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ALIFE/BIODIGESTORE1. Ci scrive l’Ingegnere Filippo Mercorio che fa parte dello staff per la costruzione dell’impianto: “Il Biodigestore non creerà nessun problema alla città!”

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“””Chi parla e scrive “contro a prescindere”, con preconcetto e senza dare la possibilità del confronto democratico, lo sa che nei Paesi civili queste tipologie di impianti sono normalmente tenute e gestite, e che le associazioni ambientali considerano i biodigestori la soluzione al problema dello smaltimento???”””
Ultimamente mi capita sempre più spesso che qualche amico o conoscente, dopo avermi sentito spiegare il funzionamento dell’impianto del BIODIGESTORE che per conto della General Construction S.p.A. unitamente a docenti Universitari ho contribuito a progettare, mi rimprovera dicendo : “….. ma perché non lo avete spiegato bene alla gente ? sentito come lo dici tu sembra un bene e non un male ! ….” Premesso che in più occasioni si è tentato di spiegarlo, e che però non è mai stato accolto dal Comitato Salute & Ambiente l’invito sia mio che dell’azienda ad un confronto tecnico democratico e sereno sull’argomento, mi sono allora deciso a scrivere questa lettera aperta, perché dopo tanta distorta informazione e strumentalizzazione, avverto il dovere ed il diritto, di dire anche io qualcosa in qualità di cittadino e quindi abitante di questo territorio. L’argomento in questione soprattutto nella ns. Regione viene visto con pregiudizio e diffidenza considerato il cronico stato di “emergenza rifiuti” (da oltre 20 anni) ed il continuo Commissariamento della ns. Regione per assenza di azioni concrete poste in essere per la gestione “ordinaria” dei rifiuti. Ma proprio questi pregiudizi verso impianti di trattamento rifiuti hanno favorito la tendenza a far sorgere le tanto inquinanti discariche a cielo aperto, il deposito incontrollati di rifiuti per strada (in casi estremi a fenomeni tipo Terra dei Fuochi) e soprattutto a favorire lo smaltimento dei rifiuti non solo fuori Regione ma addirittura all’estero a danno di tutti noi cittadini campani che ci troviamo a doverci far carico degli elevati costi connessi allo smaltimento, e che alimentano di conseguenza una cattiva gestione del ciclo integrale dei rifiuti ! Orbene, come cittadino, vorrei far notare che il drammatico fenomeno della “Terra Fuochi” si continua ad alimentare proprio nello stato di non ordinarietà della gestione del ciclo dei rifiuti e nella conseguente giustificazione di tutte le procedure “di emergenza” che mirano a tamponare il problema a costi esorbitanti, senza voler comprendere che per una corretta gestione i rifiuti devono essere smaltiti intorno a dove si producono e non altrove ! In altre regioni d’Italia, e nei paesi civili, il fatto che la gestione dei rifiuti sia “ordinaria” non lascia spazio a tali criticità. Quindi, a mio sommesso parere, il non affrontare il problema agevola una cattiva gestione dei rifiuti e quindi pratiche improprie (in alcuni casi illegali) nonché esorbitanti costi di smaltimento!

Non è affatto un caso che i Piani Regionali prima, e Provinciali dopo, prevedono di dover realizzare degli impianti (naturalmente costruiti a norma di legge e non nocivi per la salute) con i quali gestire – finalmente – nell’ordinario il ciclo dei rifiuti, così come si fa da sempre in altre regioni più virtuose e civili d’Italia. Peraltro, alcune domande sorgono spontanee: nelle altri parti d’Italia e d’Europa, dove i rifiuti non costituiscono né un “problema” né una “emergenza”, gli impianti così realizzati sono nocivi e nessuno se ne accorge e li contesta? Allora loro sono gli incoscienti e noi (in Campania) gli intelligenti che non li vogliamo ? …. Le risposte mi sembrano scontate ….. Chi parla e scrive “contro a prescindere”, con preconcetto e senza dare la possibilità del confronto democratico, lo sa che nei Paesi civili queste tipologie di impianti sono normalmente tenute e gestite, e che le associazioni ambientali considerano i biodigestori la soluzione al problema dello smaltimento “green” della Forsu? Ma si sa …. : non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire . Tanto detto, passiamo all’impianto vero e proprio, facendo prima di tutto una distinzione nella sua valutazione: – di compatibilità con l’ambiente e la salute; – di dimensione . Mentre sulla dimensione mi sembra più che plausibile poterne discutere cercando anche punti di equilibrio, quello che non dovrebbe essere posta in discussione è la sua compatibilità con l’ambiente e la salute, e ciò per il semplice fatto che l’approvazione tecnico-scientifica di tali tipi di progetti ed impianti è di esclusiva competenza di una serie di Enti preposti a tali tipi di valutazioni, in conformità alle vigenti normative nazionali e comunitarie, peraltro molto vincolanti. All’inizio della discussione di “popolo” se ne sono dette e sentite di tutti i colori : “è una discarica”, “è un impianto a biomassa” , “è un termovalorizzatore” ! Ebbene, solo da qualche giorno sembra che, forse, sia chiaro almeno come si chiama : BIODIGESTORE. Quindi, l’impianto di cui si parla NON è una discarica, NON è un impianto a biomassa, NON è un termovalorizzatore, ragion per cui in questa tipologia di progetto l’unico materiale che può essere trattato è la frazione organica dei rifiuti. Tanto per parlare apertamente di quello che si paventa, e cioè della preoccupazione che la gestione dell’impianto possa dar atto a mal pratiche è bene fare, serenamente, qualche riflessione: – in una discarica a cielo aperto si potrebbe di giorno lavorare normalmente, mentre di notte si potrebbe scavare e interrare di tutto; – in un impianto a biomassa o in un termovalorizzatore si potrebbero bruciare normalmente i materiali per cui sono stati autorizzati, ma vi si potrebbero bruciare illegalmente anche tante altre cose; addirittura, un impianto di biomassa potrebbe anche essere “requisito” in nome dell’emergenza da un Commissario Governativo e potrebbe essere usato, impropriamente, come termovalorizzatore di emergenza per bruciare le “eco-balle”; – in un impianto di digestione anaerobica e aerobica come quello di cui si parla, cosa si potrebbe trattare di diverso dal materiale umido organico, di scarti di industrie alimentari, da sfalci di siepi e similari ? Praticamente nulla altro, perché altrimenti si bloccherebbe nel suo funzionamento ! E allora? E’ evidente che un siffatto impianto non si presta ad usi diversi per i quali è autorizzato. 
Per comprenderlo meglio è bene accennare al suo funzionamento: 
– la Frazione Organica dei Rifiuti viene conferita all’impianto, con un costo di conferimento a carico delle Amministrazioni Comunali che sarà certamente più basso rispetto a quello dello smaltimento fuori regione (basterebbe a ciò solo l’incidenza dei trasporti); 
– i prodotti organici, dopo essere stati attentamente selezionati e preparati, vengono chiusi ermeticamente in ambienti depressurizzati a tenuta stagna, al buio e al caldo per circa 30 giorni. In queste condizioni si avvia il processo di digestione anaerobica, cioè in assenza di ossigeno e completamente al chiuso; questo processo genera il biogas ; 
– alla fine del processo di digestione il materiale viene spostato in corsie areate dove inizia una fase di stabilizzazione aerobica, comunque sempre all’interno dei capannoni del complesso e sigillati rispetto all’ambiente esterno. In tali ambienti areati si avvia l’altro processo biologico naturale durante il quale il materiale viene vagliato e trasformato in compost di alta qualità (certificabile dal Consorzio Italiano Compostatori) per le colture biologiche. Da questo sintetico schema di processo appare evidente che il gestore dell’impianto non ha alcuna convenienza ad accettare del materiale differente da trattare, perché altrimenti la “digestione e con essa la funzionalità dell’impianto stesso sarebbe compromessa (il digestore si bloccherebbe)traducendosi di conseguenza in rilevanti perdite economiche per la società. La salvaguardia della tecnologia è basata sulla bontà del materiale in ingresso: una “dieta” non buona compromette il funzionamento con danni irreparabili e gravi perdite. E allora resta di tutta evidenza che un impianto del genere concorrerebbe anche a creare un circuito virtuoso per far migliorare la raccolta differenziata, perché non accetterebbe di trattare frazione organica che non sia veramente differenziata da altri materiali inorganici (plastiche, metalli, etc.). Peraltro, tanto per fare un parallelismo, questo tipo di impianto è simile a quelli che da alcuni anni si stanno diffondendo nelle medie/grandi aziende zootecniche dove, per favorire lo smaltimento a norma dei letami animali, si utilizzano “digestori” che producono anche energia elettrica (un impianto del genere, ovviamente del tutto innocuo, è stato da poco realizzato da una azienda zootecnica privata nel territorio del Comune di Dragoni). La differenza sta nella materia prima che alimenta gli impianti: in quelli zootecnici è il letame e in quelli che trattano rifiuti organici è essenzialmente la Forsu e gli scarti di industrie agroalimentari. Chiarito il funzionamento e la non pericolosità (che dovrà essere valutata e certificata da Enti tecnico-scientifici competenti in materia ai sensi della normativa vigente), resterebbe in discussione la sola questione della dimensione. A questo punto è utile riportare qualche numero sintetico. Il Piano provinciale dei rifiuti conteggia “attualmente” per la sola Forsu circa 100mila tonnellate/anno. 
Nell’impianto di Alife non entreranno 75.000 tonnellate/annue di rifiuti organici, ma la “dieta” del digestore ne prevede al massimo solo circa 30.000 tonnellate annue di Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani proveniente dalla raccolta differenziata delle utenze domestiche private e commerciali dei Comuni dell’area e dell’Alto Casertano, mentre la restante parte sarà costituita da prodotti provenienti da attività agroindustriali e da materiale proveniente da sfalci di erba, potature e scarti della manutenzione del verde, dei giardini pubblici e privati e delle strade pubbliche. Inoltre, è bene evidenziare che la taglia di 75.000 ton/anno dell’impianto rappresenta il valore massimo da autorizzare da parte della Regione Campania. Il conferimento del materiale organico in impianto avverrà tramite la circolazione di veicoli in conformità al piano di viabilità vigente che, francamente, non penso possa mettere in crisi il sistema viario. Peraltro, la zona più interessata al traffico veicolare sarebbe quella nei pressi delle uscite della superstrada (Dragoni o Alvignano), lontana dalla zona urbana. E, per inciso, tanto per fare un paragone a noi molto vicino, si può facilmente immaginare che di autoarticolati dell’acqua minerale (che per tipologia di prodotto richiede un veicolo di autotrasporto molto più grosso) ne passano a Pratella molti di più senza che per ciò vi sia un impatto insopportabile. In conclusione, spero di aver contribuito con questo scritto a fare un poco di chiarezza sull’argomento, che finora è stato solo “strillato” perché si sa: è molto più facile disfare che fare. Il fare presuppone impegno, perseveranza e convinzione, mentre per il disfare è sufficiente insinuare dubbi e alimentare polemiche senza cercare il confronto. Io sono sempre convinto di quel che faccio e, anche a costo di andare controcorrente, ritengo sia doveroso che le Istituzioni della zona in cui viviamo, il Comitato e Tutti i cittadini si chiedano, senza preconcetti : quale è il modo di contribuire per cominciare a mettere in ordine la disastrosa gestione “emergenziale” del ciclo dei rifiuti in Campania, e nella fattispecie in provincia di Caserta ? Io non credo che il giusto modo sia quello di “strillare” i no senza discutere; perché sinora, su questa vicenda, così è stato fatto dal Comitato.

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***TRAGEDIA INCREDIBILE***Uccisa a martellate una professoressa di francese, Pasqualina Sica. Arrestato il 51enne Tommaso Sanzio. Tutto è avvenuto a Capodrise

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L’uomo avrebbe ucciso la Sica in preda ad un raptus. E’ molto probabile che la lite tra i due sia degenerata per questioni di vicinato. “Finalmente ti ho ucciso” avrebbe detto il presunto assassino…
Un episodio agghiacciante è avvenuto a Capodrise nel pomeriggio di oggi. Un uomo di 51 anni, Tommaso Sanzio, è stato arrestato dalla Polizia del Commissariato di Marcianise con l’accusa di aver ucciso a martellate una professoressa di francese dell’Istituto Lehner, Pasqualina Sica di 56 anni. La donna sarebbe morta dopo che le sono state inferte tre martellate al cranio. Ad assistere all’agghiacciante scena, pare ci fosse anche la moglie di Sanzio che ha cercato in tutti i modi di fermare la sua furia omicida. La Polizia, al momento dell’irruzione, ha trovato l’uomo seduto su una sedia in stato confusionale e delirando diceva al cadavere della signora “finalmente ti ho ucciso” appoggiando il martello sul petto come fosse una croce. La madre della professoressa abita al piano superiore della casa della vittima. Il movente pare essere legato a discussioni condominiali: l’anno scorso i due avevano già avuto un litigio. Sul posto sono intervenuti Polizia e Carabinieri di Marcianise. La donna viveva in un appartamento in via Francesco Rao, 74. Il presunto omicida è stato arrestato. Sanzio è conosciuto a Capodrise con l’appellativo di “Masaniello”.

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PIEDIMONTE MATESE. L’auto lascia a piedi l’avvocato e questi chiama per rimandare la causa. Ma non c’è il legittimo impedimento.

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L’assistito si è rivolto alla Corte di Cassazione che gli ha dato torto: “L’avvocato poteva prendere anche il pullman!” 
L’auto si guasta e l’avvocato rimane a piedi proprio la mattina dell’udienza. Telefona, quindi, in cancelleria per chiederne il differimento ma il giudice non sente ragioni ritenendo che il tribunale possa essere raggiunto con altri mezzi e va avanti con la causa. E’ la vicenda che ha visto protagonista, suo malgrado, un avvocato di Piedimonte Matese e il suo cliente, il quale all’esito del mancato differimento ha visto confermata la condanna in Corte di Appello, per i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, sia in primo che in secondo grado. Per tutta risposta, il cliente propone ricorso per Cassazione deducendo la nullità dell’udienza e, dunque, dell’intero iter processuale, considerata la mancata valutazione dell’istanza di differimento, imputabile non solo al giudice delle prime cure ma anche al giudice d’appello al quale la questione era stata nuovamente dedotta. Ma la Suprema Corte gli ha dato torto. La quinta sezione penale della Cassazione, infatti, concordando con i giudici di merito, ha ritenuto non sussistente il legittimo impedimento, dato che, pur essendo acclarato il problema subito dalla vettura del difensore, lo stesso avrebbe dovuto attrezzarsi con un mezzo di trasporto alternativo. “L’art. 420-ter c.p.p. – ha affermato, infatti, la Corte – sancisce il diritto dell’imputato e del difensore di eccepire, ottenendo il rinvio di udienza, i soli legittimi impedimenti che diano luogo ad una assoluta impossibilità di comparire. Ne consegue che l’improvviso guasto al mezzo di trasporto privato in tanto può integrare la situazione evocata, in quanto risulti che questo fosse il solo atto a consentire il raggiungimento dell’Ufficio giudiziario”. Nella specie, invece, come osservato dai giudici di merito, ha concluso la Suprema Corte, rigettando il ricorso, era stato attestato il contrario, giacché “il difensore avrebbe potuto ricorrere ad altri mezzi per raggiungere tempestivamente il tribunale”.

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DRAGONI. Il Comune condannato a pagare Giuseppe Croce per oltre 30mila euro. Nominato l’avvocato Pasquariello per resistere in giudizio.

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La Corte di Appello ha emanato la sentenza con cui condanna l’Ente dragonese a corrispondere dieci mensilità della retribuzione percepita dal Croce… 
Una brutta patata da pelare per il Comune di Dragoni, atteso il provvedimento che il Tribunale ha adottato in favore del signor Giuseppe Croce. Infatti la Corte di Appello di Napoli – Sezione Lavoro- con sentenza n.973/2014 “Condannava il comune di Dragoni al risarcimento del danno subito da Croce Giuseppe, pari a dieci mensilità della retribuzione percepita alla data di cessazione del rapporto, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali dalla maturazione al saldo”. Pertanto, in attuazione di detta sentenza il sig. Croce Giuseppe, rappresentato e difeso dall’avv. Domenico Carozza, proponeva ricorso innanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Lavoro, per sentir condannare il comune di Dragoni in persona del sindaco pro tempore al pagamento, in favore del ricorrente, della somma di 29.203,41 euro, oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese legali come per legge. Allo stato l’amministrazione comunale intende resistere in giudizio ed ha, quindi, nominato un legale di fiducia per tutelare gli interessi dell’Ente, ovvero l’avv. Francesco Pasquariello del foro di Santa Maria Capua Vetere, patrocinante in cassazione, il quale si è dichiarato disponibile ad assumere l’incarico per un compenso professionale pari a 2.500,00 euro oltre IVA, CPA e spese documentate.

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PIEDIMONTE MATESE. Il Comune “bussa a denari” al Ministero della Giustizia: “I soldi versati in bollo dai contribuenti per le spese di giustizia, ci siano riconosciuti!”

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L’Ente chiede che tutti i soldi versati per le marche da bollo da parte dei cittadini di ventuno Comuni, ovvero la circoscrizione giudiziaria, siano versati a parziale ristoro delle spese sostenute per mantenere l’Ufficio… 
Nell’ambito della ‘Revisione delle circoscrizioni giudiziarie – Uffici del Giudice di Pace’ con il quale sono stati soppressi diversi uffici del giudice di pace e stabilito che all’epoca dell’entrata in vigore del provvedimento veniva concessa anche l’ opportunità agli Enti locali interessati di tenere in sede l’articolazione che “entro sessanta giorni anche consorziati tra loro, potevano richiedere il mantenimento degli uffici del giudice di pace, con competenza sui rispettivi territori di cui è proposta la soppressione, anche tramite eventuale accorpamento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo che sarà messo a disposizione dagli enti medesimi” e l’ Amministrazione Comunale di Piedimonte Matese ha, unitamente a quella dei Comuni di Alife, Alvignano, Caiazzo, Castel Campagnano, Castello del Matese, Dragoni, Gioia Sannitica, Piana di Monte Verna, Raviscanina, Ruviano, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, Sant’Angelo d’Alife, manifestato al Ministro di Grazia e Giustizia la volontà e l’interesse, al mantenimento dell’ ufficio del predetto Giudice. A ciò, quindi fu emanato il decreto del Ministero della Giustizia che, in accoglimento delle istanze formulate dagli enti locali, ha individuato tra gli uffici mantenuti anche il locale Giudice di Pace. Successivamente i sindaci dei comuni già rientranti nella circoscrizione dell’Ufficio del Giudice di Pace di Capriati a Volturno, chiedevano l’accorpamento all’ufficio del Giudice di Pace di Piedimonte Matese anziché a quello di Santa Maria Capua Vetere e l’Amministrazione Comunale del capoluogo matesino, unitamente a quella dei comuni di Alife, Alvignano, Caiazzo, Castel Campagnano, Castello del Matese, Dragoni, Gioia Sannitica, Piana di Monte Verna, Raviscanina, Ruviano, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico e Sant’Angelo d’Alife, tutti facenti parte della circoscrizione dell’Ufficio del Giudice di Pace di Piedimonte Matese esprimevano il nulla osta alla inclusione nella medesima circoscrizione dei comuni di Capriati a Volturno, Ailano, Ciorlano, Fontegreca , Gallo Matese, Prata Sannita, Pratella e Valle Agricola. A tanto fu emanato apposito decreto, del Ministro della Giustizia, lo scorso dieci novembre che l’Ufficio del Giudice di Pace di Capriati a Volturno, comprendente i Comuni di Ailano, Capriati a Volturno, Ciorlano, Gallo Matese, Fontegreca, Letino, Prata, Pratella e Valle Agricola, veniva accorpato a quello di Piedimonte Matese. Pertanto il Comune di Piedimonte Matese ha ritenuto di formulare richiesta al Ministero della Giustizia Roma acché i proventi derivanti dalle spese di giustizia ed in particolare dall’acquisto di marche da bollo da parte dei cittadini che ricorrono all’Ufficio del Giudice di Pace vengano riconosciute nelle casse dell’ Ente a parziale ristoro delle spese sostenute per il mantenimento dell’Ufficio (costi personale, pulizie, Enel, Telefonia, cancelleria, apparecchiature informatiche etc. etc. etc.).

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GIOIA SANNITICA. Noleggiò delle vetture al Consorzio Unico di Bacino dei Rifiuti ma non è stata mai pagata. Vince la causa la titolare di “Top Car” Vincenza Romano e la paga il Comune di Piedimonte Matese.

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L’imprenditrice è stata assistita dall’avvocato Raffaele Pannone che ha pignorato i soldi che il Comune doveva al C.U.B. recuperando le proprie spese… 
Arriva, a distanza di tre anni, il riconoscimento “economico” alla titolare della ditta “Top Car” Vincenza Romano, la quale noleggiò diverse vetture al Consorzio Unico di Bacino dei Rifiuti per le province di Napoli e Caserta e non ottenne mai i soldi per le prestazioni di servizio effettuate, dai vertici dell’Ente. La soluzione l’ha trovata l’avvocato Raffaele Pannone, legale dell’imprenditrice di Gioia Sannitica, il quale ha optato per il pignoramento presso terzi delle somme dovute al Consorzio da Enti pubblici ove erano presenti ancora crediti. Uno di questi, il Comune di Piedimonte Matese, deve al C.U.B. la ragguardevole somma di 160mila euro, provvedendo però all’accantonamento della medesima, proprio per l’effetto di atti di pignoramento presso terzi, ed essere assegnata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a favore degli aventi titolo. Nel luglio dello scorso anno, l’Ufficio Contenzioso trasmetteva atto di pignoramento presso terzi a carico del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta in Liquidazione, formulato dall’avvocato Raffaele Pannone, in rappresentanza della sig. Vincenza Romano, legale rappresentante pro tempore della “TOP CAR s.a.s.” con sede in Gioia Sannitica (CE) disposta dall’ordinanza di assegnazione emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e pervenuta al Comune lo scorso mese di novembre. Nel contesto, la signora Romano, presentava anche la fattura proforma, trasmessa dal legale di parte. Il Comune di Piedimonte Matese, ritenuto, pertanto, dover procedere alla liquidazione di quanto dovuto agli aventi titolo, come indicato per ciascuno di essi e come riportato nel menzionato dispositivo, ha disposto la liquidazione alla ditta TOP CAR s.a.s. di Romano Vincenza,con sede in Gioia Sannitica della somma di 14.042,86 euro ed all’avvocato Raffaele Pannone la somma di 3.939,62 euro (al lordo dell’Iva, CPA e ritenuta d’acconto).

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SAN POTITO SANNITICO. A breve inizieranno i lavori di ampliamento del cimitero. Previsti oltre 300 nuovi loculi. Lo annuncia il primo cittadino Francesco Imperadore

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Il sindaco ha ribadito anche l’impegno dell’Amministrazione di dare una risposta concreta alle aspettative dei cittadini ed ha annunciato che nel corso del 2015 verranno avviate le procedure relative agli altri due lotti da realizzare, affinché, come previsto nel programma dei lavori pubblici, tutti gli interventi pianificati possano concretizzarsi…
“In questa settimana si darà seguito alle procedure di gara per la realizzazione del primo lotto dei lavori di ristrutturazione e d ampliamento del Cimitero Comunale di via Pirocche e Carrocce al fine di poter rispondere alla richiesta di nuovi posti salma da parte dei cittadini”. A dichiararlo il sindaco di San Potito Sannitico, Francesco Imperadore, che con queste parole ha annunciato ufficialmente alla cittadinanza un nuovo ed importante intervento atto a garantire nuove sistemazioni per le salme oltre che dare un aspetto decoroso alla struttura già esistente. Il sindaco ha ribadito anche l’impegno dell’Amministrazione di dare una risposta concreta alle aspettative dei cittadini ed ha annunciato che nel corso del 2015 verranno avviate le procedure relative agli altri due lotti da realizzare, affinché, come previsto nel programma dei lavori pubblici, tutti gli interventi pianificati possano concretizzarsi. Un primo lotto di intervento, quello che si avvia alla realizzazione, dopo che con delibera di giunta del 16 ottobre 2014 è stato approvato il progetto definitivo e dopo che con delibera di giunta del 10 novembre 2014 sono stati determinati i prezzi dei loculi e degli ossari cimiteriali. L’intervento in oggetto garantisce una completa integrazione con il cimitero già esistente; infatti, l’ingresso al nuovo cimitero è assicurato da un viale che si dirama dall’asse di accesso principale del complesso esistente, ciò a garanzia di una completa osmosi tra l’esistente ed il nuovo. Partendo dalla quota più bassa del lotto si individuano tre livelli, ognuno corrispondente all’esecuzione dei rispettivi loculi. Il primo livello è caratterizzato da 84 loculi disposti su due blocchi che si fronteggiano su quattro file per un numero totale di n. 44 sul lato sinistro e n. 40 loculi sul lato destro. Il secondo livello prevede un 68 loculi di cui n. 32 a destra e n. 36 a sinistra. Il terzo livello prevede n. 60 loculi di cui n. 28 a destra, n. 28 a sinistra e n. 4 disposti frontalmente al muro perimetrale posteriore. Ulteriormente ai loculi innanzi elencati saranno realizzati due blocchi nel cimitero esistente di n. 48 loculi cadauno disposti 24 per lato. Sarà realizzato un numero totale di 308 loculi, in corrispondenza del muro perimetrale n. 100, in corrispondenza del muro di nuova costruzione n. 112 e 176 ossari disposti in posizioni differenti e 96 loculi nella parte esistente.

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PIEDIMONTE MATESE. Voleva realizzare un doppio appartamento comunicante, dimenticando però che non è assegnatario di nessuno dei due. Si tratta infatti di case popolari!

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Un uomo vive con la madre centenaria in una casa Iacp a Sepicciano. Sopra c’è la sua convivente che, a quanto pare non è assegnataria dell’appartamento e li volevano rendere “comunicanti”. Blitz dei Vigili Urbani e segnalazione alla Iacp di Caserta… 
Una storia di normale occupazione abusiva, quella che si è verificata a Piedimonte Matese in una Iacp, ubicata in Sepicciano. Il classico canovaccio insomma per cercare di aggirare gli ostacoli della legge ed impossessarsi non di uno, ma ben due appartamenti di cui c’è l’assegnazione solo per uno ed alla mamma ultracentenaria! Ma andiamo con ordine. Lo scorso 10 febbraio i Vigili Urbani di Piedimonte Matese, effettuano un sopralluogo presso il complesso immobiliare I.A.C.P. in località Sepicciano, dove al piano primo della palazzina, all’interno dell’immobile, vi erano i Sigg. V.C. e la Sig.ra C.A., i quali stavano eseguendo in detto alloggio, lavori di ristrutturazione e, per di più, avevano demolito una parte del solaio di interpiano, creando una apertura di un metro e mezzo per un metro e mezzo circa, sostenuta da profilati in ferro posti tra soffitto e pavimento del piano ove è assegnataria, invece, la Sig.ra V.M., ultracentenaria e madre del V.C.. I Vigili Urbani, rilevavano che l’intervento sopra menzionato risulta abusivo, in quanto mancante del titolo abilitativo di natura urbanistica e paesaggistica. Per cui provvedevano a segnalare l’ intera vicenda all’Ufficio Tecnico Comunale del capoluogo matesino, ritenendo che si dovesse provvedere in merito e con immediatezza al ripristino dello stato dei luoghi. Il Responsabile del Settore Ambiente e Territorio, Pietro Terreri, ha quindi rilevato che, ricorrono le motivazioni di urgenza per l’adozioni diretta del provvedimento cautelare consistente nella Ordinanza di demolizione delle opere realizzate e/o rimessa in pristino dello stato dei luoghi, ordinando ai Sigg. V.C., C.A. e V.M., tutti residenti in Piedimonte Matese alla via Campo Sepicciano, di ripristinare “ad horas” i luoghi e demolire le opere abusive ed in più la fattispecie è stata segnalata al Commissario Iacp di Caserta, Vincenzo Melone, affinché per le proprie competenze, adottasse i dovuti accorgimenti. La vicenda è stata segnalata anche ai Carabinieri della Stazione di Piedimonte Matese. Giova ricordare che con la nuova normativa, in materia di Iacp, al momento in cui l’assegnatario dell’alloggio è deceduto o non ritiene più usufruirne, ovvero è titolare di altra abitazione, lo stesso va riassegnato previa graduatoria e non già, quindi, inserito nell’asse ereditario, come sta avvenendo in moltissimi casi ed anche qui a Piedimonte Matese. Si resta in attesa di capire come finirà questa vicenda.

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Original article: PIEDIMONTE MATESE. Voleva realizzare un doppio appartamento comunicante, dimenticando però che non è assegnatario di nessuno dei due. Si tratta infatti di case popolari!.

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CAIAZZO. Prosegue la telenovela tra il Comune e la “Mastio Restauri srl” per i lavori nel centro storico. La ditta si rivolge al Consiglio di Stato.

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Il Tar Campania aveva rigettato a fine gennaio il ricorso proposto dalla “Mastio” che a sua volta non doma, si è appellata al Consiglio di Stato. Il Comune si costituisce con l’avvocato Pasquale Marotta… 
Prosegue la battaglia sul piano amministrativo tra il Comune di Caiazzo e la ditta “Mastio Restauri srl” che aveva chiesto, tramite ricorso al Tar Campania, la revoca dei lavori alla ditta “TEKNO ARCHEDIL s.r.l.”, aggiudicataria dei lavori di riqualificazione del Centro Storico caiatino. Il Tar con ordinanza numero 299/2015 aveva rigettato le richieste della “Mastio srl” ed il Comune caiatino comunicava che l’inizio dei lavori nel centro storico potevano essere intrapresi. Sennonché è accaduto che lo scorso 16 febbraio, l’avvocato Pasquale Marotta, che si era costituito in giudizio al Tar per conto dell’Ente caiatino, comunicava che la predetta società ricorrente aveva proposto appello dinanzi al Consiglio di Stato avverso l’Ordinanza n. 299/2015 del TAR Campania. A quel punto, la Giunta Comunale ha deliberato lo scorso 18 febbraio di resistere nel giudizio specificato nelle premesse pendente innanzi al Consiglio di Stato promosso dalla Società Mastio Restauri s.r.l. e che, con il medesimo atto giuntale, è stato altresì incaricato il Responsabile dell’Ufficio Contenzioso dell’Ente per l’individuazione del legale di fiducia e per il necessario impegno di spesa a mezzo di proprio specifico atto. Ovviamente, ritenuto che per garantire una compiuta difesa dell’ente appare opportuno conferire l’incarico della rappresentanza nel nuovo giudizio instaurato avanti al Consiglio di Stato all’avvocato Pasquale Marotta, in estensione dell’incarico già conferitogli in occasione del primo ricorso presentato dalla Mastio Restauri srl. innanzi al Tar Campania, la Giunta Comunale ha statuito di affidare il nuovo incarico per la difesa degli interessi dell’Ente innanzi al Consiglio di Stato, allo stesso avvocato Pasquale Marotta, deliberando un compenso per la parcella del professionista pari a 2.500,00 euro oltre Iva e Cpa.

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