Manovra: asse Conte-Landini. E nel M5S si “studia” Schlein

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IL MOVIMENTO

Manovra: asse Conte-Landini. E nel M5S si “studia” Schlein

CON BONOMI – Ieri l’ex premier ha ricevuto il segretario Cgil, stamattina vedrà il n. 1 di Confindustria. “Meloni vuole l’evasione di cittadinanza”

DI LUCA DE CAROLIS 
6 DICEMBRE 2022
Di mattina Giuseppe Conte e Maurizio Landini si vedono nella sede del Movimento, a due passi dalla Camera. Rafforzano un asse. Uniti, contro quella manovra che contesteranno assieme, nelle mobilitazioni regionali della Cgil sparse per l’Italia, dove il M5S manderà i propri parlamentari. La stessa legge di Bilancio bocciata anche dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che stamattina varcherà anche lui il portone del M5S per ragionare con Conte, e non è un bel segnale per il governo Meloni. Di sicuro è un ulteriore campanello d’allarme per il Pd alle prese con il congresso, quindi meno sulla palla del gioco politico.

Però la candidatura alla segreteria di Elly Schlein ha smosso antichi equilibri dentro i dem e posto nuove domande, anche al Movimento che guarda con ovvia attenzione agli ex alleati. Temi che si intrecciano al vertice tra Conte e Landini, con rispettive delegazioni al tavolo. Preceduto venerdì mattina da un’iniziativa a Napoli con il leader dei 5Stelle e la Cgil, dove l’ex premier è andato a rivendicare la stabilizzazione di oltre tremila lavoratori del call center dell’Inps “grazie ai decreti dei miei governi”. Attorno al palco c’erano le bandiere del sindacato rosso, da dove da tempo lamentano la timidezza dei dem su troppe questioni. “Invece con noi c’è grande consonanza su molti punti” celebrano i 5Stelle. Perché l’obiettivo a medio termine di Conte è un polo progressista, dove il tema del lavoro sia centrale, e nel quale i sindacati abbiano un peso e un ruolo. Così evidente che dopo la riunione il segretario della Cgil prova a sfumarne la portata: “Noi non ci rivolgiamo a una sola parte politica: mentre io ero qui, altri componenti della segreteria stavano incontrando una delegazione di Fratelli d’Italia, e domani (oggi, ndr) è previsto un incontro con la Lega”. Però è un fatto che Conte e Landini esprimano concetti spesso sovrapponibili (“il superamento del reddito di cittadinanza è il mondo alla rovescia” insiste il segretario Cgil). Non a caso, è previsto che gli eletti del M5S partecipino alle piazze del sindacato, che assieme alla Uil ha fissato per il 16 dicembre scioperi generali in Lombardia, Liguria e Friuli-Venezia Giulia. “Al tavolo si è parlato di creare una rete comune, anche perché Meloni vuole aggredire la contrattazione collettiva e rilancia sui voucher” spiegano dal M5S. Nell’attesa, Conte domani sarà a Torino e poi a Milano per incontrare i percettori del Reddito.

Seguiranno altre manifestazioni in Sicilia e Puglia. Fino alla piazza finale a Roma, in coincidenza con la discussione della manovra in Parlamento. E l’obiettivo è sempre pungere Meloni, accusata ieri dall’avvocato di volere “l’evasione di cittadinanza”. Però lì fuori c’è anche il congresso dem. Con Schlein che domenica ha citato come intoccabili totem grillini quali il Reddito e il salario minimo. Liquidando come un incubo l’era renziana del Pd. Potrà essere di nuovo alleanza, con un partito guidato da lei? Nel M5S cominciano a discuterne. Anche perché Schlein non è un’aliena per diversi 5Stelle. Conte l’ha incrociata quando era la vice del governatore emiliano Stefano Bonaccini, specialmente in tempi di pandemia. Ma quello che forse la conosce meglio è Roberto Fico, con cui ebbe fitti contatti nell’estate 2019, quando l’allora presidente della Camera fu uno dei pontieri che fecero nascere il governo giallorosa.

Con Schlein ne parlarono anche a Bruxelles, dove lei era parlamentare europea. Fico ha conservato un buon ricordo. Ma nel M5S la sua corsa suscita analisi contrastanti. Alcuni riconoscono che con Schlein segretaria si potrebbe costruire una coalizione molto rossa, “che potrebbe anche vincere le Politiche”. Però c’è anche l’altra faccia, ossia il timore che Schlein, proprio per il suo declinare idee analoghe a quelle del M5S “progressista”, possa togliergli spazio politico e ridurne la crescita nei consensi. “Con Bonaccini segretario sarebbe di fatto un Pd ancora centrista, e noi avremmo praterie” è la sintesi di un big. A margine, l’ex ma non troppo Alessandro Di Battista, riapparso ieri alla Camera per una conferenza stampa: “Se lo si ignora, il Pd sparirà come è successo di fatto ai socialisti francesi: il M5S deve puntare a soppiantarlo”.

FONTE:

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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