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Attualità

Giustizia, il magistrato Curcio: “La riforma Nordio intasa il sistema, i cittadini sono senza tutele

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Giustizia, il magistrato Curcio: “La riforma Nordio intasa il sistema, i cittadini sono senza tutele” (*)

IL PUBBLICO MINISTERO – “L’esecutivo dovrebbe fare norme per i 59 milioni di italiani non per omaggio a B. o ad altri”

DI VALERIA PACELLI 
17 GIUGNO 2023

Francesco Curcio è procuratore capo a Potenza. In passato ha lavorato alla Dna e prima ancora come sostituto alla Procura di Napoli. Ha investigato sulla P4, sul clan dei Casalesi, sulla compravendita dei senatori, inchiesta dalla quale Silvio Berlusconi ne è uscito grazie alla prescrizione. Per lui il comportamento del ministro Carlo Nordio, che ha definito inammissibili le critiche dei magistrati, “non è in linea con il sistema costituzionale”.

Nordio sostiene che “il magistrato non può criticare le leggi, come il politico le sentenze”.

Sono stupito che un ministro affermi che il diritto di critica e di opinione sia una “interferenza”. In un Paese democratico non si può privare il cittadino, qualsiasi cittadino, del diritto di esercitare il diritto di opinione e di critica, purché sia esercitato nei limiti della continenza. Mi sembra insomma un non senso: come dire che i virologi e i medici non potevano fare osservazioni sui provvedimenti che venivano presi dal governo durante la pandemia.

La nuova riforma penale interviene su molte norme del codice, a cominciare dall’abuso d’ufficio. Quali rischi si corrono con l’abolizione di questo reato?

Quello di oggi è solo il funerale dell’abuso d’ufficio. Con le riforme fatte in passato, l’ultima dal governo Conte, il reato era già morto. Porre un freno all’uso per finalità private e non istituzionali del potere pubblico però rimane una necessità. I politici raccolgono le doglianze dei loro colleghi, ma non considerano che, come dimostrano migliaia di denunce, i cittadini vogliono essere tutelati dagli abusi dell’autorità. Con l’abolizione del reato i cittadini sono rimasti senza tutele. Forse con le opportune correzioni si potrebbe ripristinare il vecchio ‘interesse privato in atti di ufficio’.

Con la riforma non potranno più essere trascritte le intercettazioni di terzi “salvo che risultino rilevanti ai fini delle indagini”. Non si rischia di togliere una prova al processo?

Trascrivere le intercettazioni di terzi solo se rilevanti per le indagini è un principio che vale già oggi. Il discrimine è tra le conversazioni che consentono di ricostruire il reato e quelle che servono a questo scopo. Non capisco la ragione della riforma su questo aspetto. Piuttosto in tema di intercettazioni credo ci dovremmo occupare di cose più serie come ad esempio le intercettazioni sulle nuove metodologie di comunicazione della criminalità organizzata. Ormai per telefono si parla poco: chi commette reati si serve di cripto chat che si appoggiano su server stranieri. Su questo non mi pare si faccia nulla.

La riforma prevede l’interrogatorio dell’indagato prima della misura cautelare. Ciò aumenta il pericolo di fuga

L’interrogatorio prima della misura non è una idea sbagliata. Il problema è che ora si creerà un sistema assurdo per cui un indagato viene prima interrogato, poi arrestato e poi entro dieci giorni c’è udienza al Tribunale del Riesame, che nei fatti duplicherà ciò che in precedenza è stato fatto. Il sistema così si intasa.

Ora non sarà più un solo gip a decidere sulla misura cautelare, ma un collegio di tre giudici. È una norma realmente applicabile?

No. A Potenza, ad esempio, non si può fare: ci sono 4 gip, se ne mettiamo 3 in un collegio si creeranno incompatibilità che non consentiranno di celebrare le successive fasi procedimentali.

Il pm non potrà più appellare le sentenze di proscioglimento. Questa norma verrà dichiarata incostituzionale così come avvenuto avvenuto nel 2006 con la legge Pecorella

Penso di sì. Quello che andava ripensato era tutto il meccanismo degli appelli, riducendoli per i reati meno gravi sia per i pm (che per la verità ne fanno pochi) sia per gli imputati. Si ridurrebbero le prescrizioni e avremmo finalmente una ragionevole durata del processo.

Nordio parlando della riforma ha detto che “è un tributo per la battaglia” di Berlusconi.

Il riferimento all’ex premier non mi è sembrato opportuno e pertinente. Il governo dovrebbe fare riforme che servono e soddisfano i 59 milioni di italiani e non in onore di questo o quel personaggio. Vivo o morto che sia.

FONTE:

(*) Il magistrato Francesco Curcio è molto conosciuto da noi. Fu il pm che nel 1998 sostenne l’accusa contro i finanzieri e gli agricoltori che erano accusati della truffa dell’Aima. Una inchiesta “tipo arresto di Enzo Tortora”, che fece il suoi flop innanzi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere e poi in Corte di Appello. Molti pentiti di camorra furono ritenuti non attendibili e moltissimi funzionari, finanzieri ed imprenditori agricoli ( furono arrestati oltre 50 finanzieri che erano stati addetti ai centri di “scamazzo” della frutta, assessori regionali, funzionari, presidenti di cooperative: una grande retata per fare scena  )  furono quasi tutti assolti. Lo Stato ci ha rimesso milioni in rimborsi per “ingiuste detenzioni”. – Ferdinando Terlizzi

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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