Category Archives: Caserta e Sannio

Aversa, alloggio occupato il Comune si costituisce parte civile


Aversa- L’ amministrazione comunale di Aversa ha deciso di prendere parte ad un processo costituendosi parte civile nel procedimento penale contro due cittadini, che hanno occupato abusivamente un immobile lungo la via Saporito.

Il comune di Aversa si va  costituire parte civile avvalendosi della difesa dell’ avvocato Domenico Pignetti.

Ci sono anche una quarantina di famiglie che occupano abusivamente delle palazzine di San Lorenzo

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Castel Morrone, difficolta’ nell’arrivare in alcuni punti per mancanza di automezzi

Castel Morrone (CE) – Difficoltà  ad arrivare in alcuni punti della città  vicino Caserta in alcune zone.

In particolare la Villa delle Magnolie non risulta collegata con nessun automezzo autobus o similari.

L’isolamento in cui sono alcune zone periferiche vicino il capoluogo di Provincia di Caserta lascia sconcertati.

 

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“Il quinto uomo – Chi è?- volti casertani e maddalonesi a cura di Michele Schioppa”

Sabato prossimo, 20 luglio 2019, nella Sala Espositiva del Museo Archeologico Nazionale Calatia di Maddaloni con sede in via Caudina, dalle ore 18 alle ore 20, si terrà l’evento “Il quinto uomo – Chi è?- volti casertani e maddalonesi a cura di Michele Schioppa”.
La manifestazione è promossa e patrocinata da: Polo Museale della Campania (Ministero per i Beni e le Attività Culturali); Museo Archeologico Nazionale Calatia; Comune di Maddaloni; U.N.A.C. delegazione di Maddaloni, Coordinamento provinciale di Caserta e coordinamento Regione Campania; Premio Letterario “Bici & Parole” Memorial Alberto Marzaioli; Dea Sport Onlus di Bellona, editrice della rivista Dea Notizie e della collana “Chi è?”; A.N.M.I.G. e Fondazione provinciale di Caserta; Comitato Associazione Interforze “Giordano Bruno” di Maddaloni; Comitato di Associazioni “A’ Funicella”; Welcome Maddaloni; Award Cultural Festival International.
Il Comitato esecutivo che ha seguito le fasi di preparazione è composta da Gaetano Letizia, Angelo Salvatore Letizia, Amedeo Marzaioli e Franco Falco, mentre la moderazione della serata è affidata al giornalista Domenico Valeriani.
Motivo ispiratore dell’evento? La manifestazione nasce per celebrare la rubrica di studi storici biografici che Michele Schioppa sta conducendo da diversi anni e che pubblica regolarmente due volte l’anno (giugno e dicembre) nella collana di libri “Chi è?”. Il 2019 è un anno particolarmente importante per Michele Schioppa (da circa un trentennio impegnato negli studi storici al punto da fargli guadagnare l’appellativo di “cronistorico maddalonese”) perché ricorre il 20esimo anniversario della sua prima pubblicazione sullo stemma e il titolo di città di Maddaloni edito dal Comune di Maddaloni. Al suo attivo Michele Schioppa conta una decine di pubblicazione storiche su Maddaloni e centinaia di articolo di natura storico scientifica. I libri della collana “Chi è?” contenenti la rubrica biografica sui “volti casertani e maddalonesi” sono gratuitamente scaricabili dal link http://www.deanotizie.it/news/libri/.

Di seguito il programma di massima:
• Introduzione della serata;
• Saluto delle autorità;
• Presentazione della rubrica sui volti casertani e maddalonesi di Michele Schioppa (collana editoriale “Chi è?)
• Omaggio pittorico e performance espositiva del Maestro Michail Benois Letizia “Il quinto uomo”
• Consegna degli attestati di apprezzamento e diplomi di benemerenza anche alla memoria di personalità distintesi nel campo medico, culturale, storico, professionale e del Commercio. Interverranno gli interessati o loro eredi come nel caso dei farmacisti di sesta generazione Iadevaia che ritirano alla memoria del loro avo che nel giugno 1829 apri la prima farmacia Iadevaia a Maddaloni. Ci sarà una beve contestualizzazione storico biografica delle personalità premiate.
• Conclusioni e ringraziamenti

Particolare interesse sarà riservato alla performance artistica. Della stessa ha parlato l’autore Michail Benois Letizia. (il Maestro Michele Letizia da inizio 2019 è ispettore dei tecnici del Teatro alla Scala di Milano dove già è stato per RSA ed è ancora RLS): “Potrebbe sembrare ridicola o meglio goliardica la mia descrizione ma come la pittura che ho realizzato allo stesso modo avevo già meditato tempo prima sull’ argomento e sulla scelta del titolo IL QUINTO UOMO.
Considerando i mille volti che la storia ha dato a Gesù, di questi, io ne ho visualizzato solo quattro.
Opinabile ma discutibile come mio ragionamento ma completato in ogni caso da quella che è sempre stata la figura del quinto uomo; la Maddalena!
La storia le ha dato altrettanto enne nomi e riferimenti ma di chiaro c’è che lei è stata il complemento di Gesù, del Cristo”

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TRAGICO INCIDENTE A CASTEL MORRONE, MORTO UN MOTOCILISTA SAMMARITANO

Incidente fatale che è costato la vita ad un ‘cnetauro’ ma andiamo con oridne con una breve rocstruzione dell’accaduto-.Avrebbe prima perso il controllo della moto e poi si sarebbe schiantato sull’asfalto. Così ha perso la vita Antonio Rauso, il 35enne di Santa Maria Capua Vetere deceduto in seguito ad un incidente sulla strada provinciale 336, a Caserta. Stando ai primi accertamenti della polizia municipale il motociclista l’uomo era in compagnia di altri centauri, suoi amici, che avrebbero testimoniato su quanto successo. Nelle prossime ore sarà effettuata l’autopsia sul corpo della vittima.

Antonio Rauso, 35enne residente a Santa Maria Capua Vetere, ha perso la vita in un drammatico incidente nella serata di sabato sulla provinciale 336 tra San Leucio e Castel Morrone, in provincia di Caserta. L’uomo, secondo una prima ricostruzione avrebbe perso il controllo della sua moto a causa dell’asfalto reso scivoloso dalla pioggia. Il 35enne è finito fuori strada sbattendo violentemente. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Sul luogo dell’incidente gli agenti della Polizia stradale hanno effettuato tutti i rilievi del caso escludendo, al momento, il coinvolgimento di altre vetture.

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MARCO PANTANI, LA CARRIERA LE VITTORIE E NON SOLO,ANCHE LA SOLITUDINE E LA FINE DEL’ PIRATA’

Il grande campione del ciclismo italiano Marco Pantani nasce il 13 gennaio 1970 a Cesena.

Vive a Cesenatico: esordisce come professionista il 5 agosto 1992 con la squadra “Carrera Tassoni”, con cui correrà fino al 1996. La prima vittoria arriva nel 1994, al Giro d’ Italia, nella tappa di Merano. Lo stesso anno Marco Pantani vince anche la tappa dell’Aprica, e il suo nome comincia a farsi conoscere.

Nel 1995 arriva la vittoria nella tappa di Flumsberg al Giro di Svizzera, ma sono le due tappe (Alpe D’Huez e Guzet Neige) al TOUR DE FRANCE imporlo con forza all’attenzione del grande pubblico e dei media.

Anzichè utilizzare il classico berrettino, Pantani corre con una bandana colorata sul capo: il mito del “Pirata” nasce lì, sulle salite del Tour.

Nello stesso anno vince il bronzo ai Campionati del mondo di Duitama in Colombia, ma è in agguato il primo dramma della sua carriera: il terribile incidente alla Milano-Torino. Le circostanze lo costringono a lunghe cure e a saltare un’intera stagione.

Torna nel 1997 e riprende le gare passando alla squadra Mercatone Uno. La sfortuna tuttavia sembra ancora perseguitarlo: una caduta al  Giro d’Italia (25 Maggio, tappa di Cava dei Tirreni) lo costringe al ritiro. Si riprende in tempo per partecipare al  Tour de France de France dove vince la tappa dell’Alpe D’Huez e di Morzine.

Il 1998 è l’anno di una straordinaria impresa: Marco Pantani, indomabile in salita, vince il Girod’Italia(si impone nelle tappe di Piancavallo e Montecampione) e subito dopo vince il Toure. In Francia vince le tappe di Plateau de Beille e Les Deux Alpes, prima di arrivare al Parco dei Principi, a Parigi, da trionfatore in maglia gialla.

Con questa impresa Pantani entra a pieno merito nell’élite dei campionissimi che hanno vinto Giro e Tour nello stesso anno.

Il 1999 comincia alla grande: Pantani sembra destinato a dominare ancora in Italia e all’estero. Al Giro si prende la maglia rosa e vince quattro tappe (Gran Sasso, Oropa, Pampeago, Madonna di Campiglio).

Proprio sulle rampe della strada che sale da Pinzolo verso la località delle Dolomiti di Brenta se ne va solo, alla sua maniera, con uno scatto secco, per tutti irresistibile. Sarà l’ultimo vero, romantico, gesto atletico del vero Marco Pantani.

Il mattino successivo alla trionfale vittoria di Madonna di Campiglio, Pantani viene fermato: un controllo anti-doping rivela che il suo ematocrito è troppo alto, fuori norma.

Qui inizia il dramma personale dell’uomo Marco Pantani: l’atleta si proclama innocente, lascia la carovana del Giro che credeva già suo; la corsa riparte senza di lui.

La determinazione dell’atleta Pantani si rivelerà pari alla fragilità dell’uomo. Pantani è completamente distrutto. Inizia una parabola discendente che vede Pantani incapace di frenare la propria discesa verso una crisi interiore. La fatica di ritrovarsi è insostenibile.

L’inattività agonistica che va dal 5 giugno 1999 sino al 22 febbraio 2000 e dal 24 febbraio al 13 maggio 2001, sarà probabilmente la sua condanna. Tuttavia Marco non rinuncia: prova a reagire e a tornare come prima.

Rientra per il Giro del Giubileo con partenza da Roma, ma non riesce a terminarlo. Partecipa anche al Tour e vince le tappe del Mont Ventoux, cima leggendaria, e di Courchevel.

Poi ancora incertezze sul futuro. Dimostra di voler tornare a buoni livelli e chiude il suo ultimo Giro, nel 2003, al quattordicesimo posto, malgrado l’ennesima sfortuna di una brutta caduta.

Non partecipa al Tour successivo e si ricovera in una clinica vicino Padova, a Giugno, per disintossicarsi e per curare le sue frequenti crisi depressive.

Viene trovato morto il giorno 14 febbraio 2004 in un residence di Rimini, nel quale da alcuni giorni si era trasferito;la causa: overdose di eroina. La Gazzetta dello Sport titolava in modo semplice e rispettoso: “Se n’è andato”. Il dramma dell’uomo e la sua tragica fine incontrano l’immenso cordoglio del mondo sportivo – e non solo – che unanimemente si trova d’accordo nel voler ricordare del grande campione le gesta sportive, le emozioni e l’orgoglio.

Breve excrusus della carriera ciclistia del pirata

1994: secondo al Giro e terzo al Tour

Nel 1994 avviene la sua esplosione come ciclista professionista: alGiro d’Italia di quell’anno ottiene due vittorie di tappa, a Merano, all’ Aprica, e si piazza al secondo posto nella classifica generale finale, alle spalle di Eugeni Berzin. Nella frazione dell’Aprica scattò sul Mortirolo, lasciando dietro ilrusso Evgenij Berzin e lo Indurain: dopo aver preso fiato ed essersi fatto riprendere da Indurain, sul valico di Santa Cristina riattaccò andando a vincere la tappa. Al suo debutto al Tour de France chiuse terzo in classifica generale, dietro al lettone Petr Ugrumov e a 7’19” dal vincitore, lo spagnolo Miguel Indurain, aggiudicandosi pure la maglia bianca di miglior giovane. Nella tappa di Val Thorens, malgrado una brutta caduta, riuscì a staccare tutti i più forti e a giungere terzo al traguardo.

1995: il primo grave incidente

Mentre era in piena preparazione al Giro di’Italia, un incidente con un’automobile lo costrinse a puntare sul tur de france. Nella corsa francese si ritrovò presto, anche a causa delle condizioni del ginocchio, ad avere un grosso ritardo dalla vetta della corsa. Il 12 luglio, sull’Alpe d’Huez

, andò comunque all’attacco a 13 km dal traguardo, staccò i principali avversari, raggiunse e superò il gruppetto di testa riuscendo a ottenere la vittoria di tappa. Alcuni giorni dopo, nella tappa pirenaica di  trovò il secondo successo, questa volta dopo una lunga fuga di 42 km. Concluderà la Grande Boucle in tredicesima posizione della generale, vincendo nuovamente la maglia bianca.

Nel Campionato mondiale disputatosi in

1996-1997: il ritorno e il terzo posto al Tour

Fra luglio e settembre del 1996 Pantani corse in una decina di competizioni ufficiali in preparazione alla stagione successiva. Per il 1997 si trasferì alla nuova Mercatoen Uno, squadra patrocinata da Romano Cenni e costruita intorno al romagnolo per puntare ai grandi giri. Ma la sfortuna era ancora dietro l’angolo: al Giro d’Italia Pantani subì un nuovo incidente, in una tappa interlocutoria della corsa, nella discesa del valico di Chiunzi , al km 182, a causa di un  gatto che aveva attraversato la strada al passaggio del gruppo. Riuscì a concludere la tappa grazie ai compagni di squadra, ma all’ospedale scoprì di aver subito la lacerazione di un centimetro nelle fibre muscolari della coscia sinistra. Abbandonò la corsa.

«Avrei voluto essere battuto dagli avversari, invece ancora una volta mi ha sconfitto la sfortuna»
(Pantani, il 25 maggio1997

Questa volta recuperò velocemente e ritornò in sella al Tour, dove lottò a lungo per la maglia gialla, riportando altre due vittorie di tappa, ancora all’Alpe d’Huez, staccando Ulrich e Virenque . In particolare all’Alpe d’Huez percorse l’ascesa in 37 minuti e 35 secondi, un record storico.[18] Pur prevalendo sulle salite delle Alpie dei Pirenei , venne superato in classifica da Ullrich, che riuscì a recuperare il tempo perso grazie alle tappe a cronometro, nelle quali era più forte, portando la maglia gialla fino a Parigi; Pantani si piazzò al terzo posto della classifica finale dietro anche a Richard Virenque.

1998: la doppietta Giro-Tour

Pantani in gruppo in maglia rosa nel 1999

Nel 1998 partecipò e, per la prima volta, si impose al Girodd’Italia. Rivaleggiando con gli specialisti della cronometro come Alex Zulle, fu in grado di guadagnarsi un margine tale da poter compensare la propria debolezza nelle prove contro il tempo. Pantani prese la maglia rosa – gliela cedette Zülle – il 2 giugno, al termine della frazione e l’indomani controllò il più diretto rivale, Tonkov, nella tappa dell’ Alpe Pampeago. Decisiva fu la frazione di , il 4 giugno: nell’occasione Pantani, con Zülle ormai alla deriva (quel giorno perse più di mezz’ora), attaccò ripetutamente Tonkov. Il russo, dopo un duello accanito, dovette cedere subendo un passivo di circa un minuto negli ultimi due chilometri, mentre il romagnolo andò a vincere la tappa e a ipotecare il successo finale. Quell’anno al Giro Pantani fece sua anche la.

Successivamente iniziò la preparazione in vista del Toru de France. A quindici giorni dall’inizio della gara francese morì Luciano Pezzi, mentore di Pantani e suo direttore sportivo alla Mercatone Uno. Nelle prime 7 tappe Pantani accumulò un ritardo di quasi cinque minuti dalla maglia gialla Han Ullrich: un ritardo che sembrava incolmabile. Ma Pantani, con il passare dei giorni, recuperò la miglior condizione e, con il secondo posto nella tappa Pau – Luchon e la vittoria a Plateau de Beille, ridusse di quasi 3 minuti il suo ritardo. Ma fu con la quindicesima tappa, che andava da Grenoble a Les Deux Alpes, che avvenne la svolta decisiva. Pantani, infatti, andò all’attacco sul colle del Galiber a quasi 50 chilometri dal traguardo, e nonostante le difficili condizioni atmosferiche riuscì a staccare Ullrich arrivando al traguardo in solitaria, con quasi nove minuti di vantaggio sul rivale. Quel giorno Pantani non solo vinse la tappa, ma si prese anche la  maglia gialle che avrebbe mantenuto fino a Parigi, conquistando l’edizione numero 85 della Grande Boucle e regalando all’Italia un trionfo al Tour dopo 33 anni dalla vittoria del 1965 di Felice Gimondi

In seguito ad ulteriori analisi antidoping, effettuate nel 2004, disposte da una commissione parlamentare del senato francese emerse la positività all’EPO ricombinante dei campioni prelevati nelle tappe del 21, 22, 27 e 28 luglio, date che coincidono tra l’altro con le 2 vittorie di tappa conseguite in quell’edizione

Per 16 anni rimase l’ultimo italiano ad aver vinto il Tour, fino al 2014, quando NIbali  si aggiudicò la vittoria nella classifica generale.

1999: La sospensione per ematocrito alto

Per la stagione 1999 Pantani, dopo il successo nella puntò al Giro d’ Italia. Dimostrò subito di essere in una buona condizione ottenendo la vittoria nella frazione sul GranSasso primo arrivo in salita, e vestendo di rosa. Otto giorni dopo, sulla salita di Oropa, fu vittima di un salto di catena a pochi km dal traguardo, ma reagì, riprese gli avversari, li superò e conquistò la tappa in solitaria. Dopo le frazioni dell” e di Madonna di Campiglia, entrambe vinte, sembrava che nessuno ormai potesse togliergli la vittoria finale (era infatti primo in classifica con 5’38” sul secondo, Paolo Savoldelli dato che anche la tappa successiva, la penultima, aveva caratteristiche altimetriche a lui favorevoli: partenza da Madonna di Campiglio e arrivo a con scalata del Mortirolo e oltre 50 km di salita.

Ma le cose cambiarono per Pantani proprio il 5 giugno a Madonna di Campiglio quando, alle ore 10:10 locali, vennero resi pubblici i risultati dei controlli svolti dai medici dell’UCI in quella stessa mattinata: in tali test era stata riscontrata, nel sangue di Pantani, una concentrazione di globuli rossi superiore al consentito. Il valore di ematocrito rilevato al cesenate fu infatti del 52%, oltre il margine di tolleranza dell’1% rispetto al limite massimo consentito dai regolamenti, 50%; il Pirata venne di conseguenza sospeso per 15 giorni, il che comportava l’esclusione immediata dalla “Corsa rosa”. A questa notizia la squadra del Pirata, laMercatone uno bianchi, si ritirò in blocco dal Giro. Paolo Savoldelli nonostante fosse subentrato al primo posto in classifica, rifiutò di indossare la maglia rosa, rischiando una squalifica. La tappa fu poi vinta dallo spagnolo Roberto Heras, mentre il primato passò a IVan Gotti che andò a vincere quel Giro. Secondo Andrea Agostini, all’epoca portavoce della Mercatone Uno, Pantani effettuò due controlli: il venerdì sera e il sabato pomeriggio, quest’ultimo presso un centro medico specializzato di Imola. Entrambi evidenziarono un valore di ematocrito del 48%, entro i limiti stabiliti.

Nell’occasione Pantani non risultò positivo a un controllo antidoping: venne tuttavia legittimamente escluso dalla corsa a scopo precauzionale in base ai regolamenti sportivi introdotti a tutela della salute dei corridori. Associazioni del Pirata con le pratiche di doping risultarono invece dalle dichiarazioni di Jesús Manzano, reo confesso, che citò Pantani in un contesto in cui si accusavano vari ciclisti di alto livello degli anni 1990, organizzatori, tecnici e sponsor, e di quelle della Christina Jonsson, fidanzata di Pantani per sette anni, che in un’intervista al periodico svizzero riferì che il ciclista cesenaticense facesse uso regolare di sostanze dopanti. L’utilizzo di doping verrà in seguito accertato, anni dopo la morte di Pantani, dai risultati delle analisi antidoping disposte da una commissione del senato francese su campioni di sangue relativi al tour 1998, in cui venne rilevata la presenza di EPO Il fatto che Pantani facesse uso di doping come molti all’epoca, non venne mai accettata come tesi dalla famiglia del ciclista, che minacciò di querela chi avesse associato il Pirata ad esso.

Vennero alimentati in seguito dei dubbi su un eventuale “complotto” ai danni di Pantani. Celebre la lettera di Renato Vallanzasca alla madre del ciclista, Tonina, dell’8 novembre 2007, tre anni dopo la scomparsa del Pirata. In breve Vallanzasca sostiene che un suo amico, habitué delle scommesse clandestine, lo abbia avvicinato cinque giorni prima del “fatto” di Madonna di Campiglio consigliandogli di scommettere sulla sconfitta di Pantani per la classifica finale, e assicurandogli che «il Giro non lo vincerà sicuramente lui».

A detta di molti la carriera ad alti livelli di Pantani si concluse con tale episodio. Dopo aver spaccato per l’ira un vetro nell’albergo, accerchiato dai giornalisti e accompagnato dai Carabinieri mentre stava per lasciare la corsa, disse:

«Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile.»
(Marco Pantani)

Pantani rinunciò a partecipare al successivo GIRO DI FRANCIA anche se la sospensione di quindici giorni comminatagli glielo avrebbe consentito; nel periodo successivo ai fatti di Madonna di Campiglio, braccato dai media e in preda a una forte depressione, rimase a lungo chiuso in casa, allontanandosi dal ciclismo e cadendo nella spirale della cocaina.

2000: il secondo ritorno

Pantani al Tour de France 2000

Pantani tornò a correre nel 2000 ma, nonostante le condizioni di forma, la difficoltà maggiore fu psicologica.

Faticò a ingranare e la preparazione per il Giro si fece sempre più frammentata fino a diventare inesistente. Il problema della cocaina fu superato dopo tre mesi ma, in vista del Giro, la preparazione fisica non era adatta a una corsa così dura. Ormai nellaMercatone Uno si pensò a un Giro senza Pantani, con capitano. Infatti i 9 posti della Mercatone Uno per la corsa rosa erano per Garzelli, De Paoli, Velo Zaina, Brignoli,  Forconi, Fontanelli e Podenzana, ma poco prima del via quest’ultimo venne escluso per far posto a Pantani. La sua prova fu incolore per la forma non ottimale: era spento e nelle salite non brillava più come ai suoi tempi d’oro. Risorse invece sull’ Izoard dove fece da gregario al capitano Garzelli, poi vincitore della classifica generale, e andò ad agguantare un secondo posto in una tappa che fece ben sperare per una sua rinascita.

Puntò tutto sul Tour , dove incontrò Lance Armstrong, futuro vincitore incontrastato delle seguenti edizioni , e già dalle prime frazioni e sui Pirenei il Pirata accumulò un ritardo notevole. Si riscattò sulle Alpi  il 13 luglio nella tappa delMpont ventoux batté in volata lo statunitense ottenendo la vittoria di tappa. Successivamente, Armstrong, durante un’intervista dichiarò apertamente d’aver lasciato la vittoria al Pirata e questo scatenerà la rabbia di Pantani. Il 17 luglio nella tappa di Couchevel   Pantani scattò: risposero Richard Virenque e Armstrong. Dopo alcuni km si staccò Virenque e rimasero solo Pantani ed Armstrong. Dopo che Roberto Heras raggiunsero i due, Pantani attaccò lasciando sul posto gli avversari a 5 km dal traguardo.

«Ho provato a far saltare il Tour, sono saltato io» disse dopo essere arrivato al traguardo con 13’44” di ritardo dal vincitore di tappa  Virenque. Ci fu chi sostenne che Pantani decise di ritirarsi per evitare il controllo anti-doping del giorno successivo. Nel 2001 e nel 2002 partecipò al Giro d’Italia con scarsi risultati. Ottenne altre due vittorie. Il Tour de France del 2000 fu l’ultimo a cui Pantani partecipò, perché dall’anno successivo Jean-Marie Leblanc non lo invitò più per tutte le altre edizioni successive.

2001-2003: la depressione

Monumento commemorativo di Marco Pantani a Cesenatico. Ormai sempre più prostrato nel morale, anche a causa del processo in corso per frode sportiva intentato nei suoi confronti per fatti risalenti al 1995, partecipò al Giro d’Italia 2001 ma si ritirò prima della 19ª tappa. Al  Tour de France invece la sua squadra non venne invitata. Cominciò intanto ad essere lontano dall’immagine del corridore professionista e tra sospetti e processi della giustizia sportiva, dove fu condannato e poi assolto (per la non esistenza del reato per l’epoca, confermando però la fondatezza dell’accusa di uso di sostanze dopanti), Pantani non riuscì più a trovare la serenità necessaria per tornare a correre.

Nel 2003 tornò a prepararsi sia per il Giro che per il Tour. Al Giro d’Italia  lottò testa a testa con i migliori giungendo quattordicesimo nella classifica generale (tredicesimo dopo la squalifica di Raimondas Rumsas, 6º). Durante la tappa del Mnte Zoncolan reagì allo scatto di GIlberto Simoni che aveva staccato tutti; si mise all’inseguimento e l’unico a reggere il suo ritmo fu Stefano Garzelli, ma per le energie spese calò nel finale e arrivò quinto. Nella tappa di Cascata del Foce fece il suo ultimo scatto a 3 km dall’arrivo venendo ripreso da Simoni e finendo ottavo.

In un’ultima intervista a fine Giro d’Italia rivelò la possibilità di una sua possibile partecipazione al Tour de France con un’altra formazione, visto che la Mercatone Uno era stata esclusa; ma l’accordo con il Team Bianchi di Jan Ullrich, che sembrava possibile, non avvenne e Pantani venne escluso per il terzo anno consecutivo dal Tour. In seguito rinuncerà al prosieguo della stagione, non prendendo parte alla Vuelta di Spagna.

Nel febbraio 2004, mentre i genitori partirono per una vacanza in Grecia, il Pirata affermò di voler andare in vacanza in montagna passando da Milano. Secondo la testimonianza della madre fece le valigie portando tre giubbotti di cui uno da sci, che però avrebbe lasciato in albergo a Milano, quando, cambiata idea, decise di andare a Rimini. Secondo quanto dichiarato da un tassista, il bagaglio di Pantani era solamente una piccola busta di plastica contenente medicinali. Tuttavia, nonostante ciò, i tre giubbotti furono trovati nella stanza del residence dove il ciclista alloggiava (non è appurato chi li portò, visto che si era diretto da solo). Arrivò a Rimini il 10 febbraio, prendendo alloggio inizialmente per una notte, poi per quattro poi la tragica fine.

 

 

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Blitz della DIA, disarticolato il clan Russo – Schiavone. Effettuati 11 arresti

Nelle prime ore della giornata di lunedì, 15 luglio 2017, la D.I.A. di Napoli ha notificato un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal Tribunale di Napoli, Ufficio GIP, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – il cui impianto è stato totalmente accolto dal giudice – che ha coordinato l’intera attività investigativa, nei confronti di undici persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo ed in concorso tra loro, dei delitti previsti dagli articoli 513 bis c.p., 512 bis c.p., 378 c.p. tutti aggravati ai sensi dell’art. 416 bis1 c.p. (concorrenza illecita, trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento personale, fatti aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso e per aver favorito il clan dei Casalesi, fazione RUSSO-SCHIAVONE).

Con la presente attività si è intervenuti su una importante articolazione imprenditoriale, strutturalmente legata al gruppo Russo-Schiavone, fazione del clan dei Casalesi e facente capo ad una storica figura apicale, IAVARAZZO Mario. Quest’ultimo, condannato in via definitiva per il delitto di associazione di tipo mafioso, è stato, fino al 2010, il detentore della cassa del clan dei Casalesi, con compiti di distribuzione degli stipendi agli associati e di controllo delle estorsioni e delle attività economiche svolte dal sodalizio. Le indagini hanno ricostruito che lo IAVARAZZO, dopo la sua scarcerazione nel maggio 2015, aveva ripreso ad operare nel settore pubblicitario, facendo ricorso anche alla forza di intimidazione del clan nei confronti dei concorrenti.

Si contesta inoltre che, al fine di eludere le investigazioni delle autorità, lo IAVARAZZO provvedeva ad intestare fittiziamente al fratello Francesco ed alla moglie di costui, le quote societarie della PUBLIONE s.r.l., società nata dalle ceneri della PUBBLIONE di Solipago Lucia (quest’ultima dipendente di Mario Iavarazzo e già condannata in altro procedimento) e che il medesimo indagato provvedeva, altresì, ad intestare fittiziamente al prestanome SABATINO Nicola le quote societarie della ADV COMUNICATION s.r.l. (entrambe le società citate hanno sede a Casal di Principe, Corso Umberto I).

Mario IAVARAZZO, nelle quotidiane attività d’impresa, si avvaleva, oltre che del già citato fratello Francesco, anche di un secondo fratello, Michele, e di un suo fidato collaboratore, Gennaro ESPOSITO. Le indagini, inoltre, facevano emergere il ruolo dell’imprenditore Armando APRILE, attivo nel medesimo settore della cartellonistica pubblicitaria, il quale intratteneva con gli IAVARAZZO un rapporto societario di fatto, mettendo a disposizione una delle sue società, la SPM s.r.l. con sede nella zona ASI di Carinaro, formalmente intestata all’altro prestanome Giuseppe FRANCO. La citata compagine sociale, il cui valore è stimabile in circa due milioni di euro, nella circostanza è stata sottoposta a sequestro preventivo in esecuzione di un Decreto d’urgenza emesso dalla D.D.A. al fine di impedire l’aggravamento delle conseguenze dei reati contestati dal GIP.

Il supporto logistico alle attività illecite di IAVARAZZO Mario era, invece, garantito dalla “ITAL STAMPA” (con sede in Villa Literno), tipografia solo formalmente intestata a DRAPPELLO Luigi, ma di proprietà del suocero di quest’ultimo, FERRARO Domenico, il quale metteva a disposizione degli indagati un ufficio ubicato all’interno della citata tipografia ed i beni strumentali ad essa riferibili. Tra i principali clienti delle imprese facenti riferimento a Mario IAVARAZZO, emergeva la CIS MERIDIONALE s.r.l. (società titolare del noto centro commerciale JAMBO di Trentola Ducenta), sottoposta ad amministrazione giudiziaria per pregresse attività investigative svolte dalla DDA di Napoli nei confronti del clan ZAGARIA, dalla quale lo IAVARAZZO otteneva la proroga dei contratti pubblicitari precedentemente stipulati dalla già menzionata PUBLIONE s.r.l., facendoli fraudolentemente intestare alla ADV COMUNICATION s.r.l., con la consapevole complicità di due dipendenti della CIS MERIDIONALE, LISTA Giuseppe e GRASSIA Lucia, anch’essi sottoposti a misure cautelari non custodiali dal GIP.

Ecco, di seguito, l’elenco dei destinatari dell’ordinanza e la misura cautelare applicata a ciascuno di essi: 1.) IAVARAZZO Mario, cl. ‘75, residente in Villa Literno (CE), custodia cautelare in carcere; 2.) APRILE Armando, cl. ‘69, residente in San Marcellino (CE), arresti domiciliari; 3.) IAVARAZZO Michele, cl. ‘82, residente a S. Arpino (CE), arresti domiciliari; 4.) ESPOSITO Gennaro, cl. ‘88, obbligo di dimora nel comune di residenza (Napoli); 5.) IAVARAZZO Francesco, cl. ‘79, obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); 6.) DRAPPELLO Luigi, cl. ‘73, obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); 7.) FERRARO Domenico, cl. ‘78, obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); 8.) FRANCO Giuseppe, cl. ‘84, residente a Napoli, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale; 9.) SABATINO Nicola, cl. ‘92, residente in San Marcellino, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale; 10.) GRASSIA Lucia, cl. ‘64, residente in Trentola Ducenta (CE), obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; 11.) LISTA Giuseppe, cl. ‘75, residente in Casapulla (CE), obbligo di presentazione alla
polizia giudiziaria.

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Chiusura della edizione numero trenta delle Universiadi al San Paolo di Napoli

NAPOLI – Cerimomonia di chiusra delle XXX Universiadi allo San Paolo si trasforma in un mare aperto nell’ultima notte dell’Universiade di Napoli. Cerimonia di chiusura dei Giochi. Una giovane violinista suona al centro del palco mentre 8 performers allineano intorno 84 barche di carta. Le note si fondono alla voce di un bambino che legge tre articoli della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sulla libertà, la dignità, il diritto alla vita e all’istruzione. Un messaggio di civiltà dalla città dell’integrazione al resto del mondo.

Per qunato concerne gli spettatori Oltre 35mila spettatori applaudono nel massimo partenopeo. Tra il pubblico c’è anche una delegazione di lavoratori Whirlpool. E’ solo l’inizio dello show ideato e prodotto da Balich Worldwide Shows, per la regia di Stefania Opipari. Sugli spalti il premier Conte, in pista l’energia dei The Jackal (presentatori dell’evento), e Mahmood tra gli ospiti speciali. Il filo rosso della serata è il rito del sospeso, tipicamente napoletano.

“Le Universiadi sono state una grande prova di Napoli e della Campania – dice il premier Giuseppe Conte poco prima di fare il suo ingresso allo stadio – E’ stata una bella prova degli atleti italiani innanzitutto con 44 medaglie, e abbiamo raggiunto un record. Un grande evento sportivo di cui come presidente del Consiglio sono orgoglioso e fiero. Oggi sono qui perché dovevo mantenere la promessa che sarei venuto. Un ringraziamento va a tutti gli organizzatori, agli enti locali, e a tutti i cittadini napoletani”.

Altre dichiazioni di esponenti ‘politici’ di Napoli “Quanto successo qui è un messaggio per i giovani – aggiunge il premier – perché le Universiadi sono una bella testimonianza di agonismo ma anche di amore per lo sport, per i valori del rispetto reciproco, della inclusione, dello scambio di esperienze anche. E’ una bella prova per tutti i giovani e per l’Italia”.

“In questi giorni di Universiadi ho visto a Napoli una mescolanza di popoli e culture che mi pare un’immagine straordinariamente bella in questo momento di una Napoli dai mille colori, bellissima” commenta il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

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Nuova proposta della Lega di Maddaloni: una mappa con toponomastica del cimitero cittadino

La calura estiva e l’aria di vacanze non fermano l’attività politica del circolo maddalonese della “Lega – Salvini Premier”. Proprio nei giorni scorsi infatti presso la sede comunale è stata protocollata una proposta del consigliere comunale Dott. Claudio Marone, capogruppo consiliare di “Riscossa di Maddaloni” ed esponente della Lega, nel quale si invita il sindaco di Maddaloni Andrea De Filippo a predisporre non solo lo studio di una mappatura dell’area cimiteriale, ma anche una segnaletica adeguata basata sull’elaborazione di una toponomastica inerente il luogo.

Naturalmente tale attività deve essere consequenziale ad una sistemazione strutturale del sito. Per il gruppo dirigente leghista di Maddaloni si tratta di una doverosa operazione se si tiene conto dell’importanza storica e intima che il cimitero comunale ha per i cittadini maddalonesi.

Il circolo maddalonese “Lega – Salvini Premier” ha già dato la propria disponibilità a contribuire fattivamente alla realizzazione della proposta.

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AMBC, dopo le Universiadi che fine faranno il palazzetto dello sport e il campo sportivo?

Non siamo mai stati favorevoli “agli stati d’eccezione” che da sempre in Italia accompagnano i grandi eventi e che non di rado si traducono in corruzione, costi elevati e opere non completate. Tuttavia, prendiamo atto che la XXX Summer Universiade, al di là delle beghe da cortile tra “primedonne” alla guida di regione e capoluogo di regione e al netto dei timori che da più parti si avanzano (a nostro avviso infondati) per un possibile flop dell’evento dal punto di vista delle ricadute sull’economia locale, è almeno servita a sistemare ben 70 impianti sportivi, in tutte le province campane. Impianti ristrutturati, attrezzati e debitamente collaudati ed autorizzati (speriamo che tutto sia stato fatto a norma e nella legalità).

Sarà stato per i tempi ristretti o per le risorse non eccessive (anche se 280 milioni stanziati, non soldi del Governatore o di qualche Consigliere ma soldi pubblici attinti da Fondi sviluppo e coesione e Poc, per l’80% già spesi, non sono bruscolini), sta di fatto che si è scelto di non costruire ex novo impianti sportivi, ma di completare quelli incompleti e di fare manutenzione. Una scelta condivisibile. E tra il patrimonio esistente da completare e/o migliorare s’è infilato anche qualche impianto mondragonese, come il palazzetto dello sport e il campo sportivo comunale. Ma dopo le Universiadi cosa ne sarà di questi impianti? Chi li gestirà e come saranno gestiti? E il campo sportivo comunale dovrà essere gestito per l’eternità nel modo naif con il quale si porta avanti da diversi anni?

L’AMBC è convinta che l’uso degli impianti sportivi in esercizio da parte degli Enti locali debba essere aperto a tutti i cittadini e deve essere garantito, sulla base di criteri obiettivi, a tutte le società e associazioni sportive senza fini di lucro (art. 90 comma 24 L.289/2002). Tuttavia, anche per raggiungere tale obiettivo occorre stabilire la modalità di gestione di tali impianti (ed anche- finalmente- delle palestre scolastiche e delle altre strutture comunali), ovvero scegliere tra la gestione diretta e la gestione in concessione (esternalizzata). Sia la gestione diretta che l’esternalizzazione presentano, sulla base delle esperienze pregresse di centinaia di comuni, aspetti controversi.

La gestione diretta deve fare i conti, per esempio, con: la scarsità del personale; la crescente vetustà degli impianti; la scarsità delle risorse di finanza pubblica; i costi crescenti e non più sostenibili ecc. Nella gestione esternalizzata bisogna fare i conti, per esempio, con: lo scivolamento verso profili lucrativi/commerciali; l’allontanamento dai fini sociali; l’Incapacità gestionale; l’insostenibilità economica (“vi restituiamo le chiavi”) ecc. Occorrerebbe -a parere dell’AMBC- innanzitutto cercare di distinguere gli impianti a rilevanza economica (se ci sono) da quelli privi di rilevanza economica, successivamente attraverso un’analisi di fattibilità e un progetto serio scegliere tra le diverse opzioni (gestione diretta, affidamento in gestione attraverso bandi e convenzioni, concessione ad uso associativo, partenariati pubblico-privati) e, infine, procedere con le regolamentazioni del caso.

Resta il fatto che la situazione di dissesto informale del nostro comune non può più consentirci un uso (e abuso) di strutture pubbliche, di beni comuni a gratis per tutti (faremo più in là una riflessione anche per quanto riguarda alcuni servizi- come per esempio la gestione dei parcheggi- oggi esternalizzati e che andrebbero a nostro avviso immediatamente internalizzati). Ma di tutto ciò quando si discuterà? Chi se ne sta occupando? Sulla base di quale studio tecnico si procederà a scegliere?

Non c’è il rischio che “passata la festa” (leggasi Universiadi) -e la “festa” passerà molto presto- riavremo impianti chiusi o al massimo concessi provvisoriamente (cioè per sempre) a questa o a quella associazione più o meno amica, più o meno idonea, con costi di gestione accollati come sempre (e come accade per il campo sportivo) al bilancio comunale? Il sindaco oltre a farsi qualche foto inaugurale del palazzetto dello sport riuscirà -spremendosi- a farsi venire qualche idea al riguardo?

E, per finire, un aggiornamento sull’ “Autonomia differenziata”, di cui ci siamo occupati tante volte (a Mondragone da soli). L’Associazione Roars ha pubblicato le bozze di intesa datate 16 maggio, che il Dipartimento affari giuridici e legislativi aveva criticato nell’appunto consegnato al presidente del Consiglio: 68 pagine per Veneto e Lombardia e 62 per l’Emilia-Romagna. Per Massimo Villone:“La sintesi è quanto mai semplice: a meno di una radicale riscrittura, con l’approvazione delle intese lo Stato in queste tre regioni – l’Emilia-Romagna segue le altre a ruota – sostanzialmente chiude i battenti, sostituito da una sorta di aggregazione di staterelli indipendenti.

La Repubblica una e indivisibile è consegnata all’archivio della storia” https://www.roars.it/online/ecco-le-carte-segrete-sullautonomia-differenziata-come-veneto-lombardia-ed-emilia-romagna-si-preparano-a-frantumare-il-paese/.

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Viabilità urbana, riasfaltate Via Eole e le arterie interne al comparto IACP di Alife

Sono stati completati nei giorni scorsi i lavori di rifacimento di Via Eole e della viabilità interna al comparto IACP di Via Salvatore Di Giacomo ad Alife. Con i fondi pari a 70 mila stanziati dal Governo centrale, nell’ambito del Decreto Salvini, in favore del capoluogo alifano, l’Amministrazione comunale retta dal sindaco Maria Luisa DI TOMMASO, su proposta dell’assessore ai Lavori Pubblici Angelo DELLI VENERI, ha deciso di intervenire su alcune importanti strade per la viabilità cittadina, quali via Eole e le arterie interne al complesso delle case popolari che si trovano in prossimità di porta Roma.

Quanto a Via Eole, strada a ridosso del centro abitato lungo la quale sono presenti tante abitazioni ed aziende, le opere hanno riguardato l’ampliamento della sede stradale, la messa in opera di zanelle laterali per la regimentazione delle acque meteoriche, la risagomatura della strada e la realizzazione del tappetino in asfalto binder.

All’interno del complesso IACP di via Salvatore Di Giacomo, invece, sono state ripavimentate le strade di collegamento tra un edificio e l’altro e le corti comuni sulle quali affacciano i diversi alloggi popolari. “Abbiamo utilizzato i fondi assegnati al nostro comune dal Decreto Salvini per la sistemazione di via Eole che, da anni, non veniva manutenuta né fatta oggetto di alcun intervento straordinario.

Noi, invece, abbiamo ritenuto allargarne la sede stradale, regimentarne le acque meteoriche e riasfaltare interamente la arteria che è di fondamentale importanza perla viabilità cittadina. Analogamente, siamo intervenuti alle case popolari di porta Roma dove le vie interne al complesso e le aree comuni erano state lasciate all’incuria e non venivano asfaltate da decenni, con grave pericolo per auto e pedoni.

Ancora una volta, dunque, la nostra Amministrazione ha deciso di intervenire sulla vivibilità e sulla fruibilità del territorio comunale da parte degli alifani, perché il ritorno alla normalità è fondamentale per la crescita e lo sviluppo della nostra città”, dichiarano il sindaco Di Tommaso e l’assessore Delli Veneri.

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