REFERENDUM DEL 29 MARZO : TUTTO QUELLO CHE C’ E’ DA SAPERE

Il Consiglio dei ministri ha deciso di indicare la data del 29 marzo per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale “bandiera” proposta dal Movimento 5 Stelle per il taglio dei parlamentari. La riforma, oggetto del referendum, fu approvata definitivamente dal Parlamento lo scorso ottobre, e prevedeva di ridurre i seggi alla Camera da 630 a 400 e quelli al Senato da 315 a 200: una riduzione di circa un terzo. La riforma inoltre stabiliva un tetto massimo al numero dei senatori a vita nominati dai presidenti della Repubblica: mai più di 5. Tutti i principali partiti si sono dimostrati a favore o neutrali nei confronti della riforma, con l’eccezione di piccoli partiti.
Scendendo a piani più bassi…il referendum, in pratica, verterà sul carattere centralistico, oppure pluralistico e partecipativo della nostra democrazia. Da una parte, votando si, legittimeremmo una oligarchia tradendo i valori della nostra Costituzione, la quale è stata concepita per unire non per dividere: è questa la sua essenza rivoluzionaria. L’attuale Costituzione è nata dal consenso unanime di quasi tutti i partiti politici dell’epoca e per questo ha in sé ha un enorme valore aggregante e democratico. Con questa riforma questa riforma la rappresentanza politica sarà concentrata nelle aree più popolose del Paese, a scapito di quelle con meno abitanti ma territorialmente più vaste, ed inoltre non ci sarebbe adeguata tutela per le minoranze linguistiche. In più con la attuale legge elettorale e con listini bloccati e candidati nominati, i nuovi parlamentari saranno tutti indicati dalle segreterie di partito, sottraendo di fatto al Popolo sovrano totalmente il diritto di scegliersi i suoi rappresentanti. D’altro canto, votando no, il lavoro di Camera e Senato ipoteticamente potrebbe essere più veloce, la decisione, in più, apporterebbe un risparmio di risorse pari a circa 100 milioni di euro all’anno. Alcuni studiosi sostengono anche che la riforma andrebbe a conferire maggiore dignità alla figura di parlamentare.
E’ necessario, infine, specificare che, a differenza dei referendum abrogativi, per la validità del referendum suddeto non è richiesto il raggiungimento di alcun quorum. Ed invero, non è necessario che i cittadini che si rechino alle urne superino la metà più uno degli elettori aventi diritto. La riforma costituzionale sarà promulgata solo qualora sia approvata dalla maggioranza dei voti validi espressi, indipendente dal numero delle persone che si recheranno ai seggi.

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Fonte: BelvedereNews

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