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Caserta. Messa nel duomo lunedì 19 agosto in memoria di Teresa Musco, a 43 anni dal trapasso

Nel quarantatreesimo anniversario della sua nascita al cielo,lunedì 19 agosto, Caserta ricorda Teresa Musco, la mistica originaria di ...

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Caiazzo. Penuria idrica: grave denuncia dopo circa due mesi di pene negate dai preposti

Sul "dramma" quotidiano di tantissime famiglie caiatine, soprattutto delle zone rurali. a quanto pare negato dai "responsabili" comunali, ...

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Castelveccho Subequo (AQ). Presentato da Nicola Santacroce volume sui minatori morti a Caiazzo

Non poteva riuscire meglio la Giornata del Minatore, manifestazione tenuta venerdì 9 agosto su iniziativa del minuscolo comune abruzzese di Castelvecchio ...

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Da Caiazzo a Castelvecchio Subequo (AQ) con l'ex sindaco Sgueglia per inaugurare il 'Monumento al Minatore'

Una nutrita delegazione caiatina, capeggiata dall'ex sindaco Tommaso Sguegliasempre affiancato dall'ex assessore e soprattutto amico Luigi Ponsillo, si ...

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Caiazzo. Sindaco citato per 556.599 euro: 'goccia nel mare' del tracollo paventato dalla minoranza

A seguito della citazione giudiziale promossa nei confronti del sindaco e del funzionario "responsabile" dai titolari del supermercato ...

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Caiazzo. Comune, danni per 556.599 euro reclamati dal supermercato: resta a (Renzo) Mastroianni il 'cerino'?!

Sembra destinato a spegnersi proprio nelle mani di Renzo Mastroianni, funzionario comunale citato insieme al sindaco Stefano Giaquinto ...

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Caiazzo. Monte Carmignano, doppio premio letterario: a fine mese presentazione di quello locale

L'associazione "Monte Carmignano per l'Europa" fondata e presieduta dall'ex sindaco Tommaso Sgueglia, rende noto che è indetta per ...

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Caiazzo. Dalle parole ai 'non fatti': Mercati della Terra 'Slow Food': da febbraio 2015 chi li ha visti?

Riportiamo testualmente, di seguito, un articolo con il quale, nel febbraio 2015, cioè quasi cinque anni fa, come ricordano ...

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Caiazzo. Stadio polivalente di SS. Giovanni e Paolo: 'sprecopoli' comunale e abbandono

Sono furenti gli Attivisti in Movimento 5 Stelle di Caiazzo per la situazione penosa e pericolosa in cui ...

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Caiazzo. Il sindaco scrive; 'io, cittadino abbandonato, rispondo': disperato sfogo di un diversamente abile

Il sindaco ha reso noto via facebook che: È stata data esecuzione agli indirizzi del gruppo “Uniti per Caiazzo” ...

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Limatola (BN). Festeggiamenti ‘regali’ in limousine per i (primi) 18 anni di Jessica Ciancio: ‘la più bella’

Hanno preparato una sequenza di festeggiamenti degni di una principessa

Motospazzatrice in funzione a San Nicola la Strada anche nelle domeniche ferragostane

SAN NICOLA LA STRADA – Nell’ambito delle iniziative concordate con l’amministrazione comunale e facenti parte del Capitolato d’Appalto relativamente alla raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani vi è anche la pulizia delle strade cittadine da parte della DHI. Ma vederne una in servizio anche la domenica successiva alla giornata di giovedì 15 agosto, Ferragosto, è stata una piacevole sensazione.

Si perché secondo le cosiddette “Leggende Metropolitane” a ferragosto tutti i servizio vanno “a scartamento ridotto”. Così non sembra a San Nicola la Strada grazie soprattutto al quotidiano lavoro del Sottufficiale del Corpo della Polizia Municipale, Giovanni Ferrante che, da diversi anni, è stato demandato ad interessarsi dell’Ambiente cittadino a fianco degli operatori ecologici ed autisti della DHI.

Al fine di garantire una maggiore pulizia delle strade, anche e soprattutto nel periodo feriale, la motospazzatrice è assolutamente necessaria ed indispensabile. La motospazzatrice in funzione questa domenica ha operato in Via Pertini, Via Saragat, Parco SCCAC, Galoppatoio lato Ovest. Un plauso alle maestranze ed al Vigile Giovanni Ferrante.

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Caserta. Messa nel duomo lunedì 19 agosto in memoria di Teresa Musco, a 43 anni dal trapasso

Nel quarantatreesimo anniversario della sua nascita al cielo,

34enne di Castel Volturno investito da una BMW X6 mentre porta a spasso il figlio muore sul colpo

CASTEL VOLTURNO – Giorgio GALIERO, 34enne di Castel Volturno, nel corso della serata di sabato, 17 agosto 2019, aveva portato il suo piccolo figliolo a fare una passeggiata. Mentre erano sul ciglio della strada in Via delle Acacie, una potente autivettura, una BMW X6, con targa di nazionalità polacca, ha investito sia lui che il figlio di appena 6 anni.

L’impatto è stato talmente violento che il 34enne è deceduto sul colpo, mentre per un miracolo il figlio è uscito illeso dall’incidente, ma ha comunque visto suo padre morire. Sarà un dramma che il piccolo porterà con sé, con quali traumi al momento nessuno è in grado di affermarlo.

Il giovane Giorgio Galiero è stato immediatamente soccorso grazie anche all’intervento di un’ambulanza del 118 della Clinica Pinetamare ma, giunti sul posto, non hanno potuto far altro che constatare il decesso del padre di famiglia.

L’auto ed il suo conducente non si sono fermati a soccorrere l’uomo ed il figlio, preferendo, invece, scappare. Gli uomini delle FF.OO. intervenuti avrebbero in mano molti indizi che fanno presumere che per l’omicida e la sua auto le ore siano contate. Per lui si profila l’arresto per omicidio stradale ed omissione di soccorso.

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“FERRAGOSTO SICURO” DA PARTE DEI CARABINIERI IRPINI

AVELLINO – In occasione della festività di Ferragosto i Carabinieri del Comando Provinciale e del Gruppo Carabinieri Forestali di Avellino hanno attuato sull’intera provincia ed in particolare nelle aree solitamente meta di numerosi turisti ed escursionisti, un importante spiegamento di forze volto sia al contrasto dei fenomeni predatori e di illegalità in genere – soprattutto considerando che molte abitazioni sono rimaste incustodite per l’assenza dei proprietari impegnati in gite fuori porta o per vacanze in località balneari – sia in particolare alla tutela dell’incolumità degli utenti delle strade rese sicuramente più caotiche per la presenza di numerosi turisti che hanno affollato non poche località della provincia ed in particolare l’altopiano del Laceno, la Valle del Sele e la zona del serinese, anche in occasione delle svariate cerimonie religione e kermesse che si sono svolte in Irpinia.

Infatti sono stati implementati i servizi di perlustrazione con posti di controllo e posti di blocco, nel corso dei quali sono stati effettuati numerose perquisizioni, assicurando un dinamico e capillare presidio su tutta la provincia. Particolare attenzione è stata riposta al controllo degli obiettivi sensibili nonché agli esercizi commerciali, ai luoghi di culto ed ai soggetti sottoposti a misure di prevenzione e sicurezza. Inoltre, considerato il notevole incremento della circolazione, importantissimo è stato anche il servizio svolto per la sicurezza stradale, in modo particolare sulle principali arterie, ancora troppo spesso teatri di gravi incidenti le cui conseguenze sono rese maggiormente tristi dal fatto che il più delle volte risultano corollario del mancato rispetto alle norme del Codice della Strada.

Un massiccio servizio straordinario, denominato “Ferragosto Sicuro”, che ha visto in campo circa 700 Carabinieri, impegnati nei grossi centri così come nelle aree rurali. Complessivamente sono stati attuati oltre 350 di servizi di pattuglia e perlustrazione. Sono circa 1.500 i veicoli e più di 2.000 le persone controllate, delle quali 4 tratte in arresto e 25 deferite in stato di libertà. 11 le patenti ritirate o sospese per violazioni alle norme del codice della strada e 10 i veicoli sottoposti a sequestro o fermo per le irregolarità riscontrate.

Nel pomeriggio e nella serata di ieri, i controlli alla circolazione stradale hanno riguardato principalmente le guide in stato di alterazione psicofisica: 3 i casi con un tasso alcolemico superiore al limite consentito, circostanza che ha determinato oltre alla sospensione della patente anche il sequestro del veicolo. 5 automobilisti sono stati sorpresi alla guida sprovvisti di patente perché mai conseguita o già ritirata per precedenti violazioni al C.d.S.. In 4 casi è stata accertata l’assenza della copertura assicurativa di veicoli.

Non è mancata in questi giorni anche una costante opera di assistenza agli utenti della strada da parte dei Carabinieri, sia in occasione dei rallentamenti dovuti al traffico in alcune aree della provincia, sia a seguito di lievi incidenti che soprattutto grazie all’immediato intervento delle pattuglie non hanno determinato più gravi conseguenze per l’integrità fisica delle persone coinvolte, consentendo contestualmente l’immediato ripristino delle condizioni viabilistiche, limitando al massimo i disagi per gli altri utenti. E non è mancata l’attenzione al contrasto ai reati in materia di stupefacenti che ha permesso di sequestrare principalmente cannabinoidi, e segnalare quale assuntori 9 soggetti, alcuni anche giovanissimi.

Nel corso dei controlli, i Carabinieri della Compagnia di Montella sorprendevano in atteggiamento sospetto un 30enne di Pratola Serra ed un 33enne di Napoli, entrambi con a carico vicende di polizia, che, all’esito degli accertamenti, sono stati allontanati con Foglio di Via Obbligatorio.
Lieto fine per un 20enne della provincia di Salerno che, nel corso di un’escursione, perdeva l’orientamento tra la fitta vegetazione dei Monti Picentini: dopo qualche ora, preso dall’agitazione, effettuava una richiesta di soccorso, riuscendo ad inviare con un’applicazione del suo smartphone la propria posizione ed alcune foto dei luoghi circostanti, permettendo così di essere rintracciato dai Carabinieri della Stazione Forestale di Bagnoli Irpino. Analoga sorte per una coppia di anziani coniugi casertani dispersi alle pendici del Monte Terminio, rintracciati con non poche difficoltà dai Carabinieri della Stazione di Chiusano San Domenico.

I Carabinieri della Compagnia di Montella (AV), nell’ambito del servizio “Ferragosto Sicuro” disposto dal Comando Provinciale di Avellino, hanno effettuato una serie di servizi tesi ad accertare anche eventuali violazioni da parte delle locali strutture ricettive.
In particolare, nell’ambito dei controlli i Carabinieri delle Stazioni di Nusco e Volturara Irpina hanno denunciato in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria i legali rappresentanti di due attività, ritenuti responsabili di “Omessa comunicazione delle persone alloggiate” nelle strutture stesse.

La norma violata è l’articolo 109 del T.U.L.P.S.: stabilisce che i gestori di strutture ricettive, comprese quelle che forniscono alloggio in tende, roulotte nonché i proprietari o gestori di case e di appartamenti per vacanze e gli affittacamere, ivi compresi i gestori di strutture di accoglienza, ad eccezione dei rifugi alpini inclusi in apposito elenco istituito dalla regione o dalla provincia autonoma, debbano comunicare giornalmente all’Autorità di Pubblica Sicurezza l’arrivo delle persone alloggiate, mediante consegna di copia della scheda o comunicazione, anche con mezzi informatici. I gestori che non provvedono alla comunicazione delle persone alloggiate sono soggetti all’applicazione dell’articolo 17 del T.U.L.P.S., norma che prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro.

Inoltre, sempre nelle giornata di sabato, 17 agosto 2019, è stato tratto in arresto 50enne per violazione delle prescrizioni imposte dall’A.G.
Si sono, infatti, riaperte le porte del carcere di Avellino per un 50enne di Ospedaletto d’Alpinolo, già sottoposto alla detenzione domiciliare.
L’ordinanza di sostituzione della citata misura emessa dal Tribunale di Avellino, è scaturita a seguito di denuncia per evasione da parte dei Carabinieri della locale Stazione che, all’esito di controlli alternati, non lo trovavano presso il suo domicilio: la puntuale refertazione all’Autorità Giudiziaria ha fatto scattare l’emissione del citato provvedimento.

Successivamente alla notifica dell’ordinanza di sospensione provvisoria della detenzione domiciliare, il 50enne è stato tradotto alla Casa Circondariale di Bellizzi Irpino. Il risultato operativo è strettamente collegato alla capillare attività di controllo del territorio quotidianamente svolta, tesa a garantire sicurezza e rispetto della legalità.

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Sunnammìsunà, a Cetara (SA) un festival di cantautorato a scopo benefico

SALERNO – Si svolgerà, il 22 agosto 2019, nell’incantevole location di Cetara (SA), la seconda tappa del Festival cantautorale Sunnammìsunà, dopo il successo della prima data salernitana della manifestazione svoltasi presso l’Arena del Mare il 17 luglio.

Sunnammìsunà è una manifestazione di interesse culturale a scopo benefico, volta al reperimento di fondi per l’acquisto di presidi sanitari destinati alla cura del neonato prematuro in terapia intensiva neonatale, presso l’A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Tali presidi verranno acquistati grazie al supporto della ONLUS denominata “A Casa di Andrea – LVH”.

Il festival, nato da un’idea dei Vico Masuccio in partenariato con l’associazione culturale DeArt progetti di cui è presidente Anna Maria Fortuna e la ONLUS “A casa di Andrea”, sotto la direzione artistica di Massimiliano D’Alessandro, titolare di SoundClub Studio, studio di produzione musicale, vedrà la partecipazione dei progetti cantautorali più in vista sul territorio regionale e nazionale che insieme di esibiranno per questa causa molto importante.

Zibba, Esposito, Tony Borlotti e i suoi Flauers, Cosmorama, sono solo alcuni degli artisti che parteciperanno alla seconda tappa del festival. A dare il suo contributo artistico ci sarà anche il cantautore agropolese Luciano Tarullo attualmente impegnato nei concerti di promozione del suo ultimo album, “L’isola”:

«Sono molto felice di poter dare il mio contributo a questa causa così importante. Credo che noi musicisti, artisti in generale, seppur nel nostro piccolo possiamo fare molto per cambiare le cose, per rendere il futuro un po’ meno complicato di quello che purtroppo ci si prospetta. Siamo ogni giorno bombardati da notizie negative, da messaggi sbagliati. La musica è il mezzo di comunicazione più potente, perché è immediata, colpisce dritta al cuore e allo stomaco. Proprio per questo motivo deve ritornare a comunicare messaggio positivi e iniziative come queste rappresentano a pieno il concetto che ho appena espresso. Le persone che sono riuscite ad organizzare tutto questo sono davvero straordinarie, hanno un cuore grande. Mi impegnerò personalmente affinchè si possa organizzare una tappa di questo meraviglioso festival anche nel nostro Cilento, che ha bisogno di iniziative come questa».

Il Dipartimento Assistenziale Integrato Materno-Infantile dell’A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno è dotato di circa 140 posti destinati non soltanto a pazienti che necessitano di cure intensive neonatali, ma anche patologie legate all’oncoematologia pediatrica, alla gestione della salute del bambino in situazioni di emergenza sia medica che chirurgica. Pertanto, il lavoro svolto nella struttura è incentrato sulla cura e sul miglioramento della qualità di vita delle madri e dei bambini.

In questo ambito, quindi, si ritiene opportuno concentrarsi su quei bambini nati prematuri, che necessitano di interventi volti al sostegno dello sviluppo psico-motorio. Per quest’ultimo scopo, è necessaria l’acquisizione di adeguate strumentazioni sanitarie in grado di portare a compimento lo sviluppo del bambino nato prematuro, preservando la qualità di vita dello stesso.

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39enne, alla guida della sua macchina, colpito da malore muore sul colpo

Santa Maria C.V. Angelo Santagata, 39 anni stava guidando la sua auto, arrivato nei pressi dell’ Anfiteatro si e’ sentito male.

Il giovane si e’ fermato ma non e’ riuscito nemmeno a chiamare i soccorsi, si e’ accasciato al suolo ed e’ morto sul colpo.

Sul posto e’ arrivato il 118 ma i medici non hanno potuto fare altro che costatare il decesso.

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Volge al termine la 22esima edizione della “Sagra degli antichi sapori” di Gioia Sannitica

GIOIA SANNITICA (CE) – Gran finale stasera, domenica 18 agosto 2019, per la Sagra degli Antichi Sapori, la rinomata kermesse enogastronomica, che si svolge a Gioia Sannitica, giunta alla 22esima edizione che ha già registrato sin qui diverse migliaia di presenze. Una settimana vissuta all’insegna del gusto quella che terminerà questa sera grazie all’impegno dei tanti soci e volontari della Pro Loco Gioiese che hanno saputo mettere tanti ingredienti per l’annuale vetrina dei prodotti tipici matesini, tra nuove pietanze del territorio, aziende che hanno concorso con i loro prodotti e la passione delle decine tra uomini e donne che hanno contribuito a rendere grande un evento di respiro regionale, capace di animare il lungo week-end di Ferragosto nel Matese e di deliziare i palati più esigenti di migliaia di visitatori, riversatisi nella comunità al confine con il vicino Sannio per gustare le pietanze locali preparate dalle massaie rigorosamente secondo ricette e usanze di un tempo.

Una lunga tradizione gastronomica locale che la rassegna gioiese mette in vetrina ogni anno, nella caratteristica piazza Giovanni Paolo II, retrostante la Casa Comunale, offrendo così ai tanti partecipanti che da anni affollano l’evento ed i turisti che accorrono dai centri maggiori tanto di Terra di Lavoro quanto del Sannio e dell’intera Campania, il piacere di assaggiare le pietanze di un tempo preparate dalle donne gioiesi così come hanno insegnato loro le rispettive madri e nonne.

Le prime cinque serate hanno fatto registrare diverse migliaia di presenze, praticamente il sold out con il centro gioiese trasformatosi nella capitale del gusto dell’intera Terra di Lavoro e del vicino Sannio con la preparazione di succulenti pietanze a base di prodotti della terra del Matese e delle migliori carni locali, curati dai tanti volontari della Pro Loco Gioiese presieduta da Tiziana Mennone; fino a domenica sera, i visitatori continueranno a deliziare i propri palati assaggiando pasta fresca fatta in casa, dagli gnocchi alle pappardelle, dagli scialatielli agli spaghetti alla chitarra, e a base del fungo porcino del Matese, con arrosti misti, trippa soffritto, melanzane ed i classici peperoni imbottiti, senza dimenticare la porchetta made in Gioia, gli abbuoti, gli spiedini, la carne di maiale con i peperoni, i salumi ed i formaggi tipici matesini, le pizze fritte di una volta preparate al momento e le bruschette di casa, il tutto condito dall’ottimo olio delle colline gioiesi e innaffiato dai vini locali, tra cui falangina, piedirosso, coda di volpe e pallagrello, e birra artigianale.

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Don Donato Placentini “premiato” da Roberto Fiore: “A lui tessera di FN ad honorem”

ROMA – Non sono passate inosservate le parole di don Donato Placentini che a Sora, parlando dal pulpito in occasione della festa di San Rocco, ha ammonito coloro che vanno a soccorrere gli immigrati “con collane al collo e telefonini” ponendo l’accento sulla “nostra patria e sulle nostre città piene di persone che hanno bisogno e che si vergognano del loro stato di vita”.

Per lui Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, ha riservato un riconoscimento speciale: “Don Donato è uno dei tanti parroci e sacerdoti italiani che conosce la realtà. Ma è uno dei pochi che ha il coraggio di parlare. Per questo suo coraggio e per questa sua onestà, a lui offro la tessera ad honorem di Forza Nuova”.

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Il Racconto, Noia mortale

Il nostro autore con il suo racconto allevia la noia di queste giornate afose: da un’antica ricetta ai misfatti, dalla cura degli animali a situazioni scabrose, ma sempre a lieto fine

di Lucio Sandon

Marco Apicio Gavio, gastronomo e letterato, pochi anni prima della nascita di Cristo conduceva una taverna dove probabilmente si mangiava anche bene, però lui da buongustaio e amante del lusso qual’era, riuscì quasi a mangiarsi tutte le sue sostanze, arrivando infine a suicidarsi quando si rese conto che il suo patrimonio, ridotto ormai a soli dieci milioni di sesterzi, non gli avrebbe più consentito il tenore di vita a cui era stato abituato

Come testamento lasciò solo il suo ricettario di cucina, il De Re Coquinaria, nelle cui pagine si trova la ricetta della “salsa di Apicio”: aceto, menta e aglio tritato, usata per condire verdure e pesci fritti. È la scapece, usata ancor oggi in tutta la Campania e non solo.

Dopo di lui, il duca di Buonvicino, don Ippolito Cavalcanti nato ad Afragola nel 1787 da una famiglia di nobiltà fiorentina e calabrese e discendente da Guido Cavalcanti, amico di Dante Alighieri, ebbe a coltivare due hobbies praticamente agli antipodi tra di loro: quello della buona cucina e quello del clericalismo, che portava avanti con ugual passione: fu infatti autore di una serie di manuali di devozione in cui elencava con precisione maniacale tutte le funzioni religiose, le novene ed i tridui che si svolgevano nelle parrocchie cittadine, e nel quale dava anche prodighi consigli circa le vivande da prepararsi nei pranzi che naturalmente concludevano i festeggiamenti religiosi, e che furono poi raccolte nel Trattato della cucina teorico-pratica, testo base della gastronomia partenopea.

Zuppa de Zoffritto. Pe 12 perzone piglia no prommone, o curatella de puorco co lo core, e li rugnuni, farraje ogne ncosa pezzul pezzul, e lavarraje cchiù vote co l’acqua fresca, e po farraje scolà; piglia no terzo1 de nzogna la farraie zoffriere dint a no tiano, o cazzarola, co tutti chilli pezzulli, e nce miettarraje purzì no mazzetiello de rosamarina, fronne de lauro, petrosino, e majurana, buono attaccato; quanno se sarrà buono zoffritto nce miettarraje la conserva de pommadore, e puparuoli duci, nce miette lo sale, e povere de puparuoli forti, e zoffrienno zoffrienno nce mietterraje lo brodo; doppo piglia le pagnotte, le faje felle felle, l’arruste senza farle abbruscià, le miette dinto a na zoppiera, e ncoppa nce miette tutto chillo brodo co lo zoffritto

Cavalcanti morì nel 1859, quando a Napoli i cuochi di strada nelle vicinanze dei cantastorie di piazza Mercato, vendevano agli spettatori un cartoccio colmo di maccheroni conditi con cacio e pepe per due soldi, prima quindi di poter assistere alla conquista del regno delle due Sicilie da parte del cavalier Garibaldi ed alla nuova civiltà portata dai liberatori.

La prima conquista che costoro regalarono al regno delle due Sicilie, fu un’inflazione del trenta per cento. L’anno successivo infatti, lo stesso piatto di spaghetti costava tre soldi, e veniva chiamato ironicamente ’O tre Garibaldi.

L’anno dopo ancora, data la scarsità di spezie che arrivavano al porto, mentre nessun formaggio giungeva ormai dalle campagne, i cuochi di strada si arrangiarono a condire la pasta solo con dei pomodori senza condimento, aromatizzati unicamente con un bel pugno di foglie di basilico.

Si discuteva di cucina. In quella languida mattina di un caldo mese di maggio di fine secolo l’ambulatorio era vuoto. La gente si era svegliata tardi e aveva già cominciato a sciamare verso le spiagge della litoranea e quasi nessuno aveva intenzione di perdere tempo per accudire i propri amici a quattro zampe.

Alessandra, la bella assistente bionda che si considerava l’ultima erede di Cavalcanti, affermava che per fare il ragù erano necessarie almeno sei ore di cottura a fuoco bassissimo e che l’unica carne ammessa fosse il girello di manzo. Marisa l’altra assistente del dottor Gardenia, una ragazza snella, bruna e dagli occhi grigi, sosteneva invece la tesi condivisa dal titolare, cioè che il successo della ricetta fosse legato anche alla varietà dei pezzi utilizzati e quindi: tracchiolelle, gallinelle di maiale, salsicce, e specialmente la “braciola” il pezzo di carne avvolto su sé stesso contenente una serie di altri ingredienti.

Il trillo acuto del telefono interruppe la dotta discussione. Il dottor Gardenia  sollevò la cornetta, e dopo qualche secondo alzò anche tutt’e due le sopracciglia: tenendo il telefono con la mano, rivolse la cornetta verso le colleghe che lo guardavano stupite, mentre dall’apparecchio usciva una serie di versi gutturali.

«Argh… Haaaa… Burp… Dott… ‘O caaa…»

«Pronto? Pronto? Ma chi è?»

«Urgh… Bumper! Bumper… Sta morendo!»

«Chi è Bumper?»

Marisa, la cui memoria per i nomi dei pazienti era straordinaria, inquadrò immediatamente il soggetto: si trattava di Bumper, il fox terrier della signora Esposito. Il botolo era in perfetta salute fino all’ultimo controllo di tre mesi prima.

«Non si preoccupi signora Esposito, abbiamo l’indirizzo, verrà qualcuno al più presto!»

Appena poggiata la cornetta il telefono prese a squillare di nuovo. Era Mustafà, il pizzaiolo egiziano che abitava nella pineta, alle falde del Vesuvio, vicino al ricovero per cani gestito dal dottor Gardenia.  Mustafà aveva udito Annibale, l’arcigno mastino napoletano che presidiava la struttura, abbaiare furiosamente. Mustafà chiamava preoccupandosi che fosse successo qualcosa.

Al termine di un breve consulto, venne deciso che Alessandra sarebbe andata a controllare Bumper, mentre Marisa, che era di gran lunga la migliore pilota del gruppo, sarebbe schizzata sul Vesuvio in sella al vecchio scooter della ditta. Il dottor Gardenia avrebbe presidiato l’ambulatorio.

Dopo aver prelevato un’abbondante varietà di strumenti e medicinali, non essendo riuscita a capire che genere di iattura avesse colpito il povero fox terrier, Alessandra salì a bordo del vecchio furgone azzurro e partì sgommando in direzione del centro, ma arrivata al primo incrocio dovette fermarsi perché la strada era bloccata da un furgone treruote che ribaltandosi aveva perso il suo carico di angurie sulla carreggiata.

I grossi frutti vermigli si erano frantumati nell’urto, e avevano reso la strada viscida e impraticabile. I soliti onnipresenti ragazzacci poi, avendo individuato i pochi pezzi integri avevano provveduto seduta stante ad impadronirsene, causando l’ira funesta del fruttivendolo che abbandonato il veicolo in mezzo all’incrocio, si era lanciato all’inseguimento dei delinquenti in erba, brandendo il crick con il quale fino a un minuto prima stava tentando il sollevamento del suo mezzo.

Dopo svariati e inutili tentativi di liberare la strada con la sola forza del clacson, Alessandra decise che avrebbe fatto prima ad andare a piedi, così con un’elegante e fluida manovra, parcheggiò il mezzo con una ruota sul marciapiede e le altre tre sulla carreggiata, nello spazio tra un cassonetto dell’immondizia ed un albero, e si avviò di buon passo verso casa Esposito.

Fu con sommo stupore, che arrivata alla porta della villa, vide un giovanotto ben vestito, con in mano una capiente borsa da medico, il quale si accingeva a suonare il campanello, e la guardava con un’espressione tra l’estasiato e il preoccupato.

L’uomo si era bloccato alla vista della ragazza: una bionda alta e atletica che avrebbe meritato in ogni caso uno sguardo ammirato, con un borsone alla mano e che lo guardava altrettanto stupita. Dopo qualche secondo, Alessandra, alla quale non mancava di certo la prontezza, chiese:

«Sei un collega? Ti hanno chiamato per Bumper perché ho fatto tardi?»

Il giovane medico, mollando con uno sbuffo il fiato che si era dimenticato di espirare, rispose infine con un sorriso sollevato.

«No collega, io vengo per visitare un bambino: sono un pediatra, e mi hanno chiamato stamattina presto ma ho fatto tardi anch’io. Credevo che avessero chiamato qualcun altro!»

Dopo una breve presentazione, entrambi felici di non essere stati surclassati, suonarono il campanello e immediatamente vennero accolti da una signora Esposito scarmigliata e agitata.

«Finalmente! Ce ne vuole di pazienza per avere il piacere di vedere un dottore! Anzi, due!»

Prendendo sottobraccio Alessandra, la signora Esposito si diresse verso un capannello di famigliari raccolti al capezzale di Bumper, e girandosi a metà verso il pediatra indicò un giovanetto di una diecina d’anni riverso su di un divano, che solo soletto e con una cera pessima, si lamentava a bassa voce.

«Dottò, date un attimo un’occhiata a Giovannino. Il deficiente come al solito si è abbuffato di lasagne.»

Tutte le attenzioni della famiglia Esposito erano dedicate al povero Bumper che, circondato dall’affetto dei famigliari e amici sembrava effettivamente sul punto di  rendere l’anima al suo creatore: un’enorme lingua bluastra spuntava dalle fauci semiaperte, il respiro affannoso e scoordinato e gli occhi gonfi ed imploranti chiedevano aiuto. Alessandra si era resa conto già da lontano di cos’era successo, ma chiese conferma ai presenti.

«Lo avete portato a passeggiare in pineta?»

Alla risposta affermativa della padrona, Alessandra estrasse dalla borsa una fiala, e con poche mosse tranquille la iniettò in vena alla bestiola, la quale dopo qualche minuto prese a respirare in modo più tranquillo, dopodiché la bella veterinaria si degnò di spiegare ai presenti che il cane aveva leccato per curiosità una larva di processionaria.

«Si tratta di un bruco: un parassita dei pini coperto di aculei urticanti, che in primavera striscia nelle pinete in fila indiana di molti esemplari. Quando lui ne ha leccato uno, il contatto dei sui peli urticanti con la mucosa gli ha provocato una reazione allergica acutissima che probabilmente, gli  provocherà la necrosi di un pezzo di lingua.»

«Perderà la voce, dottoressa?»

Alessandra fece un sorriso triste.

«No, ma non potrà più cantare La Traviata.»

Dopo aver prescritto la terapia e aver raccomandato un controllo il giorno seguente, accompagnata dagli sguardi ammirati dei presenti di ogni sesso ed età compreso Giovannino e il suo pediatra, Alessandra si avvicinò al medico che soletto prestava le sue cure al povero ragazzino e con una strizzata d’occhio gli augurò buon lavoro, e lasciò la villa.

Mustafà era un pezzo d’uomo sui quarant’anni, sbarcato sulle coste siciliane vent’anni prima da un barcone come migliaia di suoi conterranei: aveva fatto mille mestieri prima di arrivare alle falde del Vesuvio, dove aveva intrapreso la carriera di aiuto pizzaiolo. Ora era un imprenditore di successo, con cinque dipendenti e un sorriso aperto sempre stampato sul volto. Abitava in una casetta immersa nel mare verde della pineta, e aveva un debole per le collaboratrici del veterinario.

Marisa si era goduta la corsa in moto fino alle falde del Vesuvio e un caffè che stava giusto uscendo dalla moka di Mustafà, tappa fissa prima dell’avvicinamento alla struttura.

La ragazza era poi giunta in vista del canile nel tempo sufficiente a finire l’ennesima sigaretta, e si era resa conto già da lontano che qualcosa non andava. Non si sentiva l’assordante abbaiare dell’enorme molosso che la presidiava: Annibale quando riconosceva da lontano lo scoppiettare dello scooter, impazziva di gioia.

Mustafà, che aveva insistito ad accompagnarla nel sopralluogo, non aveva sbagliato a telefonare. Era successo qualcosa: la recinzione tagliata pendeva malamente sui sostegni, e i prati erano desolatamente vuoti. Non si vedeva traccia né di Annibale, né delle caprette tibetane di Alessandra, né tantomeno delle galline ovaiole di Marisa e del maialino che il dottor Gardenia allevava con un amore non disinteressato.

In quel momento, dietro la curva della strada sterrata che passava davanti al canile, comparve zoppicando e sorreggendosi ad un grosso bastone, zì Mimì, l’anziano contadino la cui vigna confinava con la struttura veterinaria.

«Signurì, ie l’aggio visti, hanno portato una cagna in calore e la bestia vostra s’è fatta portare via senza storie! Poi, hanno tagliato à rete e si sono fregati tutti gli animali! Io sono sceso dalla vigna col bastone, ma vedete che ci metto un po’ di tempo, signurì… Quelli sono scappati con il camioncino, con tutte le bestie dentro!»

«Accidenti! – sbottò Marisa – Questi delinquenti fanno i loro comodi, e nessuno mai riesce a prenderli… Zì Mimì, certamente non siete riuscito a prendere il numero di targa, e poi magari il camioncino sarà stato rubato anche quello!»

«No, signurì… – rispose l’anziano contadino – Mi dispiace, ma non saccio nemmeno leggere

«Allora non abbiamo nessun appiglio per ritrovarli!!! Io non ho pensato di salire a vedere, ma solo di avvertirvi che Annibale si agitava!», si disperava Mustafà.

Zì Mimì, dopo essersi pulito il naso con un fazzoletto che risaliva alla guerra quindicidiciotto, osservò ironicamente i due amici che si agitavano sulla strada polverosa.

«Signurì, io non so leggere, però da lontano ci vedo ancora bene. Quelli erano Tonino ‘o Mericano e Ciruzzo ‘o Sospetto. Sono sempre loro che fanno danni qui in giro.  A me l’anno scorso hanno rubato una damigiana di vino. Eh, ma se avevo la doppietta a portata di mano gli avrei fatto passare un guaio a quei due mariuoli. Voi però lo sapete dove trovarli vero? No? Embè, ve lo dico io: hanno una casetta nei vicoli dietro al porto, con un giardino dove fanno i combattimenti dei cani, ah non lo sapete? Allora, arrivati alla piazza andate sempre dritto, superate il porto e il cantiere navale, poi girate a destra e poi…»

Il sole era al suo apice quando Marisa bloccò con una slittata il motorino davanti alla casetta semidiroccata descritta con precisione da zì Mimì. Da dietro al muro che separava il giardino dalla strada proveniva una nuvola di fumo di legna e un delizioso aroma di carne arrostita che provocò un sordo brontolìo allo stomaco della bella veterinaria dai lunghi capelli bruni.

Marisa, sorda alle implorazioni di Mustafà e del vecchio contadino era salita smadonnando sullo scooter e si era lanciata in una folle discesa lungo il sentiero di montagna, rischiando di rompersi l’osso del collo. La ragazza guidava con un sola mano, tentando contemporaneamente di accendersi una sigaretta.

Mentre carambolava tra le auto lungo le strade trafficate, aveva anche cercato di mettersi in contatto senza successo con il titolare dell’ambulatorio e con Alessandra, ma il cellulare sembrava aver deciso di non voler funzionare e per non perdere il tempo a fare una deviazione, aveva deciso di risolvere da sola la questione con i rapitori del suo pupillo, per il timore che un qualsiasi ritardo potesse provocare un danno a quello che considerava il suo cucciolo.

Senza perdere tempo a metterlo sul cavalletto, Marisa lasciò il ciclomotore appoggiato al muro del giardino della vecchia abitazione che sembrava abbandonata. Muri scrostati che lasciavano intravedere le pietre vesuviane con cui erano stati costruiti, infissi penzolanti, ciuffi di erbacce che crescevano ovunque, e una porticina malmessa ridipinta almeno trent’anni prima, dalla quale sembrava che potessero passare solo dei nanetti, priva di maniglia e di campanello.

Marisa si guardò dapprima intorno per chiedere conferma a qualche vicino o passante circa gli abitanti della bicocca, poi impaziente e sempre più arrabbiata, prese a battere il piccolo pugno sulla porta, ottenendo l’unico risultato di farsi sanguinare la mano. Non ricevendo nessuna risposta, ma sicura che dentro c’era qualcuno, cominciò ad urlare a squarciagola.

«Cirooooo, Tonino, lo so che ci siete! Aprite subito, o faccio succedere un casino! Chiamo la polizia!»

Dopo qualche secondo, le urla ottennero un risultato. La porticina si aprì per una ventina di centimetri e spuntò il volto affilato e smunto del Mericano, il quale naturalmente non era mai stato nel nuovo continente, ma in compenso negli anni Ottanta era stato uno dei primi a portare gli occhiali da sole dei piloti statunitensi, e ad esibire un’andatura dinoccolata.

«Oh ma guarda, la dottoressa dei cani. Cosa succede dottorè, siete rimasta senza benzina?»

Il brav’uomo era stato tempo prima un assiduo cliente dell’ambulatorio, ma ne era stato bruscamente messo alla porta insieme al suo degno compare, quando aveva preso l’abitudine di portare a ricucire cani evidentemente usati per combattimenti clandestini. La sua faccia non era mai stata simpatica a Marisa, e lui ne era consapevole. Ciò non aveva però mai impedito di fare apprezzamenti volgari mascherati con poco garbo sulla bellezza della professionista, sempre accolti da sguardi gelidi di compatimento.

«Mericano… – esordì l’impavida dottoressa ad alta voce – Ti sei fregato il mio cane, le galline, le caprette, e il maialino del principale…  Guarda che ti hanno visto, e se non vuoi avere dei guai mi devi ridare tutti gli animali!»

«Ecco, mi pareva – rise l’uomo – è arrivata la sorella di Sherlock Holmes. Aspetta un po’ che chiedo dentro se qualcuno ne sa niente.»

E tirando dentro la testa cercò di chiudersi dentro, però Marisa che si aspettava la mossa, aveva incastrato il casco tra la porta e lo stipite impedendogli di chiuderla, e con una spinta dettata dalla forza della disperazione, si lanciò all’interno della squallida abitazione.

Il piccolo corridoio dava da un lato su una cucina lurida e sconquassata e dall’altro si apriva su di un cortile interno lastricato, dove in fondo si vedeva un box costruito alla meno peggio con della rete metallica, nel quale giaceva assopito un grosso cane scuro evidentemente sedato. Lei lo riconobbe subito, era Annibale. Il mastino, nonostante fosse stato drogato, al richiamo della sua padrona cercò faticosamente di mettersi in piedi.

Dalla cucina alle spalle di Marisa, sbucò silenziosamente Ciruzzo ‘o Sospetto vestito sommariamente  con una canottiera e dei pantaloni ricoperti di tracce di grasso, così come lo erano perennemente i suoi capelli, e con una mezza giravolta afferrò la giovane per un braccio e la trascinò nella stanza.

Mericano, dopo aver richiuso accuratamente la porta di ingresso, entrò in cucina rapido come un uccello da preda e bloccò l’altro braccio della giovane, poi avvicinò la sua faccia a pochi centimetri da quella di Marisa, tramortendola con il suo alito fetido.

« Adesso ci facciamo due risate, vero carina? Come mai non fai più la superba adesso, mica per caso hai paura di noi?»

La voce dell’uomo  era ormai rauca per l’emozione, pregustando quanto stava per fare. Marisa invece, avendo ormai compreso che la situazione era ormai di grande pericolo, tremava come una foglia tra le mani dei due bruti.

Mentre le galline livornesi rubate al veterinario becchettavano nel cortile, e lo sventurato porcellino dello stesso proprietario si rosolava sul barbecue di fortuna allestito sotto una pianta di limoni, il cane Annibale, più forte del sedativo, si era alzato sulle zampe posteriori e cercava di abbattere il box malfatto dove era stato rinchiuso, per correre in aiuto della sua padrona, dandosi coraggio con poderosi vocalizzi e sonanti ululati, che esplodevano nell’aria limpida del pomeriggio.

Mericano, già su di giri per avere ingurgitato mezza bottiglia di pessimo vino per darsi coraggio nel macellare il suinetto e avendo fumato uno spinello nell’attesa dell’arrosto, premette la sua mano sporca sulla bocca di Marisa, ma si bruciò le dita con la sigaretta che sporgeva come sempre dalla bocca della ragazza.

Lei cercava disperatamente di divincolarsi dalla presa dei due bruti, mentre insieme la spingevano verso un traballante divano. Ciruzzo ‘o Sospetto nonostante il soprannome era di certo più incline al furto notturno che alla violenza, e si limitava ad abbracciare la ragazza per bloccarne le braccia. Il residuo senso di colpa della sua coscienza era offuscato dall’effetto di un paio di pastiglie ma anche dall’inebriante profumo della temeraria professionista.

Le forze stavano ormai abbandonando Marisa, che vedeva ormai annebbiarsi la luce del pomeriggio, quando con uno scrosciante rumore di ferraglia, la rete metallica del box di Annibale rovinò nella polvere del giardino, e il molosso con quattro balzi fu addosso a Mericano, azzannandolo dove l’ancestrale istinto lo guidava: lo afferrò al collo da dietro, e nello stringere con le poderose mascelle, lo scrollava ripetutamente per far penetrare meglio i robusti canini: non per niente la sua razza era sempre stata conosciuta in Campania come “Cane da presa”.

Ciruzzo non mollava la sua preda, intuendo che ben presto l’ira del mastino si sarebbe rivolta contro di lui, ma indietreggiava verso una scrostata dispensa per impadronirsi di un revolver appoggiato su di un ripiano, mentre Marisa oramai semisvenuta, si sorreggeva a stento sulle gambe.

In quel momento la porta di ingresso esplose in mille pezzi sotto un poderoso calcio, e nella cucina si catapultò un turbine armato di una grossa pistola. L’energumeno afferrò Ciruzzo ‘o sospetto per un braccio storcendoglielo dietro le spalle e sbatté l’uomo contro il muro, quasi a volerlo abbattere con il cranio del malcapitato, mentre dal vano aperto entrarono, scavalcando i resti della porta, Alessandra e Mustafà. I due soccorritori stentavano a sorreggere la povera Marisa. Lei però, anche se quasi collassata per il terrore, era ancora abbastanza in sé da riuscire  richiamare a gran voce Annibale, prima che l’animale inferocito potesse staccare la testa dal collo del Mericano.

Convinto da una serie di urla disperate di Marisa, che avevano anche una funzione liberatoria per la povera donna, Annibale mollò finalmente la presa e venne a salutare la sua padroncina, che nel riempirlo di baci e carezze continuava a sussurrargli nelle grosse orecchie ripetuti «Grazie» e dei  «Cane cattivo» mentre lui con l’enorme testone nero le riempiva il volto già rigato di lacrime, di ringhi gioiosi e solide bave.

I due poliziotti, che erano giunti sul posto solo pochi minuti dopo essere stati chiamati, si accertarono delle condizioni di Marisa, poi andarono a occuparsi di quanto rimaneva di Tonino ‘o Mericano. L’ambulanza prontamente sopraggiunta si portò via i due malviventi, dopo che i paramedici li ebbero messi in sicurezza entrambi con collari cervicali e barelle ortopediche, con tanto di sirene spiegate e seguiti da una volante altrettanto rumorosa, più che altro probabilmente per recare disturbo ai pluritraumatizzati passeggeri.

Il giovane agente che era intervenuto per primo si offrì di accompagnare Marisa al pronto soccorso, scusa buona per poter stare ancora un po’ di tempo in sua compagnia, ma la ragazza preferì tornare verso la clinica del dottor Gardenia insieme alla bionda amazzone.

Il commando di salvataggio era stato allertato da una telefonata di Mustafà il quale, preoccupato nel veder partire a testa bassa Marisa, aveva pensato di avvisare subito Alessandra per cercare di bloccare la collega nel suo pericoloso intento, dopodiché aveva chiamato la polizia, riportando con parole sue l’indirizzo descritto da zì Mimì, e partendo subito dopo nella stessa direzione.

Al deluso agente di pattuglia non restò altro che raccomandare a Marisa di recarsi al comando per la denuncia, e seguire con occhi adoranti la snella figura della ragazza che dopo aver stampato due baci sulle guance del commosso pizzaiolo egiziano, fece salire la collega sul sedile, e Annibale nel retro del furgone azzurro, da dove l’enorme animale poteva tenere d’occhio la sua amata padroncina e controllare anche il pollame caricato in alcune gabbiette di legno sottratte al cortile dei ladruncoli. Purtroppo le caprette erano già sparite nel nulla, mentre lo sfortunato maialino venne abbandonato a incenerirsi, inutile e solitario, sulle braci ormai quasi spente.

Giunto che fu nel parcheggio della clinica ormai nel tardo pomeriggio, il furgone espulse i suoi passeggeri tirando un sospiro di sollievo.  Quando il gruppo di veterinarie con galline e cane da presa attraversò la sala d’attesa dell’ambulatorio, venne accolto da un sarcastico quando ignaro titolare.

«Beato chi vi rivede! Bentornate! Salute Annibale, come mai da queste parti? Ma è mai possibile dico io, che per fare una semplice visita domiciliare mi lasciate qui da solo per un’intera giornata? Ma… Perlomeno, vi siete divertite?»

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio. Appassionato di botanica, dipinge,  produce olio d’oliva e vino, per uso famigliare. Il suo ultimo romanzo è “La Macchina Anatomica”, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal romanzo “Cuore di ragno”, in prossima uscita, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019.

 

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