Da ‘uomo di toga’ a ‘uomo di penna’: presente e futuro sicuro quale scrittore per l’ex giudice Albano?

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L’ex magistrato in libreria con un nuovo volume In racconti, dialoghi surreali e romanzi brevissimi si affrontano con leggerezza i grandi temi della vita

Viene attribuita a Ernest Hemingway una «flash story» di sole sei parole in inglese, sette in italiano, composta negli anni Venti del Novecento pare per vincere una scommessa. Dato il precedente illustre, vero o leggenda che sia, comunque inflazionato nei corsi di scrittura come modello acuto per un racconto («In vendita, carrozzina/scarpine per bambini, mai usata/e») non deve meravigliare, se non in senso positivo, la scelta dell’ex magistrato Paolo Albano di riproporsi ai lettori con una raccolta inaspettata di «short stories» o addirittura «one sentence stories», vedi «Il becchino», che culminano con il «Romanzo incompiuto» formato da appena una lettera e un apostrofo:

IL MANOSCRITTO 

Essenziale la struttura, esistenziali i contenuti: massimi sistemi l’origine del mondo, il caso, il fato, la Verità, la natura di Dio condensati in poche frasi ma bene orchestrate.

Tutto è cominciato per una circostanza fortuita:

i figli di Albano hanno tirato fuori da un cassetto un quadernino ingiallito dove, in varie fasi della sua vita, il padre aveva annotato riflessioni sotto forma di «Racconti surreali», «Dialoghi surreali», «Una storia vera», «Undici romanzi brevissimi», quelle che oggi sono le parti in cui è suddiviso il libro «In paradiso si mangiano sfogliatelle» (Armando Curcio, pp. 289, euro 16,90) pubblicato a circa 55 anni da quando per la prima volta un Albano 18enne decideva di mettere su carta i suoi pensieri.

 

 

IL RIMANDO

Surreale, un aggettivo che ricorre perché è la cifra esatta delle storie narrate (la coordinata letteraria è Dino Buzzati), con un’avvertenza dell’editore nel sottotitolo: «Imparare a vivere aiuta a non morire».

E probabilmente è questo anche un rimando all’unico aneddoto reale, «Zio Giovanni», connotato da una sfida ingaggiata con la Morte dal nipote per amore della nonna, alla quale viene taciuta la prematura dipartita del figlio «Giovannino».

Le viene detto che in realtà è gravemente ammalato e non è in grado di comunicare con lei se non per lettera. Così Albano le scrive una missiva al mese firmandosi Giovanni per darle sollievo e nello stesso tempo allungando la vita dello zio.

La Morte alla fine si riprende la sua rivincita portandosi via anche l’anziana. Ma, viene da pensare: il macht è davvero chiuso? Non è forse vero che la letteratura sia in grado di far sopravvivere, se non lo scrittore, il personaggio di cui permane la memoria in chi legge?

IL SORRISO

Il passaggio dal manoscritto al libro si deve poi alla spinta di due magistrati che hanno letto in anteprima il testo, uno dei quali è Pier Luigi Dell’Osso che firma un commento sulla quarta di copertina: «Una raccolta di racconti dove temi non facili come la morte, il Paradiso, il sogno sono trattati con voluta leggerezza e con disarmante naturalezza, e sovente si mutano in benevolo sorriso, mai compiaciuto e, dunque, autenticamente prezioso».

Come quello che piega le labbra di Dio ne «Il sorriso supremo» o quello amaro, suscitato da un messaggio che spedisce l’Altissimo in quiescenza ne «La pensione». Il confine tra realtà e irrealtà diventa labile in «La strada sbagliata», fermo restando che seguendo «L’indicazione» di un vigile e prendendo «la terza traversa a sinistra, dopo il semaforo» si può raggiungere l’eden.

IL SENSO

Paolo Albano, magistrato in pensione che ha condotto le indagini che hanno portato all’arresto e alla condanna degli autori della strage compiuta a Caiazzo nell’ottobre del 1943 dai nazisti, da cui ha tratto anche un libro edito da Mursia, condensa il senso di questo testo di narrativa nella «Metafora» iniziale: «Viviamo tutta la vita immersi nell’oceano del Mistero. E nuotiamo fra le onde senza sapere neppure da quale terra siamo partiti e a quale terra siamo diretti».

Per quanti sforzi facciamo, «il Mistero resta Mistero e la Verità continua a nascondersi nel profondo abisso del mare».

IL PROFUMO

Sì, ma le sfogliatelle? E qui entra in gioco il fratello dell’autore, Antonio, scomparso qualche tempo fa, una delle persone alle quali è dedicato il libro.

Ha ispirato il titolo nell’affermare che racconti, dialoghi e romanzi brevissimi (così che chiunque, anche il più pigro, possa affermare di averne letto almeno uno nella vita, è spiegato in nota) vadano gustati adagio, come le sfogliatelle, il cui profumo riesce a entusiasmare perfino le anime dell’ultima storia che chiude la raccolta, rapite dall’ebbrezza «di ritrovare, anche se solo per un attimo, la loro perduta umanità».

(Di Tiziana Monaco – Fonti: Il Mattino  Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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