Caiazzo (CE). Agli amministratori ‘spendaccioni’, lezione per ‘buon padre di famiglia’ dal prof. Luigi Ponsillo

Nel diritto e nella pubblica amministrazione, agire come un “buon padre di famiglia” significa gestire le risorse con prudenza, attenzione e massima cura, evitando sprechi per garantire i servizi essenziali ai cittadini.
Il Codice di comportamento del Comune di Caiazzo impone a dipendenti e amministratori un rigore assoluto.
Richiede di fare attenzione ai minimi dettagli. Di fronte al rigore chiesto ai dipendenti, la gestione finanziaria dell’ente ha fatto registrare cifre di tutt’altro segno: un disavanzo strutturale da 4 milioni di euro, oltre 220.000 euro di debiti accumulati con il fisco e migliaia di euro persi in contenziosi legali.
Una gestione da “buon padre di famiglia” avrebbe dovuto significare tagliare i costi della politica (come le indennità di Giunta) e potenziare la manutenzione ordinaria delle strade e della rete idrica, anziché fare ricorso al fondo di riserva e costringere i cittadini a pagare le tasse locali al massimo consentito dalla legge per coprire le rate del piano di rientro pluriennale.
E chi paga? Sempre noi.
Questo significa una cosa sola: un Comune che non paga le tasse non è autorevole, non è credibile.
Ci dicono che il bilancio è “in equilibrio”. È vero. Ma è l’equilibrio di un corpo legato, immobilizzato e appeso ad un filo.
Le entrate correnti sono rigide, bloccate. Le aliquote sono al massimo consentito dalla legge.
Più della metà delle entrate non viene incassata. Sapete cosa significa? Che chi ha sempre pagato paga anche per chi non ha pagato.
E’ un bilancio che non promette sviluppo: promette sopravvivenza. Non libera risorse: le prosciuga.
Non investe sui cittadini: li spreme. E tutto questo viene approvato all’unanimità, senza una sola voce critica.
Un Comune che vive così non è gestito da un “ buon padre di famiglia”.
I cittadini sono silenti.
(News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web© Diritti riservati all’autore)

