Rubrica “Un click di scienza”/ La parotite

Per il numero di gennaio della rubrica “un click di scienza”, il dottor G. Serlenga ci parla della parotite. Scoperta nel 1963, dal microbiologo Maurice Hillemancomunemente ,conosciuta come “Orecchioni”, è un virus appartenente al gruppo dei Paramyxovirus, la particolarità di questa malattia virale è l’ingrossamento delle parotidi ossia le grandi ghiandole salivari poste dietro alla mandibola e sotto le orecchie.

Come nella maggior parte delle malattie infettive, viene trasmessa soltanto da soggetto a soggetto, in modo aerobico tramite starnuti o tosse di una persona infetta, oppure tramite il contatto diretto con le secrezioni nasofaringee.

Foto delle principali ghiandole salivari (manuale MSD)

La parotite in principio era classificata come una malattia infantile, con la frequenza massima tra i bambini tra i 5 e i 9 anni con decorso generalmente benigno, l’infezione può però colpire persone di qualunque età e tra gli adulti si osservano con maggiore frequenza complicazioni, anche gravi.

I sintomi che indentificano tale malattia sono abbastanza semplici ed individuabili, alcuni di questi possono manifestarsi anche dopo poche ore, con l’ingrossamento delle ghiandole salivari che ha come conseguenza dolore durante la masticazione e la deglutizione, a cui si associano febbre e cefalee con sbalzi termici e brividi.

Negli stati Uniti, tra il 2015 e il 2017, sono stati segnalati diversi casi da parotite verificati all’interno di famiglie, scuole, università e altri luoghi di aggregamento. Da gennaio 2016 a giugno 2017 sono stati registrati 150 focolai con un numero totale di casi pari a 9200.

Dagli ultimi dati pubblicati sul sito del ECDC, sono stati 13.693 i casi segnalati da diversi stati dell’Europa nell’anno 2017. Le complicanze dovute alla parotite sono state rare, interessando il 5-7% dei casi.

Situazione endemica in Europa

“L’80% dei casi sono stati notificati dalla Repubblica Ceca, Polonia, Spagna e Regno Unito. Con una maggiore prevalenza nel sesso maschile, interessando la fascia d’età più giovane con un’età compresa tra 10 e 19 anni anche in soggetti precedentemente vaccinati con almeno una dose. “

(Ministero della salute)

 

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