‘Giallo cromo’: racconto di una vacanza estiva nella campagna inglese nella prima metà del Novecento

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Una satira garbata, strisciante, ma comunque feroce: Giallo cromo, il libro di Aldous Huxley racconta la vita a Crome.

Giallo cromo di Aldous Huxley è il racconto di una vacanza estiva nella campagna inglese nella prima metà del Novecento.

Ambientato appunto a Crome, vasta proprietà di una famiglia dell’alta borghesia, il cui ultimo discendente, Henry Winbush, si è assunto, come impegno, di scriverne la storia.

Ed il tredicesimo capitolo, in cui vengono lette le vicissitudini di uno degli antenati, è forse il più bello di tutto il libro: è un capitolo allegorico, divertente e non escludo che abbia voluto essere un omaggio a Swift ed ai suoi viaggi di Gulliver, rievocando Lilliput prima e Brobdingnag dopo.

Il personaggio narrante, Denis, è un giovane poeta, romantico e sognatore, innamorato, di Anne, fatua giovinetta , nipote di Winbush ed ospite fissa di Crome in estate.

L’altro personaggio di spicco della comitiva è Barbecue-Smith, scrittore prolifico, in quanto scopritore della tecnica dell’auto-aiuto, assurdo metodo da lui messo a punto per scrivere moltissime parole in un’ora, tecnica che viene svelata ad un incredulo Denis. Ma Barbecue-Smith è anche un uomo di pensiero, un modernista, un moralizzatore, un ideologo, un rivoluzionario, un conservatore: in poche parole è un monumento alla prosopopea, very british.

Intorno a loro ruotano personaggi altrettanto curiosi e grotteschi, tanto nell’aspetto che nel modo di agire e pensare.

C’è Priscilla Winbush, moglie di Henry, personaggio vagamente androgino, ma tratti francamente femminili e stravaganti, dalla pettinatura arancione, agli abiti, a finire con i monili, donna amante dell’esoterismo e dell’occulto, amante delle scommesse sportive.

Il giovane Goumbald, pittore di modesta fama, attratto anch’egli dalle pratiche occulte, l’altro pittore Tschuplitski, l’inutile signor Scogan, compagno di scuola d Henry, la giovane Mary, altra sognatrice romantica in cerca dell’amore della sua vita, Jenny, sorda e perciò poco partecipe alle vacue discussioni che si tengono fra terrazza, giardino, salotto e biblioteca.

Poi ci sono gli intrecci: Anne invaghita di Goumbald, che a sua volta finge di resistere alle moine di Anne, convinto che voglia fare la preziosa, cosa che poi si rivelerà giusta, Mary che si innamora di Ivor, giovane donnaiolo, scapestrato, fatuo, che mentre flirta con Mary, già pensa alla ragazza che il giorno seguente lo aspetta alla sua prossima meta vacanziera e che perciò le spezzerà il cuore, al punto da farla diventare pavida ed un po’ cinica, quando Denis, in un delirio di autodistruzione, le racconterà le sue pene amorose, obbligandolo a fare una scelta, la chiusa del romanzo, che renderà di fatto inutile tutto il senso della storia.

È l’apparente inutilità il filo conduttore di tutto il romanzo, inutilità che si percepisce sin dalle priome pagine e che, di fatto, ha reso un po’ noiosa la lettura delle prime pagine. La domanda che mi facevo è sempre stata la stessa: perché questo racconto, quale ne è il senso, dove vuole andare a parare?

Ma a mano a mano che entravo nella vita e nelle giornate di Crome, mi sentivo più partecipe, poi alcuni passaggi mi hanno chiarito il senso dell’inutile che avvertivo.

Una satira garbata, strisciante, ma comunque feroce, è il filo conduttore della storia, ma allo stesso tempo  vi erano passaggi di rara intelligenza, quali quello della divagazione sulla parola “carminativo”, la riflessione sulla bellezza di questa parola, l’illusione di poterla usare spesso nelle sue poesie e poi la delusione nello scoprirne il significato e pertanto la metafora del “bello ma inutile”.

E la divagazione di Scogan su ragione e follia, concetti relativizzati alla realtà presente: la pazzia lusinga ciò che nell’uomo e fondamentale e cioè le passioni e gli istinti. E sempre Scogan idealizza un “governo razionale” di fatto descrivendo, con moltissimo anticipo quello che sarà il tema della serie cinematografica Divergent, e qui emerge la capacità visionaria di Huxley.

Infine il titolo: perché Giallo Cromo?  La descrizione dei paesaggi, l’ambientazione degli avvenimenti, i personaggi, sono descritti minuziosamente, ma con un occhio a quello che sono ed un altro a quello che rappresentano, con una modalità che richiama la pittura impressionista ma con un tratto appena caricaturato di questa realtà.

Che non si ispiri alla inutile ed insana passione per il giallo cromo che aveva Vincent Van Gogh? Insomma un libro leggero, fatuo, “inutile”, ma proprio per questo, gradevolissimo.

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Ettore Sannino, nato a Napoli, vissuto a Portici, attualmente vive a Caserta. Neurochirugo, opera in ospedale. Scrittore appassionato e fecondo, ne 2022 ha pubblicato il suo libro d’esordio, “Un possiile senso della vita, Graus Edizioni. una di racconti. Dice di sé: Cresciuto scienziato in una famiglia di umanisti, mio nonno che era scultore e pittore diceva che ero incapace persino di fare la lettera “o” col bicchiere e se ne rammaricava. Ma anche se non condivido assieme al suo nome il suo talento con pennello e scalpello, la mia passione è altrettanto artistica: scrivere, e mi accompagna dai tempi del liceo, quando qualsiasi tema in classe per me era l’occasione per un racconto, l’incipit di una storia. Perciò eccomi a voi, come sono, venendo dal nulla, pronto a tornare nel nulla e sperando di non essere nulla più che uno a cui piace scrivere

 

(di Ettore Sannino – Fonte: Lo Speakers Corner – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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