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Attualità

CURCIO, CANTONE E ALTRI PIEMME CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO

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Da Verona a Pescara: il fronte dei procuratori anti-bavaglio si allarga

DIVIETO DI PUBBLICARE ORDINANZE – A Cantone e Curcio si uniscono altre cinque voci: “Un atto pubblico deve essere a disposizione dei media”

DI VINCENZO BISBIGLIA, ANTONIO MASSARI, LUCIO MUSOLINO E GIUSEPPE PIETROBELLI 
29 DICEMBRE 2023

Il fronte dei procuratori della Repubblica critici – se non addirittura obiettori – verso l’emendamento Costa che intende vietare la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, si allarga. Dopo le interviste al Fatto dei procuratori capi di Potenza e Perugia, Francesco Curcio e Raffaele Cantone, altri cinque colleghi uniscono la loro voce.

“La storia ci racconta delle lettres de cachet nell’Ancien Régime, dei desaparecidos dell’America Latina, quando gli arresti venivano tenuti nascosti – dichiara Giuseppe Bellelli, procuratore di Pescara –. Viene da domandarsi se sia un segno dei tempi il divieto, di antiche radici inquisitorie, di pubblicare un provvedimento del giudice, fonte primaria e ufficiale della notizia di un arresto. Per quale motivo si sottrae alla libera informazione un atto ufficiale che documenta la valutazione operata dal giudice sui gravi indizi di colpevolizza e sulle esigenze cautelari, se non per limitare od orientare la critica dell’opinione pubblica in favore o contro il provvedimento a seconda dei desiderata della maggioranza Questo divieto – prosegue – non solo non salvaguarda le esigenze processuali, ma non è neppure una tutela della presunzione di non colpevolezza, che invece trova salvaguardia proprio nel provvedimento del giudice che si vieta di pubblicare. La stampa libera sarà imbavagliata, limitare la possibilità di conoscere le motivazioni di un arresto renderà più facile sottoporre alla inquisizione mediatica, a seconda dei casi e degli interessi, l’arrestato oppure il magistrato”.

“Se la riforma fosse approvata – è l’opinione di Roberto Rossi, procuratore di Bari – andrebbe a scapito dell’indagato. Il rischio è che l’unica fonte attendibile diventi il comunicato stampa del procuratore che, però, è una parte del processo e, in teoria, potrebbe omettere elementi a tutela dell’indagato. Poter pubblicare l’ordinanza inclusi stralci, che tengano conto di tutto, resta la soluzione migliore”.

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“Non ho mai dato le ordinanze ai giornalisti, preferisco fare il comunicato stampa – precisa Umberto Monti, procuratore di Ascoli Piceno –. Tuttavia le ordinanze non sono segrete e in presenza di un dimostrato interesse pubblico, anche per trasparenza, ben possono essere fornite alla stampa. Si tratta non solo di garantire il diritto all’informazione, ma anche un ‘controllo’ pubblico sull’operato della magistratura: credo che non abbia alcun senso limitare il lavoro dei giornalisti: meglio che fargli fare riassunti soggetti a errori o fraintendimenti. La presunzione di innocenza non c’entra nulla”.

“Non si può mettere il bavaglio alla libertà di stampa – sostiene Emanuele Crescenti, procuratore di Palmi (Reggio Calabria) –. Un giornalista deve fare il giornalista e noi il nostro lavoro. Se un cronista ha una notizia ufficiale, non vedo come si possa mettere un bavaglio alla titolarità del giornalista di pubblicarla. Il divieto di pubblicare stralci integrali è un’assurdità. Si chiede di parafrasare? L’emendamento potrebbe anche passare – conclude –, ma voglio vedere se qualcuno oserà mettere sotto processo un giornalista perché ha pubblicato un fatto vero”.

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“Personalmente – dichiara il procuratore di Verona Raffaele Tito – non credo cambierà nulla. Già oggi l’ufficio che dirigo comunica tramite comunicati o conferenze stampa. Piuttosto non comprendo esattamente la ragione dell’introduzione di questo divieto: le notizie sui fatti di cronaca giudiziaria, fortunatamente, usciranno lo stesso, solo che i cittadini invece di poter leggere con i propri occhi almeno una parte delle motivazioni, avranno contezza dei fatti solo in via mediata. Chi farà questa parafrasi? Solo il giornalista o anche il difensore che per dovere professionale ha il compito di tutelare il proprio cliente? Mi auguro almeno – conclude – che questa indubbia limitazione alla genuinità del diritto di informazione verrà applicata indistintamente sia ove si tratti di reati dei cosiddetti colletti bianchi e sia ove si tratti di efferati femminicidi, sia quando l’imputato sarà un’autorevole persona pubblica e sia quando invece l’imputato sarà un semplice extracomunitario”.

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FONTE:

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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