CAPUA: AL TEATRO RICCIARDI “COPPIA APERTA…” GIOIELLO DI RAME-FO

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CAPUA (Raffaele Raimondo) – Uno spettacolo accattivante (del resto, in linea con l’intera Rassegna “Venerdì fra Storia e Letteratura” per nostra fortuna realizzata, anche in quest’anno “difficile”, dal direttore artistico Ferdinando Troiano, il cui lungimirante acume propone sempre appuntamenti di qualità) è annunciato per venerdì 29 aprile, con inizio alle ore 21. Facile da indovinare la location: il teatro Ricciardi gestito da Gianmaria Modugno che sa offrire paralleli e prestigiosi appuntamenti riconoscibili, pure nella fase tremenda in cui siamo immersi, come occasioni di svago e, perfino, di terapia collettiva. E facilissimo da prevedere il consenso degli spettatori, considerando almeno tre fattori snodabili oltre il titolo dello spettacolo stesso – “Coppia aperta quasi spalancata” – di per sé già molto promettente.

Primo fattore: gli autori della sceneggiatura, Franca Rame e Dario Fo, celeberrimi e indimenticati “mostri sacri” del teatro italiano e non solo, che la scrissero nel 1981 poi verificando che fu la loro opera più messa in scena, al punto da toccare il vertice di “circa 700 produzioni nel mondo”. Un autentico gioiello, insomma. E’ evidente che alla radice di tanta affermazione si pose anzitutto il soggetto, specchio di una modificazione profonda che fin dall’inizio dell’ultimo ventennio del Novecento andava a mordere sensibilmente il profilo e le dinamiche dei rapporti coniugali e dell’allora incipienti “unioni civili” oggi pullulanti su canali di inaudita varietà sovente esposta a molto opinabili giudizi interpretativi.
Ben eloquenti per il pubblico le note di regia: “E’ chiaro nella narrazione della storia lo spunto autobiografico della coppia di artisti che, per loro stessa ammissione, hanno vissuto a più riprese momenti turbolenti nel corso della loro relazione. Drammi e contrasti che conosce bene chiunque abbia avuto una relazione amorosa, talvolta percepita come fuga estatica dalla realtà, talvolta come pure follia utopistica. In questo viaggio all’ interno delle dinamiche sentimentali tra due individui, affrontato in modo assolutamente ironico, in uno spazio astratto che è quello della memoria della protagonista, il testo assume un carattere indeperibile, universale, rifrangente. Forse per questo è uno dei testi italiani più rappresentati all’ estero. La storia racconta di una donna, Antonia, e di un uomo, Uomo, che dopo anni di matrimonio monogamo provano, su insistenza del marito, ad ‘aprire’ la coppia verso relazioni più o meno fugaci al di fuori della vita coniugale. Questo diversivo scardina totalmente il tradizionale assetto familiare e mette in risalto le loro reazioni emotive. In un flusso continuo di ricordi, rimpianti, confessioni e dissacranti verità, la donna sembra, dapprima, subire il marito nella speranza di salvare un equilibrio minacciato, lasciando il “coppio aperto” leggero e svolazzante tra giovanili avventure estemporanee e riducendosi a maldestri tentativi di suicidio. Lentamente sarà Antonia ad evolversi e ad affermare se stessa, al di fuori dell’assetto familiare. Sarà Antonia che confesserà di essersi innamorata di un altro uomo. Uomo comincia, allora, un percorso di disintegrazione delle proprie certezze, impazzisce nel tentativo di riafferrare in qualunque modo la donna che mai, ora, tornerebbe ad indossare l’abito nuziale diventato negli anni così pesante. Entrambi, vittime di sé stessi, compiono un cammino speculare ironico nella loro rispettiva disperazione, che li condurrà ad esiti sorprendenti per ricordarci che amare è volere il bene dell’altro”.
Il secondo fattore attiene al valore dei due attori principali che, dopo le entusiasmanti repliche succedutesi fino al 24 aprile al teatro Spazio 18B di Roma, saranno in scena venerdì 29 al Ricciardi: Lidia Miceli e Alessandro Moser. Entrambi giovani eppure con talenti arricchiti da percorsi artistici ragguardevoli che lasciano pronosticare agevolmente ulteriori e brillanti affermazioni.
Il terzo sta nell’abbordabile prezzo del biglietto che, nei tempi correnti, è sicuramente un motivo in più per potersi concedere una serata “brava” a teatro, assistendo ad uno spettacolo senza dubbio ammaliante.

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