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Piedimonte Matese, Sessa Aurunca e case di comunità potrebbero finire (nuovamente) nel mirino della TV!

A Piedimonte Matese, dopo gli ospedali mobili spariti, disposto il divieto di nascita nel nosocomio ricercato anche da fuori provincia.

Dopo l’inquietante e clamoroso spreco di soldi pubblici per i costosissimi camper di Telemedicina, inaugurati circa 20 anni fa e mai entrati in funzione, nell’alto casertano si continuano a bruciare soldi pubblici per costruire numerose “Case di Comunità”.

Strutture che in teoria dovrebbero offrire servizi sanitari integrati, con medici di base, specialisti, infermieri e servizi socio-sanitari per garantire assistenza tempestiva e accessibile ai cittadini del territorio.

Strutture già inaugurate in Lombardia e finite nell’occhio del ciclone.

Case di comunità non funzionanti, per mancanza di medici, paramedici e attrezzature.  Grave mancanza di medici e infermieri, che negli ultimi 20 anni avrebbero costretto i vari commissari della Sanità e Presidenti della Regione Campania a smantellare letteralmente numerosi ospedali, in particolare nelle province di Caserta e Benevento.

In provincia di Caserta, chiusi gli ospedali di Maddaloni, Santa Maria Capua Vetere, Teano, San Felice a Cancello, Roccaromana.

In provincia di Benevento, chiusi l’ospedale di Cerreto Sannita e quello nuovissimo di Sant’ Agata dei Goti, dove è rimasto funzionante il pronto soccorso solo di giorno (unico caso in Italia) e un solo reparto funzionante. Dulcis in fundo, nell’ospedale “Ave Gratia Plena”, la chiusura del reparto di neonatologia del nosocomio di Piedimonte Matese, il 1° luglio 2025, insieme ai punti nascita di Sessa Aurunca e Sapri, come parte di una riorganizzazione regionale.

La chiusura ha suscitato indignazione e proteste da parte della cittadinanza e delle autorità locali, che hanno evidenziato le conseguenze negative sull’assistenza e i rischi per neonati e madri, incluso il necessario (e forse più costoso) trasferimento dei neonati presso altri ospedali.

Il perché della chiusura?

La decisione regionale: la chiusura è stata attuata dalla Regione Campania in conformità con le prescrizioni del Ministero della Salute.

Si tratterebbe di una riorganizzazione prevista dalla legge e legata a una riduzione del numero di parti annui, che non raggiungeva il numero minimo richiesto (meno di 500).

Problemi per mamme e neonati

Le donne incinte devono ora recarsi a Caserta per partorire, aumentando notevolmente le difficoltà di accesso alle cure e comportando il trasferimento di tutti i neonati in altre strutture tramite il Trasporto Emergenza Neonatale (STEN).

Un taglio doloroso, una grossa ferita per il territorio dell’Alto Casertano e un diritto negato, soprattutto considerando l’importanza del contatto pelle-a-pelle e dell’allattamento nelle prime ore di vita, che viene compromesso dai trasferimenti.

La decisione ha generato forte indignazione e proteste pacifiche da parte della cittadinanza, con manifestazioni e mobilitazioni congiunte di sindaci e associazioni territoriali. Proteste che non hanno prodotto risultati. Nessuna risposta.

A dare voce ai comitati, però, ora potrebbe essere la troupe di una nota trasmissione televisiva nazionale, che si occupa di inefficienze, disservizi, disagi e abbandono procurati all’utenza dallo Stato, dalle Regioni e dai comuni.

Circa 20 anni fa in seguito a un blitz di “Striscia la Notizia” furono buttati a mare o peggio rottamati costosissimi ospedali mobili di Telemedicina, mai andati in funzione nelle zone interne delle province di Caserta e Benevento.

Ospedali mobili per anni parcheggiati davanti al nosocomio di Piedimonte Matese e finiti nel mirino nazionale in seguito al doppio intervento di noto un giornalista caiatino, che fece registrare un servizio da “Striscia la Notizia” e l’altro dalla trasmissione “Secondo Voi”, condotta all’epoca da Paolo Del Debbio.

Il giornalista caiatino fece intervenire il compianto Giovanni Albano, noto attore, regista di Caiazzo. Che denunciò il vergognoso caso, costituito da clamoroso spreco di soldi pubblici.

Dopo i nostri servizi televisivi, fecero sparire gli “ospedali volanti”, trasortandoli altrove e nascondendoli, per poi disporne la rottamazione, con tutte le sofisticate, costosissime attrezzature che erano a bordo e avrebbero dovuto consentirne la connessione in tempo reale al nosocomio casertano.

Sfasciate le regole della democrazia, stiracchiate leggi e statuti, come un lenzuolo che ogni giorno diventa sempre più corto per coprire la disamministrazione della sanità in Campania!

Letame, volendo utilizzare un sottile eufemismo! Milano docet!

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