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Seppelliscono pure la Giustizia con la scusa di vendicare Berlusconi

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Seppelliscono pure la Giustizia con la scusa di vendicare Berlusconi

È MORTO B., VIVA B. – Liberi tutti. Passa in Cdm la riforma che sarebbe piaciuta a “lui”. Nordio: “Silvio perseguitato dai giudici, oggi interferenze da loro”

DI GIACOMO SALVINI 

16 GIUGNO 2023

Berlusconi non c’è più, ma le sue battaglie sono vive e vegete. E guidano il governo Meloni. Quattro giorni dopo la morte del leader di Forza Italia, il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma della Giustizia che contiene molte delle storiche battaglie berlusconiane: abolizione dell’abuso d’ufficio, stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni, custodia cautelare solo dopo aver interrogato l’indagato (l’avviso arriva cinque giorni prima) e l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte dei pm. Norme volute dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma ispirate proprio da Berlusconi. Tant’è che durante il Consiglio dei ministri la premier Meloni ricorda il leader di Forza Italia appena defunto, insieme a Tajani. All’inizio della riunione i due ricordano la sua “visione politica”, i suoi risultati “in politica estera” e il ruolo di “fondatore del centrodestra che ci ha permesso di vincere le elezioni”. La premier inoltre ha fatto un lungo discorso per tranquillizzare tutti: “Il governo deve proseguire sulla strada tracciata da Berlusconi”, ha detto. Alla fine del Consiglio dei ministri c’è stato un lungo applauso.

Tajani poi ha preso la parola in conferenza stampa, smistando gli interventi dei ministri sempre collegandoli all’eredità di Berlusconi: “Voleva la giustizia giusta e sarebbe contento di vedere la riforma che abbiamo approvato oggi”. Anche Nordio ha confermato che c’è “il rammarico che Berlusconi non abbia potuto assistere”. Poi il Guardasigilli ha fatto capire che l’ex leader di Forza Italia sia stato perseguitato dai giudici: “Il suo primo avviso di garanzia è arrivato nel 1994 pubblicato dal Corriere della Sera per colpa della Procura di Milano che ha violato le norme. Quell’atto ha aperto il conflitto tra politica e magistratura: nonostante errori da parte di entrambi, Berlusconi da quando è entrato in politica ha subito tantissimi processi, molti finiti con delle assoluzioni”. In mattinata Nordio aveva risposto alle critiche dell’Anm parlando di “interferenze” perché un pm “non può criticare le leggi”.

Il Guardasigilli ha elencato le misure approvate. Sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio ha detto che, rispetto alle critiche dei pm, “non c’è nessun vuoto normativo” e di averlo “spiegato al commissario europeo Reynders” (l’Ue nei giorni scorsi aveva chiesto di non abolire il reato). Sulla stretta sulle intercettazioni, invece, Nordio ha aggiunto che il governo “avrebbe voluto fare di più” spiegando che siamo in una fase “intermedia” perché l’esecutivo vuole colpire “la grande criminalità organizzata”, ripetendo lo strafalcione secondo cui “siamo ancora legati all’idea del maresciallo che ascolta il mafioso parlare al telefono”. Sulle intercettazioni inoltre ha spiegato che non c’è “un bavaglio alla stampa” ma che si era arrivati “all’imbarbarimento”. Infine la norma sulla custodia cautelare che obbliga i pm ad avvisare gli indagati cinque giorni “esiste in molti Paesi del mondo” e “non si applica nel caso di pericolo di fuga”. La riforma approvata in Consiglio dei ministri prevede l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la rimodulazione del reato di traffico di influenze e una prima stretta sulle intercettazioni. Non si potranno trascrivere e quindi nemmeno pubblicare le intercettazioni che riguardano terze persone. Limitato anche l’utilizzo della custodia cautelare: la misura potrà essere applicata solo dopo una decisione collegiale di tre giudici e una volta che l’indagato è stato avvisato almeno cinque giorni prima per l’interrogatorio. La norma però si applicherà solo tra due anni per completare l’organico nei Tribunali. Infine torna la legge Pecorella del 2006 che rischia di essere incostituzionale: niente appello dei pm per le sentenze di assoluzione. “La riforma è un primo passo, puntiamo a cambiare la Costituzione sulla separazione delle carriere – ha concluso Nordio – questo ddl deve essere approvato il prima possibile e auspichiamo una convergenza dell’opposizione che non sia emotiva”. Renzi e Calenda sono già a disposizione.

FONTE:

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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