Category Archives: Dalla Campania

Il Racconto, La letterina

di Giovanni Renella

Come ogni anno, il flusso di lettere verso quella regione dell’Europa tendeva ad intensificarsi sin dai primi giorni del mese di dicembre.

Era tempo di bilanci e, prima di mettere le proprie richieste nero su bianco, forse era il caso di passarsi una mano sulla coscienza.

Ai più buoni la stesura di quel documento veniva fuori di getto; chi durante l’anno qualche piccola magagna l’aveva fatta era un po’ titubante nella scrittura; i più discoli, invece, avevano buttato giù una serie di richieste con il chiaro intento di provocare, per vedere, parafrasando una vecchia canzone di Jannacci, un po’ su tutti l’effetto che avrebbe fatto.

Fra i più impertinenti si erano distinti Gigino, Matteo e Peppino che, senza sapere né leggere né scrivere, avevano provato a fare la voce grossa sperando che qualcuno gli desse ascolto.

L’unico effetto sortito era stato quello di essere addirittura minacciati dell’invio, subito dopo Natale, di una calza piena zeppa di carbone, quale suggello della solenne bocciatura delle richieste avanzate, conferendo al carbone, oltre che un significato metaforico, anche una valenza storica: quel fossile era stato uno degli elementi da cui aveva avuto origine il tutto, nell’ormai lontano 1951, con la costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

Ma i nostri tre, che di storia sapevano poco e di tutto il resto forse anche meno, quella letterina piena di buoni propositi proprio non volevano rinunciare a farla giungere a destinazione.

Nei mesi precedenti si erano solennemente impegnati per la distribuzione di doni e prebende in favore di chi gli aveva accordato la propria fiducia; e ora, come tutte le cambiali prossime alla scadenza, anche quelle dovevano essere onorate.

Per cui, in nome della lotta alla povertà, della sicurezza e del primato degli italiani, in quella loro lettera avevano scritto di tutto e di più,  dimenticando che le regole possono essere cambiate, e talvolta è doveroso farlo, ma prima ancora devono essere rispettate.

A Gigino, Matteo e Peppino, questo piccolo particolare, però, non glielo avevano spiegato; come nessuno gli aveva detto che il bilancio doveva essere formulato tenendo conto di determinati parametri.

Bilancio? Parametri? Ma che cosa si stavano inventando a Bruxelles? E perché tutto questo putiferio?

Loro avevano solo scritto la letterina a Babbo Natale!

(Foto by Val Vesa_Unsplash)

 

Nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  Don Terzino e altri racconti (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura Enrico Bonino (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio Scriviamo insieme (2017) ed è stato fra i finalisti del premio Giovane Holden (2017). Nel 2017 con il racconto Bellezza d’antan ha vinto il premio A… Bi… Ci… Zeta e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto Sovrapposizioni. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie Sette son le note (Alcheringa ed. 2018) e Ti racconto una favola (Kimerik ed. 2018).

 

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Figli di Portici famosi: il pittore Eduardo Dalbono

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi di Portici per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Eduardo Dalbono è nato a Napoli, il 10 dicembre 1841, da Carlo Tito Dalbono e da Virginia Carelli.

Discendente di una famiglia di artisti, storici e letterati, difatti, nipote del paesista Consalvo Carelli e del letterato e storico dell’arte Cesare Dalbono, nonchè figlio del critico d’arte Carlo Tito Dalbono, dai familiari è stato precocemente stimolato «… a studiare letteratura di età romantica, ad amare musica e ad approfondire temi di storia dell’antichità e del folclore napoletano».

Durante un suo soggiorno a Roma, nel 1850, ha iniziato a studiare a Roma, dove ha preso «… lezioni di disegno dall’incisore Angelo Marchetti». Ha, poi, continuato gli studi a Napoli, con il «… pittore napoletano B. d’Elia, e più tardi da N. Palizzi, dai quali prese lezione presso i rispettivi studi privati».

Nel 1859, ha esordito nel mondo della pittura, presentando due suoi quadri alla Mostra di belle arti, altrimenti nota come Biennale Borbonica: il S. Luigi re di Francia soffermatosi sotto di una quercia rende giustizia ad una famiglia che riverente a lui ricorre, «… un “paesaggio di composizione”, premiato nel 1861 con una medaglia di argento di II classe» e lo Studio di un mulino.

Dalle due opere trapela l’indizio che gli «… interessi del giovanissimo artista erano altresì orientati verso quella particolare accezione del paesaggismo espressa dalla “scuola di Posillipo”, ed in particolare da G. Gigante».

Intorno alla metà degli anni Sessanta, ha perfezionato la sua formazione artistica aderendo alla Scuola di Resina.

Affascinato dallo studio dal vero, dalla pittura di macchia, ha aderito al gruppo della Repubblica di Portici.

Tra le più note testimonianze di questo periodo è certamente il dipinto Sulla terrazza, conservato a Roma nella Galleria di arte moderna. Nella tela,  raffigurante «… la famiglia del pittore su una terrazza affacciata sul centro antico nei pressi della chiesa di San Pietro a Maiella», il paesaggio urbano – rappresentato dai tetti di Napoli – è lo sfondo di una gradevole scena borghese ottocentesca.

Immediatamente dopo, ha prodotto altre «… composizioni ispirate da celebri panorami napoletani»: Una tarantella a Posillipo e Da Frisio a Santa Lucia, quest’ultima acquistata «… da Vittorio Emanuele II ed oggi nel museo di San Martino», Le streghe di Benevento e La piazza del Gesù Nuovo.

Artista figurativo, in breve tempo, è diventato esponente di rilievo del movimento verista pittorico napoletano.

Nell’anno 1866, ha partecipato al concorso per la pittura storica con la tela Scomunica di re Manfredi. Questa tela, successivamente, è stata esposta alla Società promotrice di belle arti di Napoli nel 1868, quindi all’Esposizione nazionale di belle arti di Parma nel 1870, dove è stata premiata con la medaglia d’oro.

Nel 1871, riscuotendo un buon successo, ha presentato alla Società promotrice di belle arti di Napoli la Leggenda della Sirena (o Mito di Partenope), oggi esposta al Museo nazionale di San Martino a Napoli. Il dipinto, è stato  «… tradotto in incisione ad opera dell’incisore Francesco di Bartolo, per farne omaggio ai soci della Promotrice». Nel 1872, l’opera è stata esposta a Milano, in occasione della II Esposizione di belle arti e, nel 1873, a Vienna, alla Esposizione universale, dove è stata premiata con medaglia di bronzo.

Dal luglio all’ottobre del 1874, più volte, ha frequentato Villa Arata di Portici, dove viveva e lavorava il pittore José Maria Bernardo Mariano Fortuny y Marsal (Reus, in Spagna, 11 giugno 1838 – Roma, 21 novembre 1874).

Dagli incontri con l’artista catalano, che «… si era stretto d’amicizia con i pittori della “scuola di Resina”, soggiornando presso la reggia di Portici e dividendone le esperienze pittoriche», è rimasto particolarmente influenzato. Seguendolo nei suoi spostamenti nel territorio porticese,  ha ammirato «… il maestro mentre dipinge con i suoi acquerelli. Tanto ne è influenzato, che sceglie l’adozione dell’acquarello, tecnica particolarmente amata dopo l’incontro con il pittore spagnolo».

Durante una visita al maestro spagnolo, presentatogli da Giuseppe De Nittis,  ha conosciuto il mercante d’arte parigino Adolphe Goupil.

Tra il 1878 e il 1882, soggiornando a Parigi, con il sostegno del mercante francese parigino, ha eseguito quindici dipinti, tra i quali numerosi acquerelli.

Di questo fortunato periodo sono i dipinti: Il voto alla Madonna del Carmine. Di quest’opera il «… Goupil fece trarre una incisione da Varin», la Canzone del mare, Gitanti, Passeggiata a mare, «… tutte basate sull’arricchimento della formula decorativa e commercia le con elementi del folclore napoletano».

Nel 1897, ottenuta la cattedra di pittura , è divenuto  professore di pittura al Real Istituto di belle arti di Napoli.

Museologo, nel 1905,  è stato nominato curatore della Pinacoteca del Museo nazionale di Napoli, l’attuale Quadreria del Museo nazionale di Capodimonte.

Nel 1906, è stato nominato presidente della commissione per il riordinamento della quadreria di palazzo Famese a Piacenza.

Al cavalletto e alla cattedra, ha abbinato anche l’attività di critico d’arte militante, curando la stesura di testi per una serie di conferenze e di articoli. Questi lavori, a cura di Benedetto Croce (Pescasseroli, 25 febbraio 1866 – Napoli, 20 novembre 1952), sono stati raccolti nel volume La scuola napoletana di pittura nel secolo XIX, pubblicato a Bari  nel 1915.

Autore di paesaggi, eseguiti all’aria aperta, di fantasiose scene di genere, ha eseguito: decorazioni «… in ville e palazzi napoletani e tempere su muro per il teatro municipale di Salerno»;

  • pale d’altare «… per la chiesa di Santa Maria di Piegrotta, a Napoli e per una chiesa di Gragnano;
  • disegni per L’Illustrazione italiana e per la rivista parigina Le Grand monde.

Sue opere, oltre che presso collezionisti privati, sono conservate in diverse gallerie sia nazionali sia estere. Ne citiamo alcune:

  • Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli – Leggenda della Sirena;
  • Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma – Porto di Venezia (1890) e Sulla terrazza (1865-1867);
  • Galleria d’Arte Moderna di Verona – Strada di Napoli;
  • Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza – Vela latina;
  • Museo civico di Barletta – Autoritratto, Figura femminile nuda-;
  • Museo civico di Castel Nuovo di Napoli – Veduta di via San Sebastiano a Napoli (1861);
  • Galleria dell’Accademia di Napoli – Paesaggio con pastore, Leggenda della Sirena (1871), Torre del Greco (1896), Lavandaie alle Terme di Baia, Pioggia di cenere (1906) -;
  • Museo Giuseppe Caravita Principe di Sirignano di Napoli;
  • Museo nazionale di Capodimonte di Napoli, Adelina e Eleonora;
  • Museo nazionale di San Martino di Napoli;
  • Museo Poldi Pezzoli di Milano – Figura femminile (1860-1861) ;
  • Museo d’arte di San Paolo di San Paolo del Brasile – Pescatori a Posillipo al palazzo di Donna Anna.

Villa Dalbono a Portici

 

All’età di settantacinque anni, il pittore Eduardo Dalbono si spegne in Napoli, il 23 agosto 1915.

Roma, Brindisi e Portici hanno intitolato una strada al suo nome.

L’antica via Picenna nel tenimento di Portici, dove nel 1846 è stata edificata la villa Dalbono, nel 1915 ha mutato nome.

Il Comune di Portici, dopo la morte dell’illustre figlio adottivo, ha voluto «… onorarne la memoria dedicandogli questa via ove egli aveva abitato e tratto ispirazione per i suoi capolavori», tra cui Tramonto a Portici, Villa Dalbono a Portici, Veduta del Granatello.

 

Tramonto a Portici

Veduta del Granatello

 

 

 

 

 

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Ll’aneme pezzentelle tornano a casa

NAPOLI – Nel Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco in via de’ Tribunali  dall’1 dicembre alle 11 fino al 17 gennaio 2019 per la prima volta in assoluto saranno esposte oltre cento anime del Purgatorio in terracotta dipinta, realizzate tra il XIX e XX secolo. Acquisite dall’Opera Pia Purgatorio ad Arco le operre in terracotta provengono da una collezione privata, Un tempo trovavano posto in alcune edicole votive scomparse di alcune città. Le raffigurazioni delle “anime” saranno le protagoniste di una mostra, unica nel suo genere, il Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle.

All’inaugurazione saranno presenti Giuseppe d’Acunto, Presidente dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco, Francesca Amirante, curatrice della mostra e del Complesso Museale e Presidente di Progetto Museo, Vittoria Vaino, coordinatrice dei servizi museali del Complesso.

I pezzi, parte di una grande collezione romana che rischiava la dispersione, sono stati rilevati dal restauratore napoletano Diego Pistone. Acquistata poi dall’Opera Pia Purgatorio ad Arco Onlus, che, come spiega il presidente Giuseppe d’Acunto: «Da più di 400 anni custodisce un patrimonio di fede, arte e cultura nella chiesa di Purgatorio ad Arco in via dei Tribunali e che dagli anni ’90 ha avviato una sistematica azione di valorizzazione del luogo e del suo straordinario patrimonio».

Il collezionista romano, esperto del presepe popolare, aveva raccolto, infatti, nel corso della vita numerose statuette che un tempo popolavano quella miriade di piccole grotte con le anime del purgatorio in attesa del rifrisco, disseminate in particolare nel centro antico della città di Napoli.

Ci sono gruppi interi con lo scoglio, ovvero la base su cui poggiano i pastori come definita nell’arte presepiale, in legno o in compensato con sughero, con il Crocifisso, l’Addolorata e il teschio, oltre che una serie di anime a mezzo busto avvolte dalle fiamme e imploranti penitenza e perdono di cartapesta, di terracotta policroma di diverse dimensioni, e un gran numero di Addolorate singole, di Crocifissi, di teschi e di accessori.

«Un vero e proprio ritorno a casa delle anime – ha sottolineato dice Francesca Amirante, curatrice della Mostra e del Complesso Museale che trovano nel Complesso del Purgatorio ad Arco la loro nuova dimora. Il tema del Ritorno è la parola chiave della Mostra, non solo per il contenuto, ma anche per l’organizzazione. Sono stati coinvolti giovani professionisti che si sono formati e hanno lavorato a Venezia, a Milano, a Londra e che hanno deciso di spendere le proprie competenze a Napoli e nel nostro territorio: come Showdesk e SuperOtium, oltre all’esperienza di Luigi Spina per le fotografie del catalogo».

Una mostra fortemente suggestiva, il cui allestimento, curato da Nicola Ciancio, coinvolgerà l’intera chiesa: dalla navata centrale nella quale, attraverso il dipinto dell’altare maggiore di Massimo Stanzione,  ha inizio il racconto della Mostra, alla Sagrestia all’Ipogeo dove saranno presentate 50 figure circa di anime purganti in terracotta e in cartapesta, mentre nella sagrestia saranno esposti alcuni pezzi della collezione corredati da appositi apparati didattici e da un video-documentario sul culto ‘e ll’aneme pezzentelle.

Nello spazio dell’Ipogeo, invece, sarà proiettato un video-racconto di Gualtiero Peirce, Vi aspettiamo per il rinfresco, che rappresenta una vera e propria opera autonoma dedicata ai visitatori al termine del percorso delle Mostra.

«È stata un’esperienza bellissimaha dichiarato Gualtiero Peirce. Ci siamo avventurati tra le parole e i sogni infiniti che si affollano in questo luogo straordinario e a poco a poco le anime pezzentelle si sono presentate davanti a nostri occhi: un uomo e una donna anziani, un ragazzo e una ragazza, un prete… E così è nato un videoracconto sospeso tra fede e mistero: quando i visitatori della mostra passeranno davanti allo schermo apparirà qualcuno che, guardandoli negli occhi, avrà qualcosa da raccontare. Sogno? Realtà? Ciascuno si porterà a casa la propria verità».

Le anime raccolte testimoniano il “grande affollamento” del Purgatorio: preti, soldati, vecchi, giovani, fanciulle. A braccia aperte, alzate oppure in preghiera, le figure si rivolgono verso il fedele per chiedere una preghiera che li avvicinerà al Paradiso. I personaggi più ricorrenti in questo tipo di raffigurazioni sono in genere: un sacerdote, una donna giovane con i cappelli sciolti, una donna più matura con i cappelli legati, un uomo giovane, un uomo anziano, spesso un soldato. Talvolta la figura del giovane presenta la fisionomia di un chierico.

Le anime raccontano anche il mutamento dell’iconografia religiosa. Dalla posa penitente si passa a quella implorante e le braccia si levano in alto, quando nel 1613 il Sant’Uffizio dispose che le raffigurazioni artistiche non dovessero rappresentare la discesa della Vergine nel Purgatorio, come era d’uso, ma piuttosto che le anime, per intercessione della Vergine, fossero portate verso la salvezza.

Con la creazione nella seconda meta del ‘700 delle edicole devozionali le anime trovano nuova casa, anche perché la costruzione dei Cimiteri rendeva meno forte il legame con le Terre Sante e con gli Ipogei delle chiese. Nella seconda metà dell’800 proliferano le piccole grotte purgatoriali lungo le strade della città.

Il culto delle anime è indissolubilmente legato a Purgatorio ad Arco, custode del culto tutto napoletano rivolto alle anime pezzentelle: resti umani abbandonati, dimenticati e senza nome che diventano speciali intermediari per invocazioni, preghiere, richieste di intercessioni. Alle anime pezzentelle i devoti facevano richiesta di buona sorte: un buon matrimonio, un lavoro, una gravidanza, una guarigione per sé o per un familiare, denaro.

Un culto che è  legame tra vivi e morti, basato su uno scambio reciproco: favori per i vivi e preghiere per i morti per aiutarli a oltrepassare il Purgatorio, entrambi in tribolazione, ognuno per un motivo diverso.

Il rapporto tra il fedele e l’anima si stabiliva attraverso l’adozione di una capuzzella, un teschio che veniva scelto, accudito e ospitato in apposite nicchie.

«La dedizione all’anima, concretizzata nella capuzzella, faceva sperare in una ricompensa, perché nelle richieste c’era fondamentalmente il desiderio di  poter vivere una vita normale, dove le fasi più importanti dell’esistenza fossero rispettate. Trovare l’amore, quindi, un lavoro per sostenere dignitosamente la famiglia, avere dei figli, essere in salute –  ha spiegato Vittoria Vaino, coordinatrice delle attività museali – nelle anime si riponeva la speranza del cambiamento, ed in questa speranza i devoti trovavano conforto».

Oggi il culto si manifesta ancora attraverso le visite che alcuni fedeli dedicano alle anime più gettonate come quella di Lucia, il teschio con il velo da sposa, protettrice delle spose e mediatrice per preghiere e invocazioni, oppure attraverso la miriade di doni e biglietti che visitatori e turisti lasciano sulla panchetta di Lucia o ancora attraverso il gesto della carezza che i passanti rivolgono ad uno dei teschi in bronzo che ornano la facciata.

Il contenuto della mostra è raccolto in un catalogo a cura di Francesca Amirante, corredato dalle fotografie di Luigi Spina, uno dei più autorevoli fotografi italiani, con contributi di Ulrich van Loyen e Vittoria Vaino.

La mostra è stata resa possibile grazie al sostegno del Gratta e Vinci.

In occasione dell’inaugurazione l’ingresso è gratuito fino alle ore 14.

Orari della mostra: tutti i giorni: Lunedì – sabato dalle ore 10 alle 18 | Domenica dalle 10 alle 14

L’esposizione Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle è inserita nel percorso di visita del Complesso Museale.

Per maggiori informazioni: www.purgatorioadarco.it

Facebook: www.facebook.com/animepezzentelle

 

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Al via la XVII edizione del Premio Internazionale Cosimo Fanzago

NAPOLI –  Nella Galleria del Piano Nobile di Palazzo Nunziante di Mignano – Sede della Fideuram in via Morelli lunedì 10 dicembre dalle 18.30 ritornerà il consueto appuntamento con il Premio Cosimo Fanzago, la longeva rassegna giunta alla 17esima edizione, istituito dall’architetto Sergio Attanasio, presidente dell’Associazione Palazzi Napoletani.

La cerimonia sarà coordinata dal giornalista e scrittore Antonio E. Piedimonte.

Ai premiati andrà una scultura di Riccardo Dalisi.

Palazzo Nunziante

La cerimonia di premiazione sarà preceduta da una visita guidata al piano nobile di Palazzo Nunziante.

Il comitato scientifico del Premio Fanzago ha annunciato i premiati di questa edizione:

  • Roy Boardman – D. British Council Southern Italy
  • Carlo Buccirosso – Attore, regista teatrale e commediografo
  • Paola Grimaldi – Presidente Fondazione Grimaldi
  • Marc Innaro – Giornalista – Capo della Sede RAI di Mosca
  • Mimmo Paladino – Artista, pittore, scultore, incisore

Il Comitato scientifico è composto da: Aldo Masullo, Luigi Nicolais, Carlo Vosa, Riccardo Dalisi, Antonio E. Piedimonte, Carola Kaether, Ewa Kawamura, Josè Vicente Quirante Rives, Vittorio Silvestrini, Louis Godart, Roberto Napoletano, Mimmo Jodice, Valerio Caprara.

Il Comitato d’onore è composto da: Crescenzio Sepe, Aldo Masullo, Roberto De Simone, Raffaele La Capria, Stefano De Caro, Guido Trombetti, Sil vio Perrella, Mario Orfeo, Raffaele Numeroso, Francesco Pinto, Pierluigi Cacioppo, Maria Rosaria De Divitiis, Aurelio De Laurentis, Carlo Vosa.

Il Premio Cosimo Fanzago. Fondato il 3 maggio 2002 a Palazzo Serra di Cassano dall’Associazione culturale Palazzi Napoletani come evento collaterale al programma di visite guidate agli edifici e alle dimore della città di Napoli, il Premio Fanzago ha assunto con il passare degli anni sempre maggiore prestigio per essere un riconoscimento conferito a personalità che hanno contribuito, con il loro impegno letterario, artistico, scientifico e professionale, alla crescita e al prestigio della nostra città e per prefiggersi quindi l’obiettivo di aiutare a promuovere la diffusione di una cultura portatrice di progresso e di civiltà, con particolare riguardo ai beni culturali.

Il Premio Cosimo Fanzago ha sempre avuto location prestigiose: aal 2002 al 2008 la cerimonia di premiazione si è tenuta a Palazzo Serra di Cassano in via Monte di Dio, e dal 2009 al 2010 nel teatrino di Palazzo Donn’Anna, opera incompiuta di Cosimo Fanzago in via Posillipo.

In occasione del decennale del Premio, il 16 giugno 2011 il Premio si è trasferito a Palazzo Zevallos-Stigliano, sede museale del Banco di Napoli Intesa San Paolo, in via Toledo.

Dal 2012 al 2014 è tornato a Palazzo Serra di Cassano.

Nel 2015 e 2016 ancora a Palazzo Donn’Anna, ospite della Fondazione De Felice.

Nel 2017 a Palazzo Nunziante e ancora nel 2018 in questo edificio storico, sede della Fideuram.

Per maggiori informazioni: www.palazzinapoletani.it



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Caiazzo. Basket: sempre più ‘superstar’ il CSI, leader solitario che prevale anche a Pozzuoli

Sesta vittoria consecutiva nel campionato di Promozione per il CSI Caiazzo Basket; prima vittoria per la “Under 13”.

Napoli. Terremoto alle falde del Vesuvio, per fortuna lieve: epicentro a sud di Massa

Una nuova scossa sismica con epicentro 5 chilometri a sud di Massa

A Pietrelcina con il cuore

Nella città che diede i natali a Nella città che diede i natali a San Pio cresce l’attesa per Pietrelcina nel cuore, l’evento sportivo in programma domenica 2 dicembre alle 14.30 allo stadio comunale. cresce l’attesa per Pietrelcina nel cuore, l’evento sportivo in programma domenica 2 dicembre, alle ore 14.30 allo stadio comunale.

La Nazionale Cantanti e la Rappresentativa amministratori sanniti scenderanno in campo per la solidarietà, devolvendo l’intero incasso della partita all’acquisto di uno scooter elettrico che consentirà ai diversamente abili di accedere ai luoghi di Padre Pio.

Una partita ancora più speciale per Rocco HuntClementinoFrancesco Da Vinci e Lucariello, autore della colonna sonora della serie Gomorra e caposaldo del rap napoletano, che domenica saranno impegnati in un vero e proprio derby campano.

La Nazionale Cantanti, invitata a Pietrelcina da Costantino Boffa, schiererà campioni ed artisti del calibro di Raimondo Todaro (quattro volte vincitore di Ballando con le stelle), Moreno (trionfatore ad Amici), Attilio Fontana (ha esordito con i Ragazzi Italiani, primo classificato nel programma Tale e Quale, attore nella fiction Il bello delle donne ed autore del musical Actor Dei dedicato a Padre Pio), Marco Ligabue (cantautore e fratello di Luciano), Mattia Briga (ha partecipato al talent Amici), Daniele Incicco dei La rua (in corsa per Sanremo Giovani), il rapper Marco Filadelfia (web star che vanta anche il romanzo edito da Mondadori Con il cuore tra le nuvole), il portiere della Nazionale Andrea Maestrelli (candidato a 40 dischi opera prima del Premio Tenco), Antonio Maggio (vincitore nella I edizione di X Factor, accompagnato dagli Aram Quartet, e Sanremo Giovani), Francesco Guasti (ha partecipato al talent The Voice e si è classificato al terzo posto a Sanremo nella categoria Nuove Proposte), Biondo (ha partecipato ad Amici), Vincenzo Capua (ha aperto i concerti del tour estivo di Fabrizio Moro), Luca Bussoletti (ha firmato la colonna sonora del film Tutti giù per aria, duettando con Dario Fo in A solo un metro e donando i proventi ad Amnesty International).

E non solo: in occasione del ritiro a Pietrelcina, previsto per venerdì 30 novembre, saranno presenti anche Marco Morandi e Marco Masini.

La Storia. La Nazionale Cantanti nasce grazie a Mogol che gettò il seme con una telefonata a Morandi. Fu messa su una squadra con Oscar Prudente, Umberto Tozzi, Andrea Mingardi. Iniziarono giocando nei campi parrocchiali, ma Mogol pensava in grande, vedeva lontano e continuava a ripetere alla squadra “andremo negli stadi di

serie A, atterreremo in elicottero”.

Il 2 ottobre 1975 a Milano scendono in campo Mogol, Gianni Morandi, Lucio Battisti, Riccardo Fogli, Andrea Mingardi, Umberto Tozzi, Pupo, Paolo Mengoli, Gianni Belli, Pino D’Angiò, Sandro Giacobbe, Oscar Prudente e Tony Cicco per l’acquisto di un’autoambulanza per la Croce Verde di Milano. Da questa idea “rivoluzionaria” nasce l’Associazione Nazionale Cantanti.
Arte, sport e solidarietà possono diventare un motore di sviluppo economico e sociale per il bene comune. Realtà da record per numero di iniziative realizzate, personaggi famosi coinvolti, organizzazioni non profit supportate e risultati economici raggiunti nella raccolta fondi, con grandissimi campioni non solo dell’arte e dello sport ma anche dell’impegno sociale e solidale.

In 37 anni di attività ed in 31 anni di associazionismo, la formazione ha disputato oltre 555 partite di fronte a 28 milioni di spettatori in tutti gli stadi italiani, e ha raccolto fondi per una cifra che supera i 90 milioni di euro. Ventisei degli incontri disputati si sono trasformati in veri e propri eventi televisivi noti come La Partita del Cuore. Le sole ultime tre edizioni di questo appuntamento, trasmesse da Rai Uno, sono state seguite da oltre 970 milioni di telespettatori in tutto il mondo.

Così Paolo Belli, presidente della Nazionale Cantanti: «Dopo 37 anni di attività arrivare nel paese del beneventano che ha dato i natali a Padre Pio sarà un momento di grandissima emozione, di riflessione e di spiritualità per tutti noi. In questi anni, abbiamo raccolto oltre 90 milioni di euro per aiutare la ricerca, per l’integrazione, l’accoglienza, la tutela e l’assistenza sociale dei soggetti diversamente abili. Siamo felicissimi di metterci a disposizione».

 

Il programma completo dell’evento Pietrelcina nel cuore, organizzato da Nazionale Italiana Cantanti, USAcli e Comune di Pietrelcina:

  • venerdì 30 alle 15: conferenza stampa con Paolo Belli nella sede della CFP Srl in via Mollo Mandato;
  • sabato 1 dicembre, allenamento a Pietrelcina;
  • domenica 2 alle 12.30 apertura cancelli;
  • ore 14: cerimonia di consegna dello scooter-montascale elettrico;
  • ore 14.30: fischio di inizio della Partita del Cuore.

I biglietti sono già in vendita al prezzo unico di 3 euro  presso CFP Srl (per info tel. 0824.990080) e USAcli (per info tel. 350.0604771). 

Ingresso gratuito per disabili e per bambini fino ad 8 anni.

 

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Erasmus + Santagata, insieme per un domani migliore

PORTICI (NA) –  All’Istituto Comprensivo Carlo Santagata in via Poli martedì 27 novembre, nell’ambito del progetto Erasmus +, è stato inaugurato l’Erasmus corner, alla presenza del sindaco Vincenzo Cuomo, del dirigente scolastico professor Nicola Di Muzio, di Maria Rosaria Cirillo, assessore all’Istruzione, di Maurizio Minichino, assessore all’Ambiente, e dei docenti e studenti coinvolti.

L’Erasmus corner  dellIstituto che hanno aderito a You and me – we are the same, in quanto  per una settimana ospitano  una delegazione straniera, ovvero16 accompagnatori tra docenti e dirigenti scolastici e 16 alunni dai 9 ai 16 anni provenienti da 5 Paesi europei: Bulgaria, Francia, Portogallo, Repubblica Ceca e Turchia.

Dopo i saluti istituzionali, sul palco allestito nell’anfiteatro della scuola si sono succedute le performance dei giovani ospiti. I primi in scena sono stati i bambini della Bulgaria, con una perfomance in inglese dedicata all’Italia, e quindi allievi che hanno eseguito con maestria brani classici. Infine l’orchestra della scuola ha suonato l’Inno alla gioa di Ludwig van Beethoven  in omaggio all’Unione europea.

Dopo lo spettacolo, le delegazioni sono state accompagnate nel giardino, dove è stato piantumato un albero di ciliegio, dono dell’Amministrazione comunale, simbolo di scambio e di necessità di completamento da parte della comunità scolastica, immagine di un percorso di crescita e di evoluzione. Un gesto di speranza, di vita.

Da sottolineare il forte coinvolgimento dei ragazzi presenti, italiani e stranieri: tutti si sono sentiti a loro agio.

Un plauso va agli organizzatori: l’iniziativa Erasmus Corner ha una particolare rilevanza, in quanto dimostra che le nuove generazioni non hanno “muri mentali”, non alzeranno più barriere che escludono ma apriranno le porte all’inclusione e all’integrazione. In un domani migliore, e non tanto lontano saranno veramente cittadini d’Europa.

A margine della manifestazione la pasticceria La Conchiglia, sponsor dell’evento, ha offerto un buffet di prodotti tipici napoletani, mentre la delegazione bulgara un loro salame tipico e i portoghesi un formaggio e dell’ottimo vino.

Al taccuino di LoSpeakersCorner il sindaco Cuomo ha dichiarato: «I ragazzi mostrano sempre di più di sentirsi parte di una comunità e soprattutto di aver fatto propri i concetti di solidarietà, fratellanza, che sono i valori dell’Europa che vogliamo. Ed è a questo che mira il lavoro delle scuole, a formare cittadini europei consapevoli, a educare civicamente i giovani. Portici è una città civile, un luogo in cui la convivenza non rimane un concetto astratto».

(Foto by Olimpia Del Vecchio, per gentile concessione)

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Il colore, il sapere, il futuro

PORTICI (NA) – All’Istituto Comprensivo 2 Da Vinci-Comes nella mattinata di martedì 27 novembre si è svolta la cerimonia di inaugurazione del murale che i ragazzi del Liceo Artistico dell’I.I.S. F. S. Nitti, nell’ambito del Protocollo d‘Intesa con il Comune di Portici, hanno realizzato su una parete del cortile dell’Istituto.

Al taglio del nastro del sindaco Vincenzo Cuomo hanno presenziato l’assessore alla Pubblica Istruzione Maria Rosaria Cirillo, la dirigente scolastica Fabiana Esposito, le docenti che hanno seguito i ragazzi nella realizzazione dell’affresco insieme con una delegazione di studenti del Nitti e una folta schiera di piccolissimi alunni del Da Vinci-Comes. Sono stati proprio loro che hanno selezionato i bozzetti proposti dai ragazzi del Liceo Artistico, poi utilizzati nella realizzazione del murale.

Prima della cerimonia il sindaco Cuomo si è fermato nelle classi e ha interagito con i piccoli allievi, notando con soddisfazione quanto fossero pronti e preparati. Del resto, non poteva essere altrimenti: ben quattro istituti porticesi sono state selezionate da Eduscopio, l’atlante delle migliori scuole superiori d’Italia elaborato della Fondazione Agnelli.

Vincenzo Cuomo ha dichiarato soddisfatto ai microfoni di LoSpeakersCorner: «Stamattina si sono avuti due momenti molto importanti per la città: dopo l’inaugurazione dell’Erasmus Corner all’I.C. Santagata, un altro evento che si sposa perfettamente con quello dell’I.C. Da Vinci-Comes: siamo pronti a scoprire un murale che ha un significato sociale. Si tratta di un’opera che abbellisce il cortile della scuola e che dà modo agli studenti del Liceo Artistico dell’I.I.S. Nitti di mettere in pratica i piani di apprendimento. È un modo efficace per rappresentare una comunità, capace di rendere un sindaco orgoglioso e spingerlo ad impegnarsi per migliorare sempre di più il contesto cittadino. Diritti, riqualificazioni, igiene e soprattutto i giusti valori: la citta lo merita. È intorno a questi fondamenti che stiamo costruendo l’idea di comunità che vogliamo».

La dirigente scolastica professoressa Esposito ci ha raccontato invece come è nata l’idea del murale: «L’anno scorso con i fondi del contributo volontario dei genitori sono stati acquistati i giochi che sono in cortile: abbiamo voluto creare un angolo di svago per i piccoli. Ricevuto un aiuto all’Aministrazione comunale per il risanamento dell’area, grazie all’interessamento dell’assessore Maria Rosaria Cirillo, abbiamo chiesto al Nitti di realizzare un affresco che abbellisse l’area. I liceali sono andati in una classe dell’infanzia e presentati vari bozzetti hanno chiesto ai bambini di indicare i loro preferiti. È stata una cosa molto carina: la scelta è toccata ai piccoli di cinque anni! Un grazie va ai ragazzi del Nitti: hanno lavorato una settimana impreziosendo la scuola e dando una nota di colore all’area giochi».

Così ha concluso con soddisfazione Maria Rosaria Cirillo: « Il murale è un esempio di partecipazione giovanile alla valorizzazione del territorio. È il secondo prodotto del protocollo d’intesa tra il Comune e l’Istituto Nitti, volto ad incoraggiare la creatività, la crescita personale dei ragazzi e valorizzarne le competenze artistiche. Ringrazio la dirigente, professoressa Buonanno e le docenti Leo e La Mura che supportano i ragazzi in questo processo di formazione».

bst

 

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La Recensione, Widows. Eredità criminale

di Ciccio Capozzi

Chicago, giorni nostri. Le vedove di un gruppo di criminali deceduti in una rapina andata a male, devono restituire la cifra di 2 milioni di dollari rubata, o persa, dall’organizzatore, anch’egli colà defunto. Su impulso di Veronica, la più tosta e intelligente, si danno da fare: na’ bella rapina…

Avviso ai naviganti (di cinema)! Non fermatevi ai trailer! Non è solo un riuscito film d’azione (un heist movie: basato su un colpo grosso), ma un’opera d’autore. Occhio al regista! È lo Steve McQueen, Oscar ‘14 per il Miglior Film per 12 anni schiavo. A domanda sul perché si sia abbassato”, a farne uno che appartiene da un genere narrativo ben identificato, ha spiazzato tutti, affermando che «Chicago è stata la mia ispirazione», intendendo la Chicago dei nostri giorni, «… una città molto estrema dal punto di vista sia politico che razziale», che difatti è il perno narrativo insieme alle Vedove.

Naturalmente, quella di sopra è una asserzione farlocca, posta secondo i criteri sballati dei cinefili iperculturalizzati europei (il regista, per quanto operante a Hollywood è inglese), tra cui spiccano i pippeurs italiani. Il protagonismo messo in campo, infatti, che è di vera ispirazione autorale, è globale, ed è l’intera città: in quanto dà corpo ad un’idea chiave, un’intuizione interpretativa di essa, che permea e dà tono e dinamismo all’intera narrazione. E non solo è tale dal punto di vista ambientale-scenografico, ma proprio sociale.

McQueen “legge” quella realtà in modi sintetici ed unitari, suggerendo, ad esempio,  la complessità dell’agire dei politici. Come quando illustra, in pochi ma essenziali tocchi, la pelosa e interessata funzione di alcuni “programmi” di sostegno ai “giovani imprenditori” popolari, ovvero privi di capitali di partenza: in realtà è una forma un po’ più sofisticata di strozzinaggio. Oppure mentre illustra la funzione dei “predicatori religiosi”: la loro cinica demagogia, mistificata dalle forme della religiosità popolare e partecipata, è solo posta la servizio di chi paga di più.

Il regista ha indagato su personaggi  politici, rappresentativi dell’intero ceto, vecchi e nuovi, e sulle motivazioni che li spingono ad operare, così male, tra residui fortissimi e violenti, specie tra le forze dell’ordine (come è riportato dalle cronache), di razzismo e un’incontrollabile e quasi regimica corruzione. Qui abbiamo politici che sono perfino dei gangster riciclati, o vecchi bonzi intoccabili, ipocriti e razzisti. Come la coppia padre e figlio: il primo è un politico vecchio stampo, duro, sprezzante e determinato, ma  screditato e plurindagato (il grande, davvero iconico Robert Duvall): il suo essere frastornato dall’incalzare dei tempi lo squilibra, ma non gli toglie quella rudezza che l’ha reso ricco e influente, dandogli la capacità di resistere.

Il figlio, l’attore Colin Farrell, è cinico nella sua parte, e tendenzialmente come il padre, di cui tutto sommato è allievo: però ha un barlume di consapevolezza che in qualche modo lo mette in crisi. Il suo ruolo è narrativamente articolato e con diverse sfumature.

La serie originale tv dell’83, da cui Widows. Eredità criminale ha tratto ispirazione, era ambientata a Londra, scritta da una autrice d’indubbio spessore, Lynda La Plante, poi diventata giallista di rilievo internazionale; e  i cui protagonisti sono spesso donne che affrontano gravi difficoltà, e da cui escono con determinazione, senza perdere umanità e empatia. Del film (USA-UK, ‘18) il regista è stato anche sceneggiatore, insieme a Gillian Flynn (autrice di L’amore bugiardo): e difatti la scansione dei personaggi è di una precisione e concisione notevole; ma anche con numerose sfumature di umanità.

Come anche lo svolgersi dell’azione è serrato, logico e portatore di tensione nello spettatore: grazie anche all’individuazione di cattivi determinati e plausibili. Come il giovane fratello ancor più criminale del candidato, l’attore inglese Daniel Kaluuya: esprime un concentrato di fredda e crudele determinazione, a limite del sadismo; ben più del fratello aspirante politico che, più o meno, sa dove fermarsi. Kaluuya è  giustamente noto e apprezzato per essere stato il protagonista, un nero vittima di una ben architettata trappola di asservimento schiavista, di Scappa. Get out (‘17), prodotto dal “mago dell’horror a microbudget”, l’assai simpatico Jason Bloom.

La radicale diversità di registro attoriale, adottato in Widows. Eredità criminale, mostra come e quanto sia bravo. Gli spaccati cui ho accennato, sono numerosi, asciutti e ben fatti, ma non intralciano vicenda core del film: anzi l’“avvolgono”, la innervano. Le danno come un tappeto volante in cui manifestano differenze psicologiche non piccole tra le protagoniste, nel mentre compiono gesti di violenza, peraltro benissimamente montati e fotografati. Tutte grandi attrici.

Ma su tutte è Viola Davis, la protagonista, a svettare. La sua innata eleganza, è supporto alla complessità del suo ruolo e alla sua capacità di leader. C’è un commento del regista molto significativo sulla sua performance, dopo averla paragonata a Katherine Hepburn, ed altre attrici mito: «Ha questa gravitas personale che porta sulla scena come facevano le grandi dive dei film realizzati negli ani ‘30, ‘40, ‘50. I film che hanno lei come protagonista (…)  hanno qualcosa di epico». Concordo in pieno.

 

 

Ciccio Capozzi, già docente del Liceo Scientifico

porticese Filippo Silvestri, è attualmente

Direttore Artistico del Cineforum

dell’Associazione Città del Monte|FICC al

Cinema Teatro Roma di Portici.

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