto, magari anche per dimostrare che non sempre il 17 è un numero iellato, neanche se abbinato al non proprio fausto, secondo la popolare filosofia, giorno del martedì.

Apprensione per conseguenza virtuale anche per i dipendenti, nonostante la loro costituzione in giudizio, a quanto si vocifera, invano finalizzata a ottenere un rinvio del verdetto finale, dal quale, secondo le doglianze, dipenderebbe tutto il loro avvenire, essendo comunque indiscutibili i benefici all’uopo previsti dai noti ammortizzatori sociali governativi.

Il futuro aziendale sarebbe indiscutibile non certo perché possa essere trapelato qualcosa dal TAR – già nell’occhio del ciclone in seguito alla doppia, contrapposta decisione, circa la sospensiva, prima negata ma poi concessa, senza alcuna palese motivazione né tampoco menzione nel provvedimento successivo – ma perché, evidentemente, anche il caso di inopinato rigetto la difesa aziendale ha già messo in conto l’impugnazione nei gradi successivi, se necessario di nuovo fino al Consiglio di Stato, a prescindere da una seconda opportunità che, secondo esperti, dovrebbe conseguire ad altra procedura avviata, in separata sede, dal comparto urbanistico comunale per ritirare le inerenti autorizzazioni, sempre in ossequio al verdetto unico del Consiglio di Stato, anch’esso posto “sub judice” da una richiesta di rivisitazione prodotta dall’arguto difensore del Decò, avvocato Pasquale Marotta, a quanto è dato sapere, ritenendo che il supremo organismo giudiziario amministrativo non si sia reso conto che, all’epoca, l’area fosse stata dichiarata “commerciale” non sulla base dell’ordinaria procedura, soggetta a prescrizione in difetto di completamento, ma giusta legge 219/81 (post sismica) che prescindeva da ogni inerente procedura, circostanze che erroneamente sarebbero state confuse, in totale buona fede, anche dal compianto sindaco pro tempore, dottor Giuseppe Cervo. 

Ma per conoscere il responso su tale delicato aspetto bisognerà attendere ancora molti mesi, o anni, durante i quali, in corso di rinnovati giudizi, a quanto è dato intendere, il Decò potrà continuare la propria attività.

Sempre che intanto non producano effetti diversi le denunce, anche penali, prodotte e/o annunciate dalla controparte, titolare del concorrente supermercato “Golden Market”: chi vivrà, vedrà…

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