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Accordo di governo: se la notizia è “frutto di reato”, cronisti in galera

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GIUSTIZIA

Accordo di governo: se la notizia è “frutto di reato”, cronisti in galera

LE CONTRORIFORME MELONI-NORDIO – Ddl cybersecurity. Costa (Azione) vuole pene fino a 3 anni, FI pure il riciclaggio. Riunione con Mantovano: si va verso l’ok

DI GIACOMO SALVINI 
21 APRILE 2024
Il governo Meloni è pronto ad accogliere le proposte della maggioranza e di una parte dell’opposizione che chiedono di introdurre un nuovo reato: la diffusione di informazioni di provenienza illecita. Un’altra limitazione alla possibilità dei giornalisti di pubblicare notizie, che arriva dopo settimane di provvedimenti della maggioranza di destra tutti in questa direzione: prima il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, poi le norme sulla par condicio che favoriranno gli esponenti di governo e il tentativo – poi ritirato – di aumentare le pene e le multe per i giornalisti in caso di diffamazione. Proprio Meloni giovedì a Bruxelles aveva definito “fake news” la volontà di prevedere il carcere per i giornalisti.A riferire le intenzioni del governo è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in una riunione con i capigruppo della commissione Giustizia della Camera che si è tenuta giovedì, dicono due fonti presenti all’incontro. Anche un esponente della maggioranza conferma che l’intenzione del governo è quella di accogliere il contenuto degli emendamenti. La riunione era stata convocata dal braccio destro della premier Meloni per riferire ai capigruppo di opposizione quali emendamenti potranno passare al disegno di legge sulla cybersicurezza che Mantovano sta seguendo in prima persona. Durante l’incontro il sottosegretario ha spiegato che c’è poco spazio per modificare il testo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 26 gennaio e aggiunto che sarà stralciato l’articolo 7, quello che introduce un partenariato pubblico-privato sull’intelligenza artificiale.

Ma il sottosegretario ha parlato anche degli emendamenti dell’opposizione centrista di Enrico Costa (Azione) e Maria Elena Boschi (Italia Viva) che chiedono di introdurre un nuovo reato per i giornalisti che pubblicano notizie frutto di reato. La proposta di Costa è chiara: per chi, non in concorso con la fonte, riceve una notizia di provenienza illecita (e di questo ne è consapevole) e la pubblica può andare incontro a pene da 6 mesi a tre anni e multe fino a 20 mila euro, per Boschi fino a 4 anni e mezzo. A questi si aggiunge un emendamento di Forza Italia a prima firma del deputato Tommaso Calderone secondo cui i giornalisti “colpevoli” non solo possono essere indagati per ricettazione ma anche per riciclaggio, con pene fino a 6 anni.

Mantovano ha detto di essere d’accordo nel principio e spiegato che gli emendamenti potrebbero essere approvati anche se con una riformulazione: l’ipotesi che prende corpo nel governo in queste ore è quella dell’approvazione della norma di FI, ma riformulata perché va specificato l’elemento “psicologico”: cioè la consapevolezza della provenienza illecita della notizia. Ma le pene saranno abbassate: non fino a 6 anni ma un’ipotesi intermedia, probabilmente fino a 3.

La proposta si inserisce nel contesto del cosiddetto “caso Striano”, il finanziere indagato dalla procura di Perugia con l’accusa di aver effettuato diversi accessi non autorizzati alle banche dati delle Segnalazioni di Operazione Sospetta (Sos) senza autorizzazione. Nell’inchiesta, nata da una denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto, sono finiti sotto indagine anche tre giornalisti del quotidiano Domani indagati per concorso in accesso abusivo alle banche dati. Gli emendamenti di Costa e di FI vanno anche oltre questo caso perché andrebbero a punire con il carcere i giornalisti che, se non in concorso con la fonte, pubblicano notizie frutto di illecito. L’orientamento del governo sarebbe frutto di un ragionamento politico di Palazzo Chigi: evitare il voto segreto in aula.

Anche gli altri emendamenti del deputato di Azione sono sul tavolo: eliminazione del trojan per i reati contro la pubblica amministrazione, estensione del segreto investigativo fino alla fine delle indagini e per gli atti conosciuti dalle parti e aumento delle pene per chi pubblica atti di indagine. Proposte che rischiano di creare spaccature nella maggioranza con FI pronta a sostenerle, e FdI scettica. L’idea del governo è quella di far scivolare gli emendamenti verso l’inammissibilità – cioè non inerenti con il tema del ddl – e non discuterli. Ne sarà invece accolto un altro di Costa per prevedere dati biometrici (impronte digitali o del viso) per fare gli accessi alle banche dati.

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(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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