Politica italiana: Carlo, novello ‘Temporeggiatore’: ma diversa è la caratura fra Calenda e il ‘Verrucoso’

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Quinto Fabio Massimo Verrucoso, politico e generale romano detto “Cunctator”, il Temporeggiatore, è passato alla storia per aver contribuito, con la sua tattica militare attendista (una sorta di guerriglia di logoramento), alla sconfitta di Annibale nella seconda guerra punica.

Il suo, per la verità, fu un modus operandi che inizialmente gli portò finanche il sospetto di incapacità e di codardia innanzi agli occhi del Senato e dei suoi detrattori.

A differenza di Varrone, altro generale romano rovinosamente sconfitto a Canne dai Cartaginesi, Fabio Massimo non ingaggiò mai battaglia in campo aperto contro un avversario molto più agile e manovriero rispetto alle possenti ma lente legioni dell’Urbe.

Alla fine, anche grazie al genio tattico di Scipione, ebbe successo e ragione lui. Lo stesso fecero, negli anni Sessanta del secolo scorso, i soldati nord vietnamiti che, con la loro guerriglia popolare, logorarono il potente esercito americano accorso in aiuto dei sud vietnamiti, decretandone, di fatto, la sconfitta.

Tattiche militari d’altri tempi, si potrebbe osservare, per nulla confacenti all’agire dei moderni apparati da combattimento, ma che trovano spesso accoglienza ed applicazione anche in campo politico, essendo, quest’ultimo, luogo per eccellenza di scontri all’ultimo sangue sotto il profilo degli esiti delle battaglie elettorali.

Similitudini che sovvengono alla mente in queste ore nel leggere che Carlo Calenda, leader di Azione, ha proditoriamente rotto l’intesa politica ed il cartello elettorale, appena stipulato, con il Pd di Enrico Letta.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quella dell’intesa che lo stesso segretario dem ha chiuso con la sinistra antagonista di Nicola Fratoianni e con Angelo Bonelli leader dei Verdi.

Un’alleanza che ha spostato decisamente verso sinistra l’asse del Nazareno, facendo di questo fronte un’alternativa socialista al centrodestra. Niente a che vedere con la vocazione di stampo liberal democratico di Calenda ed i suoi postulati politici.

Si dirà che Azione ben avrebbe dovuto e potuto intuire che la chiamata alle armi della sinistra contro l’incipiente avanzata  del centrodestra, potesse prevedere un allargamento dell’alleanza, ma tant’è: meglio tardi che mai.

Lo stesso dicasi per l’intesa raggiunta dallo stesso Letta con i seguaci di Giggino Di Maio, fuoriuscito dalle fila grilline, che pure Calenda mal digeriva: antinomie e distanze di visione politiche molto accentuate perché quel tipo di coalizione, alla lunga, potesse reggere.

Gongola il centrodestra che ironizza non poco su questo evento inaspettato nel mentre aumentano le speranze di Matteo Renzi di trovare compagnia lungo la strada dell’alternativa ai due schieramenti più forti.

Rinasce quindi la speranza che sorga un terzo polo di stampo liberale che possa consentire a molti elettori di non dover votare turandosi il naso.

Grattacapo per Letta e forse per la Meloni che, in prospettiva, potrebbe vedere aggregarsi al duo Calenda-Renzi anche qualche cespuglio di centro post democristiano.

Insomma un repentino stravolgimento sul piano tattico delle intese già prefigurate. Aumenterà altresì il prezzo, in termini di collegi sicuri e di presenza nelle liste proporzionali, dei cespugli centristi per schierarsi con il centrodestra dal momento che ora per costoro si prospetta un’alternativa moderata di sicuro più congeniale al proprio modo di vedere.

Se Calenda, Renzi e qualche lungimirante ex democristiano sapranno cogliere la palla al balzo, alle variegate, litigiose e precarie coalizioni più grandi se ne potrebbe aggiungere effettivamente una terza.

D’altronde la legge elettorale, il Rosatellun, ha margini di ambiguità e di praticabilità tali da consentire a questa coalizione di moderati di poter essere l’ago della bilancia in futuro se non di poter aggregare, in un prossimo futuro ed in un unico partito, sia liberali che riformisti, affrancando questa tipologia di elettori dal doversi accontentare e scegliere, in fondo, meramente per antipatia.

Insomma: occorre decidere e Calenda deve avere il coraggio di scegliere la gallina domani o l’uovo oggi. Certo una simbiosi con Matteo Renzi è ardua da realizzare ma questi è, politicamente parlando, alla canna del gas, ancor di più perché ha, sul suo stesso terreno, un competitore che gli somiglia e che lo eroderebbe ulteriormente sul piano dei consensi elettorali.

Se per pura speculazione politica, riflettiamo sulle truppe disponibili, abbastanza in disarmo, del cavalier Berlusconi, il bacino di utenza si potrebbe allargare nel prossimo futuro per affinità di scopi e di orizzonti politici.

Ci vuole coraggio e determinazione e quel tanto di calcolata incoscienza che ha sempre accompagnato le novità.

Ma soprattutto memori del fatto che ciò che è nuovo non è noto, e certo più attrattivo, rispetto a ciò che è noto e quindi nuovo non è. Tutto sommato basta poco per evitare le avventure consustanziali di una Meloni a palazzo Chigi e le gioiose macchine da guerra dei sinistrati.

(di Vincenzo D’Anna, già parlamentare – Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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