Infezioni nosocomiali, nessuno interviene: le vite si spezzano in certi ospedali italiani
Si entra in ospedale per essere curati e si finisce per ammalarsi ancora di più.
Negli ultimi anni, infatti, in Italia le morti causate dalle infezioni ospedaliere sono cresciute, passando dai 18.668 decessi l’anno del 2003 ai 49.301 del 2016 oggi, la fonte di dati, i rapporti periodici dell’ECDC – Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, agenzia indipendente dell’Unione europea si parla del 7% dei pazienti ospedalieri ha avuto almeno un’infezione correlata all’assistenza, circa il 20% dei ricoverati in terapia intensiva.
La prevalenza dei pazienti con almeno una ICA durante o dopo la degenza variava dal 4,4% negli ospedali più grandi (che significa con più posti letto) al 7,7% nelle realtà con meno posti letto.
Un bilancio inaccettabile, soprattutto se consideriamo che il 30% delle morti persepsiche si verificano nei 28 paesi dell’Unione Europea avviene nella nostra Penisola.
C’è una strage in corso, migliaia di persone muoiono ogni giorno per infezioni ospedaliere, ma il fenomeno viene sottovalutato, si è diffusa l’idea che si tratti di un fatto ineluttabile”.
“L’impennata delle infezioni ospedaliere, ormai causa di quasi 50 mila decessi ogni anno, è un campanello d’allarme grave che non va archiviato come effetto collaterale fisiologico connesso al ricovero”, commenta il vice presidente Omceo Roma Pier Luigi Bartoletti.
“Semplicemente perché non è cosi, siamo di fronte ad una emergenza gravissima”, aggiunge, sottolineando che il problema ha ormai assunto dimensioni tali da non poter essere ignorato o sottovalutato come spesso accade.
“Bisogna fare più sforzi e ragionare sul perché questo avviene e in maniera così importante in Italia in modo da invertire questa tendenza negativa”, conferma Ricciardi.
Le cause di questa “strage” sarebbero principalmente l’inadeguatezza organizzativa e gestionale delle strutture sanitarie e l’antibiotico resistenza, cioè il cattivo uso umano e anche quello negli allevamenti animali.
“La carenza di personale ed i tagli imposti da logiche di bilancio con stringenti obiettivi per i manager della sanità pubblica, non aiutano nell’innalzare i livelli di sicurezza”, aggiunge Bartoletti.
Le infezioni più frequenti riguardano le vie aeree e sono causate perlopiù da batteri come Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomoas aeruginosa e Staphylococcus aureus. In molti casi, questi microrganismi si rivelano resistenti agli antibiotici.
Bisogna agire contro questa strafottenza delle aziende sanitarie e mettere al centro dell’interesse la vita e la salute. Non si può morire per infezione ospedaliera e quindi per colpe specifiche dei nocosomi che non eseguono con cura quanto necessario per evitarle.
(Avv.Michele Marra– News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web© Diritti riservati all’autore)



