*Arcana Imperi* di Vincenzo D’Anna*

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*Arcana Imperi* di Vincenzo D’Anna*

L’arte di saper gestire il potere è vecchia quanto il mondo, affondando le proprie radici negli albori delle civiltà, dal semplice consesso umano costituito da una tribù fino a quel caleidoscopio sociale fatto di milioni di persone, che vivono nelle megalopoli delle cosiddette società moderne. Chiunque, in passato, disponesse di uno strumento che era in grado di porlo sopra gli altri esercitava la propria influenza imponendosi sui membri del consesso al quale apparteneva. Si trattasse del fuoco o della ruota, della spada o della freccia, della forza fisica o di quella intellettiva, tale soggetto si imponeva per stato di necessità o per timore dei sottoposti, come colui che era in grado di operare per preservare il bene e la sicurezza della comunità. Spesso il detentore del “potere” sosteneva di essere stato investito di questo ruolo di preminenza direttamente dagli dei e di esserne diventato una diretta emanazione, accreditando in tal modo tutta la sua discendenza per l’esercizio, in futuro, dello status decisionale. Man mano che ci si è avvicinati a forme di Stato e di governo più articolate, altri organi, sempre collegati al sovrano, sono intervenuti nella gestione della comunità: tra questi i depositari della fede (sacerdoti o vestali), custodi del trascendente, magistrati che legiferavano e guerrieri che combattevano per la comunità. Questi ultimi spesso si sostituivano, con la forza militare, al monarca. Nasceva in tal modo un abbozzo di Stato, un’entità superiore agli individui ed ai loro diritti naturali, piegando gli stessi alle regole ed alle leggi statali. Nicolò Machiavelli con il “Principe” ci informò sulle modalità e sugli espedienti attraverso i quali si governa un popolo sintetizzando che, alla fine, il governare è lasciar credere. Ai cittadini va sempre prospettato un futuro migliore e più giusto, attraverso le leggi ed il loro imperio lasciando credere che il sovrano lavori per migliorare le loro sorte. Ancor prima del filosofo e storico fiorentino, parlando dell’arte di governare, ci si può rifare allo storico romano Publio Cornelio Tacito ed al suo trattato “Arcana Imperi”, ovvero i segreti del potere e la consumata possibilità di utilizzare il segreto di stato come strumento per celare agli occhi del popolo “l’arte del comando”. Insomma il potere porta con sé, ineluttabilmente, un qualcosa di segreto e non rivelato per il bene degli stessi amministrati. Ancora oggi, nelle moderne Nazioni, molti atti di governo e relative decisioni sono secretati e solo dopo decenni, cambiando i governanti ed i tempi politici, quegli atti diventano consultabili da tutti. Segreti militari, decisioni riservate per gli interessi dello Stato che le adotta, convenienza a non rivelare determinati progetti industriali: questo e tanto altro ancora è alla base di atti accessibili solo dai detentori di particolari cariche pubbliche. Tacito svela, ad esempio, come un sovrano può tenere all’oscuro il popolo utilizzando espedienti ed atteggiamenti ingannevoli allorquando il detentore del potere vuole mantenere la riservatezza del suo agire. Egli narra di tre mantelli che il potente può indossare per giungere allo scopo: il primo si chiama salus pubblica (la salute del popolo), il secondo bonum pubblicum (il bene del popolo) ed il terzo, molto più lacero dei primi due per il frequente utilizzo, Intentio (la buona intenzione). Ritornando ai tempi nostri ed al governo che Giorgia Meloni si appresta a varare, d’intesa col presidente della Repubblica, credo che la leader di FdI troverà il mantello dell’Intentio molto usurato, in quanto largamente utilizzato dai suoi predecessori. Non sono pochi i buoni propositi, dichiarati finora dai vari esecutivi, finiti in fumo: dalla riforma costituzionale, all’ammodernamento dello Stato, dal taglio delle pastoie burocratiche, alla riforma della magistratura (con la separazione delle carriere tra inquirenti e giudicanti), dalla riforma del fisco (ed il taglio delle aliquote, alla riduzione delle imposte sul lavoro (cuneo fiscale), dal risanamento del disastrato bilancio statale (che ci costa un botto di interessi passivi) alla riforma della scuola (nel segno del merito e della didattica, con la ripresa dello studio di materie emarginate come Storia e Geografia, Educazione Civica e test di misurazione dei saperi per docenti e discenti da parte di enti terzi), dalla concorrenza da introdurre per l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale. Un cahiers de doléances che è molto lungo da elencare. La Meloni, in questa fase, è chiamata a volare alto ed a cambiare la falsa etica statalista che intende privilegiare la gestione statale perché priva di profitto. Un’antica menzogna, un pregiudizio ideologico che ha trasformato il Belpaese in uno Stato cripto socialista, ove sprechi e sperperi non si contano. La futura premier mantenga lo spirito del cambiamento come segno dei tempi nuovi ed archivi le furbizie e gli espedienti degli Arcana Imperi.

*già parlamentare

FONTE:

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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