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Attualità

La misteriosa fine di Prigozhin/ Se si è trattato di un incidente, cosa assai improbabile, Putin si è tolto di torno un concorrente pericoloso, senza compromettersi. Altre ipotesi: sono stati gli Ucraini (un po’ improbabile); Prigozhin non è morto (è solo un trucco per poter continuare ad operare segretamente). (di Stelio W. Venceslai)

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La fine di Prigozhin

(di Stelio W. Venceslai)

            Nessuno al mondo, credo, pensa che la morte di Prigozhin e dei suoi uomini sia stata accidentale. La vendetta è un piatto che si gusta di più a freddo, e in questo Putin, abituato ai rigori degli inverni moscoviti, è un maestro.

            Dopo l’avanzata della Brigata Wagner fino a 200 km da Mosca, evidenziando l’inconsistenza dell’apparato difensivo russo, la partita con Putin era tutta ancora da giocare. Passato il tempo necessario, Putin ha calato l’asso sul tavolo e il gioco è finito. Niente più ambiguità, niente Bielorussia, fine della Wagner. Un esperimento mal riuscito perché si è rivoltato contro il padrone.

            Se si è trattato di un incidente, cosa assai improbabile, Putin si è tolto di torno un concorrente pericoloso, senza compromettersi. Se, invece, è stata la contraerea russa a colpire l’aereo in volo, qualcuno avrà dato l’ordine di abbatterlo, e non credo che sia stata un’iniziativa personale. Non si sfida impunemente uno Zar.

            Altre ipotesi: sono stati gli Ucraini (un po’ improbabile); Prigozhin non è morto (è solo un trucco per poter continuare ad operare segretamente). Tutto può essere, ma la versione ufficiale è che il Capo della Brigata Wagner è morto per l’esplosione di una bomba piazzata nell’aereo su cui viaggiava. Chi gliel’ha messa e come ha fatto ad essere preventivamente informato quale aereo avrebbe utilizzato Prigozhin è tutto da chiarire e non sarà mai chiarito.

            Una cosa curiosa, anche questa è da chiarire, è che con Prigozhin viaggiava anche il suo vice, Uitkin, il vero fondatore della Brigata. Se c’è una regola è quella che un capo non deve viaggiare mai con il suo secondo. Regola infranta.

            Gli interrogativi veri riguardano la sorte della Brigata, sparsa Europa e in Africa e cosa accadrà delle concessioni minerarie ed agricole ottenute da Prirgozhin in Africa.

            La brigata consta di circa 50.000 uomini, di diversa nazionalità, tutti o quasi professionisti della morte: uomini d’arme, avventurieri, mercenari di lunga e vecchia data, volontari attratti da una vita pericolosa, reduci dalla guerra russo-afghana, detenuti usciti dalle galere russe per sconti di pena in cambio dell’arruolamento. Un esercito di mercenari pericolosi adesso vagante.

            Prima dipendevano da Prigozhin e, indirettamente, da Mosca. Ora Sarà difficile incorporarli nell’esercito russo. Putin ci aveva provato e la reazione è stata la marcia su Mosca di Prigozhin. Dove finirà tutta questa manodopera della morte? In offerta al primo acquirente?

            Lukashenko si era dichiarato disposto ad accoglierli in Bielorussia per addestrare l’esercito locale. Ma allora c’era Prigozhin. Secondo le intercettazioni satellitarie i mercenari stanno lasciando la Bielorussia con i loro equipaggiamenti. Una mina vagante, per andare dove?

            Altra questione sono gli interessi economici in Africa, se veramente Prigozhin è morto. Erano intestati a lui o al governo russo? Si tratta di centinaia di miliardi.

            Dopo i numerosi fallimenti, questa operazione che ha visto la scomparsa di Prigozhin è il primo successo vero di Putin (l’ultimo insuccesso è la sonda spaziale russa distrutta sulla luna mentre quella indiana è felicemente arrivata). Bisogna dargliene atto: in materia di uccisioni sa il fatto suo e i suoi servizi informativi, finalmente hanno funzionato.

            Due aerei uguali sono volati a S. Pietroburgo. Uno è tornato a Mosca, l’altro è esploso in quota. L’aereo civetta si è salvato. È caduto solo quello buono. Chapeau!

            Intanto, si sta procedendo a una severa ristrutturazione nell’ambito degli alti vertici militari russi: destituzioni, arresti domiciliari, destituzioni e morti sospette. Sembra d’essere tornati ai tempi di Stalin quando decapitò l’armata rossa e fece fucilare Tuchacevskij, poco prima dell’attacco hitleriano alla Russia. Il potere, in Russia, oggi come allora, fin dai tempi degli Zar, non si regge sulla democrazia, ma sul sangue.

            Conclusa la vicenda di Prigozhin, se effettivamente è conclusa, Putin avrà un bel da fare per liberarsi dei suoi mercenari che hanno giurato vendetta.

            Intanto, chiuso nel Cremlino, per video conferenza sogna l’area del rublo ed incita i BRICS, riuniti in Sudafrica, a fare la guerra al dollaro (il 95% delle transazioni mondiali). Anche questa è una battaglia perduta in partenza, almeno per il prossimo decennio.

 

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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