Italia, elezioni e candidature. ‘Doppia morale’ per il PD: unico, residuo retaggio comunista?

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Quelli della doppia morale.

La doppiezza dei comunisti è cosa nota fin dai tempi in cui il Pci era governato con ferrea mano da Palmiro Togliatti, un modo d’essere ritenuto essenziale per la conquista del potere.

Patti e posizioni politiche, per quello schieramento politico, non avevano alcuna importanza se non subordinate al fine ultimo di raggiungere lo scopo, ovvero trasformare la società in un modello comunitario. In sintesi, uni Stato, egemonizzato dal partito Comunista, padrone onnipotente ed onnipresente, arbitro assoluto della vita e del futuro dei cittadini, massificati e piegati al credo marxista.

Nel PCI Togliatti aveva un forte carisma ed un ascendente indiscutibile, gli derivava dall’essere considerato un punto di riferimento “affidabile” nella Mosca del dittatore Iosif Stalin, sovrano indiscusso del Cremlino e dell’impero dei soviet. Il segretario generale del Pcus era idolatrato dalle masse comuniste, non solo “a forza” da quelle dei paesi “satelliti” occupati dall’Armata Rossa e di conseguenza “normalizzati” con regimi politici affini, ma anche di buona lena dai paesi occidentali come Italia, Francia e Portogallo ove “falce e martello” era ben presente e politicamente radicata.

Togliatti, infatti, fu uno dei massimi dirigenti del COMINTERN, l’organizzazione internazionale dei partiti comunisti, ove collaborò attivamente a che le purghe staliniane si realizzassero spietate e massime.

Tutto messo nero su bianco e documentato con gli atti resi accessibili, negli archivi del KGB, dopo il crollo dell’Urss, nel bel libro di Giancarlo Lenher “Carnefici e vittime. I crimini del Pci in Unione Sovietica”.

Furono centinaia i “rossi” europei riparati in quel Paese per sfuggire ai regimi nazifascisti, poi passati per le armi, compreso il napoletano Edmondo Peluso che pure figurava tra gli storici fondatori del Pci nella “scissione” di Livorno.

Un altra denuncia contro i crimini di Togliatti venne dal comunista piemontese Paolo Robotti e da tanti altri che, come lui, documentarono l’abbandono e la soppressione di centinaia di prigionieri italiani.

L’albergo Lux di Mosca era la sede di molti rifugiati politici. Purtroppo passò storia per il notturno prelevamento degli “ospiti”, poi processati e soppressi su sentenza del Cremlino.

Una lunga e lugubre premessa storica per descrivere l’origine ideologica del criterio della doppiezza morale comunista che, col passare degli anni, si è trasformata nella più mite caratteristica denominata “diversità morale”.

In un partito messianico, che aspettava la liberazione dalle catene di tutti i proletari, credo fortemente indotto per un divenire salvifico, adda venì Baffone, riferito alla venuta di Stalin, era divenuto una parola d’ordine!

Come e per il tramite di quali eventi storici la sperata salvezza sarebbe arrivata poco contava, ivi compresi i massacri e le atrocità commesse in nome del “sol dell’avvenire”.

Non a caso lo stesso dittatore georgiano strinse con Hitler uno scellerato patto di non aggressione (Molotov-Ribbentrop) per spartirsi la Polonia (e il dominio degli stati baltici) che poi fu sostanzialmente all’origine dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Col passare del tempo e con le mutate condizioni geo politiche internazionali, divenuti forza di governo prima regionale e poi nazionale, in Italia gli eredi del PCI e delle tante sigle succedutesi per successiva palingenesi, si sono per così dire normalizzati.

Tuttavia quella spocchia di ritenersi moralmente migliori degli altri nell’agire politico ha aleggiato per decenni alle Botteghe Oscure e poi a Largo del Nazareno sede di quel partito e delle sue successive declinazioni.

Arriviamo quindi alle povere cose di questi giorni.

Fa scalpore, sulla stampa, l’ira funesta della senatrice Monica Cirinnà, intestataria della legge sulle unioni civili e la disciplina dei diritti dei conviventi omosessuali.

La parlamentare dem ha infatti sbattuto la porta uscendo dalla direzione del Pd (salvo sembra ripensarci) perché, a suo dire, non inserita in posizione utile nella lista plurinominale del Senato nel Lazio.

A parte la possibilità di recupero, c’è da dire che Enrico Letta non avrebbe sbagliato ad escluderla del tutto dal novero dei candidati senza tentare che questo accadesse surrettiziamente, per determinismo elettorale.

La Cirinnà, ricordiamolo, è stata recentemente sfiorata da uno scandalo che ha colpito il fratello e il nipote, accusati di usura e autoriciclaggio.

Inoltre, come se non bastasse, durante una perquisizione nella residenza toscana della senatrice, nascosti nella cuccia del cane, sono stati trovati 24mila euro in banconote da 500 (taglio raro e controllato dalle banche)!

Tutto archiviato ovviamente. D’altronde, si sa, a sinistra non ci sono colpevoli!

Lo stesso dicasi per Luca Lotti, a sua volta estromesso dalla lista dei candidati, pure finito sotto inchiesta e quindi, di fatto, scomodo.

Ma la doppia morale nel Pd impedisce a Letta di dichiarare pubblicamente “impresentabili” sia Lotti che la Cirinnà.

Nossignore! Nel partito che sostiene il potere concesso alle toghe e del moralismo prêt à porter, certe cose si fanno ma non si dicono!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(di Vincenzo D’Anna, già parlamentare – Fonti: Cronache di Caserta, Napoli e Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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