DOMANI PRESSO L’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, mercoledì 8 giugno ore 15, un interessante convegno “il diritto di essere padre:

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L’associazione Differentemente, presieduta dall’Avv. Francesca Della Ratta , insieme al Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere, presieduto dall’Avv. Olimpia Rubino, alla Camera Civile e Penale di Santa Maria Capua Vetere, presieduti rispettivamente dagli Avv.ti Roberto Santoro e Francesco Petrillo, all’associazione Cammino, presieduta dall’Avv. Italia Senese, all’AIMef, presieduta dall’Avv. Giovanni Grauso, ha organizzato nella prestigiosa Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, il giorno mercoledì 8 giugno ore 15, un interessante convegno “il diritto di essere padre: importanza e centralità della figura paterna e tutela del rapporto con i figli nei casi di conflittualità e stato di detenzione”.

Un parterre prestigioso, con nomi illustri, Dott. Giovanni D’Onofrio, Prof. Marino Maglietta, Dott. Samuele Ciambriello, Avv. Camillo Irace, Dott.ssa Mafalda Golia, Avv. Maria Rosaria Lembo, Avv. Giovanna Barca, affronterà una delicata tematica, molto contestata, ovvero l’importanza del ruolo paterno nella vita dei figli anche in situazioni che presentano grosse difficoltà come nel caso della detenzione e della separazione.

La figura paterna è punto di riferimento etico e sociale per ogni adolescente. Se viene meno tale riferimento, se la figura paterna si offusca o se il suo ruolo diventa fragile o manca del tutto, il cammino dei figli si fa incerto provocando in loro inquietudine e smarrimento. Questa sembra essere una condizione di questo periodo storico che ci deve rendere attenti osservatori della figura paterna indebolita o che sta perdendo quella forza virile, indispensabile per la costruzione dell’identità, della stima e della fiducia verso se stessi e verso la Vita.

Il padre solitamente rappresenta agli occhi del figlio l’universo maschile in cui dovrebbe predominare la norma, la legge e, soprattutto, l’indipendenza dai vincoli ricattatori e incestuosi, che stanno alla base della disarmonia nello sviluppo. Il padre è equiparabile a un rifugio sicuro.

La detenzione minaccia e spesso distrugge la capacità di essere padri. Talvolta è necessario che i genitori detenuti siano sorretti e accompagnati nell’esercizio del proprio ruolo, perché il confronto con il giudizio sociale, che varia a seconda delle culture, è spesso feroce.

I padri detenuti si sentono totalmente delegittimati, sono convinti di non avere un posto, spesso le madri interrompono i contatti e il nucleo familiare si rompe. Il carcere per un padre è un serio pericolo per gli scopi della sua esistenza, per la sua autostima, per il suo sistema difensivo, che nel tempo si concretizza in una progressiva disorganizzazione della personalità.

Lo stesso può dirsi quando due genitori si separano o divorziano: per un figlio è una dura realtà quella di accettare la fine del matrimonio dei propri genitori e la relazione padre-figlio deve fronteggiare il rischio di una sostanziale rottura, a causa del persistere di pregiudizi, convenzioni, tradizioni sociali e consuetudini giudiziarie che tuttora prevalgono nelle decisioni per l’affidamento dei figli, nonostante l’evoluzione oggettiva, sia sul piano del sentire sociale sia del diritto, vada in direzione di una maggiore parità genitoriale.

Un dibattito interessante e frutto di importanti riflessioni giuridiche, sociali e psicologiche.

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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