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Caserta e provincia. Egiziano 17enne annega nel Volturno: tragedia che scuote il mondo dell’accoglienza

La tragedia ha scosso profondamente il mondo dell’accoglienza casertana e tutti gli addetti ai lavori

che, ogni giorno, vivono accanto ai minori stranieri non accompagnati, accompagnandoli in un percorso di crescita e di vita lontano dai loro Paesi d’origine.
La morte di un ragazzo egiziano di appena 17 anni, avvenuta nelle acque del Volturno durante una giornata trascorsa insieme agli altri ragazzi della comunità, lascia un dolore difficile da raccontare.
Era una giornata pensata per stare insieme, per vivere qualche ora di serenità, per condividere un momento diverso dalla quotidianità. Un picnic sulle sponde del fiume, gesti semplici, la presenza degli altri ragazzi.
Poi, improvvisamente, la tragedia. E tutto ciò che prima era leggerezza si è trasformato in dolore.
Diciassette anni. Basta fermarsi su questa età per comprendere quanto sia grande la perdita.
A 17 anni si ha ancora davanti quasi tutta la vita. Ci sono sogni da inseguire, amicizie da costruire, esperienze da vivere, un futuro ancora tutto da immaginare.
Quel ragazzo era arrivato dall’Egitto portando con sé la speranza di un domani diverso. Come tanti giovani che arrivano in Italia senza i propri genitori, aveva iniziato un percorso nuovo, fatto di persone incontrate lungo la strada, di nuove abitudini, di una lingua da imparare e di un futuro da costruire.
Per chi lavora nell’accoglienza, questi ragazzi non sono numeri né pratiche amministrative. Sono volti. Sono storie. Sono adolescenti con i quali si condividono giornate, preoccupazioni, piccoli traguardi e momenti di normalità. Ed è forse proprio questa dimensione quotidiana a rendere ancora più amara una perdita così improvvisa.
Oggi, nel mondo dell’accoglienza casertana, resta soprattutto il silenzio di fronte alla morte di un ragazzo che avrebbe dovuto continuare il proprio cammino.
E insieme al dolore di chi gli era vicino c’è quello, immenso e lontano, della sua famiglia. Una famiglia che oggi piange un figlio di 17 anni, un figlio partito dall’Egitto con una speranza e che non potrà più tornare a casa.
Non servono parole dure davanti a una tragedia simile. Non servono giudizi. Serve soltanto rispetto per il dolore di chi gli è stato accanto ogni giorno, dell’équipe che lo ha accompagnato nel suo percorso e che, nel tempo, ha finito per considerarlo come un figlio.
E serve ricordare che dietro la definizione di “minore straniero non accompagnato” c’è sempre un ragazzo. Con un nome, un volto, una storia e un futuro.
Il futuro di questo ragazzo si è fermato sulle sponde del Volturno. A chi gli ha voluto bene, a chi lo ha conosciuto e a chi oggi ne piange la scomparsa, resta il compito più semplice e più importante: non dimenticarlo.
Perché prima di essere un minore straniero, prima di essere un ospite di una comunità, prima di essere una notizia di cronaca per la stampa, era un ragazzo di 17 anni. E aveva ancora tutta la vita davanti. Il destino è stato crudele.

(di Mimmo Iodice – Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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