Figli di Portici famosi: il pittore e docente Angelo Maria Mazzia

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Angelo Maria Mazzia è nato a Roggiano Gravina, in provincia di Cosenza, il 7 ottobre 1823, da Francesco Antonio Mazzia e da Maria Raphaela Paladino.

Unico figlio maschio, tra cinque sorelle, nel gennaio del 1836 è rimasto orfano della madre.

Ancora ragazzo, nel paese natale, «… dopo i primi insegnamenti appresi al seguito del sacerdote Raffaele Graniti, ricevette una formazione umanistico-religiosa nella “Scuola Pia”, per poi continuare lo stesso tipo di studi nel seminario vescovile di San Marco Argentano, sotto la guida dei religiosi don Gregorio Policastrello  e don Stefano Paladino (suo parente)».

Giovane adolescente, nonostante sia stato avviato agli studi classici, seguiti peraltro con notevole interesse, ha però manifestato una spiccata predisposizione per le materie artistiche.

Ha cominciato quindi a esercitarsi con buon profitto, nelle discipline delle arti figurative.

Da autodidatta, assecondando il suo talento artistico, ha  acquisito le rudimentali nozioni tecniche ed espressive del disegno, della pittura e della scultura.

Nel 1840, ha prodotto alcune opere su richiesta del  clero roggianese e di quello della vicina Morano Calabro.

Nel novembre del 1842, diciannovenne, grazie al generoso sostegno di alcuni suoi concittadini, si è recato a Napoli per studiare Medicina veterinaria.

Però seguendo il forte impulso per l’arte figurativa, abbandonando tale idea, fa prima frequentato  un corso privato di disegno, tenuto dal pittore e docente Giuseppe Camamrano (Sciacca, Agrigento, 4 gennaio 1768 – Napoli, 8 dicembre 1850.

Vinto il concorso per accedere al Reale Istituto di Belle Arti, si è iscritto al corso di pittura..

Ben presto, però, non disponendo più di ampi mezzi economici, si è ritrovato a condurre una magra esistenza.

Per cui, dopo 8 mesi di ristrettezze economiche, consigliato dal pittore Antonio Niccolini (San Miniato, Pisa, 21 aprile 1772 – Napoli, 8 o 9 marzo 1850?, direttore del regio Istituto di Belle arti, ha chiesto «… un sostegno finanziario al Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni, affinché potesse dare continuità ai suoi studi».

Accolta benevolmente la supplica dal governo borbonico, tramite l’Intendenza provinciale di  Cosenza, dal Comune di Reggiano Gravina, gli è stata concessa una pensione annua di 6 ducati al mese.

Presso l’Istituto di Belle Arti partenopeo, iscritto al corso di Pittura, ha studiato sotto l’attenta «… guida di Camillo Guerra e dei maestri di disegno Costanzo Angelini, Giuseppe Cammarano, Giuseppe  Mancinelli e Aniello D’Aloysio».

Nel corso di alcuni anni di fine anni Quaranta, per non aver ricevuto l’assegno con regolarità, si è ritrovato nuovamente a condurre una vita di stenti.

Nel 1849, per ovviare alle precarie condizioni di vita, fidando in un futuro migliore, è rientrato nel comune natio.

In terra bruzia, ha presentato una nuova richiesta di aiuto, che gli consentisse di completare gli studi.

Riconoscendone il valore, dal Consiglio dell’Intendenza della Calabria, nel 1851, ha deliberato la corresponsione di un sussidio mensile di 12 ducati.

Per disobbligarsi dell’ottenuto sostegno finanziario, ha donato alla Deputazione Provinciale di Cosenza alcune sue opere: Marco Aurelio SeverinoBruno Amantea e l’Omero al sepolcro di Achille.

Ritornato a Napoli, ha potuto portare a termini gli studi pittorici.

Nella ex capitale delle Due Sicilie, sposatosi, poco dopo il matrimonio, nel 1867, ha avuto un figlio: Emanuele.

Oltre alla produzione di soggetti d’ispirazione sacra e/o classica, si è cimentato «… anche in opere da cavalletto», eseguendo vari ritratti di personaggi calabresi illustri. Tra questi ricordiamo:

  • Ritratto diGian Vincenzo Gravina, del 1847, Amministrazione Comunale, Roggiano;
  • Sacerdote Ferdinando Balsamo, del 1853, Collezione privata, Roggiano;
  • Ritratto di T. Tasso, del 1850 circa, Biblioteca Civica, Cosenza;
  • Ritratto di Costanzo Angelini, 1852 circa, Galleria dell’Accademia, Napoli;
  • Autoritratto, del 1889.

Esente dal servizio militare, nel 1860, ha vinto «… il concorso per l’insegnamento del Disegno Elementare, nella Scuola di Disegno e Figura, al regio Istituto di Belle Arti di Napoli».

Presso l’istituto napoletano, oltre alla docenza, si è impegnato nella riforma di «… tale insegnamento con l’introduzione del disegno geometrico».

Nell’anno 1861, è stato nominato Assistente del pittore Raffaele Postiglione (Napoli, 28 novembre 1818 – ivi, 23 febbraio 1897), maestro nella Scuola di Disegno e Figura.

Ha svolto la sua attività professionale di docente anche a Portici; nel mese di ottobre del 1872, infatti, dalla Regia Scuola Superiore d’Agricoltura, gli è stato affidato l’incarico di tenere il corso di disegno.

Nella cittadina vesuviana, ha avuto modo di incontrare, frequentare  e stringere amicizia con il pittore vedutista Giuseppe Cosenza (Luzzi, Cosenza, 17 settembre 1846 – New York, negli USA, 2 giugno 1922).

Dall’artista. suo corregionale, tra i componenti del gruppo noto come Scuola di Resina o Repubblica di Portici, ha avuto dedicato un  «… componimento poetico dal  titolo: «Ad  Em. lino Mazzia  (pel suo giorno di nascita – A Em.lino Mazzia, quando eravamo, la sua famiglia a Portici, io a Resina, 1873-4)».

Nel 1871, dedicandolo «… agli alunni del R. Istituto di Belle Arti partenopeo», ha pubblicato un opuscoletto riguardane il suo Incarico e la sua attività di maestro.

Lo stesso opuscolo, è stato poi ristampato nel 1879, con il titolo: Sull’insegnamento elementare del Disegno, con l’aggiunta della Relazione, dall’Annuario della Reale Scuola Superiore d’Agricoltura di Portici.

Nel settembre 1876, con la tecnica della pittura a olio, ha fissato sulla tela il ritratto del compositore palermitano Errico Petrella (Palermo, 10 dicembre 1813 – Genova, 7 aprile 1877).

Nel retro del dipinto, firmandolo e datandolo, ha annotato «… Al caro Florimo (da una fotografia) il suo A. Mazzia – Portici, set. 76».

Negli anni di insegnamento alla Scuola porticese, «animo nobilissimo di patriota e di artista», è stato eletto primo presidente onorario della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Portici.

Nel corso del 1879, per alcuni giorni è ritornato a Cosenza, «… dove nel salone del Palazzo del Consiglio Provinciale, collaborò al fianco di Enrico Andreotti, per l’esecuzione pittorica di alcuni ritratti di personaggi storici».

Nell’anno 1890, compiuta l’età di 67 anni, ha dovuto lasciare la cattedra di disegno della Regia Suola Superiore di Agricoltura di Portici.

Il pittore e docente di disegno Angelo Maria Mazzia, nella sua abitazione a Napoli, pone fine ai suoi giorni terreni, il 22 gennaio 1891.

Il comune di Roggiano lo ha ricordato dedicando una strada al suo nome.

Nell’arco della sua attività artistica, ha preso parte a diverse mostre nazionali e internazionali.

Sue opere sono state presentate alla:

  • Biennale borbonica: La Madonna, nel 1845, ancora studente; L’abate Gioacchino, nel 1848; San Sebastiano dopo il Martirio, nel 1855; Assunziondella Vergine, opera premiata con medaglia d’oro, e Santa Cristina sorpresa dal padre mentre dispensaai poveri gli idoli d’oro infranti, nel 1859.
  • Società Promotrice di Belle Arti: Il sangue  del Martire, nel 1862; Dante nellabolgia degli ipocriti, nel 1866;
  • Accademia di Belle Arti di Brera – Milano: Dante che dalla Luce guarda Roma nelletenebre, nel 1872;
  • Esposizione Universale di Vienna: Dante che dalla Luce guarda Roma nelletenebre, nel 1873;
  • Esposizione Nazionale a Napoli, soggetto dantesco, nel 1877;
  • Mostra d’arte biennale calabrese, Autoritratto, nel 1889.

Per i suoi alti meriti artistici e didattici, è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Tra le sue altre rilevanti realizzazioni, ricordiamo:

  • Omero sulla tomba di Ettore;
  • Ritratto di Errico Petrella, Conservatorio di musica San Pietro a Majella;
  • Santa Cristina (già alla Reggia di Caserta);
  • Cristiana Vergine alle catacombe, 1860 circa, Avvocatura dello Stato, Napoli;
  • Vergine delle catacombe, 1861, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli;
  • Papa Clemente VII e l’imperatore Carlo V, del 1864;
  • Dante nella fossa degli Ipocriti, del 1866.

Nastrino dell’onorificenza concessagli:

 Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia

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