Roma. Pochi giudici e PM, gongolano gli imputati: molti processi rischiano la prescrizione

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Roma, slittano al 2023 i nuovi processi per reati contro lo Stato.

Nell’ordinanza, Reali scrive che “vi è una scopertura di presenze dei magistrati, rispetto all’organico, pari al 14,51%” e che “rispetto a n. 32 Collegi, ne risultano composti da tutti i tre componenti n. 18”, quindi poco più della metà.

Serviva, per Reali, dunque, “un provvedimento che argini, per un limitato arco temporale, il carico di lavoro dei magistrati togati”, realizzando “la sospensione per sei mesi delle assegnazioni dei processi di competenza collegiale provenienti dall’udienza preliminare”.

Dura, come detto, la reazione degli avvocati romani. Vincenzo Comi, presidente della Camera penale di Roma, al Fatto Quotidiano dice: “Cosa diremo ai cittadini imputati – magari innocenti – che aspettano la trattazione del loro processo? Che rimangono appesi con un carico giudiziario pendente e talvolta pregiudizievole per incarichi o concorsi? E alle persone offese che restano in attesa di un giudizio su vicende spesso che incidono macroscopicamente sui loro diritti? I diritti dei cittadini non sono sacrificabili sull’altare di una pseudo efficienza unilaterale della giustizia”.

Questo dal punto di vista degli imputati.

Poi, come conferma lo stesso avvocato Comi, c’è anche un problema legato alla conclusione dei processi.

In molti casi, infatti, si tratta di reati contro la pubblica amministrazione che, di fatto, guadagnano sei mesi in vista di una possibile prescrizione.

 

( – Fonti: Fatto Quotidiano – Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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