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Critiche al pensiero di Lev Gumilev di Bartolomeo Valentino

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Critiche al pensiero di Lev Gumilev di Bartolomeo Valentino

 Queste teorie hanno notevolmente influenzato la politica russa dell’autodeterminazione delle nazionalità, ma, come  effetto negativo, potrebbero favorire un atteggiamento egemone di una etnia rispetto alle altre. Dunque, potrebbero essere considerate anche un’arma a doppio taglio. Attualmente, quali sarebbero  i Superethnos presenti nel mondo secondo molti studiosi del settore? Sicuramente gli Stati Uniti, l’Europa, la Cina, la Russia, l’Islam.

 

Critiche al pensiero di Gumilev

Secondo gli studiosi di geopolitica Gumilev ha mantenuto un rapporto carente con  la geopolitica attuale, non facendo un esplicito riferimento alla storia contemporanea. Egli parla solo di un superethnos russo euroasiatico con riferimento ai popoli nomadi e non a quelli sedentari. Quindi, non si evince dalla sua teoria una proposta di modello di interpretazione della realtà storica attuale. Tuttavia, dei grandi meriti bisogna riconoscergli. Per esempio di aver sottolineato l’importanza delle condizioni  geografiche nella nascita dei gruppi etnici e di aver proposto un elemento psicologico fondamentale alla base di un processo etnogenetico, quale è la passionarietà che caratterizza un gruppo.

 

Gumilev e la geopolitica contemporanea

Alexander Dugin (di cui ci occuperemo) considera l’euroasiatismo di Gumilev un anello di congiunzione con il neoeuroasiatismo attuale, di cui Dugin è il principale rappresentante. Dugin sostiene, a differenza di Gumilev, che il nucleo della passionarietà, da cui nascerebbe il processo dell’etnogenesi, è l’Eurasia. Per Gumilev la passionarietà è alla base di tante etnie. Inoltre Gumilev considera la Russia nella fase di rottura di un processo etnogenetico, quella cioè da cui comincia la decadenza di un popolo. Questa impostazione, secondo i neoeuroasiasisti, ostacolerebbe l’aspirazione della Russia a divenire un grande Impero. Comunque, non va dimenticato che le teorie di Gumilev sono state alla base di numerose lotte di indipendenza in molti paesi asiatici. Non a caso, dopo la sua morte, è stato dato il suo nome alla Università principale del Kazakistan, ad Astana, capitale di questo paese. Gumilev  è un sostenitore convinto di un nazionalismo russo, grazie alla passionarietà, che va intesa, anche come capacità di soffrire. Gumilev, evidentemente,  intendeva far riferimento alla morte per crocifissione di Cristo e alle sue sofferenze nei vari gulag. In questi ultimi, dunque,  ebbe modo di scoprire che il sacrificio di un uomo, ma anche di un intero popolo, può rendere quest’ultimo grande. Ed i russi dovevano confarsi a questo principio tanto caro a Putin.

La passionarietà fu studiata in  diverse popolazioni nomadi della Steppa, tra cui gli Sciiti, gli Xiongmiki, gli Unni, i Turchi, i Mongoli, i Khitai, i Panguiti,di cui furono studiati i loro movimenti migratori per moltissimi  anni.

Già Professore di Anatomia II Università di Napoli-Cultore di Morfopsicologia e Linguaggi Extraverbali

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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