Matrimoni precoci: problema comune dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale

Affrontiamo con la dottoressa Speranza Anzia Cardillo e il professor Pasquale Vitale

la questione delle “spose bambine”, fenomeno sociale e culturale diffuso più di quanto si possa pensare e la cui gravità non può essere assolutamente ignorata nemmeno in realtà e contesti più civilizzati.

Le cifre riguardanti i matrimoni contratti tra un uomo adulto e una sposa ancora in tenera età sono davvero sconcertanti. Per questo numero ,abbiamo chiesto l’intervento di Lucia di Bello, avvocato e dottoressa in psicologia, autrice di pubblicazioni giuridiche, di opere monografiche e collettanee per riviste e case editrici di rilievo nazionale. Relatrice in convegni su temi giuridici e sociali.

Introduzione della dottoressa Cardillo.

Il tema dei diritti delle donne si è sviluppato in senso giuridico verso la fine del XVIII secolo grazie alla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, 1791) di Olympe de Gouges, la quale si ispirò al modello della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) e della Rivendicazione dei diritti della donna (A Vindication of the Rights of Woman, 1792) di Mary Wollstonecraft.

La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne) è un testo giuridico francese pubblicato nel 5 settembre 1791 dalla scrittrice Olympe de Gouges sul modello ha come contenuto la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne.

Questo testo rappresenta il primo documento che ha il merito di porre l’attenzione  sull’uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini. La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina è stata pubblicata con la finalità di essere adottata dall’Assemblée nationale.

La rivendicazione per le donne dei diritti civili, della condizione economica femminile e dei diritti politici (suffragio femminile) nonché di un miglioramento della condizione femminile costituiscono la base del femminismo a partire dal XIX secolo, che ha caratterizzato poi la prima ondata femminista e sviluppatasi nel corso del XX secolo.

In molte parti del mondo, tuttavia, questi diritti sono istituzionalizzati o supportati dalla legge, dall’abitudine locale, mentre in altri vengono ignorati e soppressi. Questo accade, ad esempio, anche nei tanti paesi in cui un uomo adulto viene sposa una ragazza ancora in tenera età, perché il padre la vende per sopperire ai bisogni della famiglia. Le “spose bambine” sono centinaia di milioni ogni anno e spesso perdono la vita a causa di una gravidanze difficili. Importanti associazioni si stanno occupando di questo fenomeno che va assolutamente contrastato. A parlarcene è l’avvocato Di Bello.

Intervento dell’avvocato di Bello.

Il matrimonio precoce degli adolescenti impedisce l’attuazione ed il godimento di tutti i loro diritti.

L’imposizione di un coniuge ad un bambino o ad un adolescente che in nessun modo è pronto alla vita matrimoniale lo priva della libertà, dell’opportunità di sviluppare la propria personalità e di altri diritti, compresi quelli alla salute ed al benessere, all’istruzione e alla partecipazione alla vita civica.

Il matrimonio precoce vanifica il significato della tutela dei minori, che costituisce l’essenza della Convenzione sui diritti dell’infanzia.

Se non verranno adottate misure per far fronte al problema, esso continuerà ad essere un grande ostacolo per l’attuazione dei diritti umani.

La speranza è che accendere i riflettori su questo argomento serva a stimolare una campagna di prevenzione del matrimonio precoce, ponendo fine alla silenziosa disperazione di milioni di ragazze in molti paesi di tutto il mondo, aprendo loro nuove prospettive e contribuendo al moltiplicarsi di politiche, programmi e mobilitazioni.

La consuetudine di far sposare ragazze di giovanissima età è molto diffusa nell’Africa subsahariana e in Asia meridionale. Tuttavia, in Medio Oriente, Africa settentrionale ed in altre parti dell’Asia, il matrimonio all’età della pubertà o subito dopo è corrente nelle comunità con stili di vita tradizionali.

Ci sono anche determinate parti dell’Africa occidentale e orientale dove non sono insoliti i matrimoni in età molto precedenti la pubertà; mentre i matrimoni di ragazze tra i 16 e i 18 anni sono comuni in alcune parti dell’America Latina e dell’Europa orientale. Uno degli ostacoli esistenti nell’analizzare la prevalenza del fenomeno è che molti matrimoni precoci non sono ufficiali e non vengono registrati. Esistono pochissimi dati nazionali sui matrimoni al di sotto dei 14 anni di età, e ancora meno su quelli in età inferiori ai 10 anni.

Un’eccezione è rappresentata dal Bangladesh, dove l’indagine demografica e sanitaria del 1996-97 ha rilevato che il 5% degli adolescenti da 10 a 14 anni di età era sposato. Il quadro è completato da studi su scala più limitata e informazioni aneddotiche, che fanno pensare che il matrimonio in età molto giovane sia più diffuso di quanto non emerga dai dati dei vari paesi. Le statistiche nazionali, infatti, spesso nascondono percentuali significative di matrimoni particolarmente precoci concentrati in alcune regioni ed in alcuni gruppi della popolazione.

Per esempio, nello Stato indiano del Rajasthan, da un’indagine effettuata nel 1993 su 5.000 donne, è emerso che il 56% si era sposato prima dei 15 anni e di queste, il 17% si era sposato prima di compiere i 10 anni. Un’indagine del 1998 nel Madhya Pradesh ha rilevato che quasi il 14% delle ragazze si era sposata tra i 10 ed i 14 anni di età. In Etiopia ed in parti dell’Africa occidentale non sono insoliti i matrimoni con bambine di 7 o 8 anni. Nello Stato del Kebbi, nella Nigeria settentrionale, l’età media per il matrimonio delle ragazze è appena superiore agli 11 anni, rispetto ad una media nazionale di 17 anni. Esistono molti dati sul matrimonio per la fascia di età 15-19 anni, principalmente in relazione alla riproduzione o alla scolarizzazione.

I dati delle indagini demografiche e sanitarie consentono anche alcune analisi sulla percentuale di donne che si sono sposate al di sotto dei 18 anni di età. In Africa le tendenze sono state analizzate a fondo grazie ai dati dell’indagine mondiale sulla fertilità e delle indagini demografiche e sanitarie. Gli analisti hanno individuato due gruppi di paesi: quelli in cui l’età del matrimonio è in aumento, come il Kenya, l’Uganda, lo Zimbabwe ed il Senegal; e quelli dove invece vi sono pochi cambiamenti, tra cui il Camerun, la Costa Buongiorno d’Avorio, il Lesotho, la Liberia ed il Mali.

(Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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