Caiazzo. La polemica: fiera e festival falliti hanno un SOLO nome (massimo due): quello del sindaco?
Gentile redazione, a proposito del fallimento, incontestabile a prescindere dalle esternazioni dei soliti lacché,
si vocifera prezzolati o asserviti, dopo aver appreso della Fiera della Santella, sfruttando il cui nome si potrebbe ovviare, invio delle considerazioni condivise con numerosi amici e conoscenti con cui ci siamo trovati a parlare proprio durante la serata finale della fiera, quando questa ha dovuto soccombere alla festa di Sant’Anna, evidentemente non considerata a dovere, coincidente in seguito al rinvio dalla storica ricorrenza (iniziale o finale) del 22 luglio, autentica festa della Maddalena, quando anticamente i contadini pagavano i proprietari fondiari. Decisamente fuori luogo, quindi, il riferimento a quanto detto da un tale, evidentemente pagato perché lo spiattellasse su facebook.
Ma il problema vero è aver voluto fare la fiera senza aver (molto prima) nominato un apposito comitato come -sulla falsariga dei predecessori- in passato anche Giaquinto aveva fatto, mentre stavolta tutto è stato caricato sulle spalle di Giovanni Di Sorbo, cosa peraltro decisa o risaputa solo negli ultimi giorni.
Ogni responsabilità del clamoroso fiasco, quindi, va imputata solo al sindaco o al limite condivisa proprio con Di Sorbo se, come si vocifera, lui avesse insistito per farlo comunque, anche se gli altri si erano tutti rifiutati.
Fatto sta che gli storici comitati, di quando la Fiera era davvero tale, erano composti soprattutto da “esterni”, cioè da persone che avevano esperienza organizzativa, non certo da soli amministratori comunali che possono anche non capirne nulla (e non sarebbe uno scandalo, almeno non il più eclatante).
Inutile ripetere i tanti motivi per cui, come del resto per il Festival Jovinelli, l’obiettivo e stato platealmente fallito, già ampiamente citati da “Riflessioni Caiatine”, avendo evidentemente confuso una Fiera con una mangiatoia per visitatori affamati, una passerella per selfie propagandistici a buon mercato e qualche bancarella poco -o per niente- corrispondente agli standard fieristici, anche se sotto simbolo Coldiretti, fermo rerestando che almeno quest’anno non c’è stato alcun sequestri sanitario, essendo l’aspetto igienico (ma non i servizi igienici) molto più attenzionato.
Come un Festival teatrale è ben altro che uno spettacolo estemporaneo o la premiazione di uno chissà come (e da chi) scelto con tanti artisti molto più importanti e noti, anche campani.
Conseguenza del tutto, a quanto si è rilevato, la totale ritirata della Signora De Rosa, assente non solo durante l’intera Fiera, perfino quando il marito doveva esserci -e c’era-, ma l’indomani assente perfino al Consiglio Comunale, si dice previa rimessa di ogni delega.
Circostanza analoga per l’assenza di Antonella Civitella, presidente del consiglio comunale che, incredibile ma vero, prima lo ha convocato ma poi lo ha clamorosamente disertato, senza uno straccio di palesi motivazioni, nonostante la gravità di un episodio, a quanto pare, senza precedenti.
Ciò nonostante bisognerà pur coccolare ogni voce dissidente, soprattutto se proveniente dalle prescritte quote rosa, cercando di farla rientrare nuovamente nei ranghi evitando ogni ipotesi di indecoroso tracollo generale.
L’ultima prova del flop fieristico si rileva dall’aver disatteso a un adagio che, a quant’è dato sapere, Giaquinto avrebbe mutuato proprio da più degni predecessori che cioè la nuova edizione di una vera Fiera inizia proprio mentre si conclude la precedente…
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