Category Archives: Dalla Campania

A te, Masaniello, la pièce di Annamaria Russo

A te, Masaniello, la pièce di Annamaria Russo il percorso di un sogno senza lieto fine, bellissimo e disperato, che, come una stella cadente, nasce, splende e muore nelle tenebre della disillusione

NAPOLI – Al Real Orto Botanico per la rassegna Brividi d’estate è in programma sabato 20 luglio alle 21 (repliche fino a lunedì 22), la prima assoluta della pièce  A te, Masaniello scritta e diretta da Annamaria Russo.

L’allestimento, presentato da Il Pozzo e il Pendolo Teatro, vedrà in scena Nico Ciliberti, Marianita Carfora, Salvatore Catanese, Cristiano Di Maio, Alfredo Mundo, Riccardo Maio, Rita Ingegno, Paolo Rivera, Marige Maya Grasso, Diego Guglielmelli e la partecipazione dei giovanissimi Giulia, Gianluca e Gaia.

Masaniello aveva ventisette anni, faceva il pescatore e vendeva il suo pesce al mercato. In dieci giorni riuscì a regalare un sogno ai napoletani, un sogno bello da far paura, tanta paura che i suoi stessi concittadini decisero di distruggere il sogno e quel folle che aveva permesso loro di sognarlo.

Questa, a riassumerla in poche righe, fu la rivoluzione di Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, che rivivrà al Real Orto Botanico di Napoli.

7 luglio 1647, il popolo napoletano, ridotto alla fame dalla pressione fiscale del viceregno spagnolo, scatenò una rivolta violentissima. A capeggiare l’insurrezione, un pescatore, Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello. La città lo nominò Generalissimo della popolazione e lo seguì con cieca fede per sette giorni, mettendo a ferro e fuoco la città, e costringendo i nobili e il viceré a riparare presso Castel Sant’Elmo, per sfuggire alla violenza dell’assalto.

Sette giorni durò rivoluzione dei “pezzenti”, sette giorni leggendari durante i quali, il governo si arrese alla forza del popolo, e accolse, senza condizioni, tutte le richieste del Generalissimo. Sette giorni durante i quali il popolo fu sovrano. Tra i vicoli, le strade, le piazze riecheggiava un solo grido: libertà. Sette giorni durante i quali l’impossibile diventò possibile.

Poi, di colpo, tutto finì.

Qualcuno tirò giù il sipario, e calò il buio, anche nella mente di Masaniello che, improvvisamente, impazzì. Tra i vicoli, il popolo non inneggiava più al suo comandante, ma, a bassa voce, ne decretò la morte. Il 14 luglio, alla vigilia della festa della Madonna del Carmine, Masaniello pronuncia il suo ultimo delirante discorso alla popolazione, e, poche ore dopo, la sua testa viene portata in pegno al Viceré.

Questa è la storia di Masaniello, ma questa è anche la storia di Napoli, che, nei secoli, si replica identica e immutabile.

 

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Dee Dee Bridgewater all’Arena del Fuenti

Nell’ambito della rassegna Passaggio a Sud-Ovest all’Arena del Fuenti giovedì 18 luglio alle 21 il concerto J’ai Deux Amours della grande Dee Dee Bridgewater

VIETRI SUL MARE (SA) – All’Arena dei Giardini del Fuenti, nell’ambito della rassegna Passaggio a Sud-Ovest, giovedì 18 luglio alle 21 Dee Dee Bridgewater sarà protagonista del terzo appuntamento con il concerto J’ai Deux Amours.

Passaggio a Sud-Ovest vede la direzione artistica di Peppe Servillo , cantante, attore, compositore e voce storica degli Avion Travel e di Michelangelo Busco, direttore  del teatro Forma di Bari e del Teatro Comunale Fusco di Taranto.

Siega Peppe Servillo: Passaggio a sud-ovest era il titolo di una rassegna di teatro d’avanguardia che si svolse nel palazzo Reale di Caserta alla fine degli anni settanta, promossa dalla compagnia di mio fratello Toni, alla quale diedi il mio entusiasta e giovane contributo. Mi piace ricollegarmi a quella esperienza nel promuovere le luci di questo festival della costiera amalfitana che spero si vedano dal mare, passando appunto a sud-ovest. Il teatro d’avanguardia di allora mescolava ingenuamente ma con grande forza il linguaggio della musica rock e quello dell’immagine, in un azzardo proteso verso il futuro alla ricerca di nuove identità. Oggi, per le stesse ragioni, guardiamo spesso al passato chiedendo ausilio alle parole e alle note di una tradizione antica e consolidata, circondati dal sospetto e dalla paura per il futuro. Ecco, io vorrei con questi artisti e con questo programma, assieme a Michelangelo Busco, privilegiare questa ricerca di senso nelle parole e nei suoni del mondo, in un luogo meraviglioso che sa ospitare con il silenzio ed il paesaggio, favorendo l’attenzione per far risuonare dentro di sé, dopo l’ascolto del canto, del detto e del sentito, la nenia antica di una madre che porta i nostri passi. Non pretendiamo di fare resoconti, sarebbe difficile e del resto gli artisti che ospitiamo si muovono in ambiti diversi e a volte opposti favorendo il confronto e le diversità, ma guardandoli così in questo posto, in una dimensione sospesa tra il cielo e il mare, li vogliamo appuntare in una bacheca immaginaria, dove prima di uscire da casa per delle nuove avventure sapremo, si spera, interrogarli ancora per indovinare la strada da fare.

Giardini del Fuenti

Dopo Paolo Fresu e Danilo Rea e il grande attore Toni Servillo, all’Arena del Fuenti sarà dunque la volta di Dee Dee Bridgewater con la sua straordinaria voce con lo spettacolo J’ai Deux Amours, tratto dall’album omonimo, un omaggio a Josephine Baker e a grandi cantanti francesi, da Edith Piaf a Charles Trenet. La cantante icona del jazz è vincitrice di numerosi riconoscimenti, dai Grammy al Tony Award, dal premio francese Commandeur Dans l’Ordre des Arts et des Lettres, al NEA Jazz Masters Fellows Award, all’Officier Dans Legion d’Honneur. Nel corso della sua folgorante carriera è stata custode della tradizione musicale ed esploratrice del jazz, del quale ha abilmente rivisitato i classici. Dopo la prima esperienza professionale nella leggendaria Thad Jones / Mel Louis Big Band, negli anni ’70 si è esibita con artisti del calibro di Max Roach, Sonny Rollins, Dexter Gordon e Dizzy Gillespie.

Il prezzo per il singolo spettacolo di Dee Dee Bridgewater è di 65 euro (parterre); 60 euro (poltrona Arena) e 55 euro (prato superiore).

Il concerto di Dee Dee Bridgewater è anche l’ultima occasione per accedere al miniabbonamento di tre spettacoli al costo di 105 euro, da acquistare esclusivamente all’Arena del Fuenti.

Gli altri due spettacoli sono:

  • Avitabile & Servillo il 26 luglio;
  • Orchestra Piazza Vittorio il 13 settembre.

L’inizio degli spettacoli è alle ore 21.

Parcheggio gratuito.

Per maggiori informazioni e prenotazioni: 089 210653 | 351 1575445

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Conclusa la XII edizione del Napoli Teatro Festival Italia

Lusinghiero successo per il Napoli Teatro Festival Italia, che non solo conferma la sua qualità ma accresce il proprio prestigio. La manifestazione è durata 37 giorni,  dall’8 giugno al 14 luglio

NAPOLI – Numeri da record per il Napoli Teatro Festival Italia, diretto per il terzo anno da Ruggero Cappuccio, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, guidata da Alessandro Barbano e realizzato grazie al sostegno della Regione Campania, presieduta da Vincenzo De Luca.

La manifestazione, durata dall’8 giugno al 14 luglio – 37 giorni — ha raggiunto 40 luoghi di rappresentazione tra teatri e luoghi non teatrali, coinvolgendo artisti e operatori di ben 29 paesi stranieri.

880 i performer che hanno preso parte al Festival, 236 i partecipanti ai laboratori.

Il Napoli Teatro Festival Italia messo in scena 146 rappresentazioni dal vivo (tra teatro, musica e danza), tra cui 63 prime assolute, 18 debutti stranieri in Italia, per un totale di oltre 300 eventi diffusi su tutto il territorio della Campania.

Più che raddoppiato anche il numero di presenze rispetto allo scorso anno: gli spettatori passano dalle 21mila della scorsa edizione a 47mila: «Un bilancio da record, quello che possiamo tracciare alla fine di quest’ultima edizione — ha sottolineato il direttore Cappuccio — che vede sempre maggiore la partecipazione dei giovani, con progetti speciali realizzati con una particolare apertura verso l’Europa e le collaborazioni con altri festival internazionali. La prossima edizione vedrà potenziata proprio la sezione internazionale, con progetti che guarderanno ad Edimburgo e ad Avignone, che sono il modello internazionale di festival che ci interessa fare».

Sul fronte delle collaborazioni internazionali, sono 17 le relazioni messe in atto nel corso dell’edizione 2019, tra cui quella con La Francia in Scena, stagione artistica realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut Français e della Fondazione Nuovi Mecenati e quelle con il Goethe Institut e il Ministero degli Affari esteri di Berlino e British Council.

Mentre su quello della progettazione, la Fondazione Campania dei Festival ha vinto il bando europeo Europa Creativa in partenariato con altre 8 istituzioni culturali internazionali (Les Bancs Publics – Festival Les Rencontres à l’échelle, Palais des Beaux Arts Bozar, Shubbak, Dancing On The Edge, Weimar Festival Of Arts, One Week Dance Fondation, Loop, See Foundation, Suede Avec D-Caf Festival).

Sul territorio nazionale, il Festival ha attivato importanti collaborazioni con storici gruppi produttivi come il Teatro dell’Elfo e il Teatro Franco Parenti e ancora con Casa del Contemporaneo, Teatri Uniti, Compagnia Le belle bandiere. Con il Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, il Teatro Nazionale di Genova, il Teatro di Roma -Teatro Nazionale e la Fondazione Matera Basilicata 2019, il NTFI ha coprodotto la rassegna Pompeii Theatrum Mundi.

Alle collaborazioni nazionali si aggiunge quella con il circuito del Teatro Pubblico Pugliese che ha proposto per la nuova sezione del Teatro Ragazzi Puglia Showcase Kids, promosso dalla Regione Puglia. Significativa è anche la collaborazione stabilita con due importanti festival nazionali quali il Festival di Ravenna e il Festival di Spoleto.

Importante anche il dato che riguarda le relazioni attivate sul territorio, che ha visto il NTFI collaborare con numerose realtà culturali locali e con oltre 130 associazioni della regione. E ancora con gli Atenei (Università degli Studi di Napoli Federico II, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Università degli Studi di Salerno, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli) e l’Accademia di Belle Arti di Napoli sono stati attivati percorsi formativi che hanno coinvolto oltre 90 studenti.

Di grande importanza anche le collaborazioni con gli istituti di cultura (Goethe Institut di Napoli, Institut Français, il British Council e l’Istituto Cervantes di Napoli),  i musei (Polo Museale della Campania – Palazzo Reale, Certosa e Museo di San Martino, Castel Sant’Elmo, Museo Pignatelli e Museo Duca di Martina; e ancora Madre, Museo di Capodimonte, MANN, Scabec, Museo del Tesoro di San Gennaro, Museo civico Gaetano Filangieri e Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa) e la partecipazione a diversi eventi locali, tra cui Napoli Città Libro e il Comicon.

Il Napoli Teatro Festival Italia ha inoltre condiviso 13 titoli della sua programmazione con una manifestazione di primaria importanza per la città di Napoli come L’Universiade 2019.

La manifestazione ha registrato un’importante attenzione da parte della critica specializzata e della stampa in generale: 656 sono stati i giornalisti che hanno preso parte agli eventi del NTFI (con una media di 17, 7 giornalisti al giorno), 222 le testate accreditate.

Aumentata anche l’interazione che il Festival ha realizzato con i suoi spettatori attraverso i canali digitali. Sono circa 40mila le visite uniche effettuate sul sito del NTFI nel periodo che va dall’8 giugno al 14 luglio; 80mila le interazioni sui social, per un totale di oltre 1 milioni di visualizzazioni.

Anche per l’edizione 2019 sarà prodotto un documentario per la regia di Nadia Baldi, che racconta la manifestazione attraverso le interviste agli artisti e le immagini più significative del Festival, che andrà in onda su Rai 5 e Sky Arte.

Il grande lavoro artistico e culturale e lo sforzo messo in campo da tutti i settori che lavorano al Napoli Teatro Festival Italia sono attestati anche da un aumento del punteggio relativo al contributo riconosciuto per l’anno 2019 dal Ministero per i Beni e le Attività culturali: il Mibac ha assegnato un punto in più per la “qualità professionale degli artisti e delle formazioni ospitate” e un altro per la “qualità artistica del progetto come capacità di una articolata e coerente proposta multidisciplinare”. Un risultato che rende ancor più ufficiale il successo e la rilevanza artistica della manifestazione.

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Il Libro, “Era giovane e aveva gli occhi chiari” di Giovanni Mazzitelli

Il romanzo dello scrittore e regista porticese Giovanni Mazzitelli“Era giovane e aveva gli occhi chiari” , tratto dallo script del suo film omonimo

di Maurizio Longhi

Non conosciamo il suo nome ma il suo mondo sì, lo si scopre pagina dopo pagina di Era giovane e aveva gli occhi chiari di Giovanni Mazzitelli. Il sogno del protagonista è quello di lavorare nell’appassionante quanto ostico ambiente del cinema, anche se per coltivarlo deve recarsi in una città come Roma con cui ha un rapporto conflittuale per delle esperienze passate. È difficile emergere in un mondo in cui c’è tanta competizione e anche un narcisismo esasperato, dove occorre qualcuno che creda in lui, nelle sue capacità, nel suo entusiasmo, nel suo talento.

Ma quando ci si rende conto che è difficile realizzare i propri sogni, che si fa? Si getta la spugna e si pensa ad altro o si fa di tutto, a costo di sacrificare più tempo, per provarci fino allo sfinimento? Quanti si possono identificare con la figura del sognatore che si trova davanti ad un bivio tra la perseveranza e la frustrazione? È vero che a fare la differenza è la capacità di non mollare anche quanto tutto sembra suggerire di farlo?

Il protagonista, oltre a cercare la strada dell’affermazione professionale, deve fare i conti anche con la vita affettiva che non si può dire sia piatta ma neanche stabile. Con Carina le cose vanno a fasi alterne, dopo un momento di slancio pare che subentri una certa indifferenza e viceversa, poi irrompe Alessandra, bella ma che gli procura mille vicissitudini avendo un carattere camaleontico, imprevedibile e a tratti infido.

Giovanni Mazzitelli

A travolgerlo è la bellezza di Alice, con quei suoi occhi chiari che lo abbagliano, ma cosa succederà con lei? Cesseranno i tormenti o continueranno imperterriti a perseguitarlo? Il protagonista del libro di Giovanni Mazzitelli è un po’ indecifrabile, può sembrare uno sfigato, ma poi tira fuori la tenacia, diciamo che tutto si può dire tranne che sia superficiale. Un po’ ingenuo forse sì, anche incosciente, ma è il suo cuore che cerca qualcosa e che lo porta a lanciarsi, sperando di trovare ciò che cerca, di poter dire al mondo intero di essere finalmente realizzato e felice.

Era giovane e aveva gli occhi chiari è un romanzo di un giovane scrittore come Giovanni Mazzitelli che ha messo su carta la pellicola dell’omonimo film di cui egli stesso ha curato la regia. Il successo al botteghino ha spinto l’autore a scrivere questa storia in modo che le emozioni del protagonista potessero passare dallo schermo all’inchiostro, dallo spettatore al lettore. La storia fa riflettere, crea una empatia con la generazione giovanile, leggerla può essere una fonte di arricchimento.

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L’Universiade e la nota stonata

Universiade, Domenico Falco, presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania, sottolinea: «Grave la mancata copertura della Rai alla cerimonia di chiusura

NAPOLI – Conclusa l’Universiade Summer Edition 2019 si tirano le somme. Magnifica manifestazione, eccellente organizzazione, apprezzamento della FISU e degli atleti di tutto il mondo che vi hanno preso parte.

Un motivo di orgoglio per tutta la Regione Campania.

Imponente la presenza delle Forze dell’Ordine, che non solo hanno adempiuto alle funzioni di controllo e sicurezza, ma hanno arricchito la manifestazione, con la presenza sul campo alla cerimonia dell’Alzabandiera prima delle premiazioni, oltre che con eventi collaterali.

Tra tutti, citiamo la partecipazione dell’Arma dei Carabinieri: con il IV Reggimento Carabinieri a cavallo di Roma nell’arco di tre giorni – a Napoli sul Lungomare Caracciolo, a Cercola nello Stadio intitolato alla memoria della vittima innocente di camorra Giuseppe Piccolo, a Caserta ai giardini della Reggia – hanno confermato la presenza dello Stato.

Da registrare una sola nota stonata nel coro di consensi: il ridimensionamento dell’evento sportivo internazionale di Napoli da parte della Rai, televisione di Stato.

Non soltantoo ha trasmesso in differita la cerimonia inaugurale dell’Universiade, ma anche quella finale.

I napoletani hanno potuto guardare in diretta le due cerimonie esclusivamente con le riprese di emittenti locali e della tv ufficiale della FISU, peraltro in lingua inglese.

Domenico Falco, presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania, si è fatto portavoce dell’indignazione di tanti cittadini napoletani.

All’indomani della chiusura della XXX Universiade 2019 che si è svolta, Falco ha infatti dichiarato: «La mancata trasmissione in diretta della cerimonia di chiusura dell’Universiade di Napoli da parte della Rai è una scelta che desta perplessità e incredulità, considerando che l’evento ha coinvolto migliaia di atleti provenienti da oltre 100 nazioni. Una decisione incomprensibile e in controtendenza con la gestione mediatica dell’intera manifestazione. Ritengo indispensabile – ha aggiunto Falco – la convocazione immediata di un tavolo di confronto con i vertici di Rai, Regione Campania e Corecom per capire i motivi che hanno spinto la Tv di Stato ad ignorare un evento internazionale senza neanche inserirlo nella programmazione di un canale sportivo (entrambi impegnati a trasmettere la gara della nazionale di calcio Under 19.A preoccupare è anche e soprattutto il futuro del prestigioso Centro di produzione della Rai di Napoli. Da una attenta lettura dei palinsesti della prossima stagione, recentemente presentati ai media, emerge un vero e proprio ridimensionamento delle attività, sia per quanto riguarda il settore dell’informazione che per la parte artistica. E allora , risulta ancor più opportuno avviare una seria valutazione con i vertici dell’azienda televisiva per assicurare la giusta e idonea valorizzazione della storica sede di Fuorigrotta

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GFF, il regista Risuleo racconta Il caso Ziqqurat

Il 21 luglio al #Giffoni2019 si parlerà del giallo web interattivo Il caso Ziqqurat del regista Fulvio Risuleo

GIFFONI VALLE PIANA (SA) – Al #Giffoni2019 domenica 21 luglio alla Masterclass Cult  si parlerà del giallo web interattivo Il caso Ziqqurat, del regista Fulvio Risuleo.

Il caso Ziqqurat è prodotto da ARTCHIVIO e CLOUD9 FILM
in collaborazione con DBW COMMUNICATION.

Il caso Ziqqurat, 8 puntate da 4 minuti l’una, una storia non lineare, originale ed innovativa: è Il caso Ziqqurat, la prima web serie interattiva italiana ideata e diretta dal regista Risuleo, che racconterà come è nato il progetto,.

Il caso Ziqqurat nel cast vede anche Danilo Bertazzi, l’amato Tonio Cartonio di Melevisione, e Federica Sabatini, di Suburra – La Serie.

La Masterclass Cult sarà un appuntamento di formazione per approfondire le molteplici possibilità che possono nascere dall’incontro tra tecnologia, crossmedialità e narrazione.

La produzione ARTCHIVIO darà ai masterclassers CULT, inoltre, la possibilità di proporre idee e progetti originali da approfondire e sviluppare attraverso un percorso editoriale creato su misura.

Lanciata lo scorso marzo sul sito ziqqurat.artchivio.net e concepita come un vero e proprio esperimento narrativo, racconta di un programma per bambini. Durante una diretta il marionettista del pupazzo principale, Ziguro, muore. Arrivato sul posto, l’investigatore capisce subito che si tratta di un omicidio e decide di interrogare tutti i presenti. Il pubblico nei panni dell’investigatore, può interrogare gli indiziati e cercare di di scoprire chi è l’assassino.

Fulvio Risuleo è nato a Roma nel 1991. Benchè giovanissimo, è un promettente regista. Diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, con il suo saggio finale Lievito Madre ha vinto il terzo premio nella sezione Cinéfondation del festival di Cannes. Nel ‘14 è uscito Reportage Bizarre, venti frammenti video per i venti quartieri di Parigi.

Nel 2015 con il cortometraggio Varicella ha vinto la Semaine de la Critique sempre a Cannes. Nel 2016 è uscito il suo primo libro a fumetti intitolato Pixel, Ultra – Lit editore. Il suo primo lungometraggio Guarda in alto è uscito nel 2018 e recentemente ha terminato le riprese del lungometraggio Il colpo del cane.

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Approdi d’Autore, premiato Lucio Sandon

Lucio Sandon, premiato a Approdi d’Autore, è risultato anche vincitore dell’edizione 2019 di Viaggio Libero con il best seller La Macchina Anatomica, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici

FORIO D’ISCHIA (NA) – Come da quindici anni a questa parte, su una delle più belle terrazze dell’isola sabato 13 luglio si è svolta la tradizionale festa di chiusura della manifestazione culturale Parole e suoni sotto le stelle, rassegna letteraria organizzata nell’ambito di Approdi d’Autore dalla Casa Editrice Graus di Napoli.

Allietati dalla musica di Fabrizio Fierro, alla presenza dell’assessore alle Politiche giovanili del Comune di Napoli Alessandra Clemente e della dirigente scolastica Angela Procaccini, ideatrice del progetto scolastico di lettura Viaggio libero, patron Piero Graus ha premiato gli autori della sua “scuderia” che più si sono distinti per sensibilità verso le tematiche giovanili e la capacità di scrittura.

Viaggio Libero è un’iniziativa volta a coinvolgere licei e scuole della Campania. Inoltre, meritoriamente abbraccia il carcere minorile di Nisida, per avvicinare alla lettura i ragazzi difficili ospiti della struttura.

In ordine alfabetico gli autori premiati sono: Armando de Martino con La musica di Sarri, Mario Ferri per Il falco – L’invasore, Alessandro Perna per In fondo alla caverna, Marco Petrillo per Donne, bambine, colonne e regine, Simona Pino d’Astore per Cuorineri, Angela Procaccini per Il filo di Poesia, Lucio Sandon per La macchina anatomica, Francesco Testa per Indelebile come un tatuaggio.

Segnaliamo che tra i libri più venduti della Casa editrice Graus, spicca La Macchina Anatomica di Lucio Sandon, che collabora assiduamente con i suoi racconti a LoSpekersCorner.

Sandon, tra l’altro, è risultato vincitore dell’edizione 2019 di Viaggio Libero proprio con La Macchina Anatomica, un thriller ambientato a Portici. Con il racconto Cuore di figlio, tratto dal romanzo Cuore di ragno, in prossima uscita sempre con Graus editore, ha ottenuto invece il riconoscimento della Giuria Marcello Ilardi al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo Cuore di ragno è stato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis 2019.

Approdi d’Autore è una manifestazione culturale promossa da Piero Graus Editore, dove letteratura, musica e spettacolo si fondono in un momento irripetibile, nella suggestiva cornice dell’isola di Ischia.

Approdi d’Autore nacque a Capri nel 2005 e, grazie allo straordinario successo di pubblico, già dall’anno successivo, si trasferì a Ischia, diventando da subito un evento imprescindibile dell’estate isolana.

Protagonisti della kermesse sono naturalmente i libri, ma il programma delle serate si arricchisce ulteriormente con incontri con autori noti e giovani esordienti, readingserate musicalicabaretperformance artistiche e spettacoli organizzati nei luoghi più suggestivi di Ischia.

Lungo l’arco dell’estate isolana Approdi d’Autore trasforma la Cultura in intrattenimento.

Approdi d’Autore gode del patrocinio della Regione Campania e del Comune di Forio d’Ischia.

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Si conclude il Festival nazionale del cinema e della televisione

Lusinghiero successo di pubblico per il Festival nazionale del cinema e delle televisione di Benevento,  che chiude alla grande con Luisa Ranieri e l’anteprima  di Vita segreta di Maria Capasso, il film di Salvatore Piscicelli

BENEVENTO – Con uno straordinario successo di pubblico, eventi tutti sold out e migliaia di fan ad accogliere i protagonisti del mondo dello spettacolo italiano e la star internazionale Liam Cunningham domenica 14 luglio si chiude  la III edizione Festival nazionale del cinema e delle televisione, la manifestazione diffusa nel centro storico della città e diretta da Antonio Frascadore. 

 Gran finale con l’attesa anteprima nazionale di Vita segreta di Maria Capasso, l’ultimo film di Salvatore Piscicelli con Luisa Ranieri. Il regista e la protagonista lo presenteranno all’Hortus Conclusus-Arena Gaveli alle 21.30 con lo storico e critico cinematografico Valerio Caprara.

Vita segreta di Maria Capasso è prodotto da Palomar e Zocotoco con Vision Distribution, che lo distribuisce nelle sale italiane dal 18 luglio.

Sinossi. Il racconto della vita di Maria, una donna della periferia napoletana disposta a tutto per la sua famiglia, anche a entrare nel vortice di una vita criminale.

Sul palco di piazza Roma alle 21.30 saliranno gli amatissimi protagonisti di Boris, la serie cult italiana andata in onda dal 2007 al 2010 che porta in scena il “dietro le quinte” del set televisivo di una soap italiana, Gli occhi del cuore. A ricordare la popolare situation comedy Francesco Pannofino, che interpretò il mitico regista Renè Ferretti, e parte degli attori del cast, Paolo Calabresi, Valerio Aprea e Alessandro Tiberi. Il dibattito sarà moderato dalla giornalista Martina Riva.

In piazza Santa Sofia alle 21.30 previsto poi  l’incontro L’evoluzione delle tv italiana con il direttore di Rai2 Carlo Freccero.

Dopo la proiezione di oltre duecento opere in concorso provenienti da ventisei paesi del mondo, si terrà la cerimonia di premiazione.

Alle 20.45 in piazza Federico Torre, saranno annunciati i vincitori delle sezioni di lungometraggi, Sentieri e Greatest Independent Film, e di corti, Short Movie.

A seguire, in collaborazione con Discovery Italia, incontro sul programma tv di successo di Real Time Cortesie per gli ospiti con Csaba dalla Zorza, Roberto Valbuzzi e Diego Thomas.

L’ingresso agli eventi dell Festival nazionale del cinema e delle televisione di Benevento è gratuito. Il ritiro dei tagliandi è possibile negli uffici del Festival in viale Mellusi , oppure (per i non residenti) prenotabili mandando una mail a info@festivalbeneventocinematv.it.

La terza edizione del Festival nazione del cinema e della televisione di Benevento è organizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Cinema, la Regione Campania, l’Istituto Luce, la Camera di Commercio di Benevento, l’Università degli Studi del Sannio, il Comune di Benevento, la Provincia di Benevento. Con la partecipazione di Indigo Film, Lucisano Media Group, Vision Distribution, Taodue. Media Partner: Fox Networks Group Italy, National Geographic, Discovery Italia, Rai Movie, Rai Premium, Chili, The Hot Corn.

Radio Ufficiale: Rai Radio2

Per maggiori informazioni: www.festivalbeneventocinematv.it

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Il Racconto, L’isola delle scimmie

di Lucio Sandon

Pithecusa, l’isola delle scimmie, fu il primo lembo di terra italica a venire colonizzata dai marinai greci, ottocento anni prima di Cristo. A loro però più che altro interessava l’oro che veniva eruttato dai vulcani sparsi per tutta l’isola, e per difendere da altri popoli quella ricchezza, ci costruirono sopra una rocca formidabile.

Si chiamava Aenaria – dal latino aenum, che significa metallo – la cittadella romana esistita dal IV secolo avanti Cristo e fino al 150 dopo Cristo e distrutta improvvisamente da una eruzione vulcanica. Si trovava nello specchio d’acqua chiuso tra il castello e gli scogli di Sant’Anna. Era un centro industriale dove si lavoravano i metalli e l’argilla: per diciannove secoli la folta prateria di posidonia l’aveva custodita e protetta, e l’antica Aenaria era ormai solo una leggenda. Come l’approdo di Enea, in quella baia accovacciata tra l’isola grande e il Castello Aragonese.

L’immane fortezza di Ischia venne costruita dal tiranno di Siracusa su di un enorme scoglio vulcanico alto oltre cento metri, a poca distanza dalla riva orientale dell’isola. Nel medioevo poi, il castello divenne una città fortificata imprendibile, abitata da milleottocentonovantadue famiglie isolane, con un convento di clarisse e un’abbazia di monaci, oltre naturalmente alla fortezza vera e propria, che al comando del duca Inigo d’Avalos, riuscì a resistere all’assedio e mettere in fuga un’armata inviata dal re francese Carlo VIII.

L’impresa del nobile condottiero aragonese colpì la fantasia di Ludovico Ariosto, che la cantò da par suo:

Vedete Carlo Ottavo che discende.
Dall’Alpe, e seco à il fior di tutta Francia
Che passa il Liri, e tutto il regno prende
Senza stringere spada, e bassar lancia
Fuorché lo scoglio che a Tifeo si stende
Sulle braccia, sul petto e sulla pancia
Che del buon sangue d’Avalos al contrasto
La virtù trova d’Inaco del Vasto.

La leggenda narra che il gigante Tifeo, figlio di Ade e Gaia, istigato dalla madre si ribellò a Zeus. Dopo un’aspra lotta, il gigante fu scaraventato in mare, e condannato a sorreggere per l’eternità sulle proprie spalle il peso di tutta l’isola d’Ischia. Tifeo, personificazione del vulcanesimo, con il suo mito giustificava la natura ignea dell’isola e i suoi frequenti movimenti tellurici.

Infatti, secondo gli antichi le contorsioni del gigante provocavano i terremoti, mentre dalle sue lacrime e dal suo caldo respiro avrebbero avuto origine le acque termali e le fumarole tipiche dell’isola verde. Il mito di Tifeo ad Ischia spiega anche l’origine dei nomi di alcune frazioni dell’isola, quali Panza, Ciglio e Bocca, che si troverebbero in prossimità delle corrispondenti parti del corpo del gigante.

L’isola d’Ischia è ora un luogo di villeggiatura ideale: terme, mare, sole e buona tavola, per tutto l’anno. Strano a dirsi per una località di mare ma, per secoli, l’economia dell’isola è stata prevalentemente agricola, con una minoranza della popolazione dedita invece alla pesca. Una scelta saggia e in fondo obbligata quella degli ischitani che, grazie alla fertilità del suolo vulcanico, ricco di potassio, hanno preferito la terra alle insidie dell’andar per mare.

Due i simboli dell’identità rurale dell’isola d’Ischia: la viticoltura e l’allevamento del coniglio. La scelta di allevare il coniglio poi si spiega – molto semplicemente – con la velocità di riproduzione e accrescimento dell’animale, tanto che nel 1500 era già la specie più allevata nei poderi ischitani. Non solo. La presenza di conigli selvatici sull’isola d’Ischia risale nientemeno all’epoca greco-romana, per non dire della secolare consuetudine delle corti aragonesi e borboniche di ripopolare con l’animale il sottobosco dell’isola a garanzia del proprio divertimento venatorio.

Non deve stupire perciò che la vecchia tecnica di allevamento del coniglio in profondi fossi sia mutuata proprio da una profonda conoscenza delle sue abitudini allo stato brado. Abitudini che gli agricoltori ischitani tendevano a preservare intuendo che la conservazione dell’istinto gregario-coloniale del coniglio avrebbe garantito una migliore qualità delle sue carni, al confronto con altre forme di allevamento maggiormente costrittive.

In realtà, i conigli venivano allevati in profonde buche anche per un’altra ragione, strumentale alla necessità di ricavare terra nuova da destinare alla produzione vitivinicola. Le fosse venivano così riadattate all’allevamento dell’animale rivestendone le pareti interne con i caratteristici muri a secco (parracine) in tufo verde locale, fatta eccezione per due cunicoli sul lato cieco della buca dove gli animali potevano scavare assecondando il proprio istinto, senza tuttavia il rischio che potessero trovare in questo modo una via di fuga.

Nel mese di luglio di ogni anno, il dottor Gardenia era solito trascorrere le vacanze estive all’ombra del Castello Aragonese: gommone e battute di pesca subacquea per lui, relax totale per la sua signora, spiaggia e mare pulito per i bambini.

Il numero di telefono dell’albergo era in possesso solo delle sue fedeli assistenti, che però avevano dovuto giurare sulla testa dei propri avi non solo di non rivelarlo a nessuno, ma di chiamare unicamente nel caso la clinica fosse irreparabilmente andata a fuoco.

Primo giorno di vacanza, ora di pranzo, sala ristorante: il cameriere si avvicinò al tavolo con il piatto tipico dell’isola, i bucatini al sugo di coniglio di fossa ischitano, e mettendo i piatti in tavola sussurrò serafico, dottò… c’è una telefonata per lei alla reception, una certa signora Filograna.

Filofteia, la domestica, aveva il compito di presidiare la casa e di telefonare solo in caso di allagamenti, scoppi, o eruzioni del Vesuvio, quindi se aveva chiamato in albergo, la cosa era seria. Il giovane veterinario si alzò da tavola con un sospiro, guardando con nostalgia la zuppiera fumante di bucatini che moglie e figli stavano già attaccando con lena, e ad una sua piccola esitazione, la moglie gli fece segno con la forchetta: vai, vai, è un’interurbana, meglio rispondere subito… sarà qualcosa di importante!

Bermuda chiari e zoccoli di legno, si avviò mestamente alla cabina telefonica situata nella hall dell’albergo, e ad un cenno dell’addetto alla reception, sollevò la cornetta di bachelite nera:

«Dòttore! »

«Dimmi Filofteia, che succede»

«La signora che piange!»

«Chi è che piange, Filofteia?»

«Nònso, non conosco, è venuta a casa, e piange.»

Qui ci blocchiamo in un circolo vizioso… «Filofteia! Passami la signora che piange.»

«Dottore!!! Sono la mamma di Lilly… Lilly sta male, perde sangue di naso, sta per morire.»

Fregato, e in pieno.

«Scusi signora, ma in ambulatorio ci sono le colleghe, conoscono il caso…»

«No dottore, lei non capisce, Lilly si fa curare solo da lei.»

In effetti, Lilly era una bastardina a pelo corto, orecchie da volpino e carattere da iena, ma aveva per lui una venerazione peraltro immeritata.

«Ma signora, io sono in ferie, e poi mi scusi, come ha fatto a trovare il mio indirizzo?»

«Sull’elenco telefonico, ma la signora straniera qui, mi diceva sempre che lei non c’era, allora sono venuta fin qui, dottore la prego, la supplico, se Lilly deve morire, voglio che sia lei a farlo, come lo fa lei non lo fa nessuno…»

Interdetto, il giovane veterinario non seppe come rispondere all’ultima sibillina frase della piangente signora, incerto se arrabbiarsi o inorgoglirsi, ma dopo aver ascoltato ancora qualche secondo un concerto di rantoli e singhiozzi, prese la decisione.

«Va bene signora, mi ha convinto, prendo il primo traghetto, ci vediamo in ambulatorio all’orario di apertura, oggi pomeriggio.»

Tornò in sala da pranzo, già pentito della promessa fatta, pensando al gommone con l’attrezzatura da pesca che lo aspettava nel porticciolo, e mentre rimuginava sulla sua cattiva sorte gli balenò l’idea geniale.

«Non dire nulla, hai tutto scritto in faccia.»

La moglie lo aspettava per iniziare a mangiare, ma aveva sul volto un’aria poco felice.

«Un caso gravissimo, questione di vita o di morte, devi tornare al lavoro! »

Un sorriso spento sul volto, l’uomo annuì mentre si sedeva a tavola: «Purtroppo, mi hanno coinvolto con l’inganno e il piagnisteo… mi tocca andare, ma… sarò di ritorno per cena.»

«Su questo non avevo alcun dubbio, ho visto che leggevi l’avviso all’ingresso: Stasera Grande grigliata di pesce.»

«Però, però, ho pensato che potrei far prima andando con il gommone!»

Fu così che appena dopo pranzo, scese al porticciolo e partì in costume da bagno con il gommone e con una sacca per i vestiti “civili”: il tragitto di ventidue miglia, corrispondenti a circa trenta chilometri di mare, venne agevolmente coperto nel giro di un’ora, complice il bel tempo ed il mare calmo, poi arrivato al porto di Torre del Greco, lasciò il gommone al marinaio addetto alla custodia dei natanti, e raggiunse in pochi passi, un poco traballanti per via delle onde che avevano scosso l’imbarcazione lungo il percorso, il furgone Renault 4 azzurro, sul cui parafango ammaccato sedeva paziente la bella Marisa, che stava fumandosi beatamente l’immancabile MS. Si ricompose e rivestì in macchina, giungendo allo studio giusto in tempo per l’ora dell’apertura.

Lilly era già lì, irriconoscibile, ridotta ad un ammasso di ossa, pelliccia sanguinolenta e forfora. Un’ondata fetida lo investì, annullando tutti i benefici di un’ora di mare aperto.

La cagnetta era quasi priva di sensi: una rapida visita ed un’altrettanto rapido esame del sangue confermarono la prima impressione. Il povero animale era stato colpito in modo gravissimo da quel mortale parassita iniettato da una puntura di pappataci, una specie di piccola zanzara, molto diffusa in zona.

«Si renderà conto cara signora, che questa diagnosi potevano farla agevolmente le mie collaboratrici, la povera Lilly non si muove quasi più!»

La proprietaria di Lilly, per quanto consapevole della gravità della situazione, sperava nelle capacità taumaturgiche del suo veterinario, ma quando si vide presentare la realtà nuda e cruda, crollò improvvisamente, scoppiando in un pianto dirotto, rendendosi conto di aver sperato che effettivamente lui sarebbe stato in grado di fare un miracolo.

«Va bene, ho capito, fate pure quello che dovete, però io vado via, non voglio assistere alla morte della mia Lilly.»

La signora pagò il conto, lasciò i dati per la fattura e fuggì singhiozzando.

Il titolare alzò gli occhi da Lilly morente e guardò la sua collega ed amica:

«Ti prego, Alessandra, fallo tu. Io non ho il coraggio.»

Andò via a piedi, una lunga camminata fino al porto, sotto il cocente sole del pomeriggio estivo, le mani strette a pugno nelle tasche dei pantaloni, senza guardarsi intorno, lo sguardo fisso sulle scarpe da ginnastica bianche, che prendevano a calci barattoli vuoti e giornali abbandonati per strada.

Il pomeriggio estivo era afoso e una leggera bruma era scesa a ricoprire il golfo, ma la sagoma caratteristica del Monte Epomeo era ben visibile dalla banchina del porto, così pur non essendo attrezzato di bussola o altri mezzi di navigazione, avendo sempre utilizzato il gommone unicamente per la pesca sottocosta, partì a tutta manetta verso Ischia, sfogando la sua rabbia sull’acceleratore e facendosi forte della sua esperienza di gommonauta della domenica.

Con un ciclomotore, seppur scoppiettante e puzzolente, trenta chilometri si ricoprono in meno di un’ora, a meno che non si buchi una gomma. Con un gommone, anche se veloce, ci si può impiegare un tempo altamente variabile e dipendente da vento, dalla forza del mare e dalla visibilità: dopo mezz’ora, quella che sembrava una semplice caligine estiva si era trasformata in una fitta nebbia, di densità tale da non poter distinguere nulla di più distante di un paio di metri, e nemmeno alzandosi in piedi sul bordo del piccolo battello riusciva a distinguere la sommità del vulcano di Ischia, e purtroppo per lui, nemmeno quello ben più alto che sovrastava la sua città, in tal modo gli risultava impossibile proseguire così come tornare indietro, quindi si limitò a procedere alla cieca, con il motore al minimo, nella speranza perlomeno di risparmiare carburante, infatti nella stizza di andarsene da quella che considerava una sconfitta, non aveva pensato di controllare la benzina e rifare il pieno al gommone: ora il galleggiante segnava meno di un quarto di serbatoio e non solo non si vedeva terra o isola, ma cominciava ad imbrunire ed il mare ingrossava alquanto.

In una situazione del genere, al giorno d’oggi non ci perderemmo d’animo perché resterebbe sempre la possibilità di prendere in mano il cellulare, riporre ben nascosto l’ultimo pizzico di orgoglio che ci è rimasto, indossare il giubbetto salvagente e chiamare i soccorsi: sparando in aria i fuochi d’artificio della dotazione di bordo obbligatoria, qualcuno ci potrà di certo individuare e portare sulla giusta rotta, non per niente il tratto di mare tra Napoli e le sue isole è uno dei più trafficati d’Italia.

Allo sfortunato e imprevidente veterinario invece, non restava altro da fare che procedere in quella che presumeva fosse la giusta direzione, sperando di vedere qualche luce che lo potesse guidare, essendo accompagnato solo da un branco di delfini che giocavano, inseguendo e superando la lenta imbarcazione: pensò che forse avrebbe dovuto chiedere perdono per tutti i suoi peccati e che l’anima dannata della povera Lilly sarebbe stata la prima ad accoglierlo per accompagnarlo nel suo lungo viaggio.

Ad un tratto, vide la potente luce di un faro, non molto distante, ed il cuore gli finì direttamente nella suola di gomma delle scarpacce che indossava. In zona l’unico faro così forte era quello fatto costruire nel 1862 da Francesco Secondo di Borbone, per rendere più sicura la navigazione nel golfo di Napoli: alto oltre settanta metri, è il secondo in grandezza dopo quello di Genova.

Il faro di Punta Carena.

Capri.

Dunque, invece di andare verso nord, aveva proseguito verso ovest, e anzichè raggiungere Ischia, aveva quasi superato l’Isola di Capri, direzione Sardegna.

Ciò che salvò lo sventato navigatore fu l’ansimante traghetto bianco che faceva servizio tra le due isole dell’arcipelago campano il quale, arrancando lentamente fra le onde passò giusto a mezzo miglio dalla prua del disorientato nostromo, dandogli così la possibilità di accodarsi e giungere in porto, seppure con un paio d’ore di ritardo ed il serbatoio praticamente vuoto.

Naturalmente la Grande grigliata di pesce era ormai terminata, ed all’affamato marinaio non restò che chiedere al cameriere se per caso non fosse rimasto qualcosa dal pranzo di mezzogiorno.

Qualcosa c’era, e non era niente male.

Il coniglio ischitano è stato portato sull’isola verde dai primi colonizzatori greci, ed è di taglia molto più piccola di quelli allevati in batteria: gli isolani lo allevano in grosse buche cavate nel terreno, dove i piccoli animali vivono e si riproducono praticamente allo stato brado. Si cucina rosolato con olio e peperoncino in tegami di coccio, poi viene condito con pomodorini di collina, ed il sughetto viene “tirato” quasi fino a scomparire.

Una delizia, ma con la fame che si ritrovava, il giovane veterinario avrebbe divorato anche l’assonnato aiuto cuoco che gli riscaldò la pietanza.

Le vacanze estive proseguirono poi senza intoppi, per tre settimane da sogno sull’isola verde, che ebbero il potere di far dimenticare al professionista i problemi dello studio e la povera cagnolina soppressa.

Il lunedì del primo giorno di lavoro, il dottor Gardenia, dopo aver distribuito i regalini d’obbligo alle donne dello staff, ed avere offerto il caffè d’ordinanza, fece un giro per la clinica, ma al momento di controllare i box di ricovero, gli prese un mezzo accidenti: accomodato tranquillamente dentro uno dei gabbioni più grandi c’era nientedimeno che il fantasma di Lilly!

Alessandra e Marisa, che lo accompagnavano mentre raccontava dell’avventura in alto mare, lo guardarono entrambe sottecchi e con un sorrisino appena accennato, come per scusarsi di qualche guaio combinato, lui invece, che aveva alzato la testa di scatto per guardare negli occhi le due collaboratrici, aveva un nodo alla gola così grosso da non riuscire a profferire parola: la morte di Lilly gli tornava spesso alla mente, come una colpa troppo pesante da portare.

«Alessandra non ha avuto il coraggio di farlo, allora ha chiesto il mio aiuto – sussurrò Marisa – ma io dopo aver preso in mano la siringa non ce l’ho fatta… Di comune accordo ci siamo prese la responsabilità di curarla, abbiamo comprato i farmaci e abbiamo fatto tutti gli esami e le terapie possibili ed immaginabili… hem, il risultato è quello”,  puntando il dito verso la cagnetta che, sentendosi osservata diede la stura a tutto il suo repertorio di moine, sfregamenti e uggiolii compiaciuti.

«È guarita, avete fatto un miracolo!»

E sembrava guarita veramente, Lilly non aveva più perdite di sangue, niente forfora nè piaghe sul corpo, non più occhi cisposi e arrossati. Era ingrassata, il pelo lucido e folto, le movenze flessuose, la lingua rosea penzoloni a leccarsi ogni tanto il nasone tornato nero e umido.

«Le analisi sono ottime, anche se è rimasta una lieve positività alla malattia, ma quella lo sai, rimarrà sempre! » continuò Marisa.

«Va bene, l’avete guarita, meritate un bacio in fronte.»

Il principale fece seguire le parole ai fatti, “Ma ora, chi lo dice alla sua padrona?»

«Quello è compito tuo! – sbottò Alessandra – Sei tu il capo!»

Qualcosa mi inventerò, pensò il dottor Gardenia, confidando ingenuamente sulla sua illimitata fantasia.

«Pronto….hem…signora…hem…è la mamma di Lilly?»

“Ma, scusi, chi parla?»

«Hem, qui è la clinica…hem…sono il dottor Gardenia…»

«Salve dottore, è tornato dalle ferie?» A lui sembrò di cogliere una lieve aria di rimprovero nelle parole della donna.

“«Siii, hem…signora, dovrebbe farmi una cortesia: potrebbe passare per lo studio quando ha tempo, dovrebbe mettere una firma che abbiamo dimenticato di chiederle, sa per l’anagrafe…»

«Va bene dottore, vengo appena posso, arrivederci.»

«Alla faccia della fantasia!”

Marisa si era appostata dietro la porta della sala visite, per ascoltare la comunicazione.

«Alla signora le farai venire un colpo!»

Colpo fu.

La mamma di Lilly andò all’ambulatorio dopo un paio di giorni, una splendida mattina di agosto rinfrescata da un teso vento di maestrale che ripuliva il cielo dagli ultimi sfilacci delle nuvole di calore, si sedette ed aspettò con pazienza.

«Si sieda signora, prego, le devo parlare.»

Il dottor Gardenia annaspava leggermente, avrebbe preferito trovarsi ancora in alto mare in balìa delle onde, anzi sentiva già una certa nausea, che non aveva provato nemmeno alla vista del faro di Punta Carena.

«Abbiamo commesso forse una leggerezza.»

La signora, a quel punto sbiancò in volto, e si appoggiò alla scrivania per non cadere, tante le emozioni ed i pensieri che le frullavano nella mente, ma prima che potesse collassare, si udì un forte raspare alla porta, che subito si aprì esplodendo nel fantasma di Lilly, che saltò in braccio alla padrona, buttandola giù dalla sedia e leccandole il viso e le mani per farla rinvenire.

Dopo un attimo di mancamento, gli abbracci divennero reciproci: signora, Lilly, Marisa, titolare e Alessandra, tutti uniti nella gioia di aver contribuito, chi più, chi molto meno a resuscitare un cadavere.

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio. Appassionato di botanica, dipinge,  produce olio d’oliva e vino, per uso famigliare. Il suo ultimo romanzo è “La Macchina Anatomica”, un thriller ambientato a Portici. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal romanzo “Cuore di ragno”, in prossima uscita, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019.

 

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La Soprintendenza nega i permessi per Navigare

Il parere negativo della Soprintendenza per la concessione degli spazi a Navigare ingessa l’economia, lo sviluppo nautico e boccia del tutto la blu economy

NAPOLI – E infine la Soprintendenza ha negato i permessi per l’esposizione nautica Navigare sul lungomare e tradendo così anche il Comune di Napoli e l’Autorità Portuale.

Una decisione sulla quale dovranno essere date convincenti spiegazioni, vista la temporaneità di un evento espositivo proprio in quei luoghi dove nel 2003 si disputò la Coppa America,

«Abbiamo atteso otto mesi per una conferma, modificato per ben tre volte il progetto, secondo le direttive ricevute dalla Soprintendenza ed ora siamo delusi e frustrati per il diniego del soprintendente Garella. Il sindaco Luigi de Magistris è stato entusiasta del progetto, condiviso subito anche dall’Autorità Portuale, tanto da rendere il Comune parte attiva dell’intera pianificazione. Questo è uno schiaffo all’Amministrazione cittadina, ma anche a tutti i napoletani che devono vivere il mare come una linea di confine e non come un valore aggiunto.»

L’intervento di Gennaro Amato, presidente dell’Associazione Nautica Regionale Campana, lascia poco spazio ad analisi. La Soprintendenza, dopo quattro riunioni tra dicembre e giugno, e altrettante richieste di modifica dei progetti iniziali, ha espresso parere negativo per la realizzazione di una esposizione nautica in mare sul Lungomare di Napoli alla Rotonda Diaz, prendendo di fatto in giro cittadini e imprenditori che avevano anche ricevuto l’adesione favorevole della Regione Campania, dell’Unione Industriali e della Confcommercio.

«Napoli è sempre più una città morta che la Soprintendenza all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Napoli intende ingessare. La città oltre a perdere un’opportunità che produce indotto economico e turismo nautico, rinuncia a posti di lavoro in un settore che ha numeri importanti. In Campania ci sono oltre 4.000 aziende della filiera nautica, con 40mila famiglie che vi lavorano, ed un fatturato di oltre 9 miliardi di euro a fronte di un parco imbarcazioni di 180mila unità.»

Eppure il sindaco de Magistris, che aveva ricevuto una lettera il 15 dicembre dello scorso anno e protocollata il 20 dicembre, aveva sposato la causa anche perché coincidente con la politica di Palazzo San Giacomo per lo sviluppo della blu economy legata al mare. La delegata al Mare, Daniela Villani, insediò a gennaio una Conferenza dei Servizi alla quale non intervenne alcun incaricato della Soprintendenza. Per ben tre volte all’ente di Palazzo Reale è stato poi protocollato il prospetto che ogni volta subiva richieste di modifiche, sempre apportate dagli organizzatori, in attesa di parere positivo. Oggi invece, contro il parere favorevole di tutti gli Enti del territorio, arriva lo stop dall’Organismo al Paesaggio di Napoli.

«Da oggi il Lungomare liberato, come lo ha definito il sindaco de Magistris, diventa il Lungomare Ingessato – dichiara Gennaro Amato – Per fare qualche esempio Napoli, con il mare, perde la nautica così come Torino, sede della Fiat, ha perso il salone dell’auto oppure come se Cortina, sede delle Olimpiadi di sci del 2026, vietasse l’uso delle piste come noi quello del mare per le barche. Da imprenditori ne prendiamo atto, proporremo ad altre città italiane di ospitare il salone nautico, ma da cittadini siamo basiti soprattutto considerando la temporaneità della manifestazione in un luogo, la Rotonda Diaz, dove per ben due volte hanno ormeggiato i giganti della Coppa America per oltre un mese. Il sovrintendente Garella andrà in pensione a settembre e forse non ha voluto lasciare un dono positivo ai napoletani, ma l’ennesimo irrigidimento da ente obsoleto che ragiona ancora secondo leggi borboniche quando il Lungomare e la Rotonda Diaz neanche esistevano con il mare che bagnava i palazzi della Riviera di Chiaia.»

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