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Caiazzo. Opere Pie: si valutano soluzioni 'alternative all'esposizione debitoria' che paralizza l'ente

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Caiazzo. Da città del buon vivere a 'città del cemento selvaggio' per sanare un abuso edilizio di 50 anni?

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PIANA DI MONTE VERNA. Amelia Falco una delle quattro MasterChef 2015. E’ approdata alle semifinali e lotta per conquistare il titolo. Orgoglio dell’intera Campania!

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26 anni, studentessa di Economia, è figlia e nipote di chef professionisti e racconta di essere cresciuta in mezzo ai fornelli. Adora i primi piatti, in particolare la pasta “in tutte le sue forme”. Il suo giudice più severo è il fidanzato (più di Cracco e Bastianich?) LA CRONISTORIA DELL’ULTIMA PUNTATA…
Il cerchio di MasterChef Italia si stringe. Arianna, destinata al duello con il peggiore del Pressure Test, non parteciperà alla prova in esterna. I nostri quattro aspiranti chef si sono sfidati a colpi di alta cucina, in una cornice naturale da togliere il fiato. Approdo all’isola Bella, sul lago Maggiore. Costruita dai Borromeo nel XVI secolo, decorata con obelischi, architetture barocche, statue, fontane e piante esotiche è stata la sede della prova in esterna dei quattro finalisti. Gli aspiranti chef di MasterChef Italia dovranno soddisfare i tre palati esigenti degli ispettori della associazione internazionale “Relais & Châteaux”, di cui fanno parte nei cinque continenti circa 500 dimore e 160 ristoranti Grand chef. Gli ispettori girano il mondo in incognito per giudicare i ristoranti ed è per questo motivo che durante la prova sono rimasti nell’anonimato: né i giudici Cracco, Barbieri e Bastianich, né gli aspiranti chef vedranno mai i loro volti. Nella prova di giovedì, inoltre, per la prima volta, non ci saranno brigate di cucina: gli aspiranti chef gareggeranno singolarmente cucinando un piatto con il pesce del lago e solo il migliore si salverà, mandando al “Pressure Test” gli altri tre. Nicolò è stato il vincitore dell’Invention Test e aveva il diritto a scegliere per primo il pesce di lago protagonista della sua ricetta. Gli aspiranti chef si sono recati al molo per effettuare le proprie scelte e si sono trovati avanti davanti del persico, del gardon, della tinca, lavarello e trote di lago. Lo studente di agraria prende del persico e gli altri cuochi amatoriali non potranno utilizzare la stessa materia prima. Amelia sceglie una trota, Paolo preferisce il lavarello perché non vorrebbe avere problemi con la sfilettatura. Stefano prende la tinca, un pesce povero da valorizzare. È tempo di andare in cucina, da questo momento avranno un’ora di tempo per preparare un antipasto, un primo o un secondo. In base alle loro scelte i giudici hanno deciso l’ordine di uscita dei piatti. Stefano ha preparato un secondo perché aveva intenzione di stupire gli ispettori, mentre Amelia ha preferito un antipasto per via della trota, pesce non particolarmente adatto ad un primo piatto. Nicolò ha rischiato per non giocare nella fascia dell’anonimato: ha sperimentato i fegatini di persico. Paolo intanto ha sentito molto l’ansia dato il posto in cui si trovano e avrebbe preferito lavorare in coppia. Chef Barbieri lo riprende perché ha letteralmente massacrato il pesce, ma nonostante questa, la sua idea di risotto al lavarello aromatizzato al limone sembra convincere il nostro giudice. Amelia ha creato dei medaglioni di trota su una crema di zucca, nido di finocchi croccanti e una base al gorgonzola. Stefano invece ha creato una crema di cipolle caramellate e filetto di tinca marinato al limone e rosmarino e come al solito è stato beccato da Chef Bruno Barbieri perché stava di nuovo iniziando a sudare (e Nicolò non ha esitato a etichettarlo ‘Mr. Tremarella’). Dopo essersi informati sulle portate scelte dagli aspiranti chef i giudici scelgono l’ordine di uscita. Ad aprire le danze è stata Amelia con il suo antipasto, a seguire Nicolò con il pesce persico, il risotto di Paolo e la tinca di Stefano. Chef Bruno Barbieri ha consigliato ad Amelia di rivedere la sua salsa perché, altrimenti, era inservibile. Intanto Paolo continuava a essere tremendamente in ansia. Gli ispettori Relais & Châteaux hanno raggiunto l’isola Bella. Erano alla ricerca di un piatto che doveva essere bello sia nell’aspetto che nel gusto e che risultava eccellente nella tecnica. A pochi minuti dall’inizio, Amelia ha iniziato l’impiattamento. A Joe Bastianich il compito di introdurre gli aspiranti chef agli esaminatori. 

La studentessa di Piana di Monte Verna, Amelia Falco ha presentato dei Medaglioni di trota in equilibrio tra il dolce e il salato. Il piatto era molto attraente ma tutti e tre gli ispettori pensano che il pesce sia troppo spesso e il gorgonzola contrasti eccessivamente con la delicatezza della trota. La combinazione di Amelia purtroppo non ha convinto. Gli ispettori assegneranno un punteggio a ciascun piatto, dando da uno a cinque gigli, simbolo di Relais & Châteaux. Nicolò è il secondo a servire. Presenta un attraente Filetto di pesce persico su vellutata di zucca e crema di spinaci. L’impiattamento è molto bello e, nonostante manchi un po’ di acidità, è risultato un piatto ben costruito e cucinato. Un successone! È ora il turno del Risotto al lavarello e zucca al limone di Paolo. La decorazione del piatto è poco elegante e il pesce è troppo cotto, ma il giudizio si mantiene abbastanza positivo. Chiude gli assaggi Stefano con la sua Tinca su crema di cipolle caramellate, patata croccante e salsa di senape. Il responso in questo caso è decisamente negativo: il pesce di crudo! Gli ispettori votano un’ultima volta e dalla somma dei loro punteggi verrà fuori il nome del vincitore della Prova in Esterna. I quattro cuochi amatoriali hanno lavorato con grande concentrazione. Mentre gli ispettori lasciano l’isola i giudici di MasterChef Italia svelano il nome del vincitore della sfida: si tratta di Nicolò! Gli altri aspiranti chef dovranno scontrarsi al “Pressure Test” e uno di loro dovrà sfidare Arianna. Il Pressure Test ha un solo obbiettivo: sopravvivere alla prova per salire in balconata con Nicolò per giocarsi l’accesso alla finale. Davanti ai tre aspiranti chef c’è una cloche con una zuppa della quale bisognerà riconoscere gli ingredienti in soli due minuti. Ce l’hanno fatta a riconoscere tutte le 23 componenti presenti? Il primo a iniziare è stato Paolo, che è riuscito a riconoscere otto ingredienti. Nell’elenco di Amelia, invece, ci sono ben dodici dei ventitré ingredienti! Stefano riesce a raggiungere Paolo indovinandone anche lui otto. La sfida però non è ancora finita! La prova che sta per iniziare vedrà gli aspiranti chef cucinare un piatto con tutti o solo alcuni degli ingredienti indovinati. Solo Amelia aveva l’olio e nessuno dei tre aveva il sale. 20 minuti di tempo! Trascorsi i primi dieci minuti e gli aspiranti chef cercano di sfruttare al massimo le materie prime per far equilibrare i sapori e la mancanza di sale e olio. Chi di loro sarà il peggiore? È tempo di assaggiare e il primo a presentarsi davanti ai giudici è Paolo con la sua Superdieta. Chef Bruno Barbieri critica la sua scelta di non inserire il tuorlo per non realizzare un piatto troppo grasso. Amelia ha realizzato delle Polpettine di salsiccia e sembra che Chef Carlo Cracco sia contento del risultato. La Rana pescatrice lardellata di Stefano invece è decisamente cruda ma oggi l’agente immobiliare di Rovigo ha decisamente altro a cui pensare… sta per diventare papà! Tanti auguri dallo staff di MasterChef Italia! Attenderanno il pargoletto tra un paio di anni a Junior MasterChef! Si ritorna in gara. Il piatto di Amelia era troppo semplice per gli ingredienti che aveva a disposizione ma è comunque il migliore, la ragazza può salire in balconata! Il secondo migliore è il neo-papà Stefano, che vivrà il duello da spettatore. Dovranno affrontarsi, quindi, Paolo e Arianna, i grandi amici. E uno dei due sta per concludere per sempre la sua storia a MasterChef Italia. Sotto le cloche del duello ci sono delle… banane! Gli aspiranti chef potranno realizzare piatti dolci o salati utilizzando i tre tipi di banane (tradizionali, banane rosse e platani) rendendole protagoniste del piatto in trenta minuti di tempo. I giudici avrebbero voluto che Arianna preparasse i suoi mitici muffin, ma la bancaria di Roma è al lavoro già su altro. Dopo quindici minuti l’adrenalina era ancora altissima tanto che Arianna ha mandato a quel paese i giudici, decisa a fare di testa sua. Il tempo di impiattare e la prova termina. “Il Banane sulla zattera” di Paolo è un po’ viscido ma obiettivamente una bella idea. Il Pudding di riso con banane e datteri di Arianna è buono, ma Chef Cracco non riesce ad inquadrarlo come non è riuscito ad inquadrare Arianna durante il suo percorso a MasterChef Italia. La decisione di giudici è irrevocabile. Sia Paolo che Arianna sono stati due protagonisti della cucina di MasterChef ma è Paolo a dover continuare la sua avventura. Arianna è l’aspirante chef che deve abbandonare per sempre la cucina di MasterChef Italia. Se ne va un pezzo che, nel bene o nel male, ha fatto la storia di questa edizione. Ora giovedì prossimo il gruppo si scremerà ulteriormente, perdendo un altro componente per la strada in vista delle semifinali. Tutta Piana di Monte Verna sta facendo il tifo per Amelia Falco, la 26enne che è in ogni caso una delle quattro MasterChef 2015!

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CAIAZZO. Vengono a catturare cardellini nelle campagne della periferia. Scoperto e denunciato un negoziante di animali. Operazione di servizio dell’Empa e del Corpo Forestale dello Stato.

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Le Guardie Zoofile hanno scoperto che i volatili erano di provenienza dall’area dell’Alto Casertano, tra i Comuni di Piana di Monte Verna e Caiazzo, in provincia di Caserta, ma senza alcuna certificazione e dei quali il proprietario del negozio non ha saputo dare spiegazioni…
Ennesimo sequestro delle Guardie Giurate Zoofile E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali). Le Guardie, che quotidianamente sono impegnate a contrastare i reati ambientali e animali, sono intervenute questa volta su una segnalazione di maltrattamento animali nel comune di Acerra. Infatti l’Empa, congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato del Comando stazione di Marigliano (NA), si sono portate sul luogo della segnalazione, presso un negozio di animali del posto, dove il proprietario, oltre a svolgere la sua attività, deteneva dodici cardellini, (Cardeulis carduelis famiglia dei fringillidi) specie altamente protette della convenzione di Washington, di provenienza dall’area dell’Alto Casertano, tra i Comuni di Piana di Monte Verna e Caiazzo, in provincia di Caserta, ma senza alcuna certificazione e dei quali il proprietario non ha saputo dare spiegazioni, in quanto gli erano stati venduti da alcuni soggetti che da tempo si cimentano nella “caccia di frodo”. Oltre ai volatili, erano presenti anche diversi cani dei quali, durante il controllo con il lettore, uno di essi non risultava registrato alla anagrafe canina. Le Guardie Zoofile e gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato, Del Pesce e Cipolletta, hanno provveduto a sequestrare i cardellini, come e previsto della legge 157/92, dopo tutti gli atti di rito, mentre il negoziante, L. C., veniva denunciato all’ autorità giudiziaria competente, per detenzione di fauna protetta. La stessa veniva liberata ai sensi dell’ Art.28 legge 157/92 nella villa comunale, al fine di ridurre ulteriori ed inutili sofferenze subite a seguito della traumatica cattura e detenzione in cattività. Il personale operante elevava anche un verbale amministrativo per non aver registrato un cane alla anagrafe canina come previsto dalla legge Regionale n.16. Il Vice Capo Nucleo delle guardie zoofile Fabrizio Renis fa presente che, il mercato illegale della vendita e detenzione di fauna protetta, ha raggiunto un livello allarmante viste le attuali quotazioni, quotazioni altissime proprio per questa specie di volatile, che grazie al loro canto e colore trova tra gente comune e amatori dei veri e propri trafficanti, che oltre a trafficare trasformano le proprie case in vere e proprie voliere. Molti di questi uccellini catturati, provengono appunto da aree collinari dell’Alto Casertano. Gli animali sequestrati hanno ripreso la libertà, tornando a volare in natura, nel mentre le Guardie hanno voluto ringraziare il Primo Dirigente del Corpo Forestale dello Stato, il Dott. Angelo Marciano, per la fattiva e celere collaborazione.

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CAMORRA. Il monito ‘lugubre’ di Carmine Schiavone: “Tra venti anni moriranno tutti nella Terra dei Fuochi”

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Deceduto per infarto. Scalpore per le dichiarazioni su rifiuti tossici interrati in Terra dei Fuochi…
Carmine Schiavone da diverso tempo era uscito dal programma di protezione per i pentiti. Fecero scalpore le sue dichiarazioni sul traffico e l’interramento dei rifiuti tossici nella Terra dei fuochi.L’affare dei rifiuti. Il traffico e l’interramento dei rifiuti in provincia di Caserta era un affare da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare “che nel giro di vent’anni morissero tutti”. Parole che mettono i brividi quelle pronunciate nel 1997 dal pentito dei casalesi Carmine Schiavone – morto oggi nel Lazio – davanti alla Commissione ecomafie, in una audizione i cui verbali furono desecretati nel 2013. La sentenza senza appello pronunciata dall’ex boss riguardava tanti centri del Casertano, “gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita”. I terreni contaminati. Rifiuti radioattivi “dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba”, raccontava Schiavone. 

Fanghi nucleari, riferiva, arrivavano su camion provenienti dalla Germania. Nel business del traffico dei rifiuti, secondo il pentito, erano coinvolte mafia, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita. I 136 arresti. Carmine Schiavone, l’ex boss dei Casalesi morto oggi a 72 anni, aveva iniziato a collaborare con la giustizia nel 1993. Le sue deposizioni furono determinanti per il maxiblitz che portò a 136 arresti di affiliati al clan, operazione da cui derivò il processo “Spartacus”. Anche qui le dichiarazioni di Schiavone furono al centro delle accuse. Al termine del processo furono condannati il cugino Francesco Schiavone detto Sandokan, Michele Zagaria e Francesco Bidognetti, ritenuti la cupola del clan. Con loro furono condannate altre 30 persone. Finito il programma di protezione, Schiavone si era trasferito con la moglie e i figli nella Tuscia, in una casa nei paraggi del lago di Vico, dove è morto. Il suo nome tornò alla ribalta nel 2008, quando voci raccolte dalle forze dell’ordine lo davano come possibile organizzatore di un attentato contro Roberto Saviano. Ma sulla circostanza non emersero riscontri concreti. Negli ultimi anni aveva concesso numerose interviste ai media sul traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi. Il procuratore. “La collaborazione di Carmine Schiavone fu fondamentale perchè fu il primo esponente del clan che ha aperto uno squarcio sul sistema criminale creato dai Casalesi e l’unico che davvero ci ha aiutato capire una realtà in cui accanto alla forza militare c’era una rilevante forza economico -imprenditoriale”. Lo afferma il Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, che nel 1993 raccolse le dichiarazioni di Schiavone e sostenne l’accusa nel maxi-processo “Spartacus” contro i Casalesi. “Fino a quel momento – afferma De Raho – ci era sconosciuto il sistema imprenditoriale realizzato dai Casalesi. Poi scoprimmo una realtà in cui il clan riusciva a controllare ogni attività economica del Casertano, in particolare l’edilizia; lo faceva attraverso il Consorzio del calcestruzzo che Schiavone (proprietario egli stesso di un?azienda di calcestruzzo) aveva contribuito a creare. Controllando la distribuzione del cemento il clan poteva conoscere ogni luogo dove avvenivano opere edilizie e intervenire con proprie imprese. Poi vennero le rivelazioni choc sui rifiuti”.

MI PENTO DI ESSERMI PENTITO

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ALIFE. Per la centrale che andrà a costruirsi, si è arrivati ad un isterismo collettivo delirante. Ecco cosa ne pensa un Ingegnere, Pietro Cornelio, della Loginix Systems srl

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Il professionista: “Gli impianti per la produzione di Biogas da materia organica, appunto la Biomassa, rappresentano uno dei sistemi più moderni e promettenti per produrre energia pulita perché permettono di convertire i rifiuti a base organica producendo Gas che rappresenta una fonte di energia preziosa per il territorio…”
Introduzione. Dopo le innumerevoli polemiche sulla costruzione della centrale Biomassa in Alife, da esperto in materia vorrei esprimere il mio pensiero soprattutto per fugare dubbi in merito. Le centrali Biogas non sono il male assoluto, esse non sono da confondere assolutamente con gli impianti di termo-valorizzazione, comunemente e impropriamente definiti inceneritori; le centrali Biogas sono sistemi ecologici e la tecnologia che vi è dietro è collaudata e sperimentata ormai da decenni. Tutti i paesi Europei più moderni possiedono numerose centrali a Biomassa il cui Biogas viene utilizzato efficacemente per produrre energia elettrica, tele-riscaldamento e per la trazione di mezzi pubblici ecologici a impatto quasi zero. In Italia e soprattutto al Sud siamo abituati a passare da un eccesso all’altro, perché non si affrontano le problematiche sociali (in questo caso ambientali) con il giusto spessore culturale basato sul rigore scientifico. Infatti si passa dalla totale mancanza di senso civico (le stesse persone che criticano a priori la centrale Biogas sono le stesse che poi buttano dal finestrino della propria auto le buste di plastica con i rifiuti, oppure non fanno la raccolta differenziata dei rifiuti) alla critica senza motivazioni valide di qualsiasi iniziativa tecnologica per la risoluzione del grave problema dei rifiuti. 
Ormai si è arrivati a un delirante isterismo collettivo, come quello che sta avvenendo nel mio paese Alife da settimane: ho letto affermazioni sui social network (anche da parte di qualche professionista/tecnico) al limite del ridicolo. Gli impianti per la produzione di Biogas da materia organica, appunto la Biomassa, rappresentano uno dei sistemi più moderni e promettenti per produrre energia pulita perché permettono di convertire (e quindi smaltire/demolire a livello molecolare) i rifiuti a base organica producendo Gas che rappresenta una fonte di energia preziosa per il territorio. Il problema quindi non è la costruzione di una centrale Biogas, i cui vantaggi sono innegabili, ma piuttosto l’anomala grandezza della centrale proposta perché risulterebbe essere non sostenibile dal punto di vista ambientale. Recenti studi hanno dimostrato che solo gli impianti medio-piccoli e locali sono considerati eco-sostenibili. Recenti studi hanno dimostrato che solo gli impianti medio-piccoli e locali sono considerati eco-sostenibili. Inoltre viste e considerate le terribili e recenti vicende avute in Campania con la “terra dei fuochi” e annesse associazioni malavitose (e politiche) dietro alla gestione dei rifiuti, è normale e del tutto lecito per la popolazione Alifana “NON FIDARSI” della futura gestione di un Eco-Mostro di grandi proporzioni come quello proposto nella zona ASI in Alife. 
Quali le soluzioni? Una soluzione concreta sarebbe quella di costruire subito impianti Biogas locali e piccoli per le esigenze di trattamento della FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani) esclusivamente ad uso del comune di Alife ed eventualmente di altri comuni limitrofi, per evitare l’insediamento di un impianto così grande ed anomalo come quello proposto dalla General Costructor SpA che sono sicuro aprirebbe la strada nel corso degli anni ad altri “moduli” di smaltimento rifiuti non ecologici. Io ritengo sia facile e veloce costruire impianti piccoli, efficienti ed estremamente ecologici, ad esempio da 100 Kw elettrici, capaci di smaltire la frazione organica dei rifiuti di 25000 abitanti. Basti pensare che la dimensione totale (compresi alberi) di un impianto di questo tipo sarebbe di soli 35 x 60 metri. E’ evidente che un impianto piccolo il cui costo anch’esso “piccolo” non fa “gola” a nessuno perché con esso ci sarebbe nulla da spartire in termini di bustarelle e incarichi. Impianti di questo tipo, ad esempio giusto per evidenziare uno dei numerosi vantaggi, non necessitano di pozzi di acqua come quelli invece previsti invece per la centrale da 1 Mw in questione. Inoltre grazie a impianti piccoli, ogni comune produrrebbe e venderebbe energia elettrica al GSE con la quale “bonificare” in pochi anni i debiti. Nel nostro caso, il Comune di Alife di debiti nel corso degli anni ne ha accumulati tanti, a causa di una gestione amministrativa superficiale e scanzonata, per non dire altro… quindi una soluzione del genere sarebbe un’occasione di reddito. Io davvero non riesco a capire: Noi tutti vogliamo un mondo più pulito e più sano, ma poi nessuno vuole assumersi la responsabilità civile e sociale di dare il proprio contributo per risolvere la grave emergenza dei rifiuti. E’ una emergenza che ci tocca tutti. Ormai siamo al collasso ambientale e una decisione concreta e pragmatica deve essere presa da ogni singolo Comune dell’Alto Casertano. Io sono convinto che l’unica soluzione praticabile è quella di costruire efficienti e piccoli impianti Biogas da 100 Kw ognuno, facilmente gestibili, modulari, smontabili, senza emissione di odori, etc. che uniti a un impianto centrale di compostaggio diventerebbero delle eccellenze ecologiche del nostro territorio.

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Matese.Comunità Montana: BAIF: ancora chiacchiere per 224 operai senza sussidi

Cassa integrazione straordinaria ai 224 operai Baif della Comunità Montana del Matese: nuova fumata nera

Campania. Morto Carmine schiavone, ‘boss’ che ‘inguaiò’ anche Napolitano

Nella notte fra sabato 21 e domenica 22 febbraio, all’ospedale

Capriati al Volturno. Morto a 84 anni Nino Amato, fondatore e presidente della ‘Pro Loco’

Capriati a lutto per la scomparsa del presidente della Pro Loco

Mondragone. Vice sindaco sotto scacco malavitoso? Agorà di solidarietà: a Sessa Aurunca

Nel pomeriggio di sabato 21 febbraio a Sessa Aurunca si è tenuto un affollato incontro

A Caiazzo le ‘Giornate di Primavera’ del Fondo Ambiente Italiano

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Nuovo importante riconoscimento per la città del buon vivere,