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S. Cipriano d’Aversa (CE). Strage dei 4 Agricoltori: toccante ricordo del CNDDU 44 anni dopo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare, nel quarantaquattresimo anniversario della strage del 7 settembre 1982 a San Cipriano d’Aversa, Gioacchino Martino, Angelina Falco, Francesco Saverio Martino e Armando Clausino, uccisi mentre erano impegnati nel lavoro agricolo.

La famiglia Martino apparteneva alla realtà produttiva rurale del Casertano. Gioacchino, cinquantadue anni, conduceva i propri terreni con il contributo della moglie Angelina e del figlio Francesco Saverio, secondo un modello di economia familiare fondato sul lavoro diretto, sulla proprietà agricola e sull’impiego stagionale di manodopera.

La mattina del 7 settembre 1982, durante la raccolta delle noci in un fondo di proprietà della famiglia, Gioacchino, Angelina e Francesco Saverio si trovavano al lavoro insieme ai braccianti Armando Clausino e Giacomo Nobis. Un’azione armata provocò la morte di Gioacchino Martino, Angelina Falco, Francesco Saverio Martino e Armando Clausino. Nobis riuscì a sopravvivere. Il secondo figlio dei coniugi Martino non era presente nel fondo perché impegnato nello studio.

La vicenda maturò in un territorio nel quale la criminalità organizzata stava consolidando una crescente capacità di condizionamento delle relazioni sociali e delle attività economiche. L’intimidazione criminale, infatti, non esaurisce i propri effetti nella commissione dei singoli reati, ma può interferire con la disponibilità dei beni, la continuità delle attività produttive, il lavoro, gli investimenti e il regolare funzionamento dell’economia locale.

Per molti anni il caso non pervenne a una definizione giudiziaria delle responsabilità. Le successive indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sviluppate anche attraverso le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e i relativi riscontri investigativi, condussero nel 2017 alla formulazione di un grave quadro indiziario nei confronti di Luigi Venosa, detto “‘o cocchiere”, indicato dagli inquirenti come esponente del clan dei Casalesi.

Secondo la ricostruzione investigativa, il movente sarebbe stato riconducibile a un precedente contrasto con Gioacchino Martino, insorto dopo che Venosa, durante la latitanza, aveva utilizzato un casolare situato nella proprietà dell’agricoltore. Il 27 giugno 2017 la Procura richiese nei suoi confronti l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere.

Il procedimento non giunse, tuttavia, alla verifica dibattimentale. Venosa morì per malattia il 7 agosto 2018, prima della decisione sulla richiesta cautelare; ne seguirono la revoca della richiesta e la successiva istanza di archiviazione per estinzione del reato conseguente alla morte dell’indagato. È pertanto necessario mantenere distinta la ricostruzione investigativa dall’accertamento giudiziale della responsabilità penale, che nel caso in esame non poté intervenire.

Proprio questa vicenda suggerisce al CNDDU di superare una memoria limitata alla ricorrenza e di trasformarla in uno strumento permanente di conoscenza. Da tale esigenza nasce la proposta nazionale “Custodi della Memoria Viva – MemoriAttiva”, rivolta alle istituzioni scolastiche e finalizzata alla ricostruzione documentale di vicende della criminalità organizzata appartenenti ai diversi territori italiani.

Il progetto prevede che gli studenti lavorino sulla normativa applicabile e sugli atti istituzionali accessibili, ricostruendo correttamente le diverse fasi procedimentali e distinguendo indagini, misure cautelari, esercizio dell’azione penale, giudizio, archiviazione e cause di estinzione del reato. L’obiettivo è sviluppare una conoscenza giuridica capace di impedire che nel racconto pubblico vengano sovrapposte risultanze investigative, ipotesi accusatorie e responsabilità giudizialmente accertate.

La proposta introduce inoltre una dimensione economica: alla ricostruzione giuridica dovrebbe accompagnarsi l’analisi degli effetti prodotti dalla presenza criminale sulle economie locali, attraverso dati pubblici e indicatori verificabili relativi alle attività produttive, al lavoro, agli investimenti, alla continuità aziendale e alla capacità di sviluppo dei territori. Ogni ricerca potrebbe confluire in un fascicolo digitale nazionale, dedicato prioritariamente alle persone, alle attività economiche e alle comunità colpite, anziché alla rappresentazione delle organizzazioni criminali.

Il 7 settembre potrebbe diventare la data annuale di restituzione pubblica dei risultati di MemoriAttiva, creando una continuità tra ricerca scolastica, documentazione istituzionale e analisi economica. La memoria acquisterebbe così una funzione concreta: conservare l’identità delle vittime e, nello stesso tempo, rendere misurabile e comprensibile ciò che la criminalità sottrae nel tempo al lavoro, alla produzione e allo sviluppo.
Nel ricordare Gioacchino Martino, Angelina Falco, Francesco Saverio Martino e Armando Clausino, il CNDDU ritiene che la scuola possa diventare custode di una memoria rigorosa, fondata sulle fonti, sulla normativa e sull’esattezza del linguaggio giuridico.

Custodire la memoria significa anche produrre conoscenza. Conoscere significa impedire che il tempo trasformi i fatti in oblio.

(prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno – CNDDU – Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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