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Santoro capolista ovunque, con lui La Valle e Vauro

DI GIANLUCA ROSELLI
15 MARZO 2024

Si autodefinisce “disertore”. Come “disertori” sono i suoi compagni di viaggio. Persone in arrivo da esperienze politiche e sociali diverse, che però hanno un minimo comun denominatore: percorrere a tutti i costi la via della pace, contro la deriva bellicista sempre più imperante in Europa e nel mondo. Una via della pace che va perseguita a tutti i costi nel conflitto in Ucraina e in Medio Oriente. La seconda vita di Michele Santoro (che europarlamentare è già stato per un anno nel 2004 dopo la cacciata dalla Rai per effetto dell’editto bulgaro berlusconiano) è iniziata ieri con la presentazione della lista “Pace Terra Dignità”, che si candiderà alle prossime elezioni europee, se riuscirà a superare lo scoglio della raccolta firme. Sono 75 mila le sottoscrizioni da raccogliere entro il 30 aprile: un obbiettivo impegnativo, difficile, ma non impossibile.

Sarebbe stata esentata, la lista “pacifista”, se si fosse raggiunto un accordo per candidature comuni con Alleanza Verdi Sinistra, che però al momento non ne vuol sapere. “Fino all’ultimo saremo disponibili a un accordo, se poi non vogliono, pazienza, noi non possiamo essere quello che non siamo…”, osserva Santoro. Che nel frattempo ha perso per strada Luigi de Magistris: l’ex magistrato sosterrà la lista, ma preferisce non candidarsi in prima persona perché vuol lavorare a una ricandidatura a Napoli. Con Fratoianni, invece, l’intesa è ancora possibile. “Sinistra italiana su quasi tutto la pensa come noi, la loro scelta sembra dettata semmai dalla necessità di non dare troppo fastidio al Pd…”, sussurrano dal nuovo movimento. Santoro sarà capolista in tutte le circoscrizioni, seguito dalla giornalista Benedetta Sabene (autrice del volume Ucraina. Controstoria del conflitto) e dall’ex parlamentare Raniero La Valle, tranne nella circoscrizione Nord Est, dove invece a guidare la lista è La Valle, seguito da Sabene e Santoro. Tra i candidati più noti, il vignettista Vauro, l’editrice Ginevra Bompiani, l’attore Paolo Rossi, lo scrittore russo Nicolai Lilin (l’autore di Educazione Siberiana, da cui poi fu tratto l’omonimo film di Gabriele Salvatores), il matematico Piergiorgio Odifreddi, lo storico Angelo d’OrsiPino Arlacchi, il segretario di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo.

“Non siamo una lista di sinistra, abbiamo dentro persone che arrivano da esperienze diverse. Per esempio, ci sono palestinesi ed ebrei pacifisti”, fa notare l’ex conduttore. In lista ci sono anche l’ex deputata pentastellata Marta Grande, che con la scissione del M5S decise di seguire Luigi Di Maio e la linea atlantista anti-Di Battista. E l’ex leghista Alessandra Guerra: per la Lega di Bossi fu presidente della Regione Friuli (1994-95) e poi vicepresidente (2001-2003), salvo poi lasciare il Carroccio nel 2008. Altro pentastellato è l’attuale europarlamentare Piernicola Pedicini. “Con questo progetto puntiamo a contrastare la schiacciante maggioranza bellicista e guerrafondaia presente oggi nel Parlamento Ue”, afferma Pedicini.

Tra gli altri candidati, Marina Castellano, che è stata “l’anima di Emergency”, come l’ha definita Santoro, “e siamo sicuri che, se fosse ancora vivo, Gino Strada la penserebbe come noi”. Poi l’ex corrispondente dalla Russia per RepubblicaFiammetta Cucurnia, moglie di Giulietto Chiesa. Poi ancora Cristian Romaniello, Luigi Gallo, Noor Shihadeh, Khaled Al Zeer, Francesco Di Matteo, Vito Micunco, Nino Mantineo, Federico Dolce e Dario Dongo (movimento trattori). Non saranno candidati, ma daranno una mano in campagna elettorale come testimonial Fiorella Mannoia, il fisico Carlo RovelliMoni Ovadia.

“Sulla pace bisogna essere radicali. Siamo contro questo nuovo Patto di Stabilità con cui l’Europa chiede di aumentare le spese militari fino al 2%. E avremmo votato contro anche all’intervento militare nel Mar Rosso contro gli Houthi, che non ce l’hanno con noi ma con gli americani”, afferma Maurizio Acerbo. Papa Francesco, per tutti, è una figura di riferimento. “Pensiamo che le armi e la guerra non siano mai la strada per risolvere alcuna controversia, ma portino solo dolore e sciagura”, sottolinea Santoro. La lista avrà anche un risvolto sociale in difesa dei diritti dei più deboli, del lavoro, della sanità pubblica e dei principi sanciti dalla Costituzione.

 

Dopo Santoro, anche io fondo un partito di sinistra: il settimo

DI PINO CORRIAS

Proprio l’altroieri, tornando dal confine tra il Brasile e l’Argentina, dove ho visitato il futuro dell’Italia, mi sono svegliato di soprassalto nella notte – colpa del jet lag – mentre sognavo di unirmi alla prossima festa dei carri elettorali, fondando anch’io un partito italiano di sinistra, anzi un movimento, ad alta vocazione democratica, libertaria, europea. Un partito alla sinistra della sinistra. Forse anche alla sinistra della colomba bianca di Michele Santoro che per tante ragioni ammiriamo, stimiamo, ascoltiamo. Un partito fondato sui veri valori del pacifismo tra i popoli, non sul pacifismo finto esibito dagli altri partiti progressisti che non vale neanche la pena parlarne. Un partito fondato sulla equità sociale e sulla piena condivisione dei valori della nostra Costituzione che noi condividiamo molto di più e meglio di quanto li condividano gli altri. Un partito che si batta contro tutte le diseguaglianze in Italia e nel mondo, proprio come a suo tempo tutte le gloriose formazioni della sinistra nate, cresciute e (incidentalmente) morte alla sinistra della sinistra, tutte più pure, più coraggiose e più nuove di quella vecchia.

In quei tempi remoti – parlo di metà degli anni Settanta, quando eravamo tutti pischelli – un mio amico aveva compilato un collage di sigle della sinistra italiana. Ne risultava una moltitudine di movimenti e partiti che copriva ogni infinitesimale interstizio della sinistra. Un esercito che annoverava (vado a memoria) l’Unione dei marxisti-leninisti, Servire il popolo, Potere operaio, Lotta continua, Avanguardia operaia, Movimento studentesco, Sinistra proletaria, Comitati unitari di base, Manifesto, Gruppo Gramsci, Lotta comunista, Viva il comunismo, Partito di unità proletaria, Quarta internazionale, Circolo Lenin, Gruppo Rosa Luxemburg, Democrazia proletaria. Questo al netto dei partiti già esistenti: Psdi, Psi, Pci, Psiup, Sinistra indipendente, Radicali. E al netto delle formazioni armate che vennero dopo, 216 sigle contabilizzate dal Viminale, ma questa è un’altra storia.

Tutto accadeva mentre la Dc di Andreotti, Moro e Fanfani, procedeva dritto per dritto, metabolizzando gli eterni rancori reazionari dell’elettorato conservatore, evangelizzando il sovversivismo della piccola borghesia, per cucinarsi l’Italia dentro un regime di condivisa cleptocrazia e quieto vivere. Mentre la destra vera, quella del braccio in erezione del Movimento sociale ex Repubblica Sociale, marciava tenendo accesa la fiamma del neofascismo. Rivendicato sino al congresso del 1987 dal segretario Giorgio Almirante: “Siamo quelli che fummo, saremo quello che siamo”. Frase che sembra uno scioglilingua per anziani camerati, ma è invece la perfetta prefigurazione della nostra giovane premier Giorgia Meloni, della sua corte familiare intenta a ricamare l’antica trama ideologica della nuova capicrazia. Che oggi avanza in forme sempre più semplificate e violente che vanno dalla motosega di Javier Milei al missile ipersonico Zircon di Vladimir Putin, passando per le aule dei tribunali di Viktor Orbán, il secondino dell’Ungheria.

Insinua qualcuno che la destra corre perché semplifica fino all’unanimità ogni questione che la sinistra complica oltre la Babele? Taccia. La sinistra non è stupidamente capziosa, ma è plurale; non è masochista, è democratica: per chiedere un blando cessate il fuoco a Gaza – non bastando i 30 mila morti accatastati dentro al più grande campo di concentramento contemporaneo – ha presentato non una, ma cinque mozioni. Ottimo lavoro, pensavo nel sogno. Dobbiamo prepararci a fare altrettanto con i partiti, alle prossime Europee, non importa quanti voti finiranno giù dalle finestre del quorum. Non ci bastano quelli delle cinque mozioni. Non ci basta la colomba di Santoro. Mi sono svegliato pensando che solo con il prossimo partito in volo, il settimo, lo schianto della sinistra sarà sicuro.

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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