Napoli. Caro energia, Marrone (Confapi): ‘danni rilevanti anche per lavanderie e serre’
Le statistiche elaborate dal centro studi: incrementi fino al 40% dei costi.
“Il caro energia non passa soltanto dagli altiforni, dalla chimica, dal vetro o dalla ceramica. A Napoli e nella sua area metropolitana esiste una galassia di piccole e medie imprese che consuma energia in modo continuo, spesso silenzioso, senza rientrare nell’immaginario classico delle aziende energivore. Sono attività meno appariscenti, ma esposte: vivai e floricoltori, lavanderie industriali, operatori del freddo collegati a ittico, ortofrutta, surgelati e logistica alimentare”.
A lanciare l’allarme è Raffaele Marrone, presidente di Confapi Napoli e responsabile Zes di Confapi nazionale.
“Il Centro Studi Confapi Napoli ha elaborato una simulazione su tre categorie produttive radicate nel territorio, stimando l’impatto dei rincari energetici su un trimestre tipo. Le percentuali sono state arrotondate per rendere la lettura più immediata e fotografano una forbice prudenziale: non il caso peggiore assoluto, ma uno scenario realistico per imprese medio-piccole che lavorano con serre, macchinari termici, impianti frigoriferi, acqua calda, vapore, celle refrigerate e trasporti”.
“Una realtà florovivaistica medio-piccola – aggiunge Marrone – può subire un incremento dei costi energetici compreso tra il 24% e il 46%, mentre per una lavanderia industriale delle stesse dimensioni, il rincaro energetico può collocarsi tra il 30% e il 42%. Gli operatori del freddo: grossisti ittici, ortofrutticoli, magazzini alimentari, surgelati, celle frigorifere e logistica refrigerata, stanno subendo, invece, rincari tra il 18% e il 36%”.
“Il dato che emerge è chiaro – sottolinea ancora il leader delle pmi napoletane –: per queste attività anche pochi mesi di tensione sui prezzi possono trasformarsi in migliaia di euro di costi aggiuntivi. Non si tratta di una voce marginale. In alcuni comparti, l’energia è una condizione stessa della produzione. Senza calore, freddo, illuminazione, ventilazione o continuità elettrica, l’impresa – conclude Marrone – non rallenta: semplicemente si ferma”.
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