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La notte bianca della giustizia di Francesco Merlo La Repubblica, 25 aprile 2022

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La notte bianca della giustizia

di Francesco Merlo

La Repubblica, 25 aprile 2022

L’Anm sceglie una nuova modalità per protestare contro la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario l’Anm. Ma a cosa si ispireranno i magistrati? Ai notturni di Rembrandt o a quelli di Dostoevskij?

Per protestare contro la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario, l’Associazione nazionale dei magistrati congela lo sciopero e “indice – leggo nel comunicato – una notte bianca” che, trascorsa per esempio con Nino Di Matteo e Giancarlo Caselli – li cito per nobiltà di carriera – rimanderebbe più alle notti bianche di Dostoevskij che alle notti bianche di Veltroni, benché nessuno dei due, né Fëdor né Walter, l’abbia pensata come una notte di protesta.

Senza entrare nel merito del progetto di legge Cartabia, che lascio agli esperti di equilibrismo, è sicuro che una notte bianca “contro” la riforma della giustizia non sarebbe allegra e giocosa. E neppure con Nicola Gratteri e Piercamillo Davigo diventerebbe una di quelle pazze notti di idee e di musica, di incontri e di emozioni che, nel lontano 2003, l’allora sindaco Veltroni importò a Roma da Parigi “to look for America”. Invece e comunque, verrebbe in mente il cupo Dostoevskij, innanzitutto per via dell’argomento del delitto e del castigo.

Se poi volessimo cercare le notti banche nella pittura, escludendo Goja in preda agli incubi sullo scrittorio, al grappolo di magistrati nottambuli si adatterebbe bene la luce di Rembrandt, la luce notturna dei ritratti di gruppo olandesi, le barocche corporazioni (1662) che allora si chiamavano “gilde” e segnavano il progresso della borghesia e oggi segnano invece la decadenza italiana. E basterebbe, in quei celebri dipinti, sostituire, che so, i capi dei drappieri con i capi dell’Anm, tutti attorno al presidente Giuseppe Santalucia ovviamente, per rispetto del rango associativo.

Ci fosse davvero un nuovo Rembrandt oggi alla lezione di anatomia preferirebbe la lezione di diritto, non la teatralità della medicina sul cadavere di un criminale ancora fresco di impiccagione, ma la teatralità della procura che disseziona colpevoli. E sarebbe arte contemporanea degna della Biennale se al posto del dottor Tulp ci fosse il dottor Palamara. Ecco, vuoi vedere che, alla fine, le notti bianche sono molto più insidiose degli scioperi? È, per esempio, sicuro che a una notte bianca contro gli eccessi garantisti parteciperebbe lo stesso Raskol’nikov, visto che contro se stesso puntava anche lui, come molti arrabbiati procuratori, più sull’espiazione che sulla redenzione.

Dostoevskij, che pretende di “catturare il lettore nelle prime pagine, altrimenti è perduto”, già nel celebre incipit delle Notti bianche spiega che la magia atmosferica di Pietroburgo è adatta più ai sognatori che ai professionisti delle manette, specie se “irascibili e irosi” per colpa di una riforma che a loro pare la fine del mondo: “Il cielo era così stellato e sfavillante che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo così potessero starci uomini irascibili e irosi”.

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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