Gabriella | Distacchi

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Alle nostre madri: senza di esse non saremmo state così… E noi, cosa siamo diventate noi? Le prime della classe, come Gabriella lacerata dai distacchi …

di Bianca Sannino

Mia madre se ne andò in un giorno qualunque, uno di quelli in cui non immaginavo accadesse.

Nei mesi precedenti ero sempre allertata, sembrava che dovesse accadere da un momento all’altro, quando abbassai la guardia, anche perché mi sembrava che la situazione si fosse normalizzata se ne andò, senza preavviso, senza alcun segnale.

Quel giorno non ero riuscita neppure a passare da casa e venni a sapere la cosa da una telefonata di mio padre, che con un tono laconico, quasi freddo e metallico, mi annunciò la cosa. Non ci andai subito, preferii andare a fare una passeggiata, incurante di tutte le incombenze che attendono i familiari in queste circostanze.

Avvertivo uno strano vuoto, assenza di qualsiasi emozione, una strana calma interiore aveva preso il posto dell’ansia e dell’angoscia che avevano occupato il mio animo nei mesi precedenti.

Decisi di fare una passeggiata vicino al mare, di camminare lentamente, guardare le onde si infrangevano contro la scogliera, guardare i gabbiani che si tuffavano in mare e il cielo terso, appena coperto da qualche nuvola bianca.

Un bel quadretto idilliaco che in me però non provocava niente, era solo una bella immagine, senza senso e senza riflesso dentro di me.

Dentro non c’era niente, assolutamente niente e io camminavo provando appena la sensazione di esistere. Camminai per oltre due ore e poi decisi di andare al capezzale di mia madre. Trovai già tutto fatto, lei era stata sistemata e già erano accorsi i primi parenti. Mi guardarono stupiti perché ero arrivata con calma e per nulla interessata all’organizzazione.

Chiesi solo di rimanere per qualche minuto con lei nella stanza da sola, chiusi la porta, guardai il suo volto e scoppiai a piangere, non sapevo neppure io il perché, mi sembrava piuttosto un riflesso condizionato che il bisogno di dare libero sfogo al dolore. Passato quel momento assunsi di nuovo la maschera dell’indifferenza e andai da mia sorella. Provai a spiegarle le cose ma lei mi guardava inebetita, decisi quindi di portarla nella camera di madre dove Annarosa scoppiò a ridere, rise così forte che ad un certo punto si sentì male, io la abbracciai e solo così si calmò, cominciando poi a singhiozzare.

Ci fu un imbarazzo generale, le persone presenti trovarono sconveniente la reazione di mia sorella. Ma che ne sapevano loro di quello che lei provava e del modo disarticolato e caotico con cui esternava le sue emozioni. Me la portai in un’altra stanza e la calmai, lei mi guardò, mi accarezzò il volto e mi chiamò “mamma”.

 

Bianca Sannino, docente appassionata nella scuola statale italiana, vive e insegna a Portici da più di vent’anni.

Dopo aver attraversato perigliosi mari in vari ambiti e settori ed essersi dedicata alla redazione di libri saggistici e specifici del settore dell’insegnamento, esordisce oggi nel genere novellistico.

Due lauree, corsi di specializzazione, master non sono bastati a spegnere la sua continua, vulcanica e poliedrica ricerca della verità. 

Da sempre, le sue parole che profumano di vita e di umanità, arricchite dalla sua esperienza e sensibilità, restituiscono delicati attimi di leggerezza frammisti a momenti di profonda riflessione.

Nel 2021 inizia la collaborazione con LoSpeakersCorner pubblicando una serie di novelle, tutte al femminile.

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