Celebrata la Giornata Mondiale della Terra a Sant’Angelo in Formis

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Il Borgo di Sant’Angelo in Formis ha accolto venerdì scorso i partecipanti alla Giornata Mondiale della Terra. Promossa dall’Arcidiocesi di Capua, in collaborazione con la Pastorale del Sociale e il Lavoro e con il Circolo Laudato sì dei Monti Tifatini, l’iniziativa ha visto la partecipazione anche di diversi rappresentanti di movimenti, gruppi, associazioni, ordini facenti parte della Consulta delle Aggregazioni Laicali della Diocesi di Capua, guidati dal presidente Marcello Rauccio. Luogo di ritrovo di partenza è stato l’antico lavatoio posto all’ingresso del borgo santangiolese dove Giovanni Nocera ha illustrato l’importanza e le caratteristiche dell’acqua termale che sgorgava, al tempo dei Romani, dal Monte Tifata e serviva, tra l’altro, l’antica Capua, Santa Maria Capua Vetere, e la moderna Capua oltre che alimentare il borgo di Sant’Angelo. Dopo aver pregato lodando il Creatore per quella che San Francesco d’Assisi chiamava Sorella Acqua i fedeli laici hanno raggiunto l’incantevole piazzale antistante la Basilica Benedettina dove Marcello Rauccio e una delle aderenti al Circolo Laudato Sì, hanno piantumato un cipresso che ricorderà la giornata. Ha fatto seguito, nello scenario incomparabile della Basilica, la recita del Salmo 104, Inno a Dio, creatore, e l’intervento di Don Franco, il parroco del luogo, che ha messo in evidenza come negli affreschi presenti nell’edificio di culto, sorto dove erano i resti del tempio dedicato a Diana Tifatina, ci siano almeno tre richiami all’acqua, con l’affresco raffigurante Sant’ Antonio Abate che vede l’anima di Paolo portata in cielo da due angeli, in quello che richiama l’apparizione di Gesù agli Apostoli sul Lago di Tiberiade e quello raffigurante l’episodio del Signore che chiede da bere alla samaritana. Don Franco Duonnolo ha anche illustrato gli affreschi che ricordano la parabola del Buon Samaritano che soccorre un uomo che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, venne assalito dai briganti, derubato e lasciato mezzo morto, nonché disdegnato da un sacerdote e da un levita. Negli affreschi è dipinta una strisce di terra sulla quale è dipinto il Buon Samaritano raffigurato come Gesù e l’albergatore presso il quale il Signore recò il malcapitato e oltre la quale si trovano il sacerdote ed il levita che ignorano l’uomo ferito. Questa striscia di terra, ha spiegato il parroco della Basilica, rappresenta la linea di demarcazione tra la cura dell’ambiente, della terra, dell’uomo e l’indifferenza, lo sfruttamento dell’ambiente e degli altri.

(Fonte: DeaNotizie – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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