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‘Malika e la Mercedes’. Chi accusa e chi difende la ragazza che ha fatto ‘impazzire’il web

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Il caos mediatico scoppiato col caso “Malika e la Mecedes” vede opinioni contrastanti.

Qualcuno l’accusa e afferma: ” Il vostro perbenismo malato ha regalato una Mercedes ad una ragazza che aveva promesso di aiutare persone in difficoltà come lei. Ed è per loro che mi dispiace, non per voi. Su questi social di m ****a se on ti esponi, allora sei omofobo!”

Nel giro infernale è coinvolto anche un cagnolino di lusso, un Bulldog pagato 2.470 euro.

“Malika? Ha comprato il cane più costoso dell’intero allevamento” – dichiara Simone, proprietario di un allevamento a Firenzuola. E ancora commenta: “Non l’avevo riconosciuta eppure lei pretendeva da me una certa riservatezza, come se non fosse mai venuta”.

Anche il Leader della Lega, Matteo Slavini, esprime il suo disappunto affermando: “Un French Bulldog, bene di prima necessità? Ma che vergogna!”

Ma non mancano le difese nei riguardi di Malika. Questo uno dei tanti pos che si leggono sulle pagine Facebook:

“Le polemiche scoppiate sui social sul costo dell’auto (17k euro) acquistata da Malika Chalhy con i soldi ricevuti (150k euro) dalla raccolta fondi, aperta dopo essere stata cacciata di casa dalla propria famiglia solo poichè lesbica, sono estremamente significative della pervasività e profondità del classismo interiorizzato da tantissimə di noi.

Per la nostra società le persone povere devono essere austere, devono mostrare tutta la loro miseria e anche un certo disagio. Non possono avere sogni, se non la propria sopravvivenza! Chalhy ha affermato che voleva togliersi “uno sfizio”, ma non lo sa che gli sfizi sono solo per la classe media? I bisogni, quelli fisiologici, li tolleriamo, altro no! Già la persona senzatetto che osa combattere il freddo e la depressione col vino ci indigna… ora anche una 22enne che si regala un’auto (dando indietro quella vecchia)? E quel sorrisetto in foto, non indirizzato a noi magnanimə benefattorə… non poteva mostrarsi addolorata, ancora per un po’? Le persone povere non hanno il diritto di provare alcuna emozione positiva, se non la gratitudine! E poi, la vogliamo vedere attiva alla ricerca di un lavoro, mica seduta in macchina! Non poteva mettere una foto sudata in bicicletta, sui social? Mica abbiamo pagato per farle fare la pacchia! Perchè oltre alla riconoscenza, le persone povere devono perennemente compiere sforzi quotidiani per dimostrare di meritare di uscire dalla povertà. Sennò, diamine, devon tornare in strada finchè non lo capiscono!

“Dovevamo capire che non andava donato nulla, ma avete letto le robe fascioleghiste che scriveva sul suo profilo?” Ma certo, perchè le persone povere meritano una vita minimamente decente, sì, ma solo se sono ideologicamente ineccepibili secondo gli ideali del Santo Benefattore. E soprattutto abbiamo deciso noi cosa serve per la “decenza” della vita, e i bisogni sociali, di intrattenimento e le passioni personali non ci rientrano, specie se costano! Figurati il consumismo, le dipendenze, o i veri e propri errori.

[dio solo sa che educazione familiare ci aspettassimo da una povera crista cresciuta da genitori omofobi che l’han poi cacciata di casa]

“Mai più, mai più condividerò una raccolta fondi per persone povere” dice Il Signor Classista, ma sembra pensare “o comprano quello che diciamo noi, a testa bassa, mostrandosi penose, e magari ringraziandoci ogni giorno con un SMS, o per me le persone povere possono anche morire di fame”. Un po’ come quelli che “supportavo il Pride, ma ora che mi attaccate per una roba che ho detto, scordatevi il mio appoggio”.

Lo scrivo pubblicamente: se vieni cacciata di casa dalla tua famiglia solo per il tuo orientamento sessuale, la vita ti dovrebbe un risarcimento un po’ più prezioso di una mercedes di classe A. Ma lo penso per ogni tragedia, eh. Solo che quando lo dico poi si apre tutto un discorso: a chi prendere le risorse per aiutare le persone povere, eh? Dai ricchi? NONSIFA. “La redistribuzione” è una parola del secolo passato, che non lo sai?

“Ma Yari, non capisci, il discorso è giusto, ma se va ancora sul lastrico? Che facciamo, un’altra raccolta fondi? Lo diciamo per il suo bene. Non è fattibile andare avanti all’infinito così!”
->E infatti, magari arriva il giorno che capiremo che la beneficenza non è la soluzione, che questi problemi sono sistematici, e che ogni essere umano merita una casa e una vita dignitosa a prescindere dalla beneficenza e da quanta simpatia o pena susciti sui social. E soprattutto, senza ricatti dalle classi economiche più ricche e potenti.

Edit: Mi tocca aggiungere un breve passaggio, ché litigare non mi piace, e capirsi mi interessa molto.
Io non critico, né delegittimo, il SENTIMENTO di fastidio per chi, da “non ricco/a”, ha donato immaginando che quei soldi sarebbero stati spesi più coscienziosamente, ché magari lui/lei non si può proprio permettere il Mercedes. Io rispetto questo sentimento, e forse lo condivido pure. Io, per mia ideologia, non avrei mai speso i soldi così: li avrei mandati piuttosto verso 10 anni di affitto anticipato, e il resto devoluto in beneficenza. Ma io sono io. Inoltre non mi interessa neppure difendere Chalhy, che non conosco e mai conoscerò, così come non mi interessa il gossip del giudizio morale “brava” Vs “ha fatto male, vergogna!”. A me interessano due cose. La prima, evidenziare il fenomeno sociale del classismo e delle dinamiche relative alle persone più povere, spesso se tanto interiorizzate da risultare invisibili. Ad esempio, il fatto che secondo molte persone fare beneficenza implicherebbe avere diritto di decidere come vengano spesi nello specifico quei soldi. Non è così. Salvo accordi precedenti, ovviamente, ma mi risulta che il gofundme avesse come descrizione il generico “pagare spese avvocati/e e psicoterapia e rifarsi una vita”. E non mi pare che 17k per una auto siano così eccessivi da fuoriuscire dalla definizione “rifarsi una vita”, e se lo fanno, è, appunto, uno sfizio (pur furbo e non troppo rispettoso), non una bugia. Non una truffa. La seconda cosa che mi interessa è criticare la gravità del rendere pubblico e politico un fatto privato, pur contestabile nettamente (sì, “il personale è politico”, ma non significa che dobbiamo buttare sui giornali tutte le persone che non fan beneficenza). Critico ad esempio la presunzione di Lucarelli che nell’intervista tratta Chalhy come una mezza criminale, al punto da spingerla indirettamente a dover dichiarare quanto la propria compagna guadagni al mese. Se politicizziamo e rendiamo pubbliche queste scelte (come fa Lucarelli e Distruggere), accettiamo di voler attaccare l’autonomia di una persona, solo perché ha ricevuto beneficenza. È questo è classismo. Ciò, come detto, non significa biasimare chi è deluso/a dall’acquisto, o anche furioso/a, bensì coloro che scrivono “articoli” o persone famose che ci fanno lo status su fb, rendendolo un fatto pubblico, arrivando addirittura a dire che non condivideranno più gofundme: immagino l’enorme interesse che avevano prima – io ho sempre dato due spicci – e anche più di due, in realtà – a chiunque me li chiedesse, perché parto dal presupposto che se chiedi soldi umilmente, ricco/a non sei. E mi è capitato di capire (durante, o peggio, dopo) che la persona mi stesse palesemente mentendo su vari aspetti. Per questo smetto di fare beneficenza? No. Così come tutte le persone che conosco e che credono autenticamente nella redistribuzione economica e nella solidarietà, e non solo per fate due like su Facebook.

Ringrazio le tante persone che hanno speso un minuto per ragionare assieme, in pacatezza e rispetto, non sempre scontati”.

(Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)
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