Cronache dal Fronte – La Russia insiste su Mariupol e lancia missili ipersonici. Le cifre della guerra

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Nuovo appuntamento con la rubrica Cronache dal Fronte, il punto giornaliero sulla situazione in Ucraina: numeri, analisi, approfondimenti.

Facciamo oggi un recap su vari fronti, con aggiornamenti sugli scontri, le armi e i civili.

 

L’assedio di Mariupol – E’ ancora la città di Mariupol il campo più violento di battaglia. I russi sono avanzati fino al centro urbano, bombardando una scuola d’arte che ospitava 400 persone. Non è la prima volta che gli invasori colpiscono luoghi di rifugio: era accaduto anche la settimana scorsa con un teatro, e ancora prima con un ospedale pediatrico. La Russia aveva fissato un ultimatum per la resa di Mariupol entro le 05.00 ora locale di questa mattina e per salvaguardare i corridoi umanitari. Il vice primo ministro Iryna Vereshchuk, però, ha risposto che “la resa non è un’opzione“.

Ma perché si insiste così tanto su Mariupol? Se la città cadesse, i russi potrebbero creare un corridoio terrestre tra i territori di Donbass e Luhansk e la Crimea. Un colpo strategico da novanta che aprirebbe le porte di Odessa, il porto più importante, altro obiettivo cardine per la Russia. La città è al momento sotto assedio ma resiste, così come altre zone calde dell’Ucraina, nelle quali l’avanzata russa si è bloccata o procede a rilento.

 

I missili ipersonici – Il Ministero della Difesa russo ha annunciato di aver iniziato a lanciare missili ipersonici contro alcuni obiettivi ucraini. In particolare sarebbero stati colpiti un deposito di armi a Ivano-Frankivsk e un deposito di carburanti di Mykolaiv.

Questi missili sono armi di ultima generazione che mai prima erano stati usati in guerra. Sono capaci di raggiungere una velocità cinque volte maggiore a quella del suono, e colpire obiettivi distanti oltre 2.000 km.

Secondo l’intelligence britannica, però – come riporta Torcha – i russi starebbero bombardando “indistintamente” il territorio ucraino. Il presidente Zelensky ha parlato di un “terrore che verrà ricordato nei secoli a venire“.

 

Le cifre del conflitto – Intanto secondo le Nazioni Unite la guerra ha costretto ben 10 milioni di ucraini a lasciare le proprie case. Quasi 3.5 milioni i profughi che hanno lasciato il Paese, di questi il 90% sono donne e bambini. Il numero di vittime civili ammonterebbe finora almeno a 902 persone, ma si stima che la cifra totale sia superiore.

Il Kyiv Independent traccia invece un bilancio delle perdite russe, parlando di oltre 14.000 soldati morti, 476 carri armati e 96 aerei.

 

 

 

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