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Sanità. Don Angelelli: “4,5 milioni esclusi dalle cure. Cei e professioni insieme per una salute equa e accessibile”

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La Commissione episcopale per il servizio della carità e della salute e l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana (Cei), in sinergia con le undici Federazioni e i Consigli nazionali delle professioni sanitarie e sociosanitarie – che rappresentano oltre 1,5 milioni di professionisti – hanno inaugurato un percorso preparatorio per il Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità del 2025, dedicato alle povertà sanitarie per una salute equa e accessibile. Ne ha parlato oggi, 7 maggio, don Massimo Angelelli, direttore Ufficio nazionale pastorale della salute Cei, in conferenza stampa a Roma con i rappresentanti delle professioni sanitarie e sociosanitarie d’Italia. “Il tema degli esclusi dall’accesso alle cure – ha detto Angelelli – sta diventando un’emergenza sempre più seria. Se prima si poteva pensare che riguardasse alcune fasce ridotte di popolazione molto svantaggiate, oggi sappiamo che

4,5 milioni di persone non possono curarsi mentre la spesa privata nel 2022 ha superato i 40 miliardi”.

“Ci stiamo allontanando dal dettato costituzionale che prevede l’accesso universale alle cure e la gratuità per gli indigenti. Si stanno curando solo i benestanti”, l’allarme lanciato dal sacerdote.

Un percorso in tre tappe. Il percorso prevede tre fasi distinte, ognuna dedicata all’analisi delle principali povertà sanitarie. La prima, il convegno Le povertà sanitarie in Italia, si terrà venerdì 10 maggio a Verona (Università degli studi, ore 15 – 19) e avrà come focus la situazione del nostro Paese. Il secondo appuntamento, il prossimo 15 novembre a Roma, analizzerà la situazione europea; l’ultimo, il 5 aprile 2025, sarà dedicato ad una visione della dimensione globale. “Analizzare chi e quanti sono coloro che, nel nostro Paese, non hanno accesso alle cure necessarie o non possono permettersi l’acquisto di farmaci”, è l’obiettivo del convegno del 10 maggio, ha spiegato ancora Angelelli. Nella città scaligera esperti del settore, economisti, ricercatori e rappresentanti istituzionali, uniti ai professionisti sanitari, baluardo della tutela della salute pubblica, discuteranno le soluzioni e le strategie per migliorare l’assistenza sanitaria nazionale. Obiettivo,

“una sanità più equa e accessibile”.

Il convegno di Verona. Tra i relatori Chris Brown, direttore Ufficio europeo per gli Investimenti e lo sviluppo della salute dell’Oms; Ketty Vaccaro, sociologa e responsabile Area welfare e salute del Censis; Silvio Brusaferro, professore ordinario di Igiene generale e applicata presso l’Università degli studi di Udine; Cristiano Camponi, direttore generale dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp). Dal ministero della Salute, oltre al ministro Orazio Schillaci, parteciperanno Alberto Siracusano, coordinatore del Tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale, e Americo Cicchetti, direttore generale della programmazione sanitaria.

Foto Ufficio pastorale salute Cei/SIR

Manifesto per una sanità poi inclusiva. Al termine dei lavori, ha annunciato Angelelli, “i presidenti delle Federazioni e dei Consigli nazionali delle professioni sanitarie – Fnomceo, Fnovi, Fofi, Fnopi, Fnopo, Fno Tsrm e Pstrp, Cnop, Fnob, Fncf, Fnofi, Cnoas – tenteranno, durante la tavola rotonda finale, di individuare le soluzioni per una sanità del futuro più inclusiva e firmeranno un manifesto contro le povertà sanitarie. Noi, come Conferenza episcopale – ha concluso– andremo ad analizzare quali sono le nostre risposte possibili” attraverso “il Terzo settore di ispirazione cristiana.

C’è bisogno di migliore connessione tra sanitario, sociosanitario e assistenziale”.

Cura è relazione. “Occorre ritornare alle fondamenta della nostra professione per dare senso al carattere universalistico e solidaristico del nostro Ssn. Preoccupano i dati sulla rinuncia alle cure, ma anche sulla stanchezza di nostri colleghi che rinunciano alla professione o si trasferiscono all’estero”. Lo ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi (Federazione ordini professioni infermieristiche), secondo la quale è necessario “ricomporre il nostro sistema salute con sinergie virtuose tra le sue componenti” e “rimettere al centro il cittadino e i professionisti con i loro bisogni, capitale intangibile della nostra sanità pubblica che va salvaguardato e curato, altrimenti – ha sottolineato – per noi infermieri diventa difficile trasformare la cura in relazione. Questo compito di umanizzazione è insostituibile,

non possiamo rinunciare al rapporto di vicinanza e fiducia con la persona assistita”.

“Oggi si rischia, e purtroppo accade, di privare le persone di una parte delle cure fondamentali di cui hanno bisogno con una conseguente pericolosa deriva del nostro Servizio sanitario nazionale. Registriamo non solo una scarsa attrattività, ma anche una drammatica carenza di personale sanitario”, l’allarme lanciato da Teresa Calandra, presidente Federazione nazionale Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), che ha inoltre auspicato

“una doverosa riflessione sui tanti morti sul lavoro. Bisogna fare meglio e puntare con urgenza e concretamente sulla prevenzione,

i nostri tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro devono essere massimamente valorizzati”.

Impegno per equità sociale. Per Mirella Silvani, vicepresidente Cnoas (Consiglio nazionale ordine assistenti sociali), “il mancato accesso a cure, programmi di prevenzione, assistenza continuativa e adeguata per una vita dignitosa, genera problemi che faranno arretrare lo stato di salute della popolazione e danneggeranno il tessuto sociale e produttivo del nostro Paese. Un attacco all’equità sociale e al benessere della nostra società che, come assistenti sociali, contrasteremo con forza”. “Siamo qua – ha detto Silvia Vaccari, presidente nazionale Fnopo (Federazione ordini professioni ostetriche) – perché purtroppo una donna su dieci è in povertà e non ha accesso alle cure. Dovremmo lavorare tutti insieme sulle determinanti salute; dalla salute della donna dipende quella della famiglia”.

Ssn strumento di giustizia. “Chi è costretto per motivi economici a rinunciare a curarsi rappresenta una sconfitta per il nostro Paese. Come dice Papa Francesco

il Servizio sanitario nazionale è uno strumento di giustizia e pace.

Dobbiamo valorizzare questo patrimonio, fatto anche e soprattutto delle straordinarie competenze delle professioni sanitarie e socio-sanitarie”. Così Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, intervenuto in videocollegamento. “Nostro impegno – ha concluso – è lavorare per contrastare le povertà sanitarie e per sostenere il Ssn quale strumento di unità e coesione sociale”. “Un tema non solo economico, ma sociale”, ha osservato Andrea Mandelli, presidente Fofi (Federazione ordini farmacisti italiani), assicurando l’impegno della Federazione nel cammino avviato dalla Cei. “Nonostante i 140 miliardi” circa “di investimento dello Stato, in Italia si sta delineando sempre di più l’incapacità di poter fruire della sanità”. “Noi farmacisti abbiamo una grande opportunità: essere a contatto col paziente, forse più degli altri professionisti, perché siamo sulla strada”. Le risposte alla povertà sanitaria, ha concluso, “non possono venire solo dai professionisti, ma vogliamo fare la nostra parte”.

 

 

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