Aversa/ Presentato con successo il testo “Metaura”

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Aversa– Si è svolta nel pomeriggio del 23 giugno, presso l’Art Gallery, Civico 103, la presentazione del libro “ Metaura” a cura di Pasquale Gnasso e Giuseppe Improta. All’evento, organizzato dall’associazione Arte Donna, rappresentata dalla dottoressa Rachele Arena, ha preso parte anche il consigliere Angelino. L’amministratore comunale è intervenuto sottolinenando che l’iniziativa si inserisce nel contesto “Aversa Terra dei Libri” e rappresenta “una speranza di crescita per il territorio”. Ha introdotto la serata la dottoressa Natalina Quarto, di ArteDonna, che ha dato la parola all’autore Pasquale Gnasso, il quale ha spiegato il significato del termine Metaura che dà il titolo al testo”. La professoressa Rosalba Corvino ,docente di storia dell’arte, ha parlato del testo  in maniera chiara e coinvolgente, facendo notare come  l’attuale epoca di crisi e decadenza porti gli artisti a generare delle disarmonie (e come affermava il critico Dorfles è proprio dalle disarmonie che nascono delle unicità). Durante il suo intervento la professoressa si è soffermata a commentare le opere degli autori, ed in particolare ha sottolineato l’universalità del linguaggio dell’arte e il fatto che ciascun artista presente nella raccolta possegga degli elementi riconducibili alle avanguardie del 900 e alla pittura del post guerra. Sette gli artisti presenti nel catalogo, su uno di questi –Francesco Lucrezi- la prof.ssa si è soffermata notando che i suoi dipinti prendono spunto dalle scritture sacre e dagli elementi primordiali della natura. Nell’opera “ lo Sposalizio” c’è poi  un chiaro riferimento allo “Sposalizio di Raffaello” in chiave simbolista. Lo stile di tale opera-ha affermato la professoressa- riecheggia Gauguin con le sue campiture piatte senza chiaroscuro e le immagini semplificate. L’artista sembra voler ritornare alle origini di un’ umanità semplice e non contaminata dalla modernità proprio come Gauguin.
Nella successiva serie “il canto di Ulisse” si fa riferimento al Canto di Ulisse presente in “Se questo è un uomo” di Primo Levi, in cui due uomini prigionieri stringono amicizia e l’uno cerca di insegnare l’italiano all’altro citando il XXVI Canto dell’Inferno.  Il “folle volo” di Ulisse è rappresentato in un quadro denominato “Angelo sul Mondo”, nel quale non ci sono ambientazioni e colori, un po’ come accade nell’arte simbolista.
Nel successivo quadro si vede la visione dall’alto di un’imbarcazione sul mare, in cui il Craken -il mostro Marino per eccellenza- attacca la nave che nel mito di Ulisse naufraga per davvero. La docente ha fatto poi notare che nella comunicazione visiva le forze del male sono sempre poste a destra per darne la giusta enfasi. Arriviamo poi al quarto quadro della serie con un’ imbarcazione probabilmente achea, con la polena, cioè una figura scolpita che fin dall’antichità veniva usata come segno di scaramanzia contro le potenze avverse, o come omaggio alle divinità per essere tutelati nel corso della navigazione.
Nell’ultima opera del ciclo troviamo un albero spoglio in primo piano, un bestia forse un leone e due figure umane a destra, quest’ultimo quadro racchiude proprio la visione della spaccatura tra desiderio della conoscenza umana e l’esperienza animalesca priva del desiderio della conoscenza. Non a caso accanto all’animale troviamo un albero spoglio privo dei suoi frutti. Le due figure umane sono avvolte esse stesse da rovi, privi di foglie essenziali.
L’insegnante si è soffermata sulla simbologia dell’albero che, fin dai tempi antichi, rappresenta la figura del saggio ed è metafora di virtù positive, in quanto è una  una specie di ponte tra il cielo e la terra, tra lo Yang e lo Yin. I suoi rami sono protesi, infatti, verso l’infinito e le sue radici verso il centro della Terra.
Secondo la filosofia orientale, un albero capta più energia quanto più è contorto: la torsione allunga il percorso della linfa e questo porta a una maggiore energia e di conseguenza a una maggiore longevità.
Anche se-continua Corvino-  pur essendo nero e spoglio questo albero non è contorto come quello di Friedrich, artista che fa del sublime in natura il suo mantra ( Si veda a tal proposito “Abbazia nel Querceto”). La seconda artista è Elena Rede, nelle sue sculture fa riferimenti chiari al classicismo e al mito che reinterpreta in maniera attuale. Le opere sono corrose dal contatto con l’aria, con l’acqua e la maggior parte di esse sono non finite incomplete nella loro visione simmetrica, mancanti cioè di un qualche elemento.  Questo, afferma la professoressa, è a mio modo di vedere un chiaro riferimento al non/finito michelangiolesco, probabilmente l’artista ha già liberato l’idea presente nella materia, solo che mentre Michelangelo lavorava il marmo qui siamo di fronte a materiale come il ferro ossidato. In alcune opere scruta un significato nascosto cioè la visione attuale del corpo femminile, oggi non sempre rispettato ma utilizzato, consumato, ed ecco che ci appaiono opere di soggetto femminile con la perdita di materia e fisicità crêpe, fenditure, spaccature, superfici intonacate o verniciata simili a profonde screpolature dell’epidermide, probabilmente ispirate da Burri e dai suoi Cretti di Gibellina.
A conferma di ciò la docente riporta ai presenti le parole con cui è l’artista stessa a presentaesi “Brucio, corrodo, dipingo e scolpisco, vorrei liberare la materia, la verità”. Infine non mancano i riferimenti al mito come la bellissima Rea dea personaggio della mitologia greca, figlia di Urano (il cielo) e di Gea (la terra), e veniamo colpiti dal racconto del mito di Rea e di come salvò suo figlio Zeus da un destino segnato, appassionando i presenti all’ascolto.
L’artista Maurizio Boscheri  è considerato un artista internazionale della Transavanguardia, è stato difatti inserito da Sgarbi nel testo “Animali nell’arte”. Dopo aver illustrato in brevemente il concetto di Transavanguardia, la docente ha fatto notare che oltre ai tra i temi preferiti cioè gli animali, Boscheri ricorda il segno dell’arte giapponese, le stampe e la pittura di Katsushika Hokusai, il pittore della grande onda che ha ispirato “La tigre e la neve” e tra le opere del nostro Boscheri troviamo anche “La tigre e la neve”. Non è facile capire se la tecnica mista sia accompagnata anche da grafica digitale, molti dettagli lo fanno presumere. Sul fondo di alcuni quadri hanno colori acidi, con onde simili ad aurore boreali, in particolare i fiocchi di neve sono stilisticamente raffigurati come tanti cristalli.
Per la professoressa Corvino, invece, Marika Laganà è l’artista più materica, il colore steso con molta probabilità con la spatola ci appare corposo, le sue opere ci ricordano l’arte di Burri e quella di Vedova, L’artista rinuncia al figurativo per immergersi negli elementi naturali acqua, aria, terra e fuoco. Altri riferimenti sono alla pittura di Willem de Kooning che con la sua gestualità crea opere d’arte. Anche la nostra artista, infatti, interviene sulle tele con gesti immediati crea grovigli di colore che riflettono un modo emotivo di considerare la realtà. Laganà utilizza la materia del colore in maniera pastosa a tratti casuale sul supporto di tela. Interessanti sono i riferimenti alla spuma del mare in uno dei suoi quadri; la spuma come l’acqua è ricorrente nelle tematiche dell’arte. Acqua e luce sono anche i titoli delle opere che sceglie Laganà per i suoi quadri, e dove si coglie un’influenza espressionista nella non corrispondenza del colore al dato reale, le acque sono azzurre anche rosa e la luce è gialla ma anche verde proprio come nell’espressionismo francese. È stata poi volta di Antonio Diana molto regolare nel suo stile, il quale sembra riportare sulla tela, il mondo nascosto di micobatteri, bacilli, cellule, atomi, la sua serie a bastoncino, ci ricordano un universo sommerso, che ci riporta all’universo surreale e fantastico, a metà tra astrattismo creativo ed emotivo. Diana ci propone anche una versione geometrico-artistica del triangolo delle Bermuda, senz’altro respingendo l’arte accademica tradizionale.
Lo sguardo della professoressa Corvino è stato poi rivolto all’artista Italo Corrado che indaga la psiche umana in chiave naturalistica, con dissolvenze cromatiche, – nubi di colore ed atmosfere che mi ricordano i celebri quadri del romantico Turner e l’estetica del sublime dove i fenomeni naturali mettono in risalto la piccolezza della dimensione umana. Corrado va oltre con un suo personalissimo stile in chiave contemporanea, moderna e piacevole allo sguardo. Oltre al paesaggio e la natura il nostro Turner contemporaneo mette al centro il colore, evoca stati d’animo dell’essere umano ed emozioni, immortali spettacolari visioni. Ultimo artista del libro è Giovanni Merenda presente in sala. La dimensione del tempo  è costantemente ricercata dall’autore nel percorso artistico e nelle sue opere. La professoressa ha poi espresso con gioia che Giovanni Merenda, si è già distinto per concorsi vari e ha avuto il piacere di apprezzarlo nella mostra a Casa Cimarosa l’anno scorso, durante il Festival Jommelli Cimarosa. Egli è ,senza dubbio, un artista figurativo e le sue opere sono riconducibili ad una realtà cristallizzata, “mi sembra di intravedere un’influenza surrealista ed il fattore tempo, filo conduttore dei suoi quadri” ha dichiarato la docente. Orologi, clessidre sono spesso presenti nelle sue tele, ci si incuriosisce davanti ai suoi enigmatici fili rossi, oppure davanti ai volti che si dissolvono. Il riflesso che si dissolve nello specchio, sembra ispirato da “Alice davanti allo specchio” celebre film del 2016 tratto da Alice dall’omonimo libro dello stesso autore di Alice nel paese delle Meraviglie. Si tratta di una storia ricca di personaggi fantastici in cui il Tempo prende forma reale e lo specchio gioca un ruolo chiave. Infine lo stesso artista è intervenuto dicendo – “i miei lavori si basano sulla percezione del tempo, non quella con cui siamo abituati, dettata dallo scandire delle ore, ma quella legata al concetto della memoria, del ricordo”. Vivendo in un tempo accelerato spesso si è portati a sottovalutare la soggettività. Ecco dunque nascere figure proiettate in non-luoghi, spazi e azioni cristallizzati nella metafisica. Egli stesso afferma di non voler  far emergere il carattere soggettivo che abbiamo nel percepire il tempo. La serata si è conclusa con gli apprezzamenti dei presenti, molti gli appassionati di arte che hanno gradito l’omaggio del testo del Curatore Pasquale Gnasso e queste preziose pillole di arte e cultura.

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